Articolo

 Questo articolo è tratto dal testo in formato PDF nel riquadro, scaricabile in pochi minuti

 COPYRIGHT. È ammessa la riproduzione del contenuto solo con citazione della fonte e link

Questo articolo è composto da sintesi giurisprudenziali contenute nel sottostante prodotto in formato pdf, nel quale si trovano anche gli estratti originali e gli estremi delle sentenze a cui le sintesi si riferiscono. Scaricati gratis un demo dal box sottostante.

GIURISDIZIONE E COMPETENZA GIURISDIZIONALE nell’ambito del governo del territorio

Estratto: «6) Quest’ultima ha concluso, chiedendo, oltre l’annullamento dei provvedimenti impugnati, la restituzione dei beni illegittimamente espropriati e occupati, nonché il risarcimento del danno ingiusto sino al momento della restituzione. Tale domanda deve essere disattesa, posto che l’Ente parco appellato ha chiesto l’applicazione dell’art. 43, comma 3, del D.P.R. 8 giugno 2001, n. 327, il quale dispone che “Qualora sia impugnato uno dei provvedimenti indicati nei commi 1 e 2 ovvero sia esercitata un’azione volta alla restituzione di un bene utilizzato per scopi di interesse pubblico, l’amministrazione che ne ha interesse o chi utilizza il bene può chiedere che il giudice amministrativo, nel caso di fondatezza del ricorso o della domanda, disponga la condanna al risarcimento del danno, con esclusione della restituzione del bene senza limiti di tempo”.Né potrebbe opporsi che l’occupazione è anteriore all’entrata in vigore del D.P.R. n. 327 del 2001.Secondo un indirizzo giurisprudenziale della Sezione IV del Consiglio di Stato, condiviso dal Collegio, la procedura di acquisizione in sanatoria dell’area occupata senza titolo, descritta dall’art. 43 del D.P.R. n. 327 del 2001, trova applicazione anche con riguardo alle occupazioni attuate prima dell’entrata in vigore dello stesso D.P.R. n. 327 (cfr. sent. n. 3509 dell’8 giugno 2009).In effetti, l’art. 57 del medesimo testo unico, richiamando i “procedimenti in corso” ha previsto norme transitorie unicamente per individuare l’ambito di applicazione della riforma in relazione alle diverse fasi fisiologiche del procedimento sostanziale, mentre l’atto di acquisizione ex art. 43 è emesso ab externo del procedimento espropriativo e non rientra, pertanto, nell’ambito di operatività della normativa transitoria.Alle considerazioni di ordine generale che precedono va aggiunto che il comma 3 dell’art. 43 introduce comunque uno "ius superveniens" di carattere processuale e, quindi, immediatamente applicabile.7) Stabilito, in base alle ragioni sopra esposte e come diretta conseguenza dell’accoglimento dei motivi di gravame come sopra esaminati, che sussistono i presupposti per la condanna dell’Ente appellato al risarcimento dei danni ingiusti subiti dall’appellante, per la loro quantificazione, il Collegio ritiene di avvalersi del sistema, disciplinato dall’art. 35, comma 2°, del D. Lgs. n. 80/98, secondo cui il giudice amministrativo, quando dispone il risarcimento del danno ingiusto, può stabilire i criteri in base ai quali l’Amministrazione deve proporre, a favore dell’avente titolo, il pagamento di una somma entro un congruo termine, con la possibilità di attivare il rimedio dell’ottemperanza, in caso di mancato raggiungimento ... _OMISSIS_ ...r. C.d.S., Sez. IV, 6 luglio 2009, n. 4325).In relazione alla controversia in esame, si indicano qui di seguito i criteri, in base ai quali la società appellante e l’Ente appellato dovranno raggiungere un accordo:I)- quanto al risarcimento del danno subito per effetto dell’ablazione del bene “sine titulo”, esso va riconosciuto in base al sesto comma dell’art. 43 del D.P.R. n. 327/01, a norma del quale “Salvi i casi in cui la legge disponga altrimenti, nei casi previsti nei precedenti commi, il risarcimento del danno è determinato: a) nella misura corrispondente al valore del bene utilizzato per scopi di pubblica utilità e, se l’occupazione riguarda un terreno edificabile, sulla base delle disposizioni dell’art. 3, 4, 5, 6 e 7;b) col computo degli interessi moratori a decorrere dal giorno in cui il terreno sia stato occupato senza titolo”.Relativamente all’affermazione della parte resistente secondo cui le particelle catastali di cui al foglio 22, nn. 149, 150 e 244, sarebbero state occupate in via provvisoria e d’urgenza per effetto dell’ordi-nanza sindacale dell’11 maggio 1999, n. 22, ragione per cui la richiesta di restituzione si collocherebbe al di fuori della “causa petendi” del giudizio, la stessa deve essere disattesa, perché l’indicazione delle suddette particelle compare nell’ordinanza di occupazione d’urgenza n. 2 del 3 luglio 2002, disposta dal Presidente dell’Ente Parco.Stante, pertanto, l’avvenuta, formale occupazione delle particelle in questione, non v’è ragione d’escluderle dal computo del risarcimento del danno;II) quanto al risarcimento del danno da illegittima occupazione dell’immobile, per il periodo successivo alla scadenza della dichiarazione di pubblica utilità delle opere (mentre la domanda di riconoscimento delle indennità, dovute per il periodo di occupazione legittima sfugge alla giurisdizione del giudice amministrativo secondo quanto affermato da Cass. Civ., SS.UU., 5 agosto 2009, n. 17944), anche in tal caso deve riconoscersi la spettanza di tale voce di danno posto che anche l’occupazione degli immobili, in difetto del necessario presupposto, rappresentato da una valida dichiarazione di p.u. dell’opera, deve considerarsi eseguita abusivamente dalla P.A., e il relativo pregiudizio va calcolato, secondo quanto indicato dalla giurisprudenza (cfr. C.d.S., Sez. IV, n. 3169/01), in misura pari “agli interessi legali su una somma pari al valore venale” dell’immobile occupato, da computarsi “al tasso legale via via vigente”;»

