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Danno da insidia stradale: responsabilità civile e penale della P.A.

Il fatto che il proprietario del bene (nella fattispecie, delle strade) sia un ente pubblico non basta ad escludere l'applicabilità dell'art.2051 Cod. Civ..L'inosservanza da parte della P.A. di regole tecniche, o dei canoni di diligenza e prudenza, può essere infatti denunciata dal privato sia per conseguire il risarcimento del danno patrimoniale o morale subito, sia per ottenere una condanna dell'amministrazione ad un facere o ad un non facere.

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DEMANIO E PATRIMONIO --> RESPONSABILITÀ CIVILE, PROFILI GENERALI

L'inosservanza da parte della P.A., nella gestione e manutenzione dei beni che ad essa appartengono, delle regole tecniche, o dei canoni di diligenza e prudenza, può essere denunciata dal privato dinanzi al G.O. non solo ove la domanda sia volta a conseguire la condanna della stessa P.A. al risarcimento del danno patrimoniale, ma anche ove miri alla condanna della stessa ad un facere o ad un non facere, giacché la domanda non investe scelte ed atti autoritativi dell'amministrazione, ma attività soggetta al rispetto del principio del neminem laedere.

Il fatto che il proprietario del bene sia un ente pubblico non basta per escludere l'applicabilità dell'art. 2051 c.c..

La discrezionalità, e la conseguente insindacabilità da parte del G.O., dei criteri e mezzi con i quali la P.A. realizza e mantiene un'opera pubblica, trovano limite nell'obbligo della P.A. medesima di osservare, a tutela dell'incolumità dei cittadini e dell'integrità del loro patrimonio, le specifiche disposizioni di legge e di regolamento disciplinanti quelle attività, nonché le comuni norme di diligenza e prudenza.
... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n materia di danno cagionato da cose in custodia, compete al danneggiato provare il nesso eziologico tra la cosa e l'evento lesivo, mentre il convenuto, per liberarsi, dovrà provare l'esistenza di un fattore causale estraneo alla sua sfera soggettiva ed idoneo ad interrompere quel nesso di causalità.

In materia di danno cagionato da cose in custodia, il danneggiato, oltre a dover provare il fatto che l'incidente si sia effettivamente verificato nel luogo d'incidenza delle particolari condizioni della cosa, deve dimostrare che il sinistro appaia come conseguenza normale di queste condizioni, potenzialmente lesive, possedute dalla cosa, non necessariamente per la sua intrinseca pericolosità, ma tali che la cosa, per la sua natura o per l'insorgenza in essa di agenti dannosi sia stata causa dell'evento dannoso.

Il giudizio sulla pericolosità delle cose inerti deve essere condotto alla stregua di un modello relazionale, in base al quale la cosa venga considerata nel suo normale interagire con il contesto dato, sicché una cosa inerte in tanto può ritenersi pericolosa in quanto determini un alto rischio di pregiudizio nel contesto di normale interazione con la realtà circostante.

Rispetto all... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nita dal danneggiato di essere caduto da una scala avente determinate caratteristiche, il giudice di merito deve esaminare tutte tali caratteristiche, al fine di verificare se, utilizzata la scala secondo parametri di normalità, esse lasciano tuttavia permanere un margine di rischio di caduta superiore a quello che si corre nelle condizioni di normale utilizzazione di una scala: ove tale rischio sussista, di esso deve rispondere l'ente pubblico custode della scala ex art. 2051 c.c., essendo funzione della norma quella di imputare la responsabilità a chi si trovi nelle condizioni di controllare i rischi della cosa, a prescindere dalla valutazione del suo comportamento in termini di colpa, specificamente per non aver adottato misure idonee a ridurre o eliminare detto rischio.

Ai fini della sussistenza della responsabilità ex art. 2051, la cosa va valutata nella sua globalità ed in tutte gli aspetti che la caratterizzano ai fini dell'uso normale di essa: va cassata, dunque, la sentenza di merito che si sia limitata a valutare soltanto le condizioni di manutenzione e di conservazione della res e non altri, come l'assenza di presidi antinfortunistici.

Nel caso di caduta su una scala ubicata in edificio pubblico, ai fini... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...onsabilità della P.A. proprietaria ex art. 2051 c.c. occorre valutare tutte le caratteristiche del bene, quale la natura monumentale, la sua collocazione in un edificio pubblico, la mancanza di corrimano e di strisce antisdrucciolo, al fine di verificare se tali carenze rendessero, in caso di utilizzazione normale della scala, da parte di chiunque, più elevato del normale il rischio di caduta.

