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Contratti di credito al consumo e normative europee

Tra i contratti di credito al consumo, finalizzati all'acquisto di determinati beni o servizi, ed i contratti di acquisto dei medesimi ricorre un collegamento negoziale di fonte legale, che prescinde dalla sussistenza di una esclusiva del finanziatore per la concessione di credito ai clienti dei fornitori.

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L'articolo 4, paragrafo 2, della direttiva 93/13/CEE deve essere interpretato nel senso che le espressioni «oggetto principale del contratto» e «perequazione tra il prezzo e la remunerazione, da un lato, e i servizi o i beni che devono essere forniti in cambio, dall'altro» non comprendono, in linea di principio, tipi di clausole presenti nei contratti di credito conclusi tra un professionista e consumatori.

Le disposizioni della direttiva 2008/48/CE devono essere interpretate nel senso che da una parte, ostano ad una normativa nazionale secondo la quale l'onere della prova della mancata esecuzione degli obblighi prescritti agli articoli 5 e 8 della direttiva stessa grava sul consumatore e, dall'altra, ostano a che, in ragione di una clausola tipo, il giudice debba ritenere che il consumatore abbia riconosciuto la piena e corretta esecuzione degli obblighi precontrattuali incombenti al creditore, e tale clausola comporti quindi un'inversione dell'onere della prova dell'esecuzione di detti obblighi tale da compromettere l'effettività dei diritti riconosciuti dalla direttiva citata.

L'articolo 8, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 dev'essere interpretato nel senso che, da un lato, non osta a che la valutazione della solv... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ve; del consumatore sia effettuata sulla base delle sole informazioni fornite da quest'ultimo, purché tali informazioni siano adeguate e le mere dichiarazioni del consumatore siano corredate da documenti giustificativi e, dall'altro, non impone al creditore di procedere a controlli sistematici delle informazioni fornite dal consumatore.

L'articolo 5, paragrafo 6, della direttiva 2008/48 dev'essere interpretato nel senso che, benché non osti a che il creditore fornisca chiarimenti adeguati al consumatore prima di aver valutato la sua situazione finanziaria e le sue esigenze, può però verificarsi che la valutazione della solvibilità del consumatore richieda un adattamento dei chiarimenti adeguati forniti, i quali devono essere comunicati al consumatore in tempo utile, preliminarmente alla firma del contratto di credito, senza tuttavia dover dar luogo alla redazione di un documento specifico.

In materia di contratto di credito al consumo, nella vigenza della disciplina del D.Lgs. 1 settembre 1993, n. 385, art. 121 e ss., la norma dell'art. 124, comma 3, va interpretata come previsione di un collegamento negoziale di fonte legale tra i contratti di credito al consumo che abbiano a oggetto l'acquisto di determinati beni... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... contenenti i requisiti ivi indicati, ed i contratti di acquisto degli stessi beni o servizi, a prescindere dalla sussistenza di un accordo che attribuisca al finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti dei fornitori.

Ai sensi degli artt. 121 e 124 del d.lgs 1° settembre 1993, n. 385, nel testo originario, applicabile "ratione temporis", tra i contratti di credito al consumo finalizzati all'acquisto di determinati beni o servizi ed i contratti di acquisto dei medesimi ricorre un collegamento negoziale di fonte legale, che prescinde dalla sussistenza di una esclusiva del finanziatore per la concessione di credito ai clienti dei fornitori.

Le disposizioni della direttiva 93/13/CEE devono essere interpretate nel senso che non ostano ad una normativa nazionale che consente il recupero di un credito, fondato su clausole contrattuali eventualmente abusive, attraverso la realizzazione stragiudiziale di una garanzia costituita sul bene immobile dato in garanzia dal consumatore, qualora tale normativa non renda praticamente impossibile o eccessivamente difficile la salvaguardia dei diritti che tale direttiva conferisce al consumatore.

