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L’istituto espropriativo nella costituzione e il principio di legalità

Tutti gli istituti giuridici hanno quale condizione legittimante la loro compatibilità e conformità ai canoni e ai principi sanciti dalla Costituzione . L’espropriazione per pubblica utilità non può fare eccezione specie se si considera che, come è stato precedentemente affermato, l’istituto in questione è destinato a incidere sul più sacro e inviolabile dei diritti patrimoniali, ovvero sul diritto di proprietà.

Il procedimento espropriativo

Si è detto che il testo unico in materia di espropri predispone un ampio potere espropriativo i cui confini si estendono sul profilo soggettivo «anche a favore dei privati» e sul profilo oggettivo ricomprendendo sia i beni immobili sia i diritti relativi ad immobili .

i profili urbanistici del procedimento espropriativo

Esiste una necessaria e inossidabile dipendenza funzionale tra la materia dell’urbanistica e l’espropriazione per pubblica utilità, che consente a quest’ultima di assolvere una funzione strumentale rispetto alla prima.

La disciplina del vincolo preordinato all’esproprio

Affinché un vincolo possa definirsi preordinato all’esproprio e, quindi, sottoposto alla disciplina di cui all’art. 9 del d.p.r. n. 327/2001, è necessario che la limitazione della privata proprietà presupponga una sua trasformazione con connessa vanificazione che, contemporaneamente, contempli il trasferimento delle aree da destinare ad opere o ad usi di pubblica utilità.

La reiterazione del vincolo preordinato all'esproprio

il decreto di esproprio può essere emanato solo dopo l’apposizione del vincolo, sicché può registrarsi una contrazione del termine per la sua adozione, «avendo come dies a quo il momento del perfezionamento del vincolo preordinato all’esproprio, e come dies ad quem il termine di scadenza stabilito nel provvedimento di approvazione del progetto.

Responsabilità della P.A. sulle strade comunali extraurbane

Recente giurisprudenza di legittimità afferma l’applicabilità dell’art. 2051 cc, in ragione dell’adesione all’orientamento oggettivistico, anche alla P.A., senza preventive limitazioni connesse alle caratteristiche del custode o del bene custodito. In linea con il carattere oggettivo della responsabilità per danni cagionati dalle cose in custodia, escludibile solo con la dimostrazione, da parte dell’ente pubblico dell’evento imprevisto ed imprevedibile o derivante dalla condotta del danneggiato

La partecipazione al procedimento di apposizione del vincolo

in vista dell’enorme importanza dell’istituto della partecipazione procedimentale, il legislatore del d.p.r. n. 327/2001 ha voluto garantire l’effettiva partecipazione dialettica dei privati nella procedura espropriativa in modo tale che la decisione finale della pubblica amministrazione sia presa in contraddittorio sin dalle prime fasi ovvero a partire dall’apposizione del vincolo preordinato all’esproprio

Approvazione del progetto in assenza di vincolo preordinato all'esproprio

Nulla quaestio qualora la diversa realizzazione fosse disposta e autorizzata dal Consiglio comunale e sempre che la modificazione sia approvata dalla Regione o dall’ente da questa delegato (rectius la Regione o l’ente delegato non manifestino il proprio dissenso entro il termine di novanta giorni, decorrente dalla ricezione della delibera del Consiglio comunale e della relativa documentazione) e avvenga in pendenza di efficacia del vincolo preordinato all’esproprio

La responsabilità del Comune sull'appalto di manutenzione delle strade

Nell’ambito della responsabilità del Comune ex art. 2051 cc per danni cagionati dalle situazioni di pericolo esistenti sulle proprie strade, indipendentemente dalla rete viaria, è quella dei contratti di appalto per la manutenzione e sorveglianza delle strade comunali. Con tali contratti, gli Enti territoriali affidano la cura di parte del proprio demanio stradale a società private; ma non escludono, per ciò solo, il proprio potere di gestione del bene ed il conseguente dovere di sorveglianza

Responsabilità della P.A. ex art. 2051 c.c.: buche, dossi e altre insidie stradali

Tipica ipotesi di insidia stradale è data dalla buca, ossia un avvallamento del manto stradale a causa del quale l’utente può perdere il controllo del proprio mezzo e patire danni più o meno gravi. Copiosa la giurisprudenza in tal senso: recentemente si è affermata l’autonoma pericolosità della buca, a prescindere dalle competenze di guida dell’utente e dalle condizioni di visibilità o di traffico. Quanto detto in materia di buche, va esteso a tombini e dossi, qualora non adeguatamente segnalati

Responsabilità del Comune nelle insidie stradali

Occorre rilevare se una situazione di cattiva manutenzione esista davvero e sia ascrivibile alla responsabilità del custode. Andrà poi valutato se l’insidia stradale sia stata unica ragione causativa del danno; a tal fine, andrà valutata la condotta dell’utente della strada che ha patito il danno: ove vi sia stato un contegno imprudente, vi potrà essere, sulla base delle prove raccolte, un concorso colposo o addirittura un'ipotesi di caso fortuito, che può escludere la responsabilità del custode

Art. 2051 c.c. e responsabilità della P.A.: marciapiedi e circolazione pedonale

In tema di responsabilità della P.A. sono rilevanti anche gli episodi di danno a carico di pedoni verificatisi sui marciapiedi, su cui possono insistere le più svariate forme di insidia. A questo proposito, la Corte Cost. ha affermato che l’art. 2051 c.c. non è applicabile nel caso di danni cagionati da una strada pubblica solo quando sia oggettivamente impossibile, da parte dell’ente pubblico proprietario, l’esercizio di un continuo ed efficace controllo atto ad impedire situazioni di pericolo

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