Il nesso di causalità rilevante nella fattispecie prevista nell'art. 2051 c.c. è quello in ragione del quale ricorra la duplice condizione che il fatto costituisca un antecedente necessario dell'evento, nel senso che quest'ultimo rientri tra le conseguenze normali ed ordinarie di esso, e che l'antecedente medesimo non sia poi neutralizzato, sul piano causale, dalla sopravvenienza di circostanze da sole idonee a determinare l'evento.

In caso di caduta da una scala, è onere dell'ente proprietario dell'edificio ove è avvenuta la caduta dimostrare l'imprevedibilità oggettiva ovvero l'eccezionalità del comportamento della danneggiata ovvero l'intervento di un fatto estraneo interruttivo di quel nesso eziologico, perché da solo idoneo a provocare l'evento, anche in mancanza di quei presidi ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...istici in astratto reputati necessari.

Il criterio di verosimiglianza cui si deve parametrare il giudizio sulla riconducibilità dell'evento alle condizioni della cosa impone di condurre tale giudizio tenendo conto del normale uso della cosa, gravando l'onere della prova dell'uso anomalo o della sopravvenienza dell'evento eccezionale sul custode, presunto responsabile ex art. 2051 c.c..

L'avanzata età del soggetto che è caduto da una scala non basta di per sé a dimostrare una condotta colposa dello stesso e non basta ad affermare che egli avrebbe dovuto astenersi dall'utilizzare il bene.

In caso di caduta da una scala, la presenza di vie d'uscita alternative non esclude di per sé la responsabilità ex art. 2051 c.c. dell'ente proprietario dell'immobile, qualora la scala fosse aperta al pubblico e priva di segnali di pericolo o di divieto di accesso: l'utilizzo della stessa, infatti, non è connotato dai caratteri dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità propri del caso fortuito, pur se in astratto non si può escludere che il fatto del danneggiato si affianchi come ulteriore contributo utile alla produzione dell'evento.

La responsabilit&agr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...stode, di cui all'art. 2051 c.c., ha natura oggettiva e presuppone non la colpa del custode, ma la mera esistenza d'un nesso causale tra la cosa ed il danno, la cui prova è fornita dal danneggiato mediante la dimostrazione delle condizioni potenzialmente lesive possedute dalla cosa, da valutarsi alla stregua della normale utilizzazione di essa; la responsabilità è perciò esclusa solo dalla prova del fortuito, nel quale può rientrare anche la condotta della stessa vittima, ma, nella valutazione dell'apporto causale da quest'ultima fornito alla produzione dell'evento, il giudice deve tenere conto della natura della cosa e delle modalità che in concreto e normalmente ne caratterizzano la fruizione.

La mancata chiusura definitiva del cantiere da parte di chi ha effettuato lavori pubblici su suolo comunale non è soltanto il segnale di una presumibile responsabilità per l'esecuzione di eventuali interventi abusivi (nella specie, scavi per estrazione di terra e pietrisco), ma è soprattutto la causa della protrazione nel tempo di una responsabilità del medesimo, in qualità di appaltatore, per gli obblighi di custodia dell'area comunale occupata, fino a quando non l'abbia completamente rico... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...l'ente proprietario.

Il fatto che la rimozione di un muretto e di una tubazione farebbe riversare dell'acqua sull'abitazione del vicino, mettendola in pericolo, non implica l'impossibilità di esecuzione della condanna al rimessione in pristino del bene pubblico, ma semplicemente l'esigenza che l'intervento ordinato dal giudice sia inserito all'interno di un intervento più ampio di sistemazione del deflusso dell'acqua.

L'applicabilità dell'art. 2051 cod. civ., in caso di danni provocati da beni demaniali può dipendere dalla tipologia di beni di che trattasi: poiché la custodia è una relazione di fatto tra un soggetto ed una cosa, che presuppone un potere di controllo del primo sulla seconda, va verificato in concreto, da parte del giudice di merito, se tale possibilità di controllo sussiste.

Ai fini dell'applicazione dell'art. 2051 c.c. non è tanto la classificazione del bene come appartenente al demanio comunale stradale piuttosto che alla rete fognaria comunale, quanto l'accertamento compiuto, in concreto, da parte del giudice di merito della possibilità da parte del Comune di un continuo controllo sul bene e di un'adeguata vigilanza.

Sussiste il con... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...lpa del danneggiato che, in un giorno piovoso, cada in un punto dove è già passato poco prima (nella specie trattavasi della scala di accesso ad un istituto scolastico), dovendosi ritenere in tal caso consapevole dello stato dei luoghi.

