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Il decorso dell'usucapione pubblica dall'occupazione legittima

L’art. 1164 c.c. stabilisce che “il tempo necessario per l’usucapione decorre dalla data in cui il titolo del possesso è stato mutato”. Il provvedimento di occupazione in forza del quale l'Amministrazione si è immessa nel possesso del bene presupponendo il riconoscimento della proprietà altrui, configura una mera detenzione, inidonea a far decorrere il termine per l’usucapione.

Termini dell'occupazione in rapporto con i termini della pubblica utilità

La durata della dichiarazione di pubblica utilità è prevista dalla norma in cinque anni, salvo proroga di ulteriori due anni, laddove sussistano giustificati motivi che abbiano impedito il rispetto del termine di legge. Ciò esclude a priori che la proroga possa essere disposta congiuntamente con l’occupazione d’urgenza e quindi prima ancora dell’inizio dei lavori e a breve distanza dalla dichiarazione di pubblica utilità.

La notifica del decreto di occupazione

Dalla lettura dell’art 3, comma 4 della L. n. 1/1978, si desume che l’avviso di immissione in possesso, prodromico all’instaurazione del contraddittorio tra le parti del procedimento espropriativo, può essere legittimamente notificato all’intestatario catastale del bene, salvo prova della esatta conoscenza, da parte dell’autorità espropriante, della situazione giuridica dello stesso.

Contraddittorio prima dell'occupazione per pubblica utilità: necessario o non necessario?

Per attuare il criterio orientativo del giusto procedimento, la partecipazione dell’interessato al procedimento amministrativo costituisce un principio generale del nostro ordinamento giuridico che sussiste nella P.A. anche nel caso di occupazione di urgenza, al fine di consentire all’interessato una partecipazione che gli permetta di far constatare circostanze ed elementi idonei ad un’esatta valutazione sulla rilevanza del procedimento restrittivo.

Caducazione del decreto di occupazione a seguito dell'annullamento della pubblica utilità

L’annullamento o la declaratoria di inefficacia della dichiarazione di pubblica utilità produce un automatico effetto caducante sugli atti successivi e, tra essi, sul provvedimento che ha autorizzato l’occupazione d’urgenza che, pertanto, non necessita di rituale impugnazione.

L'ordinanza di occupazione d'urgenza è di per sé motivata dal richiamo alla dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori

L'ordinanza di occupazione d'urgenza riguarda una fase puramente attuativa di quella riguardante la dichiarazione di pubblica utilità, indifferibilità ed urgenza dei lavori, con la conseguenza che è sufficiente la motivazione dell'ordinanza di occupazione che si limiti a richiamare espressamente tale dichiarazione, costituente l'unico presupposto della stessa, e che consenta di rilevare l'urgenza della realizzazione delle opere previste nella dichiarazione di pubblica utilità.

La scadenza del finanziamento dell'opera pubblica giustifica il ricorso alla procedura di occupazione d'urgenza ex art. 22 bis DPR 327/2001

Il rischio di perdere il finanziamento costituisce una ragione sufficiente per emanare il provvedimento di occupazione d’urgenza ex art. 22 bis DPR n. 327/2001.

La concessione cimiteriale: natura, procedimento e durata

Alla stregua di ogni bene demaniale, anche le aree cimiteriali potranno essere oggetto di un diritto di concessione a favore di soggetti privati. La c.d. concessione cimiteriale è pertanto il provvedimento amministrativo tipico con cui la Pubblica Amministrazione (id est, il Comune) riconosce un diritto di uso dell’area cimiteriale in favore di un privato.

Revoca e decadenza della concessione di demanio cimiteriale

La concessione cimiteriale può essere revocata «ex lege» secondo quanto stabilito dall’art. 92, secondo comma d.P.R. n. 285/1990: quando siano trascorsi 50 anni dalla tumulazione dell’ultima salma, ove si verifichi una grave situazione di insufficienza del cimitero rispetto al fabbisogno del comune e non sia possibile provvedere tempestivamente all’ampliamento o alla costruzione di nuovo cimitero.

La trasmissibilità della concessione cimiteriale «inter vivos» o «mortis causa»

La cessione tra privati – mediante qualsivoglia trasferimento, inter vivos o mortis causa – del diritto derivante da una concessione cimiteriale non può avere luogo se non con l’autorizzazione dell’amministrazione concedente, che può essere rilasciata soltanto previa istanza del soggetto interessato.

Classificazioni del diritto al sepolcro: familiare o gentilizio ed ereditario

Il diritto primario al sepolcro (lo ius sepulchri vero e proprio) si compone delle due fattispecie del sepolcro ereditario e del sepolcro gentilizio, cui afferisce il diritto sul sepolcro in senso stretto. A questi due, a livello accessorio, si aggiunge il diritto secondario di accedere fisicamente al manufatto e di opporsi a qualsivoglia atto di oltraggio (diritto secondario al sepolcro).

Gestione del demanio cimiteriale: il piano regolatore comunale e la fascia di rispetto

Il codice civile del 1942 ha introdotto una conformazione generale delle aree cimiteriali, e quindi dei relativi diritti, come sottratti alla disponibilità dei privati e oggetto invece di concessioni amministrative da parte dell’ente titolare, ovvero del Comune.

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