Titoli edilizi in senso lato e in sanatoria: decorrenza dei termini decadenziali per l'impugnazione

GIUDIZIO --> IMPUGNAZIONE --> TERMINE DECADENZIALE --> DECORRENZA --> TITOLO EDILIZIO --> TITOLI EDILIZI IN SENSO LATO

Sintesi: Come per il permesso di costruire, anche per i provvedimenti latu sensu edificatori la mera affissione all'albo pretorio comunale non risulta costituire formalità idonea a cristallizzare il dies a quo per l’impugnazione.


Estratto: «occorre rimarcare che gli atti gravati dalla Catalano sono, in sostanza, propedeutici ed abilitativi all’esecuzione di un’attività edificatoria, consistente nella realizzazione dell’opera pubblica di “delocalizzazione dell’Aeronautica militare e di riqualificazione di un’area urbana con realizzazione di un’area attrezzata e di un plesso polifunzionale”.
[...omissis...]

GIUDIZIO --> IMPUGNAZIONE --> TERMINE DECADENZIALE --> DECORRENZA --> TITOLO EDILIZIO --> TITOLO EDILIZIO IN SANATORIA

Sintesi: In genere, il terzo può impugnare il provvedimento di condono quando ne abbia avuto piena conoscenza, senza che assuma rilevanza il lasso temporale trascorso dal condono; il principio tuttavia dev’essere temperato, alla luce del principio di certezza delle situazioni giuridiche, nei casi in cui l’abuso (presupposto della domanda di condono) riguardi la violazione di norme sulle distanze, ossia situazioni manifeste che secondo l’id quod plerumque accidit stimolano un’immediata reazione del soggetto leso, salva ovviamente la tutela civilistica ex art. 872 c.c.

Estratto: «Deve essere in particolare confermata l’inammissibilità per tardività del provvedimento di condono adottato nel 1989 in relazione ad opere abusivamente realizzate dai sigg.ri V.. Trattasi di condono e non di sanatoria, id est di un istituto di carattere eccezionale che consente (una tantum sulla base di specifica previsione di legge) di sanare abusi in contrasto con la strumentazione urbanistica. In genere, il terzo può impugnare il provvedimento di condono quando ne abbia avuto piena conoscenza, senza che assuma rilevanza il lasso temporale trascorso dal condono. Il principio tuttavia dev’essere temperato, alla luce del principio di certezza delle situazioni giuridiche, nei casi in cui l’abuso (presupposto della domanda di condono) riguardi la violazione di norme sulle distanze, ossia situazioni manifeste che secondo l’id quod plerumque accidit stimolano un’immediata reazione del soggetto leso, salva ovviamente la tutela civilistica ex art. 872 c.c. E nel caso di specie, non è verosimile che un impianto di allevamento insistente a circa due metri di distanza dal confine (asseritamente ampliato abusivamente sino a tale limite) condonato nel 1989 sia stato pienamente conosciuto e apprezzato nella sua lesività solo nel 2006.In ogni caso, come correttamente affermato dal Giudice di prime cure, il provvedimento di condono (che ha avuto ad oggetto la realizzazione di locali accessori a stalle, già assentite con licenza edilizia), costituisce misura eccezionale idonea a sanare, dal punto di vista amministrativo, le violazioni urbanistiche, in guisa che le censure dirette a stigmatizzare le violazioni urbanistiche pregresse (id est l’abuso) sono evidentemente inammissibili.»

Sintesi: Il dies a quo per l’impugnazione di un titolo abilitativo edilizio, anche se rilasciato in sanatoria, decorre, nei confronti dei terzi, dalla piena consapevolezza del provvedimento autorizzativo, la quale deve essere provata dal soggetto eccipiente la tardività del ricorso.

Sintesi: La piena consapevolezza del titolo edilizio in sanatoria si perfeziona da quando è percepibile la lesività dell'opera realizzata, ossia da quando venga conosciuto il contenuto specifico del permesso di costruire o del progetto assentito ovvero da quando detta opera si trovi in fase di avanzata o di completamento e riveli, così, in modo certo e inequivoco le sue caratteristiche essenziali e la sua eventuale non conformità alla disciplina urbanistica.