Risultano integrati gli estremi dell'art. 2051 c.c. laddove l'utente di un bene pubblico (nella specie trattavasi di una scuola) cada sulle scale, a causa della mancanza della striscia antiscivolo e di equivalenti dispositivi mobili, quali ad esempio tappetini.

Dati i diversissimi presupposti di una responsabilità penale e di una responsabilità civile ai sensi dell'art. 2051 c.c. le risultanze dei giudizi penali, nei quali la posizione del militare che il giorno del sinistro era presente era stata definita con un non luogo a procedere, non consente di escludere il nesso custodiale e la relativa responsabilità civile.

Sussiste la responsabilità dell'ente proprietario dell'edificio pubblico (nella specie un ospedale) laddove un tappeto non incollato né fissato in alcun modo al pavimento determini il venir meno dell'equilibrio dell'utente, provocandone la rovinosa caduta a terra.

Il Comune non è responsabile per il mancat... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ionamento idrico conseguente alla rottura delle tubazioni sotterranee di adduzione dell'acqua perché a suo carico non esiste un generico obbligo di custodia derivante dalla proprietà della strada.

La responsabilità ex art. 2051 cod. civ. ha carattere oggettivo, configurandosi in base alla sola esistenza di un nesso causale tra la cosa in custodia e il danno, salva l'esclusione derivante dal caso fortuito.

La norma dell'art. 2051 c.c. stabilisce, a carico del custode, una responsabilità, che nelle più recenti interpretazioni giurisprudenziali ben può essere ritenuta come di responsabilità oggettiva, a carico del custode, vale a dire di colui che custodisce la cosa dalla quale è originato il danno.

Si applica l'art. 2051 per i danni cagionati da beni pubblici (nella specie, un'area archeolgica) se sussistono il rapporto di custodia tra la cosa ed il danno, un oggettivo dinamismo intrinseco della cosa ed il nesso causale tra il dinamismo della cosa e l'evento dannoso.

La responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia presuppone l'effettivo rapporto di custodia nei confronti del bene e cioè una relazione di fatto ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... che consenta il potere di controllo e di vigilanza.

In materia di responsabilità del custode ex art. 2051 c.c., il caso fortuito, che esclude tale tipo di responsabilità, deve intendersi nel senso più ampio, comprensivo della condotta colpevole, imprevista ed imprevedibile, dello stesso danneggiato.

Quanto più la situazione di possibile pericolo è tale da essere prevista e superata attraverso l'adozione delle normali cautele da parte dello stesso danneggiato, tanto più incidente deve considerarsi l'efficienza causale della condotta imprudente della vittima nella causazione del danno, fino ad interrompere il nesso causale tra la cosa ed il danno, con conseguente esclusione della responsabilità del custode ex art. 2051 c.c..

L'applicabilità della disposizione di cui all'art. 2051 c.c. alla P.A. risulta ormai generalmente condivisa nella giurisprudenza di legittimità e di merito, mentre è controversa l'individuazione dei limiti applicativi di tale disposizione: a) secondo un primo orientamento si applica a prescindere dal fatto che il bene sia adibito all'uso generale e diretto da parte della collettività ed abbia notevole estensione, poten... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...costanza rilevare ai soli fini dell'individuazione del caso fortuito; b) una seconda tesi ritiene tale norma inapplicabile in tutte quelle ipotesi in cui il bene per le sue caratteristiche (estensione e modalità d'uso) sia oggetto di un'utilizzazione generale e diretta da parte di terzi, che limiti in concreto le possibilità di custodia e vigilanza sulla cosa.

Il Comune, proprietario dello stabile, risponde dei danni occorsi al soggetto che, scendendo le scale, cade a causa di uno scalino rotto.

La demanialità o patrimonialità del bene, l'essere esso adibito ad uso generale e diretto e la sua notevole estensione rendono applicabile la norma dell'art. 2051 c.c. sia nel caso di beni di limitata estensione, come l'edificio pubblico, il bosco comunale ubicato su un costone di montagna fiancheggiante la strada pubblica, agevolmente controllabile dalla polizia forestale, la strada comunale, la rete fognaria comunale ma anche nel caso di beni di ampia estensione, come le autostrade, posto che l'impiego delle moderne tecnologie nei sistemi di manutenzione e di controllo di detti beni integra condizione idonea a consentire al relativo proprietario o gestore di esercitare un continuo ed efficace controllo e lo obbligano alla... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... esecuzione di costanti opere di manutenzione lungo l'intero tracciato.

Le caratteristiche della demanialità o patrimonialità del bene, dell'uso diretto da parte della collettività e della sua estensione, quando ricorrano congiuntamente, rilevano esclusivamente ai fini della individuazione del caso fortuito e, quindi, dell'onere che la p.a. o il gestore deve assolvere per sottrarsi alla responsabilità, una volta che sia dimostrata l'esistenza del nesso causale.

