PIANIFICAZIONE URBANISTICA

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Discrezionalità della p.a. nella pianificazione degli standard urbanistici

La suddivisione del territorio in zone, che costituisce esercizio di potere amministrativo di tipo tecnico discrezionale, risponde all’esigenza di assicurare un ordinato assetto e sviluppo del territorio e, in particolare, le previsioni recate dal d.m. n. 1444 del 1968 concernenti la zonizzazione per standard sono funzionali a garantire la congrua dotazione di spazi da riservare a fini pubblici.

I vincoli urbanistici apposti dal p.r.g. ai fini della suddivisione in Zone Territoriali Omogenee

I vincoli apposti dal Comune in sede di piano regolatore generale ai fini della zonizzazione delle aree hanno natura conformativa e non espropriativa con validità a tempo indeterminato e senza obbligo di indennizzo.

Casi specifici di varianti urbanistiche

La localizzazione delle opere comprese nei piani per l'edilizia scolastica è regolata dalla L. n. 412 del 1975, art. 10, comma 4, che in riferimento all'ipotesi in cui la scelta delle aree non risulti conforme alle previsioni degli strumenti urbanistici in atto attribuisce efficacia di variante alla relativa deliberazione, ai sensi della L. 17 agosto 1942, n. 1150.

Diverse tipologie di variante urbanistica

L’adozione di una variante che interessi aree determinate del piano regolatore generale richiede una motivazione specifica che non è necessaria, invece, allorché la destinazione di un’area muti per effetto della adozione di un nuovo strumento urbanistico generale, che provveda ad una nuova e complessiva definizione del territorio comunale.

Le misure di salvaguardia evitano la compromissione, causata dall’attività edificatoria, delle scelte pianificatorie operate dall’amministrazione

La delibera comunale avente ad oggetto l'adozione di una variante allo strumento urbanistico, pur costituendo un elemento della fattispecie complessa che si completa con l'atto di approvazione, acquista anche un’efficacia imperativa diretta e propria, che ne fa uno strumento di governo del territorio, che impedisce gli interventi edilizi ed urbanistici con essa contrastanti, imponendo l'applicabilità delle misure di salvaguardia.

Coordinamento del prg con i piani urbanistici sovracomunali

L’intervento della regione in sede di pianificazione comunale è qualificabile come stralcio e non come modifica della pianificazione urbanistica laddove interessi aree minime, non pregiudichi i complessivi equilibri scelti dal comune e lasci in ogni caso la possibilità al comune di intervenire nuovamente sulla destinazione dell'area stralciata.

Piano regolatore generale e programma di fabbricazione

La disciplina urbanistica contenuta nel P.D.F. non va disgiunta dalle norme contenute nell’annesso regolamento edilizio, con le quali va integrata e coordinata in base ad una lettura sistematica delle diverse disposizioni, conformemente ai comuni canoni ermeneutici.

La natura di atto generale di pianificazione del piano di insediamento produttivo

Il Piano degli Insediamenti Produttivi, costituisce, dal punto di vista tecnico, un piano di zonizzazione attuativo, che disciplina la realizzazione di “impianti produttivi di carattere industriale, artigianale, commerciale e turistico”.

L'integrale copertura dei costi sostenuti per l’acquisizione delle aree da assegnare in zona P.I.P.

Che la spesa per l’acquisizione delle aree espropriate in ambito PIP sia stata assai più alta di quanto preventivato in sede di convenzione, rientra nell’alea normale del giudizio, intentato dai proprietari dei suoli espropriati, ed il Comune non può certo ritenersi responsabile, nei confronti degli acquirenti dei lotti dell’area p. i. p., a cagione della presunta inadeguatezza della difesa tecnica, in detto giudizio espletata dal professionista incaricato.

Il programma costruttivo di edilizia residenziale pubblica (art. 51 Legge 865/1971)

A differenza del Piano adottato ai sensi della legge n. 167 del 1962, la localizzazione di un intervento costruttivo, da realizzarsi in attuazione del predetto Piano, ai sensi dell’art. 51 della legge 22 ottobre 1971 n. 865 non ha una connotazione pianificatioria, ma ha un carattere immediatamente operativo, in quanto più limitatamente inteso ad assicurare la realizzazione di un programma costruttivo già finanziato e definito in tutte le sue parti essenziali.

L'adozione di un programma di riqualificazione urbana ed i contratti di quartiere

I piani di riqualificazione urbana sono stati introdotti nella nostra legislazione come strumenti di programmazione urbanistica, ad iniziativa pubblica o privata, che riguardano ampi ambiti urbani compromessi dal dispiegarsi disomogeneo dell’attività edilizia e specificamente rivolti, attraverso un insieme sistematico e coordinato di interventi, alla riqualificazione degli ambiti di intervento nel loro complesso.

I piani attuativi: il programma integrato di intervento urbanistico

L'intervento consistente nella riqualificazione di un'area con deolizione di un edificio dismesso e realizzazione di un nuovo immobile con pluralità di destinazioni, di un parcheggio ad uso pubblico e di nuova viabilità, con esecuzione di interventi di bonifica da amianto è compatibile con le finalità di recupero e valorizzazione degli ambienti urbani, proprie dei programmi integrati di intervento.

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