Estratto: «5. In rito, va, innanzitutto, disattesa l’eccezione di irricevibilità del ricorso, il quale risulta notificato il 13 dicembre 2008, ossia a distanza di oltre un anno dalla data di rilascio del permesso di costruire in sanatoria n. 284 dell’11 dicembre 2007.In effetti, il dies a quo per l’impugnazione di un titolo abilitativo edilizio decorre, nei confronti dei terzi, dalla piena consapevolezza del provvedimento autorizzativo, la quale deve essere provata dal soggetto eccipiente la tardività del ricorso (cfr., ex multis, Cons. Stato, sez. V, 10 marzo 1997, n. 242; 14 ottobre 1998, n. 1467; sez. IV, 22 marzo 2001, n. 1683; 3 settembre 2001, n. 4620; 27 marzo 2002, n. 1732; 21 febbraio 2005, n. 550; sez. V, 28 maggio 2004 , n. 3465; 13 dicembre 2005, n. 7058; 5 febbraio 2007, n. 452; sez. VI, 12 febbraio 2007, n. 540; sez. V, 6 febbraio 2008, n. 322; sez. IV, 15 maggio 2008, n. 2236; sez. VI, 23 giugno 2008, n. 3150; sez. IV, 18 dicembre 2008, n. 6365; TAR Lazio, Roma, sez. II, 16 gennaio 2002, n. 403; sez. III, 15 settembre 2006, n. 8609; sez. I, 19 gennaio 2007, n. 367; sez. II, 6 febbraio 2009, n. 1267; TAR Campania, Napoli, sez. V, 26 febbraio 2002 , n. 1094; sez. II, 6 maggio 2005, n. 5557; Salerno, sez. II, 19 luglio 2007, n. 860; TAR Puglia, Bari, sez. II, 28 febbraio 2002, n. 1155; Lecce, sez. I, 22 dicembre 2005, n. 6040; sez. III, 11 aprile 2009, n. 714; TAR Lombardia, Milano, sez. II, 4 novembre 2004, n. 5582; Brescia, 1° dicembre 2004, n. 1743; Milano, sez. IV, 7 maggio 2008, n. 1329; TAR Liguria, Genova, sez. I, 7 aprile 2006, n. 356; 6 giugno 2008, n. 1228; sez. II, 9 gennaio 2009, n. 43; sez. I, 23 febbraio 2009, n. 261; TAR Basilicata, Potenza, 22 agosto 2006, n. 529; TAR Sicilia, Catania, sez. III, 26 maggio 2009, n. 950) e si perfeziona da quando è percepibile la lesività dell'opera realizzata, ossia da quando venga conosciuto il contenuto specifico del permesso di costruire o del progetto assentito ovvero da quando detta opera si trovi in fase di avanzata o di completamento e riveli, così, in modo certo e inequivoco le sue caratteristiche essenziali e la sua eventuale non conformità alla disciplina urbanistica (cfr. Cons. Stato, sez. VI, 17 maggio 2002, n. 2668; sez. IV, 8 luglio 2002, n. 3805; sez. V, 23 settembre 2005, n. 5033; sez. IV, 15 settembre 2006, n. 5394; sez. IV, 31 ottobre 2006, n. 6465; 12 febbraio 2007, n. 599; sez. V, 24 agosto 2007, n. 4485; sez. IV, 10 dicembre 2007, n. 6342; sez. V, 4 marzo 2008, n. 885; sez. VI, 9 febbraio 2009, n. 717; sez. IV, 29 maggio 2009, n. 3358; 18 giugno 2009, n. 4015; TAR Campania, Napoli, sez. IV, 18 marzo 2003, n. 2637; sez. IV, 14 febbraio 2005, n. 1004; sez. II, 12 aprile 2005, n. 3784; sez. VII, 6 maggio 2005, n. 5552; sez. II, 19 ottobre 2006, n. 8673; Salerno, sez. II, 19 luglio 2007, n. 860; Napoli, sez. IV, 3 settembre 2008, n. 10036; sez. III, 18 settembre 2008, n. 10354; Salerno, sez. II, 3 ottobre 2008, n. 2823; TAR Sardegna, Cagliari, 16 dicembre 2003, n. 1737; sez. II, 6 aprile 2009, n. 432; TAR Marche, Ancona, 24 aprile 2004, n. 179; TAR Veneto, Venezia, sez. II, 4 novembre 2004, n. 3840; TAR Sicilia, Catania, sez. I, 30 dicembre 2004, n. 4101; TAR Puglia, Lecce, sez. I, 22 dicembre 2005, n. 6040; TAR Piemonte, Torino, sez. I, 10 maggio 2006, n. 2022; 26 marzo 2009, n. 795; 5 giugno 2009, n. 1601; TAR Marche, Ancona, sez. I, 31 gennaio 2007, n. 10; TAR Basilicata, Potenza, 21 febbraio 2007, n. 59; TAR Sicilia, Catania, sez. I, 8 febbraio 2008, n. 225; 23 gennaio 2009, n. 168; TAR Toscana, Firenze, sez. II, 30 dicembre 2008, n. 4451).Ciò, anche quando il titolo abilitativo impugnato risulti rilasciato in sanatoria.Non è, infatti, configurabile una tutela sperequata fra i terzi che, di fronte al mero ‘fatto compiuto’ della costruzione abusiva, non possano ancora dolersi dinanzi al giudice amministrativo e, a seguito della sua sanatoria, non possano giovarsi dell’ampio dies a quo coincidente con la cognizione dell’‘adeguatezza’ (cfr. art. 36, comma 3, del d.p.r. n. 380/2001) dell’impianto motivazionale sotteso all’accertamento di conformità, e i terzi che, ai fini dell’impugnazione di un permesso di costruire previamente rilasciato, possono, invece, assumere quale dies a quo il momento di piena ed effettiva conoscenza della portata lesiva degli interventi edilizi con esso assentiti.Nella specie, l’amministrazione resistente non ha compiutamente assolto l'onere della prova circa l'avvenuta piena conoscenza dell'atto impugnato da controparte, mediante mezzi probatori univoci e chiari, diretti ad accertare in modo sicuro e inconfutabile che il gravame è stato tardivamente esperito.»