Il rapporto di custodia, in forza del quale il custode è ritenuto responsabile per ciò solo (in termini sostanzialmente oggettivi) del danno causato dalla cosa, si sostanzia in una mera situazione di appartenenza della "res" ad un determinato soggetto, con la conseguenza che la responsabilità del custode sussiste non soltanto nei casi di cosa pericolosa o per intrinseca dinamicità ma anche in relazione a cose inerti (danni da caduta da scale con gradini sdrucciolevoli o su pavimenti scivolosi e in ambienti scarsamente illuminati), prive di pericolo (danni da incendio in un'abitazione) e non aventi alcuna dinamicità (danni da incendio o da infiltrazioni d'acqua provenienti da un immobile in cui è insorto un agente ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...r />
Nel caso di responsabilità ex art. 2051 c.c. l'evento dannoso deve essere stato causato non già con la cosa, ma dalla cosa.

Il nesso causale tra fatto della cosa e evento di danno deve essere accertato alla stregua della teoria della "conditio sine qua non", secondo cui è causa di un evento ogni singola condizione e cioè ogni antecedente senza il quale l'evento non si sarebbe verificato.

In relazione alle situazioni di pericolo immanentemente connesse alla struttura o alle pertinenze del bene demaniale o patrimoniale, l'ente dovrà dimostrare di avere posto in essere tutta la normale attività di vigilanza e manutenzione, esigibile in relazione alla specificità della cosa, così provando in via presuntiva che la situazione pericolosa si è originata in modo assolutamente imprevedibile ed inevitabile e, dunque, per caso fortuito (ancorché lo specifico evento ricollegabile a tale nozione risulti non identificato).

In relazione alle situazioni di pericolo determinate da un comportamento degli utenti o da una alterazione della cosa assolutamente repentina ed imprevedibile, l'ente proprietario o gestore dovrà dimostrare che l'evento dann... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ave; verificato prima che esso - nonostante l'attività di controllo e la diligenza impiegata al fine di garantire un intervento tempestivo - potesse rimuovere o adeguatamente segnalare la straordinaria situazione di pericolo determinata per difetto del tempo strettamente necessario.

L'art. 1227, co. 1 c.c., secondo cui quando vi è concorso di colpa del danneggiato, la responsabilità del danneggiante è diminuita secondo la gravità della colpa e l'entità delle conseguenze che ne sono derivate, si applica anche nei casi di responsabilità del custode: a tal fine, il giudice deve accertare d'ufficio la eventuale concorrenza di colpa del danneggiante e la sua incidenza sulla genesi del danno.

Va superata la giurisprudenza che - sul presupposto che l'art. 2051 c.c. prevede una presunzione di responsabilità del custode - afferma che l'art. 2051 c.c. è applicabile nei confronti della P.A. per categorie di beni demaniali solamente quando, per le ridotte dimensioni, ne è possibile un efficace controllo ed una costante vigilanza da parte della P.A., tale da impedire l'insorgenza di situazioni di cause di pericolo per gli utenti.

La responsabilità da cose in... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...resuppone che il soggetto cui la si imputa abbia con la cosa un rapporto definibile di custodia. Perché questo rapporto ci sia è necessario che il soggetto abbia o sia in grado di esplicare riguardo alla cosa un potere di sorveglianza, il potere di modificarne lo stato o di escludere che altri vi apportino modifiche. Una volta accertato che il danno si è verificato a causa di un'anomalia della cosa (e l'onere probatorio di tale dimostrazione grava palesemente sul danneggiato), è comunque configurarle la responsabilità dell'ente pubblico custode, salvo che quest'ultimo non dimostri di non avere potuto fare nulla per evitare il danno, situazione che si verifica solo quando la situazione che provoca il danno si è determinata in maniera improvvisa.

L'ente pubblico, custode della cosa, non è responsabile qualora la caduta del soggetto sia dovuta alla presenza sul pavimento di una striscia di plastica, lasciata incautamente da terzi soggetti: tale circostanza è del tutto accidentale, idonea ad escludere ogni profilo di comportamento colposo.

L'art. 2051 c.c. detta una regola che presiede alla formulazione del giudizio relativo alla imputazione soggettiva di un evento dannoso "cagionato&qu... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...t;cose" e che muove dalla considerazione che la produzione di un evento pregiudizievole, che trovi in una "cosa" il suo fattore generatore, è fatto che solo chi sulla cosa medesima eserciti effettivamente i poteri di vigilanza, può evitare, con l'adozione delle misure idonee a neutralizzarne le potenzialità dannose: sicché, laddove l'evento si verifichi, può presumersi che tali poteri di vigilanza non siano stati diligentemente esercitati.

