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Risarcimento dei danni da violazione delle distanze legali


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titolo:IL CODICE DELLE DISTANZE
anno:2017
pagine: 2838 in formato A4, equivalenti a 4825 pagine in formato libro
formato: pdf  
prezzo:
€ 40,00

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Nel quantificare il danno da violazione delle distanze legali è illegittimo fare riferimento alla diminuzione del valore commerciale del fabbricato rispetto al quale erano stati violati i limiti di distanza se detto immobile era stato ab origine realizzato abusivamente e solo successivamente sanato, in quanto per un periodo l'edificio era incommerciabile in quanto abusivo.

Tutte le violazioni delle norme edilizie relative a distanze e altezze dei fabbricati costituiscono pacificamente illeciti di natura permanente per risolversi in situazioni di antigiuridicità che, fin quando l'opera abusiva non venga ridotta entro i limiti legali, comprimono inevitabilmente il godimento dell'altrui diritto reale.

La violazione delle distante legali rappresenta un tipo d'illecito produttivo di danni in re ipsa, il quale da luogo a risarcimento laddove risulti provata la sola sussistenza oggettiva dell'illecito (il danneggiato è quindi esonerato dalla prova della sussistenza del dolo o della colpa in capo all'autore dell'illecito) e consente al giudice del merito, dinanzi all'obiettiva difficoltà di determinazione del quantum, di affidarsi a una serie di criteri ed indici per la liquidazione del danno tra i quali emerge tipicamente il rife... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...una percentuale del valore venale dell'immobile la cui fruibilità sia stata temporaneamente ridotta.

Nel caso in cui la sentenza condanni alla rimozione delle opere erette in violazione delle distanze legali, è incongruo quantificare il danno prodotto dalla violazione delle distanze legali in ammontare pari alla perdita del valore commerciale del fabbricato finitimo, dovendosi considerare la transitorietà di detta fonte di danno per effetto della contestuale condanna al ripristino dello status quo ante, la quale implica la rimozione della fonte del pregiudizio economico determina per il bene che l'ha subito l'automatico riacquisto del suo valore di mercato.

In caso di violazione delle norme sulle distanze è concessa l'azione risarcitoria per il danno determinatosi prima della riduzione in pristino, senza la necessità di una specifica attività probatoria perché il danno che il proprietario subisce (danno conseguenza e non danno evento) è l'effetto (certo) dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo e quindi della limitazione del relativo godimento, che si traduce in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima.

È ammissibile la ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...tà per equivalente del danno in re ipsa che la violazione delle norme di edilizia e di tutela ambientale, integrative di quelle codicistiche in tema di distanze, arreca al pieno godimento del fondo vicino.

Il danno che il proprietario confinante subisce per violazione delle distanze tra costruzioni (danno conseguenza e non danno evento), essendo l'effetto, certo ed indiscutibile, dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo e, quindi, della limitazione del relativo godimento, che si traduce in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima, deve ritenersi in re ipsa, senza necessità di una specifica attività probatoria.

Nel caso di violazione delle norme sulle distanze il danno è in re ipsa e la sua liquidazione equitativa è giustificata dall'impossibilità della sua precisa determinazione.

In tema di violazione delle norme sulle distanze, una volta che venga disposta la demolizione delle opere realizzate in violazione delle norme sulle distanze legali, il risarcimento del danno deve essere computato tenendo conto della temporaneità della lesione del bene protetto dalle norme violate e non già avendo riguardo al valore di mercato dell'imm... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nuito per effetto della detta violazione, essendo il relativo pregiudizio suscettibile di essere eliminato.

La violazione delle norme sulle distanze tra costruzioni, dettate dal codice civile e/o dalle norme locali integrative dell'art. 873 determinando l'assoggettamento del fondo vicino ad un illegittimo asservimento, comporta in re ipsa un danno risarcibile.

Non può essere riconosciuto un danno per violazione di distanze urbanistiche se la pretesa violazione non è stata consumata.

Il danno conseguente alla violazione delle norme del codice civili e integrative di queste relative alle distanze nelle costruzioni si identifica nella violazione stessa, costituendo un asservimento de facto del fondo del vicino al quale, pertanto, compere il risarcimento senza la necessità di una specifica attività probatoria.

