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RICORSI, IMPUGNAZIONI, DOMANDE GIUDIZIALI

Sintesi: La titolarità a chiedere ed ottenere la concessione edilizia su un fondo, da parte dell’usufruttuario, importa che lo stesso in via di principio sia legittimato a contestare la legittimità del permesso di costruire rilasciato al vicino, purché sussistano i presupposti della vicinitas e del concreto pregiudizio alle facoltà dominicali, che sono il proprium della legittimazione ad agire in subiecta materia.

Estratto: «1.4. Deve premettersi che la giurisprudenza amministrativa, muovendo dal tenore letterale dell’art. 11 del dPR n. 380/2001, ha costantemente affermato che” ai fini del rilascio della concessione edilizia è necessaria una relazione qualificata a contenuto reale dell'istante con il bene, e cioè la qualità di proprietario, superficiario, affittuario di fondi rustici, usufruttuario dello stesso, anche se in formazione, non essendo sufficiente il solo rapporto obbligatorio, in quanto il diritto a costruire è una proiezione del diritto di proprietà o di altro diritto reale di godimento che autorizzi a disporre un intervento costruttivo.”(Consiglio Stato , sez. IV, 08 giugno 2007 , n. 3027);”all'usufruttuario è comunque riconosciuta la legittimazione al rilascio del permesso di costruire dal momento che l'art. 11, d.P.R. n. 380 del 2001 individua tra i soggetti legittimati oltre al proprietario anche coloro che «abbiano titolo per richiederlo», sicché non vi è dubbio che tra gli aventi titolo rientri anche l'usufruttuario del bene, che, quale titolare di un diritto reale di godimento, gode di una relazione qualificata con il bene medesimo.”( T.A.R. Campania Napoli, sez. VIII, 07 marzo 2011 , n. 1318).Costituisce altresì principio fondante in materia quello per cui “nel ricorso proposto avverso il permesso di costruire rilasciato al vicino la vicinitas è condizione necessaria, ma non sufficiente a radicare, ferma la legittimazione, l'interesse al ricorso, il quale richiede anche la dimostrazione del pregiudizio concreto alle facoltà dominicali del ricorrente.” (Consiglio Stato , sez. IV, 24 gennaio 2011 , n. 485).La dimostrata titolarità a chiedere ed ottenere la concessione edilizia su un fondo, da parte dell’usufruttuario, importa che lo stesso in via di principio sia legittimato a contestare la legittimità del permesso di costruire rilasciato al vicino, purché sussistano i presupposti della vicinitas e del concreto pregiudizio alle facoltà dominicali, che si è visto essere il proprium della legittimazione ad agire in subiecta materia.Posto che nel caso di specie la vicinitas è certamente sussistente, ed il petitum proposto dall’appellante in primo grado era volto a censurare, tra l’altro, anche la violazione del regime delle distanze, appare al Collegio doveroso affermare che in via astratta fosse inconte... _OMISSIS_ ...gire dell’appellante.»

Sintesi: Le facoltà attribuite dal titolo costitutivo all’usufruttuario di un bene immobile possono essere liberamente esercitabili da questo: la scelta di non esercitarle è allo stesso liberamente rimessa, e a cagione di tale omesso esercizio, e sino alla eventuale prescrizione estintiva del diritto (art. 1014 n.1 del codice civile) quest’ultimo si conserva immutato e legittima il titolare all’esercizio di tutte le azioni a difesa del proprio diritto.

