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Testamento biologico: uno sguardo agli altri ordinamenti


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titolo:IL TESTAMENTO BIOLOGICO
anno:2012
pagine: 115
formato: pdf  
prezzo:
€ 20,00

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laureata in giurisprudenza

Introduzione

Riprendendo fedelmente la ripartizione proposta dal prof. Casonato [1], l'atteggiamento dei diversi ordinamenti nei confronti dei "temi bioetici" può essere, in linea di massima, di due tipi: permissivo o impositivo.

Evidentemente, però, ogni ordinamento si caratterizza per un differente bilanciamento operato tra i delicati valori in gioco: questo dipende, infatti, da tutta una serie di fattori (culturali, normativi, sociali, ecc.) che non sono perfettamente replicabili né sovrapponibili nemmeno in ordinamenti appartenenti alla stessa famiglia.

Ecco perché, piuttosto che di modelli apoditticamente permissivi o impositivi la dottrina preferisce parlare di modelli a tendenza impositiva o a tendenza permissiva o, più semplicemente, di modelli "socchiusi" e di modelli "semi-aperti" o, ancora, di modelli "astensionisti" ed "interventisti".



Modelli a tendenza impositiva

Il modello a tendenza impositiva tende a svilupparsi seguendo un'[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ng>impostazione paternalistica, svuotando di significato l'autodeterminazione del singolo e relazionandosi ad esso come ad un soggetto debole, condizionato, che non è in grado di imporsi come centro morale ed autonomo, capace di agire per il proprio bene.

Si può riassumere questo modello, forse semplicisticamente, affermando che esso prevede, in linea di principio, la cd. "eutanasia passiva" (ovvero il rifiuto alle cure) come diritto (talvolta di rango costituzionale) vietando invece la cd. "eutanasia attiva" ed accompagnando tale divieto con sanzioni penali. Questa impostazione genera ovviamente problematiche aventi a riguardo il diritto d'uguaglianza che, come si vedrà di seguito, viene spesso violato trattando in modo dissimile (quando non opposto) situazioni sostanzialmente sovrapponibili.

Tra i modelli a tendenza impositiva si può indubbiamente annoverare l'Italia la quale, con l'art. 32 della propria Carta costituzionale [2] pone una riserva al generale diritto al rifiuto dei t... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...sanitari [3]: qualora la legge preveda l'obbligatorietà di un determinato trattamento sanitario (presumibilmente per motivi di pubblico interesse, che prevalgono sui diritti del singolo) il diritto al rifiuto cede il passo al dettato normativo che può agire in spregio della differente volontà del singolo.

L'ordinamento italiano, poi, come si è accennato nei paragrafi precedenti, limita la disponibilità dell'individuo a decidere della propria salute anche nella misura in cui viene vietata e sanzionata penalmente ogni forma di eutanasia attiva [4] impedendo, così, il pieno svolgersi dell'autodeterminazione del soggetto nell'ambito delle decisioni inerenti il fine-vita.

Questa lettura è confermata anche dal valore che il nostro ordinamento, tramite una fonte dal valore quantomeno "discutibile" come il Codice deontologico medico [5], attribuisce alle DAT: mere volontà che il medico deve tenere in considerazione ma dalle quali può, fornendo adeguate motivazioni, dissociarsi in qualunque momento [6].

Vi s... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ri ordinamenti stranieri che, come quello italiano, possono essere annoverati tra i modelli tendenzialmente impositivi.

Tra questi, troviamo anzitutto gli Stati Uniti d'America che, al pari dell'Italia, riconoscono il generale diritto al rifiuto di trattamenti sanitari. È storica ormai l'affermazione della Corte Suprema secondo la quale: «Il ruolo essenziale della libertà è costituito dal diritto di ciascuno di definire autonomamente il proprio concetto dell'esistenza, del senso, dell'universo e del mistero della vita umana. […]. Sono centrali, per la libertà garantita dal quattordicesimo emendamento, tutte le scelte personali e più intime che un individuo possa compiere nel corso della vita» [7].

Anche negli Stati Uniti, però, tale libertà viene compressa in relazione a particolari ambiti, tra i quali, anche in questo caso, quello del fine-vita. Pur essendo riconosciuta la validità delle cd. living will relative ai life-saving ed ai life-sustaining<... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...pan> treatments [8] gli Stati Uniti a loro volta non consentono, a parte pochissime eccezioni [9], le pratiche dell'eutanasia attiva e dell'assistenza al suicidio.

