Articolo

 Questo articolo è tratto dal testo in formato PDF nel riquadro, scaricabile in pochi minuti

 COPYRIGHT. È ammessa la riproduzione del contenuto solo con citazione della fonte e link

Questo articolo è composto da sintesi giurisprudenziali contenute nel sottostante prodotto in formato pdf, nel quale si trovano anche gli estratti originali e gli estremi delle sentenze a cui le sintesi si riferiscono. Scaricati gratis un demo dal box sottostante.

OCCUPAZIONI ED ESPROPRI ILLEGITTIMI PER PUBBLICA UTILITÀ

PATOLOGIA --> RISARCIMENTO DEL DANNO --> OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA --> ENTITÀ

In materia di stima del valore di mercato vige il principio di integralità del risarcimento o dell’indennizzo, sicché oggetto di stima deve essere la reale destinazione o classificazione del bene e la sua effettiva potenzialità edificatoria, ancorché ridotta.

L'indennizzo assicurato all'espropriato dall'art. 42, terzo comma, Cost., se deve rappresentare un serio ristoro, non necessariamente costituisce una integrale riparazione per la perdita subita, in quanto occorre coordinare il diritto del privato con l'interesse generale che l'espropriazione mira a realizzare. Ben diversa, evidentemente, è la fattispecie risarcitoria disciplinata dagli artt. 2043 ss. c.c., nell’ambito della quale, non venendo in gioco alcuna ragione di interesse pubblico capace di limitarne l’importo, il ristoro deve abbracciare tutti i pregiudizi subiti dal danneggiato e di cui questo sia in grado di fornire la prova.

Un'area destinata a PEEP può essere calcolata considerando la potenzialità edificatoria dei terreni, sulla base degli edifici già realizzati, applicando il criterio del più probabile valore di mercato, attraverso il procedimento del valore di trasformazione, prendendo in considerazione sia l’approccio del mercato (attraverso il quale si determina il valore del bene trasformato), sia l’approccio del costo (mediante il quale vengono definiti i costi della trasformazione). Con tale sistema vengono considerati i comportamenti e le attese ricorrenti tra gli investitori secondo il principio di ordinarietà della trasformazione di un immobile, che contempla la previsione dello sfruttamento dell’immobile, da parte di un ordinario imprenditore.

PATOLOGIA --> RISARCIMENTO DEL DANNO --> OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA --> ENTITÀ --> 5%

Il risarcimento del danno da occupazione illegittima per tutto il periodo in cui la proprietà è stata privata del possesso del bene (ovvero, dal momento in cui l'occupazione è divenuta tale, fino alla giuridica regolarizzazione della fattispecie) può quantificarsi, con valutazione equitativa ex artt. 2056 e 1226 c.c., nell'interesse del cinque per cento annuo sul valore venale del bene, in linea con il parametro fatto proprio dal legislatore con il cit. art. 42-bis comma 3, d.P.R. n. 327 del 2001, suscettibile di applicazione analogica in quanto espressione di un principio generale.

Il risarcimento da occupazione illegittima può essere calcolato - ai sensi dell’art. 34, co. 4, c.p.a., in assenza di opposizione delle parti e in difetto della prova rigorosa di diversi ulteriori profili di danno - facendo applicazione, in via equitativa, dei criteri risarcitori dettati dall’... _OMISSIS_ ...ue in una somma annua pari al 5% del valore del terreno al momento dell’inizio dell’illegittima occupazione. Trattandosi di debito di valore, tale somma (annua) dovrà essere rivalutata (con applicazione degli Indici nazionali dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, calcolati dall’I.S.T.A.T.) e sulla stessa dovranno essere riconosciuti gli interessi al tasso legale, da calcolarsi sulla somma annualmente rivalutata in base ai suddetti indici I.S.T.A.T.

