Le fasce di rispetto relative ai corsi d’acqua

1. Le fonti normative.

Con riguardo ai beni che rientrano nella nozione di demanio idrico, occorre ovviamente soffermarsi sul R.D. n. 523/1904 e segnatamente sull’art. 96. La lettera f) prevede infatti testualmente che «sono lavori ed atti vietati in modo assoluto sulle acque pubbliche, loro alvei, sponde e difese … le piantagioni di alberi e siepi, le fabbriche, gli scavi e lo smovimento del terreno a distanza dal piede degli argini e loro accessori come sopra, minore di quella stabilita dalle discipline vigenti nelle diverse località, ed in mancanza di tali discipline a distanza minore di metri quattro per le piantagioni e smovimento del terreno e di metri dieci per le fabbriche e per gli scavi». Dal canto suo, anche il R.D. n. 368/1... _OMISSIS_ ...quo;sono lavori, atti o fatti vietati in modo assoluto rispetto ai sopraindicati corsi d’acqua, strade, argini ed altre opere d’una bonificazione: a) le piantagioni di alberi e siepi, le fabbriche, e lo smovimento del terreno dal piede interno ed esterno degli argini e loro accessori o dal ciglio delle sponde dei canali non muniti di argini o dalle scarpate delle strade, a distanza minore di metri 2 pei le piantagioni, di metri 1 a 2 per le siepi e smovimento del terreno, e di metri 4 a 10 per i fabbricati, secondo l’importanza del corso d’acqua» (art. 133, comma 1 lettera a).

Merita invero un cenno altresì il D.lgs. n. 152/2006, il quale, all’art. 115 prescrive che «le regioni disciplinano gli interventi d... _OMISSIS_ ...e e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di almeno 10 metri dalla sponda di fiumi, laghi, stagni e lagune, comunque vietando la copertura dei corsi d’acqua che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità e la realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti».

Inoltre, l’art. 94 del T.U. Ambiente prevede che sia di competenza delle medesime regioni, «per mantenere e migliorare le caratteristiche qualitative delle acque superficiali e sotterranee destinate al consumo umano», individuare «le aree di salvaguardia distinte in zone di tutela assoluta e zone di rispetto, nonché, all'interno dei bacini imbriferi e delle aree di ricarica della falda, le zone di protezione». Per ve... _OMISSIS_ ...ssenza dell’individuazione da parte delle regioni o delle province autonome della zona di rispetto …, la medesima ha un’estensione di 200 metri di raggio rispetto al punto di captazione o di derivazione».

Ricordiamo, infine, l’art. 142 del D.lgs. n. 42/2004 che prescrive, alla lettera c), come rientrino tra le c.d. aree tutelate per legge e soggette alle disposizioni del Codice dei beni culturali e del paesaggio «i fiumi, i torrenti, i corsi d’acqua iscritti negli elenchi previsti dal testo unico delle disposizioni di legge sulle acque ed impianti elettrici, approvato con regio decreto 11 dicembre 1933, n. 1775, e le relative sponde o piedi degli argini per una fascia di 150 metri ciascuna».

Orben... _OMISSIS_ ...guardo ai corsi d’acqua trattasi di un vincolo di inedificabilità assoluta, con la previsione della competenza delle Regioni circa il compito di disciplinare gli interventi di trasformazione e di gestione del suolo e del soprassuolo previsti nella fascia di rispetto dei corsi d’acqua e il divieto di c.d. tombatura degli stessi che non sia imposta da ragioni di tutela della pubblica incolumità e dalla realizzazione di impianti di smaltimento dei rifiuti.


2. L’approccio giurisprudenziale.

Chiarita la natura assoluta del vincolo di inedificabilità posto tanto dalle risalenti normative quanto (in richiamo) dal Testo Unico sull’ambiente, vediamo ora come la giurisprudenza abbia fornito il suo punto di vista in materia.... _OMISSIS_ ... In prima battuta, si afferma recisamente che «il divieto di costruzione entro una certa distanza dagli argini dei corsi d’acqua demaniali ha carattere assoluto ed inderogabile e risponde ad interessi pubblici di rango primario, quali la tutela delle acque e la sicurezza dei luoghi»; per vero, è consentita una deroga da parte delle disposizioni locali, in quanto l’art. 96 del R.D. n. 523/1904, «per come è formulato, è indubbiamente una norma intesa a conferire prevalenza, in materia di distanza dagli argini, alla normativa locale, svolgendo, pertanto, una funzione sussidiaria, nel senso che essa è destinata ad operare solo laddove siffatta disciplina manchi». In senso maggiormente specifico, si interpreta tale deroga nei termini che seguon... _OMISSIS_ ...luce del generale divieto di costruzione di opere in prossimità degli argini dei corsi d’acqua di cui al R.D. 25 luglio 1904, n. 523, il rinvio alla normativa locale assume carattere eccezionale, di talché tale normativa, per prevalere sulla norma generale, deve avere carattere specifico, ossia compendiarsi in una normativa espressamente dedicata alla regolamentazione della tutela delle acque e alla distanza dagli argini delle costruzioni, che tenga esplicitamente conto della regola generale espressa dalla normativa statale e delle peculiari condizioni delle acque e degli argini che la norma locale prende in considerazione al fine di stabilirvi l’eventuale deroga». In altre parole, ove esista una disciplina locale in materia, essa deve riportare i caratteri... _OMISSIS_ ... per poter prevalere sulla normativa nazionale.

In senso più specifico, si ritiene che «il vincolo fluviale di inedificabilità di cui al R.D. 25 luglio 1904, n. 523 ha indubbiamente carattere assoluto ed inderogabile; tale vincolo non opera esclusivamente nel caso in cui risulti – obiettivamente e prima facie – che non sussista una massa di acqua pubblica suscettibile di essere utilizzata ai fini pubblicistici»; anche le Sezioni Unite della Cassazione sono sulla stessa lunghezza d’onda, laddove affermano che «i divieti di edificazione sanciti dal R.D. n. 523 del 1904, art. 96, sono informati alla ragione pubblicistica di assicurare la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, ovvero di assicurare il libero deflusso ... _OMISSIS_ ...rrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici. Pertanto, si deve escludere l’operatività dei divieti connessi alla sua sussistenza soltanto quando risulta oggettivamente non sussistente una massa di acqua pubblica suscettibile di essere utilizzata ai predetti fini, e sempre che non sia nemmeno verosimile la ricostituzione della stessa per eventi naturali».

Pertanto, se – da un lato – deve pur trattarsi di una massa di acqua rientrante nella nozione di acqua pubblica, dall’altro si è altresì ritenuto che «nonostante la mancata espressa menzione dei laghi da parte delle previsioni contenute nell’art. 96 del R.D. n. 523 del 1904, se la finalità di tali disposizioni è quella di consentire il libero deflusso... _OMISSIS_ ... evidente che la medesima esigenza si pone con riguardo alle acque dei laghi, anch’esse soggette a innalzamenti di livello».

L’inedificabilità assoluta riguarda anche opere di modeste dimensioni: «l’obiettivo di salvaguardare la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali ed il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici, perseguito dall’art. 96 del regio decreto n. 523/1904, può essere messo a rischio anche da strutture temporanee, amovibili, di dimensioni modeste e prive di rilevanza urbanistica», da ciò derivand...


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