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Il divieto di "reformatio in pejus" nel giudizio di secondo grado sulla determinazione dell'indennità di esproprio


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titolo:GIUDIZIO 2014-2016 in materia di urbanistica ed edilizia, demanio e patrimonio pubblico, espropriazione per pubblica utilità
anno:2017
pagine: 2761 in formato A4, equivalenti a 4694 pagine in formato libro
formato: pdf  
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GIUDIZIO --> DETERMINAZIONE GIUDIZIALE DELL'INDENNITÀ --> POTERI DEL GIUDICE --> REFORMATIO IN PEJUS

La sentenza d'incostituzionalità (Corte Cost. n. 347/2008), spiega efficacia anche in riferimento ai giudizi pendenti alla data della sua pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale; tale principio va bilanciato con il divieto di reformatio in peius, alla stregua del quale il giudice dell'impugnazione, confermando la sentenza impugnata, può, infatti, senza violare il principio dispositivo, anche d'ufficio correggerne, modificarne ed integrarne la motivazione, purché la modifica non concerna statuizioni adottate dal giudice di grado inferiore non impugnate dalla parte interessata.

Alla stregua del divieto di reformatio in peius, il giudice dell'impugnazione, confermando la sentenza impugnata, può, senza violare il principio dispositivo, anche d'ufficio, correggerne, modificarne ed integrarne la motivazione, purché la modifica non concerna statuizioni adottate dal giudice di grado inferiore non impugnate dalla parte interessata. Ed invero i suoi poteri vanno determinati con esclusivo riferimento all'iniziativa delle parti, con la conseguenza che, in assenza d'impugnazione della parte parzialme... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...osa, la decisione non può essere più sfavorevole all'impugnante e più favorevole alla controparte di quanto non sia stata la sentenza impugnata, e non può dare luogo alla "reformatio in peius" in danno del primo.

Quando l'appello sia stato diretto ad ottenere la condanna ad una prestazione in misura inferiore di quella riconosciuta dal primo giudice, la mancata impugnazione della parte beneficiaria della condanna produce un effetto preclusivo che, se non può dirsi di giudicato in senso proprio, comporta tuttavia che la sentenza impugnata possa essere modificata esclusivamente per corrispondere all'unica impugnazione. Resta escluso che possa operare in danno del ricorrente - con riforma in peggio - la sopravvenuta innovazione normativa (derivi essa da ius superveniens o da declaratoria di incostituzionalità), pur se espressamente ritenuta applicabile anche ai procedimenti in corso non definiti con sentenza passata in giudicato.

In virtù dei principi generali in tema di effetto devolutivo dell'appello, formazione del giudicato interno e conseguente divieto di "reformatio in peius", la decisione del giudice di secondo grado non può essere più sfavorevole a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...te e più favorevole all'appellato di quanto non sia stata la sentenza impugnata, e non può, quindi, dar luogo all'attribuzione all'appellato, che non abbia proposto impugnazione incidentale, un bene della vita in misura maggiore rispetto a quello determinato in primo grado.

In ipotesi di opposizione alla stima definitiva pronunciata dalla Commissione di cui alla L. 22 ottobre 1971, n. 865, se l'opposizione viene proposta dall'espropriato, essendo l'oggetto del giudizio la congruità di detta stima e la sua conformità ai criteri di legge, la domanda può condurre a determinare soltanto una indennità maggiore rispetto a quella calcolata in sede amministrativa, ma non una somma inferiore, in difetto di una specifica domanda riconvenzionale formulata dall'espropriante.

Il giudice di merito, attribuendo una somma comunque superiore, nel risultato finale, rispetto a quella corrispondente alla stima opposta, sia pure per effetto della disapplicazione, in quanto abrogati, dei criteri riduttivi di cui alla L. n. 359 del 1992, art. 5 bis, non di certo viola il principio secondo cui, in assenza di domanda riconvenzionale dell'espropriante, non può determinarsi una somma inferiore rispetto a quella corrispondent... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a definitiva oggetto di opposizione da parte dell'espropriato.

In caso di opposizione alla stima proposta dall'espropriato, la domanda può condurre a determinare soltanto un'indennità maggiore rispetto a quella calcolata in sede amministrativa, ma non una somma inferiore, in difetto di una specifica domanda riconvenzionale formulata dall'espropriante.

Infondato è il motivo con cui si lamenta una reformatio in peius dell'indennità, qualora ricorra non un'ipotesi di opposizione alla stima, ma un'ipotesi di richiesta di determinazione dell'indennità di espropriazione richiesta dall'espropriato dopo il rifiuto dell'indennità provvisoria, che pertanto ha perso ogni effetto.