In caso di indebita occupazione di aree private, l'illecito permanente deve essere risarcito per ogni anno di abusiva occupazione. Tale danno può quantificarsi, con valutazione equitativa ex artt. 2056 e 1226 c.c., nell'interesse del cinque per cento annuo sul valore venale del bene, in linea con il parametro fatto proprio dal legislatore con il cit. art. 42-bis comma 3, d.P.R. n. 327 del 2001, suscettibile di applicazione analogica in quanto espressione di un principio generale. Quanto alla determinazione del valore venale del bene, da valutarsi unicamente per definire il parametro per la determinazione del danno patrimoniale da illegittima occupazione, esso dovrà essere devalutato o rivalutato annualmente secondo gli indici dell’andamento dei prezzi del mercato immobiliare pubblicati nei siti internet delle maggiori e più accreditate società di studi e di osservatori del mercato immobiliare, per comprendere il periodo che va dall’inizio dell’illegittima detenzione fino all’attualità.

È dovuto il risarcimento del danno per la perdita delle utilità ricavabili dai beni illegittimamente occupati dall’Amministrazione, limitatamente al periodo compreso tra il quinquennio anteriore alla proposizione della domanda, per le cui annualità non è ancora maturato il termine di prescrizione quinquennale e sino al momento della futura restituzione del terreno o sino all’adozione di un provvedimento di acquisizione sanante. Applicando il criterio dettato dal comma 3 dell’articolo 42 bis, tale risarcimento va commisurato all’interesse del 5% annuo del valore venale del bene occupato al momento dell’adozione del provvedimento di acquisizione, dagli atti non risultando un danno maggiore.

Per la liquidazione del ristoro relativo al periodo di occupazione illegittima, ai sensi dell'articolo 42 bis, terzo comma del t.u.es. e 34, comma 4 del c.p.a. il danno dovrà essere liquidato dall’Amministrazione nella misura pari al cinque per cento sul valore venale che l’immobile aveva ogni anno successivo alla scadenza del termine di occupazione legittima e per ciascun anno del periodo di occupazione illegittima; le somme calcolate, anno per anno, andranno poi separatamente incrementate, per interessi e rivalutazione monetaria, fino alla data del pagamento, trattandosi di obblig... _OMISSIS_ ...llecito, per cui sono dovuti sia la rivalutazione monetaria, essendo per i debiti di valore la svalutazione monetaria una delle voci del danno emergente sofferto, sia gli interessi al tasso legale, a titolo di risarcimento del lucro cessante.

Ai fini della quantificazione del ristoro per l'indebita occupazione, l'illecito permanente deve essere risarcito per ogni anno di abusiva occupazione. Esso può quantificarsi, con valutazione equitativa ex artt. 2056 e 1226 c.c., nell'interesse del cinque per cento annuo sul valore venale del bene, in linea con il parametro fatto proprio dal legislatore con il cit. art. 42-bis comma 3, d.P.R. n. 327 del 2001, suscettibile di applicazione analogica in quanto espressione di un principio generale. Quanto alla determinazione del valore venale del bene, da valutarsi unicamente per definire il parametro per la determinazione del danno patrimoniale da illegittima occupazione, occorre avere riguardo al valore di mercato tenendo conto della destinazione urbanistica dell’area, devalutando o rivalutando annualmente i valori medi a mq. indicati per il terreno interessato, secondo gli indici dell’andamento dei prezzi del mercato immobiliare pubblicati nei siti internet delle maggiori e più accreditate società di studi e di osservatori del mercato immobiliare, per comprendere il periodo che va dall’inizio dell’illegittima detenzione fino all’attualità.

Il risarcimento del danno per mancato godimento del bene a cagione dell’occupazione divenuta illegittima deve essere calcolato facendo applicazione analogica, in via equitativa (ai sensi dell’art. 1226 del Codice Civile), dei criteri risarcitori dettati dall’art. 42-bis del D.P.R. n. 327/2001, e, dunque, in una somma pari al 5% annuo (per ciascun anno di illegittima occupazione) del valore del terreno, determinato sulla base del valore venale del terreno al momento dell’inizio dell’illegittima occupazione. Trattandosi di debito di valore, tale somma (annua) dovrà essere rivalutata (con gli Indici I.S.T.A.T.); sulla stessa dovranno essere riconosciuti gli interessi al tasso legale, da calcolarsi sulla somma annualmente rivalutata in base ai suddetti indici I.S.T.A.T., sino all’effettivo soddisfo.

