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OPERE EDILIZIE E TITOLO EDILIZIO

OPERE ED INTERVENTI --> NATURA DEGLI INTERVENTI --> DEMOLIZIONE

La demolizione integrale e da qualunque evento causata di un edificio non è ontologicamente inconciliabile con il riutilizzo dei materiali per interventi di recupero, ma solo ove ricorra l'interesse pubblico alla riproduzione di strutture originali, di per sé non recuperabili, nel rispetto degli strumenti di pianificazione del territorio.

La demolizione di una facciata anche se preordinata alla sua ricostruzione non costituisce un intervento di ripristino.

Anche gli interventi di mera demolizione rientrano tra le attività edilizie, le quali, come tali, devono esplicarsi nel rispetto delle regole previste dall’ordinamento ed essere assoggettate alla supervisione della competente autorità amministrativa.

La demolizione di un edificio, che può avvenire per motivi diversi, non è finalizzata alla produzione di alcunché, bensì all'eliminazione dell'edificio medesimo, né può assumere rilevanza, il fatto che la demolizione sia finalizzata alla realizzazione di un nuovo edificio, che non può essere considerato il prodotto finale della demolizione, in quanto tale attività non costituisce il prodromo di una costruzione, che può essere effettuata anche indipendentemente da precedenti demolizioni.

L'attività d... _OMISSIS_ ...on può essere definita un "processo di produzione" quale quello indicato dall'art. 184-bis, comma primo, lett. a) del D.Lgs. 152 del 2006, con la conseguenza che i materiali che ne derivano vanno qualificati come rifiuti e non come sottoprodotti.

OPERE ED INTERVENTI --> NATURA DEGLI INTERVENTI --> RICOSTRUZIONE

La ricostruzione a seguito di crollo non è dissimile dalla demolizione e ricostruzione ammesse nell’ambito della ristrutturazione edilizia di cui all’art. 3, comma 1, lett. d), del d.P.R. n. 380/2001, sempreché vi siano elementi sufficienti per provare le dimensioni e le caratteristiche dell’edificio da ristrutturare.

Anche se un edificio non è in tutto o in parte fisicamente esistente al momento dell’intervento richiesto per effetto di un crollo, non v’è ragione di classificarlo come nuova costruzione. Un edificio può, infatti, dirsi esistente non solo quando esista un organismo edilizio, seppur non necessariamente abitato od abitabile, connotato nei suoi caratteri essenziali, dotato di mura perimetrali, strutture orizzontali e copertura in stato di conservazione tale da consentire la sua (fedele) ricostruzione, ma anche quando la sua più recente consistenza, precedente il crollo, sia apprezzabile compiutamente sulla base di aerofotogrammetrie e/o immagini satellitari di sicura veridicità.
_OMISSIS_ ... un edificio esistente in altro sito, seppur nello stesso lotto, ma non nella stessa area di sedime, integra infatti a tutti gli effetti un nuovo edificio, anche considerando che le modifiche al DPR n. 380 del 2001, ascrivibili al c.d. “Decreto del fare” (D.L. n. 69 del 2013 convertito in nella legge n. 98 del 2013), hanno eliminato il vincolo della sagoma di fatto ampliando il concetto di ristrutturazione, ma non hanno modificato l’obbligo che l’edificio ricostruito/ristrutturato insista nella stessa area di sedime.

Se la conservazione della distanza preesistente può ritenersi consentita solamente nelle ipotesi di demolizione seguita da fedele ricostruzione, nel caso in cui, previa demolizione di un edificio preesistente, venga ricostruito un fabbricato diverso, devono essere rispettate tutte le previsioni previste dal piano di lottizzazione prescritto per l’area e dal PRG e dalle sue norme tecniche.

Ai sensi dell'articolo 3, comma 1, lett. c) e d) del d.P.R. n. 380 del 2001, gli interventi di ricostruzione di volumi crollati o demoliti sono sempre da ricondurre (almeno) alla nozione di ristrutturazione edilizia, a prescindere dalla circostanza che la demolizione sia – in ipotesi – avvenuta legittimamente, e anche laddove la ricostruzione sia sostanzialmente fedele.

Il novellato art. 3 comma 1 lett. d) del dpr 6.6.2001, n. 380, considera alla stregua di... _OMISSIS_ ... la ricostruzione di edifici crollati, purché sia possibile accertarne la consistenza: la norma ammette la possibilità di intervenire anche con tratto innovativo sui fabbricati cosiddetti diruti, ma non consente il loro ampliamento volumetrico al di là di quanto autorizzano in generale gli strumenti locali per il patrimonio edilizio esistente; è per questo che la legge ha imposto alle amministrazione di verificare la pregressa consistenza dei ruderi, per evitare l’aumento incongruo dell’impatto urbanistico che deriverebbe dall’espansione dello spazio occupato dalle ristrutturazioni poco rispettose del pregresso.

Si ha semplice ricostruzione allorché il volume, l'altezza e le superfici del manufatto preesistente rimangono inalterati, mentre è una nuova costruzione tutto ciò che comporta sostanziale modificazione di tali parametri.

In tema di diversità tra ricostruzione e nuove costruzioni, la prima non ricorre quando le componenti essenziali di un fabbricato, quali muri maestri perimetrali, strutture orizzontali, copertura, siano venute meno per fatto dell'uomo e l'intervento successivo non abbia comportato alcuna variazione rispetto alle originarie dimensioni, con particolare riferimento alla volumetria, alla superficie e all'altezza, mentre nel caso di variazione di una delle suddette componenti, si è in presenza di una nuova costruzion... _OMISSIS_ ...

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