Nell'applicazione della regola presuntiva dettata dall'art. 2051 c.c. assume preminente rilievo la valutazione delle modalità con cui, e dei limiti entro cui, il "custode" della cosa possa attendere al proprio compito di impedire che la cosa produca fatti dannosi per i terzi, in relazione ai diversi tipi di evento dannoso che dalla cosa siano suscettibili di scaturire.

Qualora il danno sia dovuto ad un fattore del tutto "estrinseco" - anche nella sua materialità - rispetto al dinamismo della "cosa", i cui effetti sono ordinariamente ascrivibili, in prima battuta, alla condotta negligente di terzi (ad es. caduta dovuta a pezzo di plastica lasciato da altri sul pavimento) la disposizione dell'art. 2051 c.c. no... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...; trovare applicazione.

Non può ragionevolmente ritenersi che sul soggetto proprietario od obbligato alla manutenzione ordinaria incomba il potere - dovere di controllare, appunto "minuto per minuto", che i beni di uso anche dei dipendenti rimangano sgombri da ogni corpo estraneo che in essa possa essere immesso da chi vi transiti (od anche da altri soggetti terzi).

Deve essere accolta la domanda risarcitoria proposta dal soggetto che abbia riportato lesioni dovute alla repentina chiusura dellla porta di un montacarichi destinato dalla P.A. ad ascensore: l'utilizzo di un "montacarichi", in luogo di un ascensore, per accedere ai piani sotterranei, in maniera abituale, configura infatti una condotta colposa, trattandosi di mezzo destinato al trasporto di merci e non di persone, e come tale non conforme alle prescrizione dettate dalla normativa sulla sicurezza degli ascensori, volta a prevenire pericoli per i terzi e per i dipendenti.

Ai sensi dell'art. 2051 c.c., la responsabilità per danni ha natura oggettiva, in quanto si fonda sul mero rapporto di custodia, cioè sulla relazione intercorrente fra la cosa dannosa e colui il quale ha l'effettivo potere su di essa (come il proprietario, il ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...o anche il detentore) e non sulla presunzione di colpa, restando estraneo alla fattispecie il comportamento tenuto dal custode.

Ai fini dell'art. 2051 c.c. occorre, da un lato, che il danno sia prodotto nell'ambito del dinamismo connaturale del bene, o per l'insorgenza in esso di un processo dannoso, ancorché provocato da elementi esterni, e, dall'altro, che la cosa, pur combinandosi con l'elemento esterno costituisca la causa o la concausa del danno; pertanto, l'attore deve offrire la prova del nesso causale fra la cosa in custodia e l'evento lesivo nonché dell'esistenza di un rapporto di custodia relativamente alla cosa, mentre il convenuto deve dimostrare l'esistenza di un fattore estraneo che, per il carattere dell'imprevedibilità e dell'eccezionalità, sia idoneo ad interrompere il nesso di causalità, cioè il caso fortuito, in presenza del quale è esclusa la responsabilità del custode.

Il profilo del comportamento del custode rimane estraneo alla struttura della fattispecie normativa di cui all'art. 2051 c.c. ed il fondamento della responsabilità è costituito dal "rischio da custodia" che grava su colui che ha in custodia una cosa, per i danni dalla cos... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...usati che non dipendano da caso fortuito.

Il limite della responsabilità ex art. 2051 c.c. risiede nell'intervento di un fattore esterno, estraneo alla cosa, che non attiene al comportamento del responsabile ma alle modalità di causazione del danno, idoneo ad interrompere il rapporto eziologico fra res in custodia ed evento pregiudizievole; tale fattore esterno deve avere i caratteri propri del caso fortuito: assoluta eccezionalità, straordinarietà e, dunque, imprevedibilità.

In ossequio al principio generale dell'autoresponsabilità, non può essere accordato un ristoro pieno al danneggiato negligente ovvero imprudente.

L'indagine sull'operatività dell'art. 2051 c.c. non può arrestarsi di fronte alla natura giuridica del bene od al regime od alle modalità del suo uso da parte del pubblico: occorrerà verificare se vi sia, per l'ente cui è affidata la gestione del bene pubblico, l'oggettiva possibilità di esercitare su di esso quel potere di governo che, in questo ambito, si denomina custodia e si sostanzia di tre elementi: il potere di controllare la cosa; il potere di modificare la situazione di pericolo insita nella cosa o che in e... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ave; determinata e quello di escludere qualsiasi terzo dall'ingerenza sulla cosa nel momento in cui si è prodotto il danno.

