TRASFERIMENTO DEL DIRITTO

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Il procedimento di dismissione immobiliare: la sdemanializzazione

Il concetto di dismissione del patrimonio pubblico può essere introdotto come procedimento prodromico non solo dell’attività di alienazione del bene, ma anche di tutte le altre conseguenze previste e regolarizzate dal legislatore, quali ad esempio l’espropriabilità o la sua usucapibilità, che fanno capo alla sdemanializzazione patrimoniale.

Il c.d. Decreto Tremonti: come cambiano i concetti di privatizzazione e valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico

Il “Decreto Tremonti” e il decreto legislativo sul “Federalismo demaniale”, sono permeati dalle buone intenzioni del legislatore conformi all’idea di vuotare il debito di conoscenza del patrimonio immobiliare pubblico, raggiungere un quadro organico di interventi legislativi nelle singole materie, puntare alla valorizzazione implementando la produttività secondo le diverse realtà territoriali.

Acquisto beni culturali: prelazione del Ministero dei beni culturali

L’errore particolarmente esiguo nell’indicazione numerica del prezzo da pagare per esercitare il diritto potestativo di prelazione, in presenza di costante riferimento al prezzo di aggiudicazione e non a quello a base d’asta, è da qualificarsi come errore imputabile a svista e per ciò, usando terminologia civilistica, come errore ostativo facilmente riconoscibile e del tutto irrilevante (cioè non essenziale), come tale soggetto solo a correzione.

Caratteristiche del possesso utile ai fini dell'acquisto della proprietà per usucapione

Il codice civile identifica nell’art. 1163 c.c. le peculiari caratteristiche che deve presentare il c.d. possesso ad usucapionem, il quale deve essere acquisito in forma pacifica, pubblica e stabile (nec vi, nec clam, nec precario), oltre che esser connotato dall’elemento “psicologico” di tener la cosa come propria, ovverosia esercitare facoltà tipiche del diritto di proprietà (animus rem sibi habendi).

Termine utile per l'acquisto della proprietà del bene per usucapione

La continuità del possesso ad usucapionem si ravvisa ogniqualvolta il possessore esplichi costantemente la signoria di fatto sul bene, e lo manifesti con atti di possesso conformi alla qualità e destinazione della cosa; tuttavia, non significa che il possesso debba comportare un'assidua ingerenza sul bene, ma è necessario che permanga in capo al possessore la possibilità concreta di effettuare atti di godimento corrispondenti alla destinazione della res.

Caratteristiche del possesso "ad usucapionem" da parte della P.A.

L’elemento psicologico ai fini dell'usucapione del diritto di proprietà di beni immobili consiste nella volontà del possessore di comportarsi e farsi considerare come proprietario del bene, ciò che si estrinseca nel compimento di atti di «…esercizio delle facoltà tipiche del diritto di proprietà», quale può essere considerata la sua alterazione radicale, atto incompatibile con la situazione di mera detenzione.

Termine utile per l'usucapione di un bene da parte della P.A.

Si ha usucapione quando il possesso sia protratto per certo periodo di tempo, che varia a seconda del tipo di bene oggetto del diritto e della caratterizzazione del possesso cioè che sia di buona o di male fede, ferma la possibilità di avvalersi della successione o della accessione (art. 1146 cc). Riguardo ad un bene immobile (nel caso di specie occupato dalla p.a.), per maturare l’usucapione è necessario il decorso di un ventennio (art. 1160 cc).

Diritti di prelazione e retratto nell'acquisto della proprietà

La L. 590/1965, art. 8, comma 2, nell'escludere il diritto di prelazione quando i terreni siano destinati ad utilizzazione edilizia in base a piani regolatori anche se non ancora approvati, postula che nel momento in cui la prelazione o il riscatto vengano esercitati sia già iniziato un procedimento amministrativo rivolto al cambiamento di destinazione urbanistica attraverso atti pubblici dell'amministrazione che incidano sull'assetto territoriale con scelte certe e conoscibili da terzi.

Natura non recettizia degli atti in materia di espropriazione per pubblica utilità

Per la validità del decreto di espropriazione per pubblica utilità l'art. 23 comma 1 lett. a) d.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 richiede la sola emanazione entro il termine di scadenza e l'efficacia della dichiarazione di pubblica utilità, senza parimenti imporne contestualmente la notificazione e /o comunicazione personale, non trattandosi di atto recettizio, la cui conoscenza ha valore ai soli fini della tempestività dell’impugnativa.

Natura giuridica dell'atto di cessione volontaria delle aree nell'ambito del procedimento di espropriazione per p.u.

La cessione volontaria delle aree espropriande è un contratto ad oggetto pubblico che si inserisce nell'ambito del procedimento di espropriazione ed assolve la funzione di consentire l'acquisizione del bene da parte dell'espropriante mediante uno strumento di natura privatistica alternativo all'ablazione.

Trasferimento della proprietà del bene alla P.A.: il contenuto del decreto d'esproprio

L'art. 23 comma 1 lett. a) del D.P.R. 8 giugno 2001 n. 327 non prevede che l'elenco dei beni ed il piano particellare debbano esseri notificati unitamente al decreto di esproprio, a pena di nullità e/o annullabilità.

Esecuzione del decreto d'esproprio per pubblica utilità (artt. 23 e 24 D.P.R. 327/2001)

L'art. 23, primo comma, lett. f), DPR 327/2001 intende affermare che l’Amministrazione, una volta disposto l’esproprio, non può procedere sic et simpliciter all’apprensione del bene, dovendo dare preventivo avviso all’originario proprietario del luogo, del giorno e dell’ora in cui è prevista l’occupazione materiale dell’immobile; erroneo pertanto assumere che tale adempimento debba essere contestuale al provvedimento di esproprio.

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