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Indennizzo espropriativo: le regole del giudice di Strasburgo


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titolo:DIRITTO DI PROPRIETÀ E CEDU
anno:2012
pagine: 310
formato: pdf  
prezzo:
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Magistrato della Corte di Cassazione 

In linea con le coordinate di base già esposte, mette conto rilevare il percorso che ha condotto il legislatore italiano a modificare radicalmente il sistema di indennizzo espropriativo.

Per far ciò è necessario muovere dalle pronunzie della Corte dei diritti dell'uomo, al fine di misurarne, in chiave comparativa, la portata rispetto ai canoni interni.

Sul punto, si ricorderà che il principio di proporzionalità insito nell'art.1 prot.n.1. cit. è stato nel tempo considerato dalla giurisprudenza di Strasburgo con riferimento all'esistenza di un ragionevole indennizzo [1] spettante in caso di perdita della proprietà.

E' stata la Corte dei diritti dell'uomo, con la sua giurisprudenza, ad individuare progressivamente alcuni canoni generali in materia.

In prima approssimazione, il giudice di Strasburgo ha per un verso escluso, se non per ipotesi eccezionali, che la proprietà possa essere espropriata senza indennizzo [2].

In linea con tale affermazione, si è poi ritenuto che il pagamento di un indennizzo ragionevole all'espropriato garantisca il giusto equilibrio fra i contrapposti interessi [3], poiché mancando completamente... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ... di ristoro – e semprechè non si versi in ipotesi eccezionali [4], la protezione accordata dalla norma sovranazionale finirebbe con l'essere illusoria ed inefficace [5].

Il riferimento, infatti, alla ragionevolezza sembrava dimostrare l'ampio margine di apprezzamento ancora una volta riservato ai singoli Stati nella quantificazione del ristoro, tanto da far dire in dottrina che "il criterio della «ragionevolezza» può assumere dei contorni talmente elastici da consentire alla Corte un atteggiamento di estrema flessibilità al momento di valutare la congruità dell'indennizzo".

L'unico limite che risultava incontestabilmente emergere dal diritto vivente del giudice europeo era rappresentato dall'impossibilità di accampare, fra le circostanza eccezionali idonee a ridurre fino ad annientarlo detto indennizzo, le conseguenze finanziarie enormi che sarebbero derivate dal pagamento del ristoro, avendo la Corte sempre negato la possibilità di giustificare una legislazione avente efficacia retroattiva fondata su ragioni di bilancio [6].

Per il resto, sembrava pacifico che proprio l'esistenza dell'obiettivo della pubblica utilità sotteso alla privazione d... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...età legittimamente compiuta potesse giustificare un indennizzo non uguale al valore integrale del bene, soprattutto se la privazione del dominio fosse connessa a progetti di nazionalizzazione [7] e non a singoli provvedimenti di esproprio [8].

Peraltro, la Corte dei diritti umani aveva tradizionalmente riservato particolare attenzione alle concrete modalità di pagamento dell'indennizzo richiedendo, anche in assenza di un'espressa previsione sul punto, che l'indennizzo fosse corrisposto in un tempo ragionevole [9].

La giurisprudenza della Corte europea in materia d'indennizzo espropriativo ha più volte sottolineato come accanto al canone del c.d. margine di apprezzamento spettante ai singoli Stati nell'individuazione del "ragionevole indennizzo" dovuto al proprietario occorre considerare, allo stesso tempo, il rispetto del principio di proporzionalità della misura riduttiva, proprio al fine di evitare che nella situazione concreta l'applicazione del diritto interno vulneri le prerogative proprietarie.

In questa prospettiva la Corte è pervenuta all'accertamento della violazione a carico dello Stato per avere indennizzato il proprietario colpito da un'espropriazione legittima ... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...re uguale a quello del fondo espropriato, ritenendo che, nella situazione concreta, quell'indennizzo, pur parametrato all'integrale ristoro del pregiudizio patito per effetto dell'atto ablatorio, non poteva comunque apparire adeguato al caso concreto, dovendo il proprietario - privato del fondo sul quale esercitava l'attività agricola - sopportare un peso superiore per riprendere l'attività originariamente espletata [10].

Nel caso sopra ricordato, ampiamente esaminato dalla dottrina [11], la vicenda, originata in Francia, aveva riguardato un compendio immobiliare adibito da un agricoltore francese alla produzione del latte.

Va detto che il sistema transalpino di tutela prevede in tali casi il pagamento del valore venale dei beni espropriati al quale si "aggiunge", in caso di esproprio parziale, il riconoscimento di un'ulteriore somma per il mancato guadagno connesso al periodo necessario alla riorganizzazione dell'attività agricola oltre al pagamento delle spese necessarie per tale riorganizzazione.