Quanto al risarcimento per il periodo di illegittima occupazione, il risarcimento sarà pari al 5% annuo del valore venale delle aree fisicamente occupate (cfr. art. 42-bis d.P.R. n. 327/2001), da computarsi dalla data di scadenza del decreto di occupazione legittima alla data di regolarizzazione della fattispecie, con interessi e rivalutazione monetaria, con esclusione delle somme maturate nel periodo ormai prescritto.

Quanto alla determinazione del risarcimento del danno per mancato godimento del bene a cagione dell’occupazione illegittima (per il periodo antecedente al momento abd... _OMISSIS_ ...tà), questo può essere calcolato - ai sensi dell’art. 34, co. 4, c.p.a., in assenza di opposizione delle parti e in difetto della prova rigorosa di diversi ulteriori profili di danno - facendo applicazione, in via equitativa, dei criteri risarcitori dettati dall’art. 42-bis t.u. espr., e dunque in una somma pari al 5% annuo del valore del terreno.

In relazione al risarcimento del danno richiesto per il mancato godimento dei beni immobili a cagione dell’occupazione illegittima degli stessi da parte della P.A., la domanda va accolta facendosi applicazione analogica, in via equitativa (ai sensi dell’art. 1226 del Codice Civile), dei criteri risarcitori dettati dall’art. 42-bis del D.P.R. 8 Giugno 2001 n° 327, e, dunque, con la condanna dell'occupante al pagamento di una somma pari al 5% annuo (per ciascun anno di illegittima occupazione) del valore di mercato (in tali momenti) delle aree in questione, maggiorata di rivalutazione monetaria (secondo indici I.S.T.A.T.) e di interessi legali, sino all’effettivo pagamento, trattandosi di debito di valore.

La misura del danno da mancato godimento del bene (altresì definibile “danno da sottrazione”) dal momento dell’occupazione sino alla data della proposizione del ricorso di primo grado, a partire dalla quale il bene si intende implicitamente rinunciato, resta fissata, per ogni anno di occupazione, nel 5% del valore venale del bene al momento dell’illegittima occupazione.

Deve riconoscersi il diritto alla restituzione al suo proprietario di un'area interessata dalla procedura espropriativa intrapresa e non conclusa con un provvedimento di esproprio, nonché il risarcimento del danno subìto per la mancata disponibilità del bene di sua proprietà per tutto il periodo di occupazione avvenuta illegittimamente, ovvero a decorrere dal giorno di scadenza della occupazione legittima: il danno risarcibile, più nello specifico, dovrà essere commisurato, applicando analogicamente quanto previsto dall'art. 42 bis co. 3 D.P.R. n. 327 del 2001, al 5% del valore venale del terreno da quantificarsi sulla base del valore medio indicato nelle banche dati delle quotazioni immobiliari dell'Agenzia delle Entrate e sarà dovuto per ogni anno di occupazione illegittima sino al momento della effettiva restituzione del suolo.

Il danno da temporanea occupazione illegittima può quantificarsi, con valutazione equitativa ex artt. 2056 e 1226 c.c., nell'interesse del cinque per cento annuo sul valore venale del bene, in linea con il parametro fatto proprio dal legislatore con il cit. art. 42-bis, comma 3, d.P.R. n. 327 del 2001, suscettibile di applicazione analogica in quanto espressione di un principio generale.

Il danno da illegittima occupazione delle aree (cessata con l’adozione del pr... _OMISSIS_ ...conseguente ad un mancato o comunque cattivo esercizio del potere è ristorato mediante: a) la liquidazione del pregiudizio patrimoniale commisurato all’interesse del “cinque per cento annuo” sul valore venale attuale del bene determinato sulla base delle disposizioni dell’art. 37 commi 3, 4, 5, 6 e 7 dello stesso D.P.R. 327/2001; b) la liquidazione di un indennizzo per il pregiudizio non patrimoniale forfettariamente determinato nella misura del “venti per cento del valore venale del bene”, ai sensi del comma V dell’art 42 bis (o del 10% negli altri casi).

