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La Corte europea dei diritti dell’uomo sulle “espropriazioni indirette” in Italia

L’attenzione della Corte europea rivolta alle scelte legislative di protezione degli interessi socio-politici del corpo dei cittadini ivi stanziati, realizzate anche incidendo sul valore proprietà, ancorché non compaia nel tessuto normativo dell’art.1 Prot. n.1, sembravano comunque lasciare un margine di apertura verso quelle esigenze solidaristiche di matrice nazionale. Era sembrato, in definitiva, proprio questo il terreno di confronto fra i due sistemi di protezione del diritto di proprietà

La CEDU sul diritto di proprietà e l’impatto nel sistema italiano

Le violazioni ascritte all’Italia dalla Corte europea hanno fatto emergere una continuata violazione del diritto di proprietà sul versante patrimoniale e su quello umano. Rispetto alla posizione del proprietario la Corte di Strasburgo ha avvertito una netta corresponsabilità delle Istituzioni che, pur considerate unitariamente a livello internazionale, lasciavano intravedere nitidamente i contributi causalmente idonei a cagionare il pregiudizio sofferto dal proprietario espropriato illecitamente

Prove di dialogo dopo le condanne italiane sull'occupazione acquisitiva

A fronte di uno sviluppo della giurisprudenza della CtEDU faceva da contraltare un atteggiamento di “chiusura” delle Sezioni Unite. L’approccio che queste hanno inteso scegliere per misurarsi con i due dicta si compendiava nell’affermazione che le pronunzie della Corte di Strasburgo, sebbene non vincolanti oltre il caso deciso, sono fonti rilevanti e supporti interpretativi al fine di assicurare una tutela effettiva ai diritti contemplati dalla CEDU dai quali non si può prescindere

Un'interpretazione conforme alla CEDU

La Corte di Cassazione ha espressamente escluso di poter procedere ad un’interpretazione conforme della normativa interna al diritto promanante dalla CEDU, riconoscendo il contrasto della normativa interna con l'art 111 della Cost. per lo straripamento di potere del legislatore rispetto a quello giudiziario. Silente rimaneva, però, il giudice di legittimità sui dubbi circa la compatibilità dell’occupazione acquisitiva con i canoni convenzionali che pure avevano portato alle condanne dell'Italia

La funzione sociale della proprietà

È necessario ora analizzare la funzione sociale della proprietà. I contributi dottrinali più o meno recenti rimangono fondamentali per collocare sistematicamente il concetto di funzione sociale della proprietà e per cogliere la progressiva compressione del concetto di proprietà individuale rispetto ad esigenze redistributive correlate all’affermazione dello Stato repubblicano democratico, emerse già nel corso del dibattito interno all’Assemblea costituente in occasione del varo dell’art.42 Cost

La legittimità costituzionale dell’occupazione acquisitiva secondo la Corte costituzionale

L’istituto dell’occupazione acquisitiva ha trovato nella funzione sociale un suo spunto cardine. La Corte costituzionale italiana ha infatti più volte avuto modo di pronunziarsi sulla portata del diritto di proprietà, chiamata a sindacare la legittimità costituzionale di norme che incidevano pesantemente sul diritto dominicale fino al punto di eliderne totalmente il contenuto. Gli interventi del giudice delle leggi sono stati rivolti a confermare la compatibilità costituzionale dello stesso

La legittimazione dell'occupazione acquisitiva

Il processo di legittimazione dell’occupazione acquisitiva proseguiva, quindi, con delle misure legislative introdotte dalla legge finanziaria del 1995 per limitare l’onere risarcitorio spettante al proprietario attraverso l’integrale equiparazione, ai fini pecuniari, dell’indennizzo espropriativi con il risarcimento del danno. Fu infatti la stessa Corte Costituzionale a giustificare quell'intervento ragionevolmente riduttivo della misura della riparazione dovuta dalla pubblica amministrazione

Occupazione acquisitiva: ragionare per principi

Per lo Stato l’equazione “perdita acquisizione con ristoro integrale” sottesa al fenomeno dell’occupazione acquisitiva era da ritenere la più equa e la più corretta consentendo di non sprecare risorse pubbliche ed anche di salvaguardare il proprietario. A ben considerare, quello sotteso all’occupazione acquisitiva, era un ragionare per princìpi generali dell’ordinamento, scritti e non scritti, ma pur sempre, dicevano i giudici di legittimità, tali da condizionare la proprietà ed il proprietario

Giurisdizione ed esercizio dell'azione penale

Se il reato rientra nella giurisdizione di più Stati membri, ciascuno dei quali è legittimato ad esercitare l'azione penale in relazione ai medesimi fatti, collaborano per stabilire quale di essi perseguirà gli autori del reato al fine di accentrare, se possibile, l'azione penale in un unico Stato membro. A tale scopo possono avvalersi di qualsiasi organo o struttura istituiti in seno all'Unione europea per agevolare la cooperazione tra le rispettive autorità giudiziarie, e coordinare le azioni

La Decisione Quadro 2008/841/GAI e la lotta contro la criminalità organizzata

Scopo primario della Decisione Quadro è la lotta alla criminalità organizzata transnazionale. Per «organizzazione criminale» si intende un’associazione strutturata di più persone, stabilita da tempo, che agisce in modo concertato allo scopo di commettere reati punibili con una pena privativa della libertà o con una misura di sicurezza privativa della libertà non inferiore a 4 anni o con una pena più grave per ricavarne, direttamente o indirettamente, un vantaggio finanziario o un altro vantaggio

Il reato associativo e le condotte di partecipazione

In base al dato normativo nazionale ed a quanto statuito dai giudici di legittimità, elemento essenziale dei reati associativi è l'accordo associativo, il quale crea un vincolo permanente a causa della consapevolezza di ciascun associato di far parte del sodalizio e di partecipare, con contributo causale, alla realizzazione di un duraturo programma criminale. Sono dunque secondari altri elementi organizzativi, la cui sussistenza è richiesta nella misura in cui dimostrano la serietà dell'accordo

La Decisione Quadro 2008/841/GAI e l'intesa criminosa

La criminalizzazione dell’intesa con una o più altre persone per porre in essere un’attività che, se attuata, comporterebbe la commissione di reati, anche se la persona in questione non partecipa all’esecuzione materiale dell’attività, lascia intendere che si è voluto perseguire anche la mera programmazione dell’attività criminale e sottolinearne la natura di reato di pericolo. La norma è coerente con la natura di reati di pericolo propria dei reati associativi contemplati nel nostro ordinamento

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