In tema di osservanza delle distanze tra costruzioni, ove le stesse siano prescritte da un regolamento edilizio integrativo del codice civile, nessuna indagine deve essere svolta per accertare se dalla violazione della norma regolamentare sia derivato o meno un danno al fondo del vicino e se questo sia o meno edificabile, in quanto le disposizioni sulle distanze legali non lasciano al giudi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rgine di valutazione in ordine ai pregiudizi prodotti dalla loro inosservanza, avuto riguardo alle finalità di natura pubblicistica cui dette disposizioni si ispirano

il secondo comma dell'art. 872 cod. civ. va riferito, non solo alle distanze tra costruzioni (in senso stretto, quale risultato di una attività edificatoria), ma alla violazione delle norme contenute nei Regolamenti Comunali che disciplinano l'attività di trasformazione urbanistica ed edilizia del territorio.

Il danno da violazione delle distanze deve ritenersi in re ipsa, senza necessità di una specifica attività probatoria, perché tale violazione determina un asservimento di fatto del fondo confinante.

L'inosservanza delle distanze legali nelle costruzioni costituisce per il vicino una limitazione al godimento del bene, e quindi, all'esercizio di una delle facoltà che si riconnettono al diritto di proprietà: per questo il danno è in re ipsa, perché l'azione risarcitoria è volta a porre rimedio all'imposizione di una servitù di fatto e alla conseguente diminuzione di valore del fondo subita dal proprietario in conseguenza dell'edificazione illegittima del vicino, per il periodo di tempo ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ll'eliminazione dell'abuso.

L'azione risarcitoria per il danno determinatosi prima della riduzione in pristino, non necessita di una specifica attività probatoria, e questa soluzione non determina un eccesso di tutela per il proprietario od uno snaturamento del sistema della responsabilità civile, dal momento che discorrere di danno in re ipsa non significa riconoscere che il risarcimento venga accordato per il solo fatto del comportamento lesivo o si risolva in una pena privata nei confronti di chi violi l'altrui diritto di proprietà; significa, piuttosto, ammettere che, nel caso di violazione di una norma relativa alle distanze tra edifici, il danno che il proprietario subisce (danno conseguenza e non danno evento) è l'effetto, certo ed indiscutibile, dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo, e quindi della limitazione del relativo godimento, che si traduce in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima.

Nel caso in cui venga accertata la violazione di norme di vicinato, in particolare sulle distanze, il danno subito dal proprietario del fondo, rispetto al quale vi sia stata tale inosservanza, non necessita di specifica attività probatoria, essendo in re ipsa e co... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... nella temporanea compressione di fatto delle facoltà di godimento del bene illegittimamente asservito, perdurando fino all'eliminazione della relativa situazione illegittima.

In tema di violazione delle distanze tra costruzioni previste dal codice civile e dalle norme integrative dello stesso, quali i regolamenti edilizi comunali, al proprietario confinante che lamenti tale violazione compete sia la tutela in forma specifica, finalizzata al ripristino della situazione antecedente al verificarsi dell'illecito, sia quella risarcitoria, ed il danno che egli subisce (danno conseguenza e non danno evento), essendo l'effetto, certo ed indiscutibile, dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo e, quindi, della limitazione del relativo godimento, che si traduce in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima, deve ritenersi in re ipsa, senza necessità di una specifica attività probatoria.

Il danno subito dal confinante per la realizzazione di un edificio in violazione delle distanze legali (danno conseguenza e non danno evento), essendo l'effetto, certo ed indiscutibile, dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo e, quindi, della limitazione del relativo godimento, che... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima, deve ritenersi "in re ipsa", e non necessita di una specifica attività probatoria.

In tema di costruzione realizzata in violazione delle distanze legali, non può sostenersi l'insussistenza di un diritto del proprietario confinante al risarcimento del danno sotto il profilo dell'esclusione in concreto di alcun apprezzabile pregiudizio una volta cessata la situazione antigiuridica per effetto dell'accordata tutela ripristinatoria: un tale convincimento invero negherebbe il risarcimento del danno che già si è verificato quale immediata e diretta conseguenza dell'illecito (costituito appunto dalla realizzazione di una costruzione in violazione delle norme sopra richiamate) e che si protrae fino alla effettiva riduzione in pristino dello stato dei luoghi.