In caso di occupazione illegittima di aree private, l'amministrazione utilizzatrice è tenuta a corrispondere il risarcimento del danno da mancato uso del bene, quantificabile nel 5% del suo valore, i criteri per la determinazione del quale possono essere stabiliti dal giudice amministrativo.

Sia in caso di acquisizione sanante, sia in caso di restituzione del bene, il periodo di occupazione illegittima viene indennizzato con il 5% del valore del bene.

PATOLOGIA --> RISARCIMENTO DEL DANNO --> OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA --> ENTITÀ --> INTERESSI LEGALI

In caso di occupazione illegittima di terreni privati per scopi pubblici, in mancanza di prova specifica da parte del danneggiato, il risarcimento del danno per il mancato godimento di un immobile si calcola assumendo a valore-base quello di mercato del bene al momento in cui l’occupazione è divenuta illegittima e calcolando sullo stesso, aggiornato annualmente secondo gli indici periodici ISTAT, gli interessi legali compensativi (da ritenersi quale presumibile e normale indice di redditività dell'immobile, in applicazione analogica dell’art. 1499 c.c.) sino all’effettivo rilascio nella disponibilità della parte proprietaria. A tali importi devono aggiungersi gli interessi legali per il ritardo nell'erogazione delle somme, da computarsi anno per anno, partendo dal primo anno di scadenza dell'occupazione sino al soddisfo.

Il danno da occupazione temporanea illegittima, in mancanza di prova specifica da parte del danneggiato circa la perdita di frutti o di altre utilità, può essere quantificato in misura pari alla somma risultante dall’applicazione degli interessi legali compensativi sul valore del bene, stimato al momento dello spossessamento e da aggiornare annualmente secondo gli indici periodici ISTAT, decorrenti dall’inizio dell’occupazione illegittima e sino all’effettivo rilascio del bene nella disponibilità dei proprietari. La somma così risultante dovrà essere maggiorata degli interessi legali, dalla pubblicazione della sentenza di condanna alla restituzione sino alla restituzione effettiva del bene.

In mancanza di prova specifica da parte del danneggiato de... _OMISSIS_ ...ave; perduti, deve ritenersi che il risarcimento del danno per il mancato godimento di un immobile debba calcolarsi assumendo a valore-base quello di mercato del bene, attualizzato anno per anno, e applicando ad esso il tasso di interesse legale, da ritenersi quale presumibile e normale indice di redditività dell'immobile, idoneo a rappresentare la commisurazione equitativa dei c.d. frutti civili, a cui si aggiungono gli interessi legali per il ritardo nell'erogazione delle somme, da computarsi anno per anno, partendo dal primo anno di scadenza dell'occupazione sino al soddisfo. La somma così risultante dovrà essere maggiorata degli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza sino alla restituzione effettiva.

Il danno da occupazione illegittima può essere quantificato nella somma risultante dall’applicazione degli interessi legali compensativi (in applicazione analogica dell’art. 1499 c.c.) sul valore del bene calcolato al momento dello spossessamento, valore da aggiornarsi annualmente secondo gli indici periodici ISTAT. Più precisamente, in mancanza di prova specifica da parte del danneggiato, deve ritenersi che il risarcimento del danno per il mancato godimento di un immobile debba calcolarsi assumendo a valore - base quello di mercato del bene e calcolando sullo stesso gli interessi legali, da ritenersi quale presumibile e normale indice di redditività dell'immobile. In particolare, il valore base del suolo deve essere attualizzato anno per anno, con utilizzo dell'indice ISTAT e solo sul relativo risultato deve essere computato il danno per la perdita della possibilità di utilizzo del bene, calcolato attraverso il tasso di interesse legale, che rappresenta la commisurazione equitativa dei c.d. frutti civili, in mancanza di una più puntuale dimostrazione dei frutti e di altra utilità perduti. A tali importi devono aggiungersi poi gli interessi legali per il ritardo nell'erogazione delle somme, da computarsi anno per anno, partendo dal primo anno di scadenza dell'occupazione sino al soddisfo. La somma così risultante dovrà essere maggiorata degli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza sino alla restituzione effettiva.

