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Termine utile per l'usucapione di un bene da parte della P.A.

Si ha usucapione quando il possesso sia protratto per certo periodo di tempo, che varia a seconda del tipo di bene oggetto del diritto e della caratterizzazione del possesso cioè che sia di buona o di male fede, ferma la possibilità di avvalersi della successione o della accessione (art. 1146 cc). Riguardo ad un bene immobile (nel caso di specie occupato dalla p.a.), per maturare l’usucapione è necessario il decorso di un ventennio (art. 1160 cc).

Diritti di prelazione e retratto nell'acquisto della proprietà

La L. 590/1965, art. 8, comma 2, nell'escludere il diritto di prelazione quando i terreni siano destinati ad utilizzazione edilizia in base a piani regolatori anche se non ancora approvati, postula che nel momento in cui la prelazione o il riscatto vengano esercitati sia già iniziato un procedimento amministrativo rivolto al cambiamento di destinazione urbanistica attraverso atti pubblici dell'amministrazione che incidano sull'assetto territoriale con scelte certe e conoscibili da terzi.

Natura non recettizia degli atti in materia di espropriazione per pubblica utilità

Per la validità del decreto di espropriazione per pubblica utilità l'art. 23 comma 1 lett. a) d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 richiede la sola emanazione entro il termine di scadenza e l'efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, senza parimenti imporne contestualmente la notificazione e /o comunicazione personale, non trattandosi di atto recettizio, la cui conoscenza ha valore ai soli fini della tempestività dell’impugnativa.

Natura giuridica dell'atto di cessione volontaria delle aree nell'ambito del procedimento di espropriazione per p.u.

La cessione volontaria delle aree espropriande è un contratto ad oggetto pubblico che si inserisce nell'ambito del procedimento di espropriazione ed assolve la funzione di consentire l'acquisizione del bene da parte dell'espropriante mediante uno strumento di natura privatistica alternativo all'ablazione.

Trasferimento della proprietà del bene alla P.A.: il contenuto del decreto d'esproprio

L'art. 23 comma 1 lett. a) del D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 non prevede che l'elenco dei beni ed il piano particellare debbano esseri notificati unitamente al decreto di esproprio, a pena di nullità e/o annullabilità.

Esecuzione del decreto d'esproprio per pubblica utilità (artt. 23 e 24 D.P.R. 327/2001)

L'art. 23, primo comma, lett. f), DPR 327/2001 intende affermare che l’Amministrazione, una volta disposto l’esproprio, non può procedere sic et simpliciter all’apprensione del bene, dovendo dare preventivo avviso all’originario proprietario del luogo, del giorno e dell’ora in cui è prevista l’occupazione materiale dell’immobile; erroneo pertanto assumere che tale adempimento debba essere contestuale al provvedimento di esproprio.

Acquisizione dei diritti reali da parte della P.A.: tempestività del decreto d'esproprio

Ai fini della tempestività del decreto di esproprio a nulla rileva che siano scaduti i termini di occupazione d’urgenza qualora tale atto conclusivo della procedura espropriativa sia stato pronunciato nei termini di vigenza della dichiarazione di pubblica utilità, assolvendo dichiarazione di pubblica utilità e occupazione temporanea d'urgenza due diverse funzioni.

Atti di liberalità del legittimo proprietario del bene: dicatio ad patriam e donazione

La dicatio ad patriam è un comportamento del proprietario che mette volontariamente e con continuità il proprio bene a disposizione della collettività indeterminata di cittadini.

Locazione dell'immobile e diritti del proprietario

La determinazione del corrispettivo, ed in esecuzione del contratto il suo pagamento, si caratterizza come elemento essenziale per il rapporto contrattuale da costituirsi per la locazione di un immobile: pertanto, in assenza di risorse economiche per la determinazione di detto elemento, si configura del tutto ragionevole e conforme ai canoni di economicità ed efficacia la scelta dell’ Amministrazione di non profondere ulteriore impegno nella scelta del contraente.

La retrocessione del bene espropriato per p.u.

L’istituto della retrocessione è coerente con i principi costituzionali alla base dell'espropriazione, in virtù dei quali il bene sottratto al proprietario per il conseguimento di un determinato interesse pubblico non può essere arbitrariamente utilizzato per un fine diverso da quello per il quale fu espropriato e per il quale ha ricevuto la formale e specifica destinazione pubblica per effetto della dichiarazione di pubblica utilità.

Retrocessione del bene espropriato: la dichiarazione di inservibilità

In ipotesi di retrocessione parziale i fondi possono essere restituiti se la pubblica amministrazione ha manifestato la volontà di non utilizzarli per gli scopi cui l’espropriazione era finalizzata e ciò avviene generalmente all’esito di un procedimento che si conclude con una dichiarazione formale di inservibilità del bene espropriato.

Diritti soggettivi nei casi di retrocessione totale e parziale del bene espropriato

Mentre nel caso di retrocessione totale il diritto soggettivo alla retrocessione sorge automaticamente per effetto della mancata realizzazione dell'opera, quindi a prescindere da qualsiasi valutazione discrezionale dell'Amministrazione, nel secondo caso esso nasce solo se e in quanto l'Amministrazione, nel compimento di una valutazione discrezionale in ordine alla quale il privato è titolare di un mero interesse legittimo, abbia dichiarato che quei fondi più non servono all'opera pubblica

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