Perché possa configurarsi la responsabilità ex art. 2051, è sufficiente che sussista il nesso causale tra la cosa in custodia e il danno arrecato, senza che rilevi la condotta del custode e l'osservanza o meno di un obbligo di vigilanza, per cui essa resta esclusa solo dal caso fortuito, fattore che attiene non già ad un comportamento del responsabile, bensì al profilo causale dell'evento, riconducibile non alla cosa (che ne è fonte immediata) ma ad un elemento esterno, recante i caratteri dell'oggettiva imprevedibilità ed inevitabilità e che può essere costituito anche dal fatto del terzo o dello stesso danneggiato.

Il giudizio sull'autonoma idoneità causale del fattore esterno ed estraneo deve essere adeguato alla natura e alla pericolosità della cosa, sicché quanto meno essa è intrinsecamente pericolosa e quanto più la situazione di possibile pericolo è suscettibile di essere prevista e superata attraverso l'adozione delle normali cautele da parte dello stesso danneggiato, tanto più incidente deve considerar... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...enza causale del comportamento imprudente del medesimo nel dinamismo causale del danno, fino ad interrompere il nesso eziologico tra cosa e danno e ad escludere, pertanto, la responsabilità del custode.

Il dovere del custode di segnalare il pericolo connesso all'uso della cosa si arresta di fronte ad un'ipotesi di utilizzazione impropria la cui pericolosità è talmente evidente ed immediatamente apprezzabile da chiunque, tale da renderla del tutto imprevedibile, sicché l'imprudenza del danneggiato che abbia riportato un danno a seguito di siffatta impropria utilizzazione integra un caso fortuito.

La responsabilità per i danni provocati da cose in custodia trova applicazione anche in relazione ai beni demaniali.

È esistenza o meno del potere di controllo e di vigilanza sul bene - la cui sussistenza in concreto deve essere oggetto di indagine mirata, caso per caso, da parte del giudice del merito - a costituire il discrimine per l'applicabilità dell'art. 2051 c.c. e non già la natura demaniale del bene medesimo.

La natura demaniale, con conseguente esonero da responsabilità del Comune convenuto, del torrente che avrebbe determinato l'allagamento di una p... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ave; privata, attiene alla effettiva titolarità del rapporto dedotto in giudizio, e pertanto, è assoggettata alle relative preclusioni, oltre all'ordinario onere probatorio, non potendo essere proposta per la prima volta né in sede di precisazione delle conclusioni, né in comparsa conclusionale.

Non sussiste la responsabilità dell'ente proprietario di un corso d'acqua laddove gli accertamenti peritali svolti a distanza di quattro anni dall'insorgenza di fenomeni non abbiano consentito di addivenire a conclusioni univoche, a causa dell'insufficienza dei dati a disposizione del consulente.

La responsabilità ex art. 2051 c.c. prescinde dall'accertamento del carattere colposo dell'attività o del comportamento del custode e ha natura oggettiva, necessitando, per la sua configurabilità, del mero rapporto eziologico tra cosa ed evento.

La responsabilità ex art. 2051 c.c. prescinde dall'accertamento della perìcolosità della cosa e sussiste in relazione a tutti i danni da essa cagionati, sia per la sua intrinseca natura, sia per l'insorgenza di agenti dannosi, essendo esclusa solo dal caso fortuito, che può essere rappresentato - con effetto liber... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...le o parziale - anche dal fatto del danneggiato, avente un'efficacia causale idonea a interrompere del tutto il nesso causale tra cosa ed evento dannoso o da affiancarsi come ulteriore contributo utile nella produzione del pregiudizio.

La radicale oggettivazione della responsabilità ex art. 2051 c.c. comporta che la stessa non esige, per essere affermata, un'attività o una condotta colposa del custode, di talchè, in definitiva, il custode negligente non risponde in modo diverso dal custode perito e prudente, se la cosa ha provocato danni a terzi.

Posto che la ratio dell'art. 2051 c.c. è quella di imputare la responsabilità a chi, traendo profitto dalla cosa, si trova nelle condizioni e di doverne sopportare gli incommoda e di controllarne i rischi, deve considerarsi custode chi di fatto ne governa le modalità d'uso e di conservazione, e non necessariamente il proprietario.

