La riforma del sistema indennitario italiano con lo sguardo rivolto a Strasburgo

Il punto sulla “riforma” del sistema indennitario introdotto dalla l.n.244/2007, con uno sguardo a Corte dir.uomo 10 giugno 2008 Il legislatore nazionale, sempre più consapevole della forza politica e giuridica delle condanne emessa dalla Corte europea dei diritti dell’uomo, sembra avere ben compreso la “portata” di quel diritto di matrice sovranazionale e così imboccato la via di un pronto adeguamento del sistema interno alle indicazioni che possono trarsi dalle condanne di Strasburgo.

Si è così assistito e si assiste ad una serie di interventi normativi [1] tutti rivolti a riconoscere il carattere “primario” della Convenzione europea, capace di operare ben prima ed a prescindere del controllo di cost... _OMISSIS_ ...lle leggi.

Che poi il risultato di tale “adeguamento” sia immune da vizi ed esoneri concretamente lo Stato da nuove condanne da parte del giudice di Strasburgo è, ovviamente discorso ben diverso e probabilmente più complesso.

In questo contesto si innesta la tematica dell’indennità di esproprio dopo la pluricommentata –anche su questa Rivista on line- decisione dell’ottobre 2007 con la quale la Corte costituzionale ha eliminato dal sistema giuridico interno il criterio indennitario introdotto dal famigerato art.5 bis l.n.359/1992-sent.n.348/2007-.

In questa prospettiva la modifica del testo unico espropriazione in tema di indennità di espropriazione, varata all’interno della legge 24 dicembre 2... _OMISSIS_ ....2 comma 89) [2], è così sembrata espressione del superamento delle linee direttive esposte dalla stessa Corte cost. n.348/2007 che, nel caducare ex tunc l’art.5 bis l.n.359/1992 [3], era stata ben attenta, nel delineare le possibili linee direttive di un futuro intervento normativo, a non affermare come costituzionalmente obbligato un percorso che garantisse in ogni caso al proprietario colpito da espropriazione legittima il valore venale pieno, proprio richiamando il concetto di funzione sociale della proprietà ed affermando, testualmente, che “il legislatore non ha il dovere di commisurare integralmente l'indennità di espropriazione al valore di mercato del bene ablato”-p.5.7 sent.n.348/2007-.

Tale scelta normativa ha, però, a... _OMISSIS_ ...o, cercato di valorizzare talune delle indicazioni pure contenute nella decisione della Consulta, così partorendo una disciplina composita e complessa.

Anticipando gli esiti di quest’analisi, condotta attraverso una simulazione di verifica giudiziale della ragionevolezza delle scelte legislative, sembra di poter dire che il tasso di equilibrio sotteso alle scelte legislative in materia sembra uniformarsi, almeno nelle sue generali, alle indicazioni della Corte costituzionale e della Corte dei diritti umani.

Le regole del giudice di Strasburgo in materia di indennizzo espropriativo Vale dunque la pena ripercorrere, sia pur sinteticamente, i principi in tema di indennizzo fissati dalla Corte di Strasburgo per poi simulare il compi... _OMISSIS_ ...ore e del giudice (ma probabilmente anche dell’amministratore pubblico) di ponderare la ragionevolezza del bilanciamento operato in sede legislativa.

Sul punto, si ricorderà che il principio di proporzionalità insito nell’art.1 prot.n.1. cit. è stato nel tempo considerato dalla giurisprudenza di Strasburgo con riferimento all’esistenza di un ragionevole indennizzo [4] spettante in caso di perdita della proprietà.

E' stata la Corte dei diritti dell’uomo, con la sua giurisprudenza, ad individuare progressivamente alcuni canoni generali in materia.

