Pornografia virtuale

uo;art. 600 quater-1 del codice penale. Il concetto di pornografia virtuale. Dalle origini comunitarie dell’incriminazione alla delicata questione della compatibilità con il principio di necessaria offensività La riforma intervenuta con la Legge n. 38 del 2006 ha ulteriormente ampliato il concetto di pornografia introducendo il nuovo reato di pornografia virtuale disciplinato dall’art. 600 quater-1, c.p.

La norma in esame stabilisce che le medesime condotte di cui agli articoli 600 ter e 600 quater, c. p., «si applicano anche quando il materiale pornografico rappresenta immagini virtuali realizzate utilizzando immagini di minori degli anni diciotto o parti di esse». La norma, poi, al secondo comma, afferma che «per immagini ... _OMISSIS_ ... intendersi quelle realizzate con tecniche di elaborazione grafica non associate in tutto o in parte a situazioni reali, la cui qualità di rappresentazione fa apparire come vere situazioni non reali».

Già ad una prima lettura appare icto oculi l’evidente peculiarità della fattispecie in esame. Si tratta, infatti, di una ipotesi di reato del tutto particolare, in grado di suscitare molteplici dubbi interpretativi in ordine alla sua compatibilità con il principio di necessaria offensività [163].

Il legislatore, per la prima volta, «affianca il virtuale al reale, l’universo intangibile e sfuggente dello spazio cibernetico, l’astrattezza di un’immagine realizzata con gli artifici grafici, al mondo concreto del cri... _OMISSIS_ ...;immagine prodotta attraverso l’impiego sessuale dei minori in carne ed ossa» [164].

Questa innovativa ipotesi delittuosa affonda le sue origini in ambito comunitario e, precisamente, nei due importanti documenti della Convention on Cybercrimes del Consiglio d’Europa del 23 novembre 2001 e la Decisione Quadro 2004/68/GAI del 22 dicembre 2003 [165].

La prima è un documento internazionale particolarmente complesso che si propone l’obiettivo di costruire una politica penale comune per punire i crimini informatici tra i quali vi rientrano anche i reati in tema di pedopornografia [166]. Essa stabilisce che ai sensi dell’art. 9.2 l’espressione «pornografia minorile» dovrà includere il materiale pornograf... _OMISSIS_ ...enta visivamente:


a) un minore impegnato in una condotta sessualmente esplicita (pornografia reale);

b) una persona che appare essere un minore impegnato in una condotta sessualmente esplicita (pornografia apparente);

c) immagini realistiche rappresentanti un minore impegnato in una condotta sessualmente esplicita (pornografia virtuale).

La stessa Convenzione, poi, prevede un obbligo di applicazione in capo agli Stati firmatari per la sola ipotesi di cui al punto a), ossia la pedopornografia reale, mentre per i casi di cui ai capi b) e c) la scelta è rimessa alla discrezionalità del legislatore interno. È, dunque, evidente il diverso disvalore che intercorre tra le varie categorie di immagini s... _OMISSIS_ ...

La Decisione Quadro, in sostanza, ripropone le stesse definizioni della Convention sebbene vi siano alcune differenze. Ai sensi dell’art. 1 per pornografia infantile deve intendersi:


1) un bambino reale implicato o coinvolto in una condotta sessualmente esplicita, fra cui l’esibizione lasciva di genitali o dell’area pubica;

2) una persona reale che sembra essere un bambino implicata o coinvolta nella condotta di cui al punto che precede;

3) immagini realistiche di un bambino inesistente implicato o coinvolto nella suddetta condotta.

È chiaro, dunque, come i primi due punti siano perfettamente sovrapponibili alle condotte riportate alle lettere a) e b) della Con... _OMISSIS_ ...fferenza di notevole rilievo riguarda, invece, il punto 3) laddove con l’espressione «un bambino inesistente» apre la strada alla pornografia cosiddetta totalmente virtuale [167].

La Decisione Quadro, infatti, amplia oltremodo la nozione di pornografia virtuale descritta dalla Convention comprendendo al suo interno anche la raffigurazione di immagini del tutto astratte, rappresentanti cioè soggetti inesistenti.

Il legislatore europeo, inoltre, nel tentativo di arginare la fluidità di tali condotte ha previsto l’esistenza di talune cause di non punibilità il cui inserimento è affidato alla discrezionalità dei singoli Stati membri [168]. Infine al legislatore interno è rimessa la facoltà di prevedere per le immagini pedopor... _OMISSIS_ ...lmente virtuali misure afflittive di carattere non penale.

Il disvalore di queste rappresentazioni rispetto alle altre tipologie di immagini sopra descritte risulta, pertanto, sensibilmente inferiore.

Quanto esposto denota la volontà esistente a livello sovranazionale di intervenire ad ampio raggio nella lotta alla pedopornografia minorile punendo qualsiasi condotta che metta anche solo in pericolo il corretto sviluppo della personalità del minore.

Tuttavia questa spinta comunitaria verso l’unificazione e l’omogeneizzazione delle legislazioni nazionali in tema di reati contro la pedopornografia deve fare i conti con la tutela dei diritti fondamentali sancita negli Stati membri. Consapevole della delicatezza della quest... _OMISSIS_ ...tore europeo, come abbiamo evidenziato, ha previsto per gli Stati firmatari ampi margini di discrezionalità nel recepimento di questi importanti documenti per permetterne una attuazione in coerenza con i principi del diritto interno.

La breccia aperta dalla Decisione Quadro con l’innovativa previsione della pornografia virtuale, pertanto, ha posto le fondamenta per l’introduzione di tale ipotesi delittuosa anche all’interno del nostro ordinamento penale.

Gli obiettivi di politica criminale che hanno indotto il legislatore a prevedere il reato di pornografia virtuale, già dai primi commentatori definito una «vera e propria aberrazione giuridica» [169], possono essere ricondotti a due ragioni principali [170].
... _OMISSIS_ ...a riguarda l’esigenza di disincentivare l’offerta di materiale pedopornografico reprimendone la domanda. Ciò sull’assunto che l’utilizzo di tali immagini istigherebbe gli istinti perversi dei pedofili e sarebbe prodromico alla realizzazione di più gravi reati in danno dei minori.

La seconda ragione, invece, di ordine processuale riguarderebbe le


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