Ove, per l'estensione del bene, per l'uso generalizzato dello stesso da parte degli utenti o per qualsivoglia altra circostanza il potere di controllo sia oggettivamente impossibile, non vi è rapporto di custodia, e non vi è dunque margine per l'operatività dell'art. 2051 cod. civ..
... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... vi sia rapporto di custodia, la responsabilità ex art. 2051 cod. civ. è esclusa, come si diceva innanzi, solamente dal caso fortuito, che è qualificazione incidente sul nesso causale e non sull'elemento psicologico dell'illecito, e che individua un fattore riconducibile a un elemento esterno, avente i caratteri dell'imprevedibilità e dell'inevitabilità.

Qualora sia dedotta la responsabilità ex art. 2051 c.c., al danneggiato compete provare l'esistenza del rapporto eziologico tra la cosa e l'evento lesivo.

La responsabilità presunta per danni da cose in custodia è configurabile anche con riferimento ad elementi accessori, pertinenze inerti e qualsivoglia altro fattore che, a prescindere dalla sua intrinseca dannosità o pericolosità, venga a interferire nella fruizione del bene demaniale da parte dell'utente.

Qualora sia dedotta la responsabilità ex art. 2051 c.c. la prova che il danneggiato deve dare, anche a mezzo di presunzioni, consiste nella dimostrazione del verificarsi dell'evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene in custodia; spetta invece al custode provare l'esistenza di un fattore estraneo alla sua sfera sogget... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...o a interrompere quel nesso causale.

La responsabilità ex art. 2051 c.c. per i danni cagionati da cose in custodia ha carattere oggettivo; perché essa possa, in concreto, configurarsi è sufficiente che l'attore dimostri il verificarsi dell'evento dannoso e del suo rapporto di causalità con il bene, salvo la prova del fortuito, incombente sul custode.

Ove non sia applicabile la disciplina della responsabilità di cui all'art. 2051 c.c., per l'impossibilità in concreto dell'effettiva custodia del bene, l'ente proprietario risponde dei danni subiti dall'utente, secondo la regola generale dettata dall'art. 2043 c.c. In questo caso graverà sul danneggiato l'onere della prova dell'anomalia del bene, mentre spetterà al gestore provare i fatti impeditivi della propria responsabilità, quali la possibilità in cui l'utente si sia trovato di percepire o prevedere con l'ordinaria diligenza la suddetta anomalia.

Nella responsabilità ex art. 2051 c.c. incorre anche l'ente pubblico proprietario o gestore di beni demaniali, non potendosi escludere la responsabilità per custodia per il solo fatto che trattasi di bene demaniale, che lo stesso sia este... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...to ad un uso generalizzato da parte degli utenti, dovendosi aver riguardo alla oggettiva possibilità o meno di esercitare da parte dell'ente un effettivo controllo sul bene, tenuto conto della posizione della strada, delle dotazioni e degli strumenti che il progresso tecnologico mette a disposizione.

L'art. 2051 c.c. postula, da un verso, che il danno sia cagionato da un'anomalia originaria o sopravvenuta nella struttura o nel funzionamento della cosa, occorrendo cioè una relazione diretta tra la cosa in custodia e l'evento dannoso e, all'altro verso, che esista un "effettivo potere fisico, che implica il governo e l'uso della cosa ed a cui sono riconducibili l'esigenza e l'onere della vigilanza affinché dalla cosa stessa, per sua natura o per particolari contingenze, non derivino danni ad altri.

La responsabilità ex art. 2051 c.c. è una speciale forma di responsabilità rispetto a quella più generale di cui all'art. 2043 c.c., dalla quale non differisce comunque per essenza e natura, salvo essere caratterizzata da un dovere specifico di contenuto positivo, ovvero da un più intenso dovere di vigilanza - comportante anche quello di adottare le misure idonee ad impedire danni a ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...osto a carico di chi abbia a qualsiasi titolo un effettivo, non occasionale, "potere fisico" sulla cosa.

La responsabilità ex art. 2051 c.c. prescinde dal carattere insidioso della cosa dannosa, che perciò il danneggiato non è tenuto a dimostrare, come invece sarebbe necessario se agisse ai sensi dell'art. 2043 c.c..

Il caso fortuito costituisce un fatto estraneo alla sfera di azione del custode - attribuibile ad un fattore naturale, ovvero alla condotta del terzo o dello stesso danneggiato - tale da determinare da solo, per la sua imprevedibilità ed assoluta eccezionalità, l'evento dannoso, avendo cioè impulso causale autonomo, sì da interrompere il nesso eziologico fra cosa ed evento lesivo.

Le misure di precauzione e salvaguardia imposte al custode del bene devono ritenersi correlate alla ordinaria avvedutezza di una persona e perciò non si estendono alla considerazione di condotte irrazionali, o comunque al di fuori di ogni logica osservanza del primario dovere di diligenza, con la conseguenza che non possono ritenersi prevedibili ed evitabili tutte le condotte dell'utente del bene in altrui custodia, ancorché colpose.