In prima approssimazione, il giudice di Strasburgo ha per un verso escluso, se non per ipotesi eccezionali, che la proprietà possa essere espropriata senza inden... _OMISSIS_ ...F|
In linea con tale affermazione, si è poi ritenuto che il pagamento di un indennizzo ragionevole all’espropriato garantisca il giusto equilibrio fra i contrapposti interessi [6], poiché mancando completamente ogni forma di ristoro – e semprechè non si versi in ipotesi eccezionali [7], la protezione accordata dalla norma sovranazionale finirebbe con l’essere illusoria ed inefficace [8].

Il riferimento, infatti, alla ragionevolezza sembrava dimostrare l’ampio margine di apprezzamento ancora una volta riservato ai singoli Stati nella quantificazione del ristoro, tanto da far dire in dottrina che « il criterio della “ragionevolezza” può assumere dei contorni talmente elastici da consentire alla Corte un atte... _OMISSIS_ ...trema flessibilità al momento di valutare la congruità dell’indennizzo ».

L’unico limite che risultava incontestabilmente emergere dal diritto vivente del giudice europeo era rappresentato dall'impossibilità di accampare, fra le circostanza eccezionali idonee a ridurre fino ad annientarlo detto indennizzo, le conseguenze finanziarie enormi che sarebbero derivate dal pagamento del ristoro, avendo la Corte sempre negato la possibilità di giustificare una legislazione avente efficacia retroattiva fondata su ragioni di bilancio [9].

Per il resto, sembrava pacifico che proprio l’esistenza dell’obiettivo della pubblica utilità –requisito non espressamente introdotto nell’art.1 Prot.n.-1 alla CEDU peperò scol... _OMISSIS_ ...o vivente di Strasburgo attraverso il riconoscimento di un ampio margine di apprezzamento riconosciuto agli Stati nel potere di regimentazione del diritto dominicale- sotteso alla privazione della proprietà legittimamente compiuta potesse giustificare un indennizzo non uguale al valore integrale del bene, soprattutto se la privazione del dominio fosse connessa a progetti di nazionalizzazione [10] e non a singoli provvedimenti di esproprio [11].

Peraltro, la Corte dei diritti umani aveva tradizionalmente riservato particolare attenzione alle concrete modalità di pagamento dell’indennizzo- e ciò, ancora una volta, andando oltre il tessuto normativo dell’art.1 Prot.n.1 alla CEDU che tanto non prevede - richiedendo che l’indennizzo sia corris... _OMISSIS_ ...po ragionevole [12].

Nella sentenza del 29 marzo 2006 Scordino c.Italia del 29 marzo 2006 che ha originato le sentenze nn.348 e 349 della Corte costituzionale la Grande Sezione ebbe a ribadire, nella sostanza, le conclusioni espresse già all’unanimità dai giudici della Camera che aveva adottato la precedente pronunzia del Luglio 2004 resa dalle stesse parti, fornendo un'interpretazione autentica dei principi espressi in passato in ordine alla misura che l’indennizzo spettante al proprietario attinto da un’espropriazione legittima deve avere per essere in linea con l’art.1 Prot.n.1 alla CEDU.

Fu in quell’occasione ritenuto che se il principio del ristoro pieno del valore del bene può subire delle limitazioni nei casi... _OMISSIS_ ...one, ciò risulta tollerato quando si adottano misure di riforma economica o misure tendenti a conseguire una maggior giustizia sociale- p.97 sent.- o quando sono operati cambiamenti fondamentali del sistema quali la transizione dalla monarchia alla repubblica-p.98- o in caso di adozione di leggi nell’eccezionale contesto della riunificazione della Germania- p.98-.

Facendo applicazione di tali principi, la Corte ha stigmatizzato come nel caso concreto, nel quale si faceva questione di un’espropriazione non agganciata...


...continua.  Qui sono visibili 8000 su 18029 caratteri complessivi dell'articolo.

 Sono omessi dal presente articolo eventuali note ed altri contenuti reperibili nel prodotto

Acquista per soli 3,00 € l'articolo, che ti verrà inviato via mail e che potrai scaricarti dalla tua area privata nella sua interezza e senza omissis.

Acquista articolo

Autore

Conti, Roberto

Magistrato della Corte di Cassazione