In ordine alla sua quantificazione, il danno per illegittima occupazione dei suoli, deve essere liquidato in misura pari agli interessi legali sul valore di mercato del bene (valore desumibile dalla destinazione urbanistica dell'immobile), per ciascun anno del periodo di occupazione, con rivalutazione e interessi dalla data di proposizione del ricorso fino alla data di deposito della sentenza; detto risarcimento deve operare con riferimento al momento in cui l'occupazione dell'area privata è divenuta illegittima sino al definitivo trasferimento della proprietà ovvero alla sua restituzione al legittimo proprietario.

Il risarcimento del... _OMISSIS_ ...ima, e per la corrispondente perdita di utilizzo del bene, in mancanza di prova specifica da parte del danneggiato di diversa utilità perduta, può essere quantificato nella somma risultante dall’applicazione degli interessi legali compensativi (in quanto commisurazione equitativa dei c.d. frutti civili e presumibile indice di redditività dell'immobile) sul valore del bene calcolato al momento dello spossessamento, valore da aggiornarsi annualmente secondo gli indici periodici ISTAT. A tali importi devono aggiungersi poi gli interessi legali per il ritardo nell'erogazione delle somme, da computarsi anno per anno, partendo dal primo anno di scadenza dell'occupazione sino al soddisfo.

In mancanza di prova specifica da parte del danneggiato, deve ritenersi che il risarcimento del danno per il mancato godimento di un immobile, debba calcolarsi assumendo a valore - base quello di mercato del bene e applicando ad esso il tasso di interesse legale, da ritenersi quale presumibile e normale indice di redditività dell'immobile. D'altra parte, il valore base del suolo deve essere attualizzato anno per anno, con utilizzo dell'indice ISTAT e solo sul relativo risultato deve essere computato il danno per la perdita della possibilità di utilizzo del bene, calcolato attraverso il tasso di interesse legale, che rappresenta la commisurazione equitativa dei c.d. frutti civili, in mancanza di una più puntuale dimostrazione dei frutti e di altra utilità perduti. A tali importi devono aggiungersi poi gli interessi legali per il ritardo nell'erogazione delle somme, da computarsi anno per anno, partendo dal primo anno di scadenza dell'occupazione sino al soddisfo. La somma così risultante dovrà essere maggiorata degli interessi legali dalla pubblicazione della sentenza sino alla restituzione effettiva.

In difetto di prova specifica offerta dal danneggiato, il danno da occupazione illegittima deve essere quantificato negli interessi legali compensativi computati sul valore del bene al momento dello spossessamento (1 dicembre 2005), valore da rivalutarsi annualmente secondo gli indici periodici ISTAT. A ciò vanno aggiunti gli interessi legali per il ritardo nell’erogazione delle somme, da computarsi anno per anno, partendo dal primo anno di scadenza dell’occupazione sino al soddisfo.

PATOLOGIA --> RISARCIMENTO DEL DANNO --> OCCUPAZIONE ILLEGITTIMA --> ENTITÀ --> PER EQUIVALENTE

Nell'ipotesi di occupazione acquisitiva o usurpativa, in caso di rinunzia del proprietario al suo diritto, implicita nella richiesta di risarcimento dei danni per equivalente, tale danno va ristorato con riferimento al valore del bene al momento della domanda - che segna appunto la perdita della proprietà - e la somma risultante, trattandosi di debito di valore, sarà sottoposta a rivalutazi... _OMISSIS_ ...ella sentenza, con possibilità di riconoscere sulla medesima somma rivalutata, quale lucro cessante, gli interessi decorrenti dalla data del fatto illecito, non necessariamente commisurati al tasso legale, ma ispirati a criteri equitativi, e computati con riferimento ai singoli momenti riguardo ai quali la somma equivalente al bene perduto si incrementa nominalmente, per effetto dei prescelti indici di valutazione, ovvero in base ad un indice medio.

