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OPERE EDILIZIE E TITOLO EDILIZIO

TITOLO EDILIZIO --> VARIANTI IN CORSO D'OPERA --> NOZIONE

Ai fini della configurazione dell'ambito della variante essenziale, soccorre la definizione enunciata dall’art. 32 del d.p.r. n. 380/2001, la quale ricomprende il mutamento della destinazione d'uso implicante alterazione degli standards, l’aumento consistente della cubatura o della superficie di solaio, le modifiche sostanziali di parametri urbanistico-edilizi, il mutamento delle caratteristiche dell'intervento edilizio assentito e la violazione delle norme vigenti in materia antisismica, mentre non ricomprende le modifiche incidenti sulle cubature accessorie, sui volumi tecnici e sulla distribuzione interna delle singole unità abitative.

Solo per le varianti minori l'art. 22, comma 2, del d.p.r. n. 380 del 2001 prevede che esse siano subordinate a s.c.i.a., atteso che esse, tra l’altro, non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia.In tali ipotesi, cioè, la s.c.i.a. è considerata "parte integrante del procedimento relativo al permesso di costruzione dell'intervento principale" e perciò può essere presentata solo prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori.

La possibilità di assentire varianti al progetto approvato si distingue tra varianti in senso proprio, varianti essenziali e varianti minime.La variante in senso proprio deve ricollegarsi a modificazioni qualitative o quantitative di non rilevante consistenza rispetto al progetto originario, e gli elementi da prendere in considerazione, al fine di discriminare un nuovo permesso di costruire dalla variante ad altro preesistente, sono la superficie coperta, il perimetro, la volumetria, le distanze dalle proprietà viciniori, nonché le caratteristiche funzionali e strutturali, interne ed esterne, del fabbricato.

Le c.d. varianti minori, assentibili con s.c.i.a., non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio qualora sottoposto a vincolo ai sensi del d.lgs. n. 42/2004, non violano le prescrizioni eventualmente contenute nel permesso di costruire. Ad esse si può dare corso in difformità dal permesso di costruire e poi regolarizzarle entro la fine dei lavori.

Rientrano nella nozione di "varianti leggere o minori" - soggette al rilascio di mera denuncia di inizio dell'attività da presentarsi prima della dichiarazione di ultimazione dei lavori - le varianti a permessi di costruire che non incidono sui parametri urbanistici e sulle volumetrie, non modificano la destinazione d'uso e la categoria edilizia, non alterano la sagoma dell'edificio e non violano le prescrizioni eventualmente contenute nel permesso a costruire.

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