La volontaria e co... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...sposizione al pericolo da parte del danneggiato, quando esistano agevoli e valide alternative idonee a scongiurare l'eventualità di accadimenti dannosi, comporta l'interruzione del nesso di causalità tra quella situazione e l'evento pregiudizievole che avesse a verificarsi, posto che in tal caso è alla volontà dello stesso danneggiato e alla sua decisione di correre un pericolo da lui conosciuto e facilmente evitabile che l'evento dev'essere ricollegato in nesso eziologico.

La discreazionalità e insindacabilità caratterizzanti l'esercizio dei poteri della P.A. di realizzazione, gestione e controllo su beni demaniali o opere pubbliche trovano pur sempre limite nell'obbligo di osservare, a tutela della incolumità dei cittadini e dell'integrità del loro patrimonio, le specifiche disposizioni di legge e di regolamento, nonché le norme tecniche e quelle di comune diligenza e prudenza, tra cui quella primaria e fondamentale del neminem laedere.

L'astratta configurabilità dell'art. 2051 c.c., così come dell'art. 2043, non esime comunque il danneggiato dall'onere di provare il nesso di causalità tra danno medesimo e condotta dell'agente, ovvero cosa in custodia in rel... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n'anomalia originaria o sopravvenuta nella struttura o nel funzionamento di questa: in altri termini, il danneggiante deve dimostrare che l'evento si è prodotto come conseguenza normale della particolare condizione, potenzialmente lesiva, posseduta dalla cosa.

Colui che lamenta un danno dovuto all'omessa custodia di un bene demaniale deve provare l'esatta dinamica dell'incidente e le concrete modalità del fatto (punto e causa reale della caduta).

La P.A. risponde delle cose "in custodia", sia in relazione al controllo su di esse, sia in conseguenza di una causa concreta del danno, a meno che non dimostri la determinazione del danno da eventi estrinseci dovuti a terzi o a caso fortuito.

La pubblica amministrazione è civilmente responsabile per i danni alla persona cagionati dalle frane di terreni demaniali, a meno che non dimostri il caso fortuito.

Il caso fortuito che idoneo ad esimere la responsabilità della pubblica amministrazione ai sensi dell'art. 2051c.c. non va individuato in base a criteri più ampi ed elastici di quelli che valgono per i custodi privati.

DEMANIO E PATRIMONIO --> RESPONSABILITÀ PENALE DA OMESSA MANUTENZIONE

Il re... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...del servizio manutenzioni è responsabile ex artt. 40 e 590 c.p. nel caso in cui l'omessa manutenzione di un bene pubblico determini un evento lesivo dell'integrità fisica altrui, e ciò a prescindere dal fatto che il bene fosse abusivamente occupato e dall'asserita mancanza di risorse, ove l'imputato abbia omesso di fornire la prova di aver esperito ogni tentativo per il reperimento di dette risorse.

DEMANIO E PATRIMONIO --> STRADE --> RESPONSABILITÀ PENALE

In tema di responsabilità penale del soggetto responsabile della manutenzione delle strade per omicidio e lesioni colpose, affinché le condizioni della strada assumano un'esclusiva efficienza causale dell'evento, è necessario che le sue anomalie assumano i caratteri dell'insidia e del trabocchetto di guisa che per la loro oggettiva invisibilità e la conseguente imprevedibilità integrino una situazione di pericolo occulto inevitabile con l'uso della normale diligenza; qualora, invece, adottando la normale diligenza che si richiede a colui che usi una strada pubblica, la situazione di pericolo sia conoscibile e superabile, la causazione dell'infortunio non può che fare capo esclusivamente e direttamente a chi non abbia adott... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...genza imposta.

In caso di lesioni o morte derivanti da insidia stradale, la responsabilità del soggetto preposto all'ufficio manutenzioni deve essere valutata sulla base dell'effettivo ruolo da lui ricoperto, delle mansioni rivestite, dall'estensione delle funzioni che gli erano delegate e ai compiti che invece erano rimessi in capo ad altri soggetti funzionalmente destinati al controllo ed all'intervento sullo stato delle strade.

Risponde del reato previsto dall'art. 589 c.p. il responsabile del settore incaricato della manutenzione della sede viaria nell'ipotesi in cui il sinistro in cui è deceduto l'utente sia stato causato da un accumulo di acqua piovana fuoriuscita dai fossi in ragione dell'omessa manutenzione del corso del fossato ostruito da vegetazione e detriti che non lasciavano fluire in modo normale le acque accumulatesi.


 
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