Come ulteriore possibilità il sistema francese riconosce al proprietario la facoltà di cedere "l'intera azienda" allo Stato nel caso in cui l'esproprio determinava una frammentazione di tale rilevan... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...ire la prosecuzione dell'attività imprenditoriale.

Ora, nel rivolgersi alla Corte di Strasburgo il proprietario lamentava che l'importo riconosciuto dall'autorità francese a titolo di indennizzo, pur superiore al prezzo di mercato, non era stato sufficiente a ristorarlo in maniera integrale, non avendo trovato nella zona terreni che gli permettessero di svolgere analoga attività.

La Corte dei diritti umani aveva accolto il ricorso, rilevando che l'indennizzo liquidato non era in grado di coprire, nel caso concreto, la perdita specifica rappresentata dallo "strumento di lavoro" , dovendo l'indennizzo espressamente ristorare qualunque utilità che il bene ablato contemplava -v.par.18 sent. Lallement -.

In questa circostanza, la Corte dei diritti umani osservò, in particolare, che la CEDU intende proteggere diritti non teorici o illusori, ma concreti ed efficaci [12], pure chiarendo che "l'oggetto e lo scopo della Convenzione, come strumento per la protezione degli esseri umani, chiamati a comprendere e applicare le sue disposizioni in modo che le richieste e rende efficace".

Tali premesse sono state necessarie per ritenere che, nel caso di specie, l'indennizz... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...uto al proprietario fosse in concreto inidoneo a ristorare il predetto del pregiudizio sofferto alla propria azienda che, privata di un fondo che risultava essenziale per la vita stessa dell'attività imprenditoriale.

Come perspicuamente colto dalla dottrina (Padelletti) che più approfonditamente si è occupata di tale ultima pronunzia, non può sottacersi che tale precedente, pur senza tralasciarne le peculiarità correlate alla vicenda concreta, è espressivo di principi assolutamente generali che, appunto, sono direttamente ed univocamente orientati a garantire al proprietario espropriato un indennizzo rapportato al valore complessivo delle utilità che il bene ablato rappresenta in concreto per il proprietario stesso [13].

Una conferma delle considerazioni appena espresse sembra costituita da altro precedente della corte europea, ancora una volta relativa ad un esproprio operato da un'autorità amministrativa francese.

Nel caso concreto il provvedimento ablatorio aveva riguardato non solo un'area in edificabile, ma anche un edificio industriale ed un appartamento ed il proprietario si era visto riconoscere solo il valore di tali cespiti, ma non un ulteriore inden... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ...lazione al pregiudizio rappresentato dalla perdita dell'affitto relativo all'edificio industriale ed all'area già concessi ad una società che l'aveva adibito a parcheggio capannone ed all'appartamento- anch'esso già concesso in locazione -.

Il giudice nazionale aveva infatti rigettato tale ulteriore voce di danno sottolineando che secondo il diritto interno il proprietario espropriato non poteva ottenere l'integrale riparazione delle perdite prodotte dall'espropriazione. Orbene, Corte dir. uomo 25 aprile 2006, Roux c. Francia - ha escluso che nell'operato del giudice francese risultasse evidente una violazione dell'art.1 Prot.n.1 CEDU.

La Corte ha ricordato che in caso d'interferenza con il diritto al rispetto della proprietà, l'atto ablatorio - e le conseguenze patrimoniali dallo stesso prodotte - deve garantire un "giusto equilibrio" tra le esigenze di interesse generale della comunità e le prescrizioni per la salvaguardia dei diritti fondamentali della persona. Da ciò consegue il diritto dell'espropriato a conseguire un indennizzo ragionevole, non necessariamente correlato al pieno valore di mercato del bene, sul punto spettando agli Stati un ampio margine di apprezzamento.... [Omissis - La versione integrale � presente nel prodotto - Omissis] ... /> Secondo il giudice di Strasburgo, nel caso di specie le decisioni del giudice nazionali dovevano ritenersi immuni da vizi.

Nè, prosegue la Corte, i ricorrenti avevano provato che le proprietà espropriate erano una "strumento di lavoro" colpito dall' "esproprio" appunto richiamando, a contrario, il caso Lallement c. Francia, § 18 di cui si è detto.

Orbene, il composito esame dei precedenti della Corte EDU appena ricordati conferma che:

L'art.1 Prot.n.1 alla CEDU offre al proprietario una tutela assai accentuata al diritto del proprietario in caso di ablazione, ancorchè legittima, di un bene. Protezione che comprende il bene in una dimensione affatto statica ed anzi dinamica, volta in tal modo a cogliere l'effettiva utilità che il proprietario del bene poteva cogliere nel caso concreto, tanto da dover essere presa in considerazione l'utilizzazione del bene quale strumento di lavoro in caso di esproprio.

 
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