L'art. 2058 co. 2 c.c., il quale prevede la possibilità di ordinare il risarcimento del danno per equivalente, anziché la reintegrazione in forma specifica, in caso di eccessiva onerosità di quest'ultima, non trova applicazione nelle azioni intese a far valere un diritto reale, la cui tutela esige la rimozione del fatto lesivo come quella diretta ad ottenere la riduzione ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... per violazione delle norme sulle distanze, atteso il carattere assoluto del diritto leso.

La risarcibilità per equivalente del danno prodotto dalla violazione di norme di edilizia non integrative di disposizioni civili sulle distanze tra costruzioni richiede pur sempre l'allegazione e la prova di una specifica compromissione del proprio diritto di proprietà.

Nei casi di inosservanza delle distanze tra edifici il danno è in re ipsa, essendo costituito dall'asservimento di fatto dell'edificio, rispetto al quale la distanza non è stata osservata, ad una situazione di temporanea soggezione limitante la fruibilità ed il valore del bene, destinata a cessare soltanto con l'esecuzione della condanna all'arretramento.

In casi di obiettiva e palese difficoltà di quantificazione economica del pregiudizio subito per l'inosservanza delle distanze tra edifici, legittima ex art. 1226 c.c. ed insindacabile, in quanto costituente esercizio di un potere discrezionale riservato al giudice di merito, è la relativa valutazione, a meno che non risulti palesemente irrazionale o abnorme.

Il risarcimento del danno da violazione delle distanze presuppone che in giudizio siano quantomeno prospetta... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...tri in base ai quali il giudice può, anche di ufficio, procedere alla liquidazione del danno secondo criteri equitativi.

Integrano un danno ingiusto risarcibile il mancato utilizzo delle aree abusivamente occupate ed utilizzate a causa di un titolo edilizio illegittimamente, la diminuzione dell'area e luce determinati dalla violazione delle distanze e dalla violazione di limiti massimi di altezza del fabbricato e, in generale la lesione della integrità del proprio immobile.

Il danno conseguente alla violazione delle norme del codice civile e di quelle integrative relative alle distanze nelle costruzioni si identifica nella violazione stessa, costituendo un asservimento "de facto" del fondo del vicino al quale, pertanto, compete al risarcimento senza la necessità di una specifica attività probatoria.

Il danno sofferto per la violazione dei distacchi può essere quantificato in via equitativa, tenuto conto delle conclamate violazioni, della durata e della natura delle stesse, vista la difficoltà di dimostrarne l'esatto ammontare.

La norma del piano regolatore che vieti nuove costruzioni in una zona determinata non è di per sé integrativa della disciplina del... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ..., dettata dal codice civile in tema di rapporti di vicinato, dal momento che una tale norma è volta alla soddisfazione di interessi di ordine generale, trascendenti quelli dei singoli proprietari confinanti, quali la soddisfazione di esigenze igieniche, di tutela dell'estetica edilizia, di conservazione di ambienti storici o del paesaggio, ecc, con la conseguenza che in detta ipotesi la tutela accordata al privato, nel caso di violazione della norma stessa, rimane limitata al risarcimento del danno eventualmente subito.

La domanda di risarcimento del danno per la violazione di norme non integrative del c.c., postula che l'attore alleghi i danni (prospettando, ad esempio, pregiudizio alla aerazione, soleggiamento, luminosità dei propri ambienti, perdita di privacy, ecc.) e comprovarli nel rispetto delle cadenze processuali.

Ai fini della tutela risarcitoria resta irrilevante l'esistenza o la legittimità degli atti inerenti all'esercizio dello jus aedificandi i quali lo condizionano sul piano del diritto pubblico, nonché la conformità della realizzata costruzione a tali atti.

In ordine ai danni connessi alla violazione di disposizioni codicistiche sulle distanze legali, vero è che la riflessione... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...enziale è orientata nel riconoscere un danno in re ipsa, ma si tratta pur sempre di un pregiudizio presunto, superabile da prova contraria, non potendosi trasformare il ristoro di un "danno" subito dal proprietario confinante in una sorta di "sanzione" per il trasgressore, applicabile per il solo fatto che sia stata violata la norma sulle distanze legali.