Estratto: «E’ ben noto al Collegio che la funzionalizzazione del concetto di proprietà (comprensivo dei diritti reali “parziari” o “minori”) ascrivibile non soltanto all’art. 42 della Costituzione induca a ritenere ormai privo di cittadinanza, nel sistema, il brocardo romanistico secondo cui il proprium dello statuto proprietario si ravvisa nel “ius utendi fruendi et abutendi” .Tuttavia resta incontestabile che le facoltà attribuite dal titolo costitutivo all’usufruttuario di un bene immobile possano essere liberamente esercitabili da questo; che la scelta di non esercitarle sia allo stesso liberamente rimessa; che a cagione di tale omesso esercizio, e sino alla eventuale prescrizione estintiva del diritto (art. 1014 n.1 del codice civile) quest’ultimo si conservi immutato e legittimi il titolare all’esercizio di tutte le azioni a difesa del proprio diritto.Si rammenta in proposito che, per costante quanto condivisibile giurisprudenza della Corte di Cassazione l’usufruttuario al cospetto dei terzi esercita i diritti del pieno possessore (“l'usufruttuario, ancorché possessore rispetto ai terzi, è, nel rapporto con il nudo proprietario, mero detentore del bene, con la conseguenza che egli può usucapirne la proprietà solo ponendo in essere un atto d'interversione del possesso, esteriorizzato in maniera inequivocabile e riconoscibile, vale a dire attraverso un'attività durevole, contrastante e incompatibile con il possesso altrui.”Cassazione civile , sez. II, 10 gennaio 2011 , n. 355) e pertanto i diritti nascenti da detta posizione giuridica non possono essere condizionati dalla sussistenza – o meno – di un rapporto di detenzione con il bene materiale (è appena il caso di rammentare che per tradizione risalente al diritto romano classico il possesso può esercitarsi “solo animo”).Anche la detta eccezione incidentalmente sollevata va disattesa, e vanno anche certamente disattese tutte le ulteriori eccezione proposte dalla Parco Costruzioni SRL di inammissibilità del gravame per carenza di interesse e per asserito “abuso del diritto”.»

Sintesi: . La circostanza che l’usufruttuario di un compendio immobiliare possa non giovarsi delle facoltà inerenti al proprio diritto, e/o financo totalmente disi... _OMISSIS_ ...senza conseguenze sul proprio diritto salvo quelle discendenti dalla prescrizione estintiva del medesimo, non implica affatto che questi possa esercitare sine die le azioni giudiziarie a tutela del proprio bene.

Estratto: «1.6. I principi sinora esposti inducono il Collegio, peraltro, a respingere le censure dell’appellante volte ad avversare il capo della impugnata decisione che ha affermato la tardività del mezzo di primo grado laddove diretto ad avversare il permesso di costruire del 19.2.2008 e l’autorizzazione paesaggistica del 18.6.2007.1.6.1. La circostanza che l’usufruttuario di un compendio immobiliare possa non giovarsi delle facoltà inerenti al proprio diritto, e/o financo totalmente disinteressarsi del bene medesimo senza conseguenze sul proprio diritto salvo quelle discendenti dalla prescrizione estintiva del medesimo, non implica affatto che questi possa esercitare sine die le azioni giudiziarie a tutela del proprio bene.Esse, infatti, restano soggette al termine ex lege previsto, non potendo assumere rilievo alcuno neppure eventuali (anche positivamente comprovate, il che non è nel caso di specie, posto che lo stato di gravidanza dell’appellante non le avrebbe impedito in via assoluta comunque di recarsi sul sito e neppure ebbe inizio in coincidenza con l’inizio dei lavori) situazioni soggettive di temporanea “incapacità”.Ciò vale in via generale (anche per le azioni civilistiche a tutela del possesso), ed a fortiori laddove ci si confronti con provvedimenti amministrativi asseritamente lesivi, onde evitare che il consolidarsi dell’azione amministrativa discendente dalla sopravvenuta inimpugnabilità dell’atto resti esposto a circostanze aleatorie e non prevedibili o conoscibili ex ante.D’altro canto nessuno dubita che il termine di proposizione del ricorso avverso gli atti amministrativi abbia natura decadenziale e che lo stesso quindi resti soggetto alla disciplina contenuta nell’art. 2964 del codice civile (“Quando un diritto deve esercitarsi entro un dato termine sotto pena di decadenza non si applicano le norme relative all'interruzione della prescrizione . Del pari non si applicano le norme che si riferiscono alla sospensione salvo che sia disposto altrimenti.”) con irrilevanza, quindi, di situazioni e condizioni di natura soggettiva che hanno asseritamente impedito la tempestiva proposizione del gravame Tale conclusione si giustifica in relazione sia al dato positivo che ai connotati sistemici del processo amministrativo. Il posticipare l'impugnazione dell'atto per ragioni legate all'apprezzabilità soggettiva della sua lesività, si porrebbe in contrasto con il principio per cui l'azione di annullamento si propone entro un termine (espressamente definito) di decadenza (art. 29 c.p.a.). Quest'ultima si distingue dalla prescrizione proprio perché, tramite essa, i... _OMISSIS_ ...are all'oggettivo trascorrere del tempo l'effetto di precludere l'esercizio di un potere, senza che alcuna rilevanza possano assumere circostanze soggettive a giustificarne la sospensione o l'interruzi... _OMISSIS_ ...