L'articolo 23 della direttiva 2008/48/CE deve essere interpretato nel sens... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...osta all'applicazione di un regime nazionale di sanzioni in forza del quale, in caso di violazione, da parte del creditore, del suo obbligo precontrattuale di valutare la solvibilità del debitore consultando una banca dati pertinente, il creditore decada dal suo diritto agli interessi convenzionali, ma benefici di pieno diritto degli interessi al tasso legale, esigibili a decorrere dalla pronuncia di una decisione giudiziaria che condanna tale debitore al versamento delle somme ancora dovute.

L'art. 22, paragrafo 1, della direttiva 2008/48/CE deve essere interpretato nel senso che non osta a che una misura nazionale volta a trasporre tale direttiva nel diritto interno includa nella sua sfera di applicazione ratione materiae contratti di credito che hanno ad oggetto la concessione di un credito garantito da un bene immobile, nonostante siffatti contratti siano espressamente esclusi dall'ambito di applicazione ratione materiae di detta direttiva in forza del suo articolo 2, paragrafo 2, lettera a).

L'articolo 30, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 va interpretato nel senso che non osta a che una misura nazionale volta a trasporre tale direttiva nel diritto interno definisca il proprio ambito di applicazione ratione temporis in modo tale che l... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... applichi anche a contratti di credito che sono esclusi dall'ambito di applicazione ratione materiae della direttiva in parola e che erano in corso di svolgimento alla data di entrata in vigore della citata misura nazionale.

L'art. 24, paragrafo 1, della direttiva 2008/48 deve essere interpretato nel senso che non osta ad una norma contenuta nella misura nazionale volta a trasporre tale direttiva che, in materia di controversie vertenti su crediti al consumo, permette ai consumatori di rivolgersi direttamente ad un'autorità di tutela dei consumatori, che può successivamente infliggere sanzioni agli istituti di credito per violazione di tale misura nazionale, senza doversi preventivamente avvalere delle procedure di risoluzione stragiudiziale previste dalla normativa nazionale per siffatte controversie.

Una pratica commerciale consistente nel menzionare in un contratto di credito un tasso annuo effettivo globale inferiore a quello reale, deve essere qualificata come «ingannevole» ai sensi dell' articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 2005/29/CE, qualora induca o sia idonea ad indurre il consumatore medio ad assumere una decisione di natura commerciale che non avrebbe altrimenti preso. L'accertamento del carattere sleale di ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a pratica commerciale rappresenta un elemento tra gli altri sul quale il giudice competente può fondare, ai sensi dell'articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 93/13, la sua valutazione del carattere abusivo delle clausole del contratto relative al costo del prestito concesso al consumatore. Un tale accertamento non ha tuttavia diretta incidenza sulla valutazione, sotto il profilo dell'articolo 6, paragrafo 1, della direttiva 93/13, della validità del contratto di credito stipulato.

In tema di erogazione del credito al consumo, non trovano applicazione gli artt. 122 e 124 del d.lgs. n. 385 del 1993 relativamente alle prestazioni di servizi, erogate da soggetti diversi dalle banche e dagli intermediari finanziari e remunerate mediante forme di pagamento dilazionato, tutte le volte che sia connaturale al contratto la diluizione nel tempo della prestazione erogata e del pagamento del corrispettivo.

Poiché la clausola che, con riguardo alle controversie derivanti dal contratto concluso tra un professionista e un consumatore, stabilisce il foro competente in località diversa dalla sede di questi è vessatoria, la competenza territoriale del giudice del luogo di residenza o di domicilio elettivo del consumatore ha caratte... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...o.

È onere del professionista dimostrare adeguatamente che la clausola di deroga al foro dei consumatore, valutata tenendo conto della natura del bene oggetto del contratto, delle circostanze esistenti al momento della sua conclusione e di altre clausole del contratto medesimo, non si possa configurare come vessatoria ex art. 34 D.Lgs. n. 206 del 2005, apparendo empirico e inappagante il riferimento al valore economico del bene alle condizioni della sua fruizione.

La disposizione dettata dall'art. 1469-bis c.c., terzo comma, n. 19 si interpreta nel senso che il legislatore, nelle controversie tra consumatore e professionista, abbia stabilito la competenza territoriale esclusiva del giudice del luogo della sede o del domicilio elettivo del consumatore, presumendo vessatoria la clausola che individui come sede del foro competente una diversa località.



 
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