Come si è fatto sopra per l'ordinamento italiano, anche con riferimento all'ordinamento statunitense pare utile citare un caso balzato agli onori della cronaca e che, analogamente al caso Englaro, ha tenuto milioni di americani incollati alle televisioni, alimentando il dibattito sui temi del fine-vita anche oltreoceano: si fa riferimento al noto caso di Terri Schiavo.

Theresa Marie Schindler Schiavo, dopo un'infanzia trascorsa con problemi di sovrappeso e dopo essere ricorsa a diverse diete dimagranti venne trovata dal marito, una mattina del gennaio 1990, riversa a terra, priva di sensi, nell'ingresso del loro appartamento in Florida [10]. All'arrivo dei soccorsi, chiamati tempestivamente dal marito, Terri non respirava e non aveva polso. Vi furono diversi tentativi di rianimazione a seguito dei quali la ragazza venne trasportata al vicino ospedale, dove la... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... e le praticarono una tracheotomia. Il lungo periodo trascorso senza ossigeno, però, le causò gravi danni al cervello ledendo gravemente le porzioni responsabili della cognizione, della percezione e della veglia.

Dopo quasi tre mesi di coma Terri si risvegliò, riprendendo un normale ciclo sonno-veglia, ma rimanendo totalmente priva di ogni coscienza di se stessa o interazione con l'ambiente circostante. La sua condizione venne descritta dai medici che la visitarono come stato vegetativo permanente. Venne nutrita, in un primo momento, da un sondino nasogastrico ma successivamente, per arginare il rischio di infezioni ed alla luce dell'irreversibilità della sua situazione le venne praticata una gastrostomia endoscopica percutanea (la tanto discussa PEG) [11].

Nel 1998 il marito della sig.ra Schiavo presentò una petizione per chiedere la rimozione della PEG, dal momento che i medici avevano escluso unanimemente le possibilità per la ragazza di riprendersi ed alcuni di essi avevano avanzato l'ipotesi che, nonostante tutto, ella potesse comunque provare dolore.

L'istanza del marito venne rigettata in primo grado e tale rigetto fu confermato in appello dal Secondo Distretto della Corte d'Appello de... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ..., in quanto si ritenne che in capo al marito, possibile erede, potesse esserci un conflitto di interessi. Il marito, anche contro la volontà dei genitori di Terry, insistette nel testimoniare che non sarebbe rientrato tra i desideri della moglie quello di finire la propria vita spegnendosi lentamente in uno stato vegetativo permanente e proseguì la propria battaglia legale dando vita ad una lunga serie di sentenze conosciute, per praticità, come sentenze "Schiavo" ed il numero romano progressivo del loro ordine di pronuncia.

Il 15 ottobre 2003, il tubo per l'alimentazione della ragazza venne rimosso. Nel giro di una settimana la Florida approvò, frettolosamente, la cd "Legge di Terri", che concedeva all'allora Governatore l'autorità per intervenire nel caso: questa legge pare avere molto in comune con il "ddl di Eluana" (Englaro) di cui questo lavoro si occupa. La legge ordinò immediatamente il reinserimento del tubo per l'alimentazione che venne prontamente rimesso i... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...via chirurgica. Parte della legge prevedeva la designazione di un tutor ad litem affinché «interpretasse e rappresentasse le volontà e gli interessi» della Schiavo, e li riferisse al Governatore.

Il giudice Baird, sostenuto poi anche dalla Corte Suprema, vagliò la legge in questione dichiarandola incostituzionale. Il 18 marzo 2005 la PEG venne nuovamente rimossa. A seguito di quest'ultima rimozione il Governatore della Florida coinvolse addirittura il Congresso degli Stati Uniti d'America chiedendo che si esprimesse sul caso Schiavo.

Alle 9:05 locali di martedì 31 marzo 2005, Terri Schiavo morì. L'autopsia non fu in grado di identificare con precisione la causa della morte ma rivelò, al di là di ogni ragionevole dubbio, la presenza di estesi danni cerebrale ed al sistema nervoso che ne riconfermarono lo stato vegetativo in "vita".

Il "caso Schiavo" ha destato l'interesse pubblico e diviso l'America, a livello popolare e Governativo, fino all'estremo gesto simbolicamente significativo dell'allora Presidente degli Stati Uniti, George Bush, che si recò personalmente dai genitori di Terri, i quali si erano strenuamente opposti al distacco della PEG della figlia,... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e le proprie condoglianze.

