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Somministrazione alimenti e bevande e normativa edilizia

La liberalizzazione dell’attività di somministrazione di alimenti e bevande introdotta dall’art. 3 d.l. 223/2006 e dall’art. 71 D. Lgs. 59/2010 non è in grado di superare le preclusioni di natura urbanistica che siano dirette a tutelare specifici interessi pubblici.

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Le associazioni di promozione sociale che svolgono anche attività di somministrazione di alimenti e bevande sono localizzabili in tutte le parti del territorio urbano essendo compatibili con ogni destinazione d'uso urbanistico.

La somministrazione di alimenti e bevande agli associati, trattandosi di esercizio riservato ai soli soci di un circolo, non implica alterazione o deviazione dei c.d. standards edilizi, ossia un aumento del carico urbanistico, data la coincidenza, in termini di bacino di utenza, tra l'attività principale e l'attività strumentale (ristoro dei soci stessi) nell'ambito dell'insieme delle attività associative.

Il particolare regime di favore previsto dal D.P.R. 235/2001, che riguarda l'esercizio dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande all'interno di circoli privati in rapporto alla destinazione d'uso degli edifici interessati, non può essere utilizzato per ricavare il principio di carattere generale secondo il quale i circoli privati e i fabbricati che li ospitano sarebbero sottratti all'applicazione di tutte le norme urbanistiche ed edilizie.

La liberalizzazione dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande introdotta dall'art. 3 d.l. 223/20... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rt. 71 D. Lgs. 59/2010 non è in grado di superare le preclusioni di natura urbanistica che siano dirette a tutelare specifici interessi pubblici.

Dalla liberalizzazione dell'attività di somministrazione di alimenti e bevande introdotta dall'art. 3 d.l. 223/2006 e dall'art. 71 D. Lgs. 59/2010 discende il divieto di contingentare le attività economiche a impatto limitato (tipicamente, i bar in tutte le loro declinazioni, compresi i pub), ma non viene scalfito il potere della P.A. di utilizzare la pianificazione urbanistica per impedire l'ingresso di attività che pongono problemi di convivenza con la prevalente destinazione residenziale, come è il caso delle discoteche.



 
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