AMBIENTE PAESAGGIO

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Successione dell'erede dell'affittuario coltivatore diretto nel contratto agrario

In caso di morte del proprietario di fondi rustici condotti o coltivati direttamente da lui o dai suoi familiari, la successione dell'erede dell'affittuario coltivatore diretto nel contratto agrario di cui era già parte il de cuius è possibile sempre che il preteso successore dimostri la ricorrenza di tutte le condizioni a tal fine tassativamente richieste dalla legge.

Necessità di un corrispettivo nel contratto di affitto di fondo rustico

In tema di rapporti agrari, uno degli elementi essenziali del contratto di affitto di fondo rustico è il corrispettivo, in danaro o in utilità di altra natura. Esso deve risultare periodico, certo o almeno determinabile, di norma correlato al valore di godimento del bene per realizzare una tendenziale equivalenza tra le due prestazioni, ed avere carattere anche di obbligatorietà, in quanto deve trovare causa nell'adempimento di un obbligo dell'affittuario e fonte nel contratto di affitto

Regole processuali in materia di agricoltura

Nelle controversie agrarie deve essere sempre designata, come giudice di rinvio, la stessa sezione specializzata agraria che ha reso la sentenza cassata, stante l'assoluta inderogabilità della competenza delle sezioni agrarie sia ratlone materiae che ratione loci, giustificata con l'esigenza di assicurare alle parti un organo meglio adatto, per la sua composizione, a valutare la situazione agricola del luogo, in rapporto alla natura dei terreni e delle colture e alle consuetudini della zona.

Riparto di competenza in materia di controversie agrarie

In relazione a un contratto di affitto di fondo rustico, se sia intervenuta una transazione, la competenza del giudice ordinario è configurabile solo nell'ipotesi in cui, essendo fuori discussione la validità di tale contratto, le parti controvertono sulla sua esecuzione od a questioni connesse; ove, invece, venga in discussione la perdurante esistenza e validità del rapporto agrario o la stessa validità della transazione la competenza appartiene alla sezione specializzata agraria.

Contratti agrari

In tema di contratti agrari, la L. 3 maggio 1982, n. 203, art. 2, che stabilisce la durata per i contratti "in corso" alla data di entrata in vigore della legge, con decorrenza da tale ultima data, va interpretato nel senso che esso si applica indistintamente a tutti i contratti ancora non scaduti, a prescindere dal fatto che la durata fosse stata prevista in un contratto stipulato con l'assistenza delle associazioni sindacali di categoria ai sensi della L. 11 febbraio 1971, n. 11, ...

Contratto agrario di affitto

Poiché in materia di contratti conclusi dalla P.A. la stipulazione deve aver luogo, a pena di nullità, in forma scritta, con conseguente esclusione della possibilità di ipotizzare una rinnovazione tacita per facta concludentia del contratto, è escluso che, pur dopo l'entrata in vigore della L. 3 maggio 1982, n. 203, art. 41, la quale ha deformalizzato i contratti di affitto a coltivatore diretto, anche se ultranovennali, rendendoli a forma libera, possa ritenersi concluso ...

Contratti agrari di colonia e mezzadria

Il contratto di colonia migliorata, pur essendo assimilabile all'enfiteusi sul piano funzionale, va ritenuto di natura agraria e come tale è soggetto al tentativo di conciliazione obbligatorio ex art. 46 L. n. 203 del 1982.

Prelazione e riscatto agrario

Presupposto per il riconoscimento del diritto alla prelazione agraria, ai sensi della L. n. 590 del 1965, art. 8 non è la modalità di esercizio dell'attività di coltivazione, ma il tipo di contratto stipulato tra le parti, sicché la prelazione è esclusa con riguardo ad un rapporto insorto come affitto a non coltivatore diretto.

Contratto agrario di soccida

Premesso che il "conferimento" del bestiame contraddistingue il contratto di soccida in tutti i suoi diversi sottotipi negoziali (soccida "semplice", ex art. 2171 c.c., in cui il bestiame è conferito dal soccidante; soccida "paniaria" ex art. 2182 c.c., in cui il bestiame è conferito "da entrambi i contraenti nelle proporzioni convenute"; soccida "con conferimento di pascolo" ex art. 2186 c.c., in cui il bestiame è conferito da ...

I vincoli urbanistici finalizzati alla tutela paesaggistica

I beni immobili soggetti a vincoli paesistici per il loro intrinseco valore in virtù della loro localizzazione o della loro inserzione in un complesso che ha in modo essenziale le qualità indicate dalla legge costituiscono una categoria originalmente di interesse pubblico, il che non consente l’assimilabilità dei vincoli paesistici a quelli urbanistici e determina la inconferenza di qualsiasi richiamo o raffronto rispetto all’art. 2 della legge n. 1187 del 1968.

I vincoli di inedificabilità paesistico-ambientali

I vincoli paesaggistici e ambientali, non riferiti a un’area specifica sottoposta a un imminente e necessario esproprio, non sono vincoli preordinati all'esproprio, nemmeno se sia espressamente prevista nello strumento urbanistico la possibilità che il Comune reputi necessario in futuro acquisire o espropriare le aree assoggettate a tali vincoli per destinarle a finalità di interesse pubblico.

I vincoli di inedificabilità storici, archeologici e artistici

L'inedificabilità assoluta o meno di un terreno conseguente all'imposizione di un vincolo archeologico ai sensi della L. 1 giugno 1939, n. 1089, non dipende dalla tipologia di manufatto rinvenuto nell'area espropriata, ma dalla natura dell'interesse archeologico tutelato.

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