Un altro ordinamento che, come quello italiano e statunitense, può considerarsi a tendenza impositiva è quello del Regno Unito in quanto manca di qualsiasi previsione che legittimi una qualche forma di eutanasia attiva rendendola, automaticamente, una condotta penalmente rilevante [12].

Tuttavia, anche nell'esperienza inglese è comunque presente un preciso right to refuse in riferimento trattamenti sanitari, anche vitali, sancito più volte dalla giurisprudenza britannica [13].

L'analisi di questo ordinamento è particolarmente interessante perché esso è stato lo scenario entro il quale si sono svolti due casi emblematici, la cui analisi comparata risulta estremamente significativa: ci si riferisce ai due casi noti come "Diane Pretty" e "Ms. B.", entrambi avvenuti nel 2002.

Diane Pretty era affetta da una malattia neuronale degenerativa che l'aveva lentamente paralizzata. Conscia della natura incurabile della propria malattia, ma non ancora dipendente da un trattamento sanitario di sostegno vitale in quanto capace di respirare... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nte, chiese al Director of Public Prosecutions l'impunità per il marito qualora questi, assecondando il suo volere, l'avesse aiutata a morire.

Ella era infatti angosciata dall'idea di poter morire soffocata, visto che nella fase terminale della malattia la paralisi avrebbe raggiunto anche gli organi vitali. La risposta fu negativa e venne riconfermata anche dalla Divisional Court e dalla House of Lords che sottolinearono come la condotta eventualmente posta in essere dal marito della sig.ra Pretty sarebbe stata giudicata come reato di assistenza al suicidio.

La donna, però, non si perse d'animo e ricorse alla Corte europea di Strasburgo, agendo contro il Regno Unito per vedersi riconoscere il proprio diritto a morire con dignità: con uno sforzo indicibile riuscì anche ad assicurare la propria presenza in aula ma la Corte respinse la sua domanda sostenendo che l'articolo 2 della CEDU «non può essere interpretato come tale da conferire il diritto diametralmente opposto», cioè quello a morire [14]. Pur dichiarandosi solidale con la situazione della donna, poi, la Corte sostenne che il governo britannico, nel rifiutare l'impegno a non perseguire penalmente il marito, non si fosse reso responsabile ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...o;trattamento inumano e degradante» nei suoi confronti, sanzionato dall'articolo 3 della Convenzione [15].

Diane Pretty, essendo "sfortunatamente" in possesso di tutte le sue funzioni vitali, seppur alimentata artificialmente, non fu lasciata libera di scegliere e morì, proprio come non avrebbe voluto, l'11 maggio 2002.

Il caso che ci si appresta ad illustrare di seguito, invece, dimostra come il principio di eguaglianza sia formalmente invocato dagli ordinamenti giuridici ma sostanzialmente non applicato nei casi concreti.

Ms. B. era una donna inglese, tetraplegica, costretta a vivere in un polmone d'acciaio e coadiuvata nella respirazione da un ventilatore artificiale. Chiese ai medici di staccare i macchinari che la tenevano in vita ma questi opposero un fermo rifiuto invocando il loro dovere deontologico di salvaguardia della vita umana. Ella ricorse allora alle vie giudiziarie, adducendo la sua ferma volontà di rinunziare alla ventilazione artificiale e, quindi, al trattamento sanitario che le era somministrato per due ordini di motivi: anzitutto non considerava dignitosa la propria vita in quelle condizioni; non ultimo, il trattamento al quale era s... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...isultava molto costoso per le sue possibilità economiche.

La Family Division della High Court of Justice riconobbe il pieno possesso delle facoltà di intendere e volere in capo a Ms. B. e affermò l'esistenza del diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari, anche vitali, in capo alla donna e condannò la struttura sanitaria che l'aveva in cura ad un risarcimento "simbolico" di cento sterline per unlawful trespass.

Grazie a questa decisione Ms. B. ottenne, come desiderava, il distacco dei trattamenti di sostegno vitale e morì in pace durante il sonno, senza sofferenza e con (quella che a suo avviso fu) dignità.

Recentemente il Director of Public Prosecutions britannico ha modificato le linee guida per i giudici interpellati nei casi di assisted suicide: tale modifica lascia trasparire, se non un mutamento di rotta, un "ammorbidimento" della giurisprudenza britannica, anche alla luce del fatto che, come spiegato dalla commissione d'inchiesta sul suicidio assistito, che questa nuova policy si è limitata a codificare un comportamento già in atto.
[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis]
...ti se una persona mossa da compassione aiuta un'altra che abbia un chiaro e lucido desiderio a morire e ciò risulti concretamente dimostrabile in tribunale, i giudici nella gran parte dei casi sono inclini a far cadere le accuse. A voler essere pignoli, la probatio richiesta da queste direttive è ai limiti del diabolico, ma si tratta pur sempre di un passo avanti per il Regno Unito in tema di fine vita.