Per l'ipotesi in cui il proprietario abbia optato per la tutela per equivalente, l'illecito commesso con l'attività manipolativa del fondo - che ne abbia comportato l'irreversibilmente trasformazione nell'aspetto materiale, strutturale e funzionale e che si perpetua di momento in momento - va ristorato in riferimento al valore del bene al tempo della proposizione della domanda risarcitoria, che segna, appunto, la perdita della proprietà, recando implicita l'abdicazione del relativo diritto. Per il periodo antecedente e a decorrere dalla data in cui è intervenuta l'occupazione illegittima, spetta, inoltre, al proprietario il danno per la perdita del godimento del bene. Trattandosi di crediti risarcitori, entrambe le anzidette componenti (equivalente pecuniario del bene e danno da spossessamento) devono essere rivalutate fino alla data della decisione, e, sulla relativa risultante è, poi, dovuto al danneggiato anche il risarcimento per il relativo lucro cessante (che deve essere oggetto di prova, anche ricorrendo a presunzioni semplici) e che può esser liquidato mediante l'attribuzione degli interessi, con decorrenza dalla data della domanda e non necessariamente al tasso legale, da determinarsi con riferimento ai singoli momenti con riguardo ai quali la somma equivalente al bene perduto si incrementa nominalmente, in base ai prescelti indici di rivalutazione monetaria, ovvero in base ad un indice medio.

Non può essere condivisa la tesi secondo cui il ricorrente proprietario sarebbe facoltizzato a formulare una domanda di mero risarcimento del danno per equivalente (a fronte dell’irreversibile trasformazione del fondo) e così contestualmente ed implicitamente rinunciare alla proprietà del bene (abdicando al diritto) e alla sua restituzione ovvero secondo cui potrebbe ipotizzarsi una rinuncia “traslativa” contro il pagamento del risarcimento, per mezzo di pronuncia costitutiva emessa dal TAR, non potendosi riconnettere il risarcimento del danno da perdita della proprietà all’esito di un comportamento volontario posto in essere discrezionalmente dal proprietario medesimo.

Ai sensi dell'articolo 2058, II comma, c.c., deve darsi luogo al risarcimento per equivalente monetario, e non a quello in forma specifica mediante riduzione in pristino e restituzione del fondo ai proprietari, quando l'eliminazione dell'opera pubblica sia eccessivamente ... _OMISSIS_ ...mente dannose per le collettività. Ciò a maggior ragione se la distruzione dell'opera sia di pregiudizio all'economia nazionale (art. 2933, II comma, c.c.).

Se la p.a. abbia rinunziato a esercitare il potere di acquisire - per via convenzionale o autoritativa - gli immobili occupati, non rimane che il ricorso al risarcimento del danno per equivalente.

La domanda risarcitoria per la perdita dei fondi di proprietà connessa all’illegittima trasformazione deve essere respinta perché infondata, non essendosi prodotto il danno lamentato (ovvero la sottrazione della proprietà del bene), in mancanza del decreto di espropriazione.

In caso di decreto di esproprio caducato a seguito dell'annullamento della dichiarazione di pubblica utilità, l’illegittima apprensione e trasformazione del suolo, in assenza di una dichiarazione di pubblica utilità e di decreto di esproprio validi ed efficaci, determina un danno ingiusto alla ricorrente, risarcibile per equivalente. Trattandosi di obbligazione di valore, deve essere monetizzata dal giudice con riferimento alla data di liquidazione, attraverso la rivalutazione monetaria che va disposta anche d'ufficio. Non si applicano i criteri di quantificazione previsti dall'art. 42-bis del TUEs, valevoli solo per il caso di correlativa acquisizione del bene con decreto della pubblica ... _OMISSIS_ ...