Nel caso di violazione di una norma relativa alle distanze tra edifici discorrere di danno in re ipsa significa che il danno che il proprietario subisce (danno conseguenza e non danno evento) è l'effetto, certo ed indiscutibile, dell'abusiva imposizione di una servitù nel proprio fondo, e quindi della limitazione del relativo godimento, che si traduce in una diminuzione temporanea del valore della proprietà medesima.

Il principio della immancabilità del risarcimento del danno non vale là dove si tratti di violazioni di disposizioni non integrative di quelle sulle distanze: in tale evenienza, mancando un asservimento di fatto del fondo contiguo, la prova del danno è richiesta ed il proprietario è tenuto a fornire una dimostrazione precisa dell'esistenza del danno, sia in ordine alla sua potenziale esistenza che alla sua enti... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...biettiva, in termini di amenità, comodità, tranquillità ed altro.

In materia di distanze legali, il diritto alla riduzione in pristino sorge per il solo fatto della violazione delle norme, indipendentemente dall'effettiva sussistenza del danno, mentre il diritto al risarcimento compete se e nella misura in cui si sia verificato il pregiudizio asserito, la cui effettiva sussistenza ed entità deve essere provata dall'interessato.

La violazione delle norme codicistiche sulle distanze legali (ovvero delle norme locali richiamate dal codice), mentre legittima sempre la condanna alla riduzione in pristino, non costituisce di per sé fonte di danno risarcibile, essendo al riguardo necessario che chi agisca per la sua liquidazione deduca e dimostri l'esistenza e la misura del pregiudizio effettivamente realizzatosi.

L'azione promossa contro il comune per il risarcimento del danno cagionato con l'emissione di un titolo edilizio in violazione delle distanze legali è qualificabile ex art. 2043 cod. civ. quale domanda di danni da lesione di interesse legittimo "pretensivo" all'emissione di ordinanza di demolizione ed è soggetta a prescrizione breve quinquennale ex art. 2947 cod. civ.
... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n tema di distanze legali, la prescrizione quinquennale dell'azione risarcitoria contro il comune decorre dalla data di comunicazione del provvedimento negativo o di formazione del "silenzio rifiuto" o "silenzio inadempimento" con le modalità di cui all'art. 25 del D.P.R. n. 3/1957.

Ove il danno da violazione delle distanze dipenda dalla realizzazione di una sopraelevazione abusiva, non può essere invocato il principio della prevenzione.

In materia di violazione delle distanze tra costruzioni previste dal codice civile e dalle norme integrative dello stesso, quali i regolamenti edilizi comunali, al proprietario confinante che lamenti tale violazione compete sia la tutela in forma specifica, finalizzata al ripristino della situazione antecedente al verificarsi dell'illecito, sia quella risarcitoria, e, determinando la suddetta violazione un asservimento di fatto del fondo del vicino, il danno deve ritenersi "in re ipsa", senza necessità di una specifica attività probatoria.

Sebbene il danno da violazione delle distanze tra le costruzioni sia "in re ipsa", per essere liquidato deve essere determinato e a tal fine viene in rilievo la riduzione del valore dei beni di prop... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...; dell'attore per effetto della illegittima realizzazione dell'immobile da parte del convenuto.

L'azione di risarcimento del danno da violazione delle distanze legali si accompagna a quella di riduzione in pristino.

Il danno conseguente all'illecita condotta dei convenuti, che non hanno rispettato le distanze legali tra le costruzioni, deve ritenersi in re ipsa, per cui non necessita di alcuna prova, in quanto detta violazione determina un asservimento di fatto del fondo del vicino, e il danno deve ritenersi "in re ipsa".

Quando la doglianza dei proprietari interessati in senso opposto alla costruzione eseguita da un vicino è fondata solo sulla assenza di licenza o concessione edilizia, non sussistono i presupposti del diritto al risarcimento del danno previsto dall'art. 872 c.c..

Il danno conseguente alla violazione delle norme in materia di distanze nelle costruzioni, si identifica nella violazione stessa, determinando quest'ultima un asservimento di fatto del fondo del vicino, al quale, pertanto, compete il risarcimento senza la necessità di una specifica attività probatoria.



 
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