Varrà la pena interrogarsi sulle ragioni che sono alla base dell'impostazione seguita da questi ordinamenti, i quali hanno scelto di privare il singolo della libertà di scelta su un tema così personale come il fine vita sebbene, a differenza di tanti altri temi "biogiuridici" (aborto, procreazione medicalmente assistita, clonazione ecc.) esso non coinvolga direttamente interessi di terzi.

Anche la Francia, al pari dell'Italia, si preoccupa della tutela del diritto di rifiuto delle cure, con particolare attenzione alla possibilità di ricorrere a trattamenti palliativi necessari ad assicurare una degna morte a tutti coloro che ne fanno richiesta ma ribadisce, altresì, il proprio divieto ad ogni pratica di eutanasia attiva.

[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nia ha recentemente, nel settembre del 2009, apportato rilevanti modifiche al BGB, agganciando a quest'ultimo la vincolatività delle DAT (Patientenverfügung) e recependo tali indicazioni nell'alveo dell'istituto dell'amministrazione di sostegno [16] al fine di assicurare il rispetto da parte del personale medico delle DAT espresse dall'amministrato. La collocazione delle direttive anticipate di trattamento all'interno del BGB è certamente sintomo di rinnovata attenzione e sensibilità nei confronti di questi temi: vi sono, infatti, precise disposizioni anche in tema di testamento biologico.

Qualora una persona lasci per iscritto le proprie volontà in ordine al fine-vita il medico è sempre tenuto a rispettarle [17].

Curioso è notare come la cd. "dottrina del doppio effetto" operi all'interno di questi ordinamenti per evitare che il divieto di eutanasia att... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...formi in accanimento terapeutico, ovvero in un trattamento inumano e degradante lesivo della dignità del paziente.

La somministrazione di analgesici o di sedativi necessari per attenuare i dolori ha, infatti, il possibile effetto collaterale di "accelerare" la morte di questi pazienti [18]. A meno di non voler ricorrere ad una fictio iuris, il medico che prescrive ad un paziente un determinato farmaco è conscio dei possibili effetti di tale somministrazione: quelli desiderati perché benefici ed anche quelli collaterali, contribuendo, così, a provocarne la morte anticipatamente rispetto al corso naturale degli eventi. La dicitura "effetto collaterale" è sufficiente per mettere in pace la coscienza di chi si batte contro l'eutanasia facendo rientrare il rischio entro accettabili limiti di tollerabilità. Tale dottrina si compone di un'articolata disciplina atta a giustificare, soprattutto sul piano morale, determinate cure palliative, sottolineando la natura meramente incidentale dell'accelerazione della morte da esse causata:

  • l'atto ed il mezzo devono essere in sé buoni o moralmente neutri;

  • l'ag... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e intenzionalmente perseguire direttamente l'effetto positivo, limitandosi a prevedere e tollerare quello negativo;

  • l'effetto negativo non deve essere il mezzo per produrre quello positivo;

  • vi deve essere un'adeguata proporzione tra i due, nel senso che l'effetto positivo deve essere maggiore e più incisivo di quello negativo.

Si tratta, evidentemente, di un sofisma, di un puro artificio giuridico e linguistico, necessario, però, a segnare la linea di demarcazione (non sempre così evidente, per il vero) tra eutanasia attiva e possibili controindicazioni delle cure palliative, al fine di rendere pienamente legittime queste ultime [19].



Modelli a tendenza permissiva

Come è intuitivo immaginare, il modello a tendenza permissiva, oltre a garantire il diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari di ogni genere (anche quelli di supporto vitale fatti comunque salvi particolari casi previsti dalla legge), disciplina anche la cd. "eutanasia attiva", legittimando (e quindi non punendo), a determinate condizioni [20], anche pratiche come l'assisten... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...dio e l'omicidio del consenziente, lasciando al singolo una più ampia espressione della propria libera autodeterminazione in relazione (anche) al fine-vita.

Il singolo è, in questo contesto, un soggetto consapevole, eguale, libero ed ha facoltà di individuare il proprio bene: l'unico rischio è che tale libertà venga "inquinata" da condizionamenti che, su vari piani, possono ostacolare la formazione di una volontà autentica.