Sintesi: Il diritto all'indennità di occupazione legittima va riconosciuto dalla corte di appello.

Estratto: «Con il terzo motivo si denuncia ancora violazione e falsa applicazione della L. n. ... _OMISSIS_ ...hé della L. n. 865 del 1971, artt. 16 e 20 e si deduce che erroneamente la Corte di appello non ha determinato l'indennità di occupazione legittima anche per la porzione di mq. 371, non prevista nel decreto di espropriazione, ma occupata in forza dell'iniziale decreto di occupazione e restituita dal Comune ai proprietari due anni dopo, ritenendo che l'occupazione di una maggiore estensione di suolo rispetto a quella prevista nel decreto di espropriazione potrebbe soltanto formare oggetto di una domanda di risarcimento danni.Sostengono altresì i ricorrenti che il decreto di espropriazione non è mai stato loro notificato.3.1. La censura è fondata.Risulta dalla sentenza impugnata ed è pacifico in atti che l'originario provvedimento di occupazione del 6 dicembre 1991, finalizzato alla realizzazione di lavori di costruzione di un asse viario di raccordo, aveva riguardato un area della superficie di mq.2245, ma che successivamente di tale maggiore superficie era stata restituita ai proprietari, con ordinanza del sindaco del 18 giugno 1993, un'area di minore estensione, pari a mq. 371. Diversamente da quanto sostenuto dalla Corte di merito, tale minore superficie era stata anch'essa oggetto di occupazione legittima, e non già di occupazione di fatto, in forza del provvedimento sindacale del 6 dicembre 199 ed è rimasta occupata a tale titolo fino al 27 agosto 1993, quando è stata restituita ai legittimi proprietari, a nulla rilevando, per escluderne la natura di occupazione legittima, che il provvedimento di espropriazione abbia riguardato una superficie di minore estensione. Infatti, in tema di espropriazione per pubblica utilità, il diritto all'indennità di occupazione legittima va riconosciuto dalla corte di appello, all'uopo adita dal proprietario dell'immobile occupato, in conseguenza dell'emissione di un decreto di occupazione temporanea, atteso che, per un verso, è tale decreto che determina (dal momento della sua emissione) l'immediata ed automatica compressione del diritto dominicale che giustifica l'indennità e, per converso, è nel caso di mancata emissione del decreto che l'autorizzi, che l'occupazione determina un'attività materiale "sine titulo" lesiva di diritti soggettivi, che determina il sorgere non del diritto alla relativa indennità, bensì il diverso diritto al risarcimento del danno (v. Cass. 2004/3740; 2006/11890).3.2. La sentenza impugnata deve pertanto essere annullata con riferimento alla censura accolta e, poiché non sono necessari ulteriori accertamenti di fatto, la causa può essere decisa nel merito ai sensi dell'art. 384 c.p.c., comma 1.»

Sintesi: La giurisdizione su una controversia riguardante il quantum dell'indennità di occupazione spetta al giudice ordinario.

Estratto: «Nelle conclusioni si chiede... _OMISSIS_ ...ve; di occupazione d’urgenza legittima”. La domanda come formulata è inammissibile.Invero, da un lato, in fatto, non è chiara la sorte della somma depositata presso la Cassa Depositi e Prestiti, a disposizione degli istanti sin dal 2004, dall’altro, in diritto, non è comprensibile il senso della domanda (visto che l’indennità non è mai stata contestata), anche in rapporto alla richiesta principale, una volta che, nell’ordinamento, è venuta meno la possibilità di porre fine all’illecito con l’irreversibile trasformazione dei suoli. In ogni caso, poiché i ricorrenti sembrano innanzitutto contrastare tale indennità soprattutto nel quantum, occorre ricordare che la giurisdizione su una controversia di tal genere spetta al giudice ordinario.»

Sintesi: In ordine alla determinazione della indennità di occupazione sussiste la specia... _OMISSIS_ ...