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L’espropriazione dei beni culturali

La disciplina dell’espropriazione nell’ambito della legislazione di tutela dei beni culturali assolve nello stesso tempo a finalità di tutela (conoscenza, conservazione e protezione della cosa) e di fruizione/valorizzazione (migliore fruibilità pubblica e miglioramento delle condizioni di tutela).

L’acquisto dei beni culturali in via di prelazione (art. 59 del D.lgs. n. 42/2004)

Presupposto per l’acquisto del bene culturale in via di prelazione è l’avvenuta denuncia ai sensi dell’art. 59 del D.lgs. n. 42/2004. La prelazione può infatti esercitarsi entro 60 giorni dalla data di ricezione della denuncia ovvero, nel caso in cui la denuncia sia stata omessa o presentata tardivamente oppure risulti incompleta, la prelazione è esercitata nel termine di 180 giorni dal momento in cui il Ministero ha ricevuto la denuncia tardiva o ne ha comunque acquisito tutti gli elementi.

La fruzione e la valorizzazione dei beni culturali

La pubblica fruibilità di un bene culturale, attenendo alla sua valorizzazione, è finalità non prevalente, ma subordinata alla conservazione, cioè alle esigenze di tutela, come vuole la previsione di chiusura dell’art. 6, comma 2, del Codice dei beni culturali: invertire questo rapporto realizza sia una violazione della stessa regola generale, sia uno sconfinamento nella discrezionalità che in ipotesi (e ferma la regola medesima) spetterebbe comunque all’Amministrazione.

Definizioni e natura del canone concessorio

Il canone demaniale rappresenta il corrispettivo del godimento del bene pubblico, poiché l’attribuzione a privati dell’utilizzazione di beni del demanio o del patrimonio indisponibile della Stato o dei Comuni, quale sia la terminologia adottata dalla convenzione ed ancorché essa presenti elementi privatistici, è sempre riconducibile, ove non risulti diversamente, alla figura della concessione-contratto.

La determinazione del canone per le concessioni demaniali marittime

Il codice della navigazione, all’art. 39, afferma che «la misura del canone è determinata dall’atto di concessione», e, successivamente, che «nelle concessioni a enti pubblici o privati, per fini di beneficenza o per altri fini di pubblico interesse, sono fissati canoni di mero riconoscimento del carattere demaniale dei beni».

Il canone dovuto per la concessione di occupazione del suolo pubblico

Il canone per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche è stato istituito dall’art. 63 del d.lgs. n. 446/1997, che ha previsto come sia le province sia i comuni abbiano potestà regolamentare in materia di canone per l’occupazione del suolo pubblico.

I canoni concessori nelle ipotesi di servitù di elettrodotto e per gli impianti di telecomunicazioni

Il canone concessorio per le servitù di elettrodotto o per le condutture elettriche non può che essere quello stabilito dal legislatore statale, anche in considerazione del fatto che l’art. 1 sexies del D.L. 239/2003 afferma testualmente che «la costruzione e l’esercizio degli elettrodotti facenti parte della rete nazionale di trasporto dell’energia elettrica sono attività di preminente interesse statale», con ciò evitando ogni possibile margine di discrezionalità in capo alle varie P.A.

L'imposizione di canoni concessori per l'utilizzo del demanio idrico

L’imposizione di canoni di concessione per il demanio idrico è prevista dalla legge statale – D.lgs. n. 112 del 1998 – che conferisce alle Regioni non solo le funzioni inerenti alla gestione dello stesso, ma altresì i compiti amministrativi di determinazione e di introito dei canoni.

Le misure a tutela dei beni culturali

L’apposizione di un vincolo in capo ai beni facenti parte del patrimonio culturale comporta pur sempre l’inedificabilità delle aree soggette al predetto vincolo, parimenti culturale ovvero paesaggistico.

L’alienazione dei beni culturali

L’art. 54 del Codice dei b.c. contiene un elenco di beni culturali che non possono essere alienati, salva la possibilità del trasferimento fra enti pubblici territoriali. Previsione, questa, corroborata dalla giurisprudenza: «pur quando sono inalienabili, giacché ricompresi nelle previsioni del D.Lgs. n. 42 del 2004, art. 54, commi 1 e 2, i beni culturali possono comunque essere oggetto di trasferimento tra lo Stato, le Regioni e gli altri enti pubblici territoriali».

La qualificazione dei beni culturali

Ai sensi del D.Lgs. 42/2004 sono beni culturali le cose immobili e mobili che, ai sensi degli articoli 10 e 11, presentano interesse artistico, storico, archeologico, etnoantropologico, archivistico e bibliografico e le altre cose individuate dalla legge o in base alla legge quali testimonianze aventi valore di civiltà. Sono beni paesaggistici gli immobili e le aree indicati all’articolo 134, costituenti espressione dei valori storici, culturali, naturali, morfologici ed estetici del territorio.

Il procedimento di dichiarazione di interesse culturale

Ai sensi dell’art. 13 del D.Lgs.42/2004, la dichiarazione di interesse culturale è indispensabile al fine di sottoporre il bene ai vincoli di tutela. il giudizio, che presiede all’imposizione di una dichiarazione di interesse culturale, è connotato da un’ampia discrezionalità tecnico-valutativa, poiché implica l’applicazione di cognizioni tecnico – scientifiche specialistiche proprie di settori scientifici disciplinari caratterizzati da ampi margini di opinabilità.

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