Ciò non significa che sia previsto un vero e proprio "diritto a morire", esercitabile in ogni caso e bisognoso di tutela da parte dell'ordinamento: onde evitare di scivolare lungo questa pericolosa china tali scelte sono rigorosamente disciplinate e possono essere compiute solo in presenza di determinate condizioni prestabilite e circoscritte. Si può, però, affermare che, nel delicato bilanciamento di interessi, l'interesse del soggetto a terminare dignitosamente la propria esistenza prevale sull'interesse statale alla conservazione della vita.<... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] .../> Tra i modelli a tendenza permissiva si possono annoverare, come si è già precedentemente accennato, gli stati di Washington, dell'Oregon e del Montana, l'Olanda, il Lussemburgo, il Belgio, la Colombia.

Sembra opportuno fornire una veloce overview sulla situazione di tali ordinamenti in tema di fine-vita: lo stato dell'Oregon, nel 1994, ha emanato l'innovativo Death with dignity Act [21] che legalizza una particolare modalità di attuazione dell'assistenza al suicidio: si tratta della prescrizione di farmaci letali associata, però, alla presenza di un medico al momento della loro assunzione da parte del malato [22]. Il soggetto richiedente deve essere maggiorenne e residente nello Stato dell'Oregon, deve essere affetto da una malattia incurabile e nello stadio terminale che gli provoca uno stato di dolore e depressione persistenti. Si prescrive inoltre che questi, prima di ogni richiesta formale, riceva adeguate informazioni e, solo successivamente, possa formulare le richieste scritte ed orali che dopo 32 giorni, in presenza di due testimoni e di un medico terzo, porteranno a compimento la richiesta del paziente.

Resta comunque il divieto per ogni forma di eutanasia attiva che si sostanzi in un [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...;">atto diretto a porre fine alla vita del paziente: il medico si limita a prescrivere farmaci letali che il soggetto richiedente assume autonomamente.

Nel 2008 lo stato di Washington ha indetto un referendum in cui una buona percentuale dei votanti (circa il 58%) ha votato a favore del Washington death with dignity Act [23] la cui funzione è quella di concedere a soggetti adulti in fase terminale della propria malattia che desiderano porre fine alla loro vita di richiedere dosi letali di farmaci al personale medico.

Per accedere a tale possibilità i soggetti interessati devono però essere residenti nello stato di Washinghton e devono avere un'aspettativa di vita inferiore ai sei mesi [24].

Il Montana è stato il terzo stato negli Stati Uniti a legalizzare il suicidio assistito: la Suprema Corte statale ha confermato la decisione adottata a livello distrettuale il 6 dicembre 2008 sostenendo che non vi è alcuna legge statale che impedisce ad un medico di prescrivere farmaci letali ad un paziente la cui malattia è nello stadio terminale [25].

Le motivazioni della Corte si sono articolate partendo... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...che non era rinvenibile nessun elemento nei precedenti della Corte Suprema del Montana o nelle sue leggi che lasciasse intendere che l'assistenza medica alla morte fosse da considerare contraria all'ordine pubblico. La contrarietà all'ordine pubblico andrebbe, invece, ravvisata in una violenta rottura della pace e della quiete pubbliche e, conseguentemente, l'aiuto medico alla morte di un paziente non sembrerebbe soddisfare tale requisito anche perché, in ogni caso, sarebbe il paziente stesso a commettere l'ultima azione finalizzata a causare la sua stessa morte, autosomministrandosi una dose letale di farmaco [26].

La Svizzera, poi, è un esempio particolare per una serie di motivi: l'art. 115 del suo codice penale [27] punisce con la reclusione fino a cinque anni o con una pena pecuniaria chi istiga o presta il proprio aiuto al suicidio altrui per motivi egoistici.

Ciò significa che chi, invece, pone in essere tale comportamento per motivi di pìetas, altruismo e solidarietà legate alla condizione di sofferenza ed irreversibilità della malattia di un individuo non è punibile. L'eutanasia attiva, invece, non è consentita in ogni caso [28].

Proprio nel maggio 2011 i cittad... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...onfederazione Elvetica si sono recati alle urne per rispondere ai quesiti avanzati da alcuni partiti conservatori per impedire ai non residenti di essere aiutati a morire nel territorio nazionale. L'esito del referendum è stato il rigetto a larghissima maggioranza di entrambi i quesiti, lasciando quindi invariata la situazione e mantenendo la Svizzera sulla vetta delle mete predilette del triste "pellegrinaggio della morte" [29].