I poteri del giudice vanno determinati con esclusivo riferimento all'iniziativa delle parti, con la conseguenza che, in assenza d'impugnazione (appello o ricorso incidentale) della parte parzialmente vittoriosa, la decisione non può essere più sfavorevole all'impugnante e più favorevole alla controparte di quanto non sia stata la sentenza impugnata, e non può dare luogo alla "reformatio in peius" in danno del primo; resta pertanto escluso che possa operare in danno del ricor... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... riforma in peggio - la sopravvenuta innovazione normativa, derivi essa da ius superveniens o da declaratoria d'incostituzionalità (nel caso di specie per effetto della sentenza Corte Cost. n. 348/2007), pur se espressamente ritenuta applicabile anche ai procedimenti in corso non definiti con sentenza passata in giudicato.

Poiché nel giudizio di opposizione alla stima dell'indennità di espropriazione (o di occupazione temporanea), i principi di congruità e conformità di essa ai criteri di legge devono essere coordinati a quello della domanda, ne deriva che, se questa è formulata soltanto dall'espropriato, l'opposizione può condurre a determinare un'indennità maggiore, rispetto a quella calcolata in sede amministrativa, e non inferiore, in difetto di una domanda formulata dall'espropriante; pertanto, nel caso in cui l'accertamento conduca ad un tale risultato, il giudice deve limitarsi a respingere la domanda, altrimenti incorrendo nel vizio di ultrapetizione.

A seguito della sentenza Corte cost. 22.2.1990, n. 67, il giudizio avente ad oggetto l'indennizzo, si è trasformato da opposizione alla stima in accertamento dell'indennità, dovendosi escludere che sussista un divieto di r... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n pejus.

In tema di opposizione alla stima dell'indennità di espropriazione (o di occupazione temporanea), oggetto del giudizio è la congruità e conformità di essa ai criteri di legge, principi che devono essere coordinati a quello della domanda, derivandone che, se questa è formulata soltanto dall'espropriato, l'opposizione può condurre a determinare un'indennità maggiore, e non inferiore, rispetto a quella calcolata in sede amministrativa, in difetto di una domanda formulata dall'espropriante; pertanto, nel caso in cui l'accertamento conduca ad un tale risultato, il giudice deve limitarsi a respingere la domanda, altrimenti incorrendo nel vizio di ultrapetizione, salvo che l'espropriante, convenuto in opposizione, abbia ritualmente proposto a tal fine domanda riconvenzionale.

Se è vero che per effetto dell'opposizione, la stima della Commissione perde comunque efficacia in funzione di quella determinanda dal giudice, è altrettanto vero che oggetto del giudizio è pur sempre la congruità di detta stima e la sua conformità ai criteri di legge e che questi principi devono essere coordinati con quello della domanda (art. 99 cod. proc. civ.). Il quale comporta che se... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ma è formulata soltanto dall'espropriato, l'opposizione può condurre a determinare un'indennità maggiore rispetto a quella calcolata in sede amministrativa, ma non può portare ad una somma inferiore a detta stima in difetto di una domanda (riconvenzionale) all'uopo formulata dall'espropriante.

La determinazione giudiziale dell'indennità non deve essere superiore a quella già stabilita nella pronuncia impugnata dall'ente espropriante, nei cui confronti pertanto l'esito favorevole del giudizio non può risolversi in reformatio in pejus della sentenza in parte annullata.

L'opposizione alla stima ha ad oggetto l'accertamento della giusta indennità ed il giudice non è vincolato alle domande delle parti, espropriato ed espropriante, con la conseguenza che non viola l'art. 112 c.p.c. la sentenza della corte d'appello che riduca l'indennità e il valore venale stimato dalla Commissione provinciale espropri, pur non avendo l'ente locale mai impugnato la stessa ed avendone domandato la conferma nel giudizio di opposizione proposto dall'espropriato.

Se la domanda diretta ad ottenere la determinazione dell'indennità di espropriazione è formulata soltanto ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...riato, l'opposizione può condurre a determinare un'indennità maggiore, e non inferiore, rispetto a quella calcolata in sede amministrativa, in difetto di una domanda formulata dall'espropriante.

GIUDIZIO --> DETERMINAZIONE GIUDIZIALE DELL'INDENNITÀ --> POTERI DEL GIUDICE --> REFORMATIO IN PEJUS --> DIVIETO, LEGITTIMITÀ

L'applicabilità, nel corso del giudizio pendente, della sopravvenuta sentenza d'illegittimità n. 348/2007, trova un limite nella mancata impugnazione della parte espropriata. Tale esito costituisce una conseguenza di una scelta processuale della parte che, essendo correlato all'esigenza di tutelare il principio della domanda, esclude ogni vizio d'incostituzionalità, così come la lesione dei principi affermati dalla Cedu.



 
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