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Vincoli urbanistici ed edificabilità: standards e loro decadenza

Il concetto di standard (art.22 L.R. 51/1975), categoria aperta definita dalle amministrazioni con riferimento alle singole realtà locali, svolge una duplice funzione: rende evidente la dotazione di servizi di cui la collettività può già disporre e definisce il fabbisogno che giustifica le scelte urbanistiche dirette a incrementare la suddetta dotazione.

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titolo:STANDARDS URBANISTICI
anno:2018
pagine: 123 in formato A4, equivalenti a 209 pagine in formato libro
formato: pdf  
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VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> STANDARDS

L'esatta considerazione del fabbisogno abitativo è elemento essenziale per la corretta costruzione del piano regolatore generale, non solo nelle sue linee essenziali, ma anche per la corretta definizione degli standard urbanistici, necessari per conseguire la razionale utilizzazione del territorio.

Il criterio essenziale di valorizzazione e di decisione sulla congruità dello standard urbanistico applicato è quello della funzionalizzazione dello stesso al rispetto delle esigenze della popolazione stanziata sul territorio.

La categoria degli standard urbanistici di cui all'art. 22 della LR 15 aprile 1975 n. 51 (come rimodellata dall'art. 7 della LR 15 gennaio 2001 n. 1), svolge una duplice funzione. Da un lato riflette la realtà esistente, rendendo evidente la dotazione di servizi di cui la collettività può già disporre, dall'altro definisce il fabbisogno che giustifica le scelte urbanistiche dirette a incrementare la suddetta dotazione.

L'ormai risalente circolare del Ministero dei Lavori Pubblici n. 425/1967, dettata in tema di standards residenziali[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ve; stata emanata in epoca antecedente all'entrata in vigore della c.d. "legge ponte" n. 765/1967, del conseguente D.M. 2 aprile 1968 n. 1445 e – soprattutto – della "regionalizzazione" delle funzioni dapprima in materia di "urbanistica", poi in materia di "urbanistica e territorio" e, quindi, in materia di "governo del territorio" nel contesto di un "sistema regionale" delle autonomie locali; il contenuto della circolare ministeriale anzidetta, risulta pertanto, ad oggi, derogabile sia dal legislatore regionale, sia dallo stesso pianificatore comunale.

I rapporti massimi tra insediamenti residenziali e spazi pubblici, ancorché inderogabili, costituiscono parametro di legittimità dello strumento urbanistico comunale e non dei singoli titoli edilizi, anche se direttamente attuativi dello stesso strumento urbanistico generale.

Quando l'Amministrazione disciplina il territorio prevedendo a corredo di un lotto edificabile determinate aree destinate a parcheggio e queste ultime integrano la previsione degli standard, dette previsioni, se mantenute nel rispetto delle prescrizioni di cui al D.M. n. 1444 del 1968, non solo non incidono sul contenuto del diritto di proprietà limitando lo "jus aedificandi", ma... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rio, lo arricchiscono perché, concorrendo a determinare i concreti indici di fabbricabilità, costituiscono i requisiti della qualità del tessuto urbano e della prevista edificabilità dei suoli.

Possono qualificarsi come soltanto conformative tutte le zonizzazioni relative a servizi che costituiscono standard urbanistici quando manchi la contestuale localizzazione di un'opera pubblica specifica o quando sia attribuita ai privati la possibilità di realizzare l'intervento in alternativa all'ente pubblico.

I rapporti massimi definiti dall'art. 5 D.M. 1444/1968 non ha diretta incidenza sulle proprietà e sulla sfera giuridica dei proprietari ovvero sui parametri di applicazione delle norme di piano in vigore, in quanto tale norma è destinata agli organi di pianificazione urbanistica e non già ai soggetti che in concreto dovranno attuare e rispettare le specifiche destinazioni d'uso del territorio.

Le aree vincolate a standards urbanistici vengono di fatto private della suscettività di utilizzazione economica, essendo spesso in concreto impraticabile –o, comunque, poco redditizio- il previsto sfruttamento da parte dei privati ed in quanto d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e l'opera pubblica prevista può essere posta sul mercato per soddisfare una domanda differenziata cui corrisponda per il proprietario un profitto soltanto paragonabile a quello ricavabile in ipotesi di destinazione edificatoria; ne discende la natura espropriativa.

Il concetto di standard costituisce una categoria aperta, per cui spetta alle amministrazioni il compito di svolgere valutazioni di dettaglio riferite alle singole realtà locali; la Città della Moda e la scuola di moda, a Milano, possono essere ragionevolmente classificate come servizi ed attrezzature di interesse comune, in quanto sono in funzione di quella che è ormai divenuta una connotazione consolidata della città, con ovvi riscontri sul piano delle relative attività rilevantissime sul piano economico e industriale.

E' irrilevante la non conformità di un progetto ai parametri di cui al D.M. 1444/68 quando l'intervento edilizio è presumibilmente conforme agli strumenti urbanistici comunali.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> STANDARDS --> DECADENZA

La destinazione impressa ad aree a "servizi di standard" di cui al d.m. 2 aprile 1968 n. 1444, costit... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ncolo preordinato all'esproprio in quanto, a differenza del vincolo conformativo, comporta l'inedificabilità del suolo o, comunque, incide in maniera significativa e per un tempo irragionevole sulla proprietà dell'interessato. Il vincolo a standard, avendo natura espropriativa decade ex lege qualora, a norma dell'art. 9 del DP.R 327/2001, nel quinquennio non sia stata avviata la procedura ablatoria.

Gli standard urbanistici tendono al soddisfacimento di bisogni collettivi delle persone che abitano nei dintorni, ed a seguito della entrata in vigore del D.P.R. 380/01 alla realizzazione delle opere di urbanizzazione a scomputo segue la automatica acquisizione in proprietà delle stesse, e del relativo sedime, in capo alla Amministrazione comunale. Tale regime, introdotto dal D.P.R. 380/01, conferma la naturale vocazione alla proprietà pubblica delle aree a standard, in relazione alle quali, pertanto, si deve presumere la compatibilità con la sola proprietà pubblica e la conseguente perdita di efficacia per decorso del termine quinquennale dalla imposizione del vincolo stesso.

Relativamente alle destinazioni a standard a servizio della residenza (comprendenti nel caso di specie a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... per l'istruzione inferiore, attrezzature di interesse comune , spazi pubblici a parco, per il gioco e lo sport e parcheggi pubblici), attuabili, sulla base delle N.T.A., non necessariamente mediante esproprio, vanno escluse l'inedificabilità assoluta delle relative aree, la natura espropriativa del vincolo e la sua decadenza.

La destinazione di un'area a "standard", vale a dire a zona destinata in via preminente alla realizzazione di opere di urbanizzazione secondaria o a verde pubblico, implica l'imposizione di un vincolo preordinato all'espropriazione, con conseguente applicabilità del principio della decadenza degli effetti del vincolo medesimo.


 
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