L'Olanda, dopo una serie di condanne a pene simboliche per omicidio del consenziente [30] che sollevarono il problema, è stato il primo ordinamento a legalizzare l'eutanasia attiva grazie al Termination of life on request and assisted suicide Act del 2000.

Questa legge stabilisce l'esclusione della pena per i medici [31] che pratichino l'eutanasia ad un paziente a fronte di una sua richiesta «spontanea, ben ponderata e permanente» e di un futuro «senza scampo e intollerabile». Tali condizioni devono essere accertate dagli stessi medici che hanno l'obbligo, prima di agire, di dichiarare la situazione «appropriata» e di informare adeguatamente il paziente ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ituazione e sulle sue prospettive.

La procedura deve svolgersi sotto lo stretto controllo di un patologo e di una commissione regionale di controllo. L'art. 11 della Carta costituzionale olandese [32], inoltre, tutela a livello costituzionale il diritto al rifiuto, ovvero l'eutanasia passiva, al pari del nostro art. 32 Cost. L'aspetto della legislazione olandese in tema di eutanasia che però ha più infiammato il dibattito, anche a livello internazionale, è quello relativo ai minori sino ai 12 anni: sono anch'essi legittimati a richiedere, con la mediazione di coloro che ne esercitano la potestà genitoriale ed alle medesime condizioni richieste per i soggetti maggiori d'età, il ricorso all'eutanasia attiva.

L'Olanda ha legiferato anche nel tema specifico del testamento biologico, rendendo vincolanti le volontà redatte per iscritto dai propri cittadini maggiorenni in ordine al loro fine-vita qualora essi si trovino in uno stato vegetativo permanente accertato da un medico.

Nel 2002 anche il Belgio, tramite l'Act on Euthanasia, ha incluso nel proprio codice penale una clausola di esclusione della responsabilità del medico che pr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...anasia attiva, eccezion fatta per quanto riguarda i minori non emancipati.

I criteri secondo i quali è possibile praticare tale esclusione di responsabilità sono sempre molto rigidi: è necessaria l'iniziativa volontaria e reiterata del paziente dovuta ad una sofferenza psicofisica persistente ed insopportabile causata da una malattia incurabile. Vigila sulla correttezza della procedura una Commissione federale di controllo.

Il Lussemburgo ha, in tempi recenti, legalizzato l'eutanasia all'interno del territorio nazionale, sempre ovviamente nei limiti di rigidi criteri stabiliti dalla legge.

La Colombia versa, invece, in una situazione ancora incerta in quanto non è un atto legislativo ma un intervento della Corte Costituzionale [33] a stabilire l'esenzione di responsabilità per i medici che, nel rispetto di certi criteri, aiutino un paziente inguaribile ad interrompere, dietro l'esplicita e consapevole richiesta di quest'ultimo, un'esistenza che egli ritiene non dignitosa [34].

È particolarmente interessante la sentenza in esame perché concentra l'analisi della fattispecie concreta attorno al concetto di dignità... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e deve essere applicato in ugual misura alla vita come alla morte, spingendosi addirittura a giudicare crudele e disumano, proibito dalla Carta costituzionale, sino all'annullamento della dignità e dell'autonomia del paziente come "soggetto morale" [35] l'accanimento terapeutico fine a se stesso.

Conclude affermando che, così facendo, la persona sarebbe ridotta a mero strumento finalizzato alla difesa della vita come valore astratto ed assoluto [36]. Per questo motivo la Costituzione colombiana considera ognuno un soggetto morale capace di decidere per sé in piena autonomia e nel rispetto della propria dignità.

È il caso di annoverare anche la Spagna tra i modelli a tendenza permissiva, anche se non fa ancora esplicitamente parte di questa categoria: è notizia recente, infatti, che sia al vaglio del Parlamento un disegno di legge sulla «Regolazione dei diritti della persona di fronte al processo finale della vita» che mira ad assicurare al malato una "morte degna".

Già dal 2002 si è stabilito con legge il diritto al rifiuto dei trattamenti sanitari anche se di sostengo vitale ma questo disegno di legge, gi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...lto contestato, sembrerebbe di fatto legittimare l'eutanasia nel Paese, consentendo ai medici (che non potranno fare obiezione di coscienza) di somministrare ai pazienti in stadio terminale dosi di sedativi di molto superiori rispetto a quelle necessarie per alleviarne semplicemente le sofferenze provocandone, così, la morte [37].

Andalusia e Aragona hanno già approvato una legge regionale sul punto senza limiti».

 
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