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Occupazione illegittima da parte della P.A.: ammissibilità della domanda risarcitoria

Il risarcimento del danno non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza (art.1227 Cod. Civ.). È rilevante il comportamento omissivo da parte del danneggiato quando viene meno il rispetto delle regole di diligenza e correttezza. Il risarcimento del danno può essere precluso al privato in caso di difetto di diligenza. La mancata adozione del decreto di espropriazione entro i termini previsti da parte del Comune non lo esime dal risarcire il danno.

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PATOLOGIA --> RISARCIMENTO DEL DANNO --> COMPORTAMENTO DEL CREDITORE

La mancata impugnazione del decreto definitivo di esproprio se non rileva ai fini dell'ammissibilità della domanda risarcitoria, incide sulla sua fondatezza; la scelta di non avvalersi della forma di tutela specifica e non (comparativamente) complessa che, grazie anche alle misure cautelari previste dall'ordinamento processuale, avrebbe plausibilmente (ossia più probabilmente che non) evitato, in tutto o in parte il danno, integra violazione dell'obbligo di cooperazione, che spezza il nesso causale e, per l'effetto, impedisce il risarcimento del danno evitabile.

A fronte di documentazione (originariamente) presentata dall'interessato, dal cui esame l'Amm.ne poteva trarre conclusioni ostative all'accoglimento della sua istanza, la mancata trasmissione di documentazione più precisa e di segno diverso, tale da rimuovere ogni impedimento alla valutazione positiva della pretesa, non può non rilevare ai fini dell'art. 1227 c.c. in ordine all'accertamento della spettanza del risarcimento.

La scelta di non partecipare al procedimento e non integrare la documentazione in atti mediante rilievi più precisi e favorevoli al privato (nella s... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...strando che l'ampliamento della concessione non avrebbe interessato un fondale marino protetto) spezza il nesso causale fra provvedimento e pregiudizio e, per l'effetto, in forza del principio di auto-responsabilità codificato dall'art. 1227, comma 2, c.c., comporta la non risarcibilità del danno evitabile.

La regola dell'articolo 30, comma 3, c.p.a., pur essendo testualmente riferita alla responsabilità per lesione di interessi legittimi, esprime un principio di carattere generale, che è anche applicabile alla responsabilità per danni derivanti dalla mancata esecuzione del giudicato (che è una responsabilità che consegue alla violazione di un diritto soggettivo).

Alla luce del principio sancito dall'art. 1227, comma 2, cod. civ., secondo il quale "il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza", a partire dal giorno della pubblicazione della sentenza che individua come ammissibile la tutela risarcitoria in forma specifica, non può più essere accordata la tutela risarcitoria per i danni medio tempore subìti, perché ogni ulteriore ritardo dell'avente diritto nell'attivazione degli strumenti di tutela previ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...dinamento per far cessare l'abusiva occupazione e rientrare in possesso degli stessi si configurerebbe come un "concorso colposo" nel fatto illecito.

Se, da un lato, il dovere di evitare un danno ed il suo aggravamento incombe innanzitutto sull'Amministrazione che agisce, da un altro lato, non si può non dare rilievo, sulla quantificazione del diritto al risarcimento, al comportamento del danneggiato, se questi a suo tempo ha pretermesso, in modo colpevole, di attivarsi per contenere gli effetti dannosi della condotta della controparte, dovendosi pur sempre tener presente che, ai fini della tutela riparatoria conseguente all'annullamento di un provvedimento sfavorevolmente emesso dalla P.A., assume rango privilegiato la modalità del risarcimento specifico, con l'eventuale restituzione dell'utilità diretta perduta, ove possibile.

Si possono ravvisare gli estremi di una condotta non rispettosa dell'ordinaria diligenza richiesta al creditore nel comportamento omissivo di chi, dopo aver ottenuto l'annullamento del diniego di titolo edilizio ed aver visto mutare la destinazione urbanistica dell'area, non abbia chiesto all'Amministrazione l'adozione di una variante al PRG al fine di dare eventuale attuazione al giudicato.

[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...o dell'amministrazione, anche se caratterizzato da una certa contraddittorietà, non integra gli estremi di un fatto illecito suscettibile di risarcimento se le incertezze (nella specie, sul materiale utilizzabile e sulla conseguente natura "amovibile" delle opere realizzate) sono stati determinati dal comportamento della parte ricorrente (che nella specie ha presentato due diverse versioni progettuali per la medesima opera, concorrendo - con la propria condotta - ad ingenerare confusione sui materiali utilizzabili).

Nella quantificazione del danno conseguente ad occupazione divenuta illegittima per effetto dell'annullamento giudiziale del titolo legittimante, occorre considerare il comportamento della parte istante che con la tempestiva richiesta di tutela cautelare a mezzo di provvedimento monocratico inaudita altera parte avrebbe ragionevolmente evitato lo spossessamento.

L'applicazione dei principi di "causalità ipotetica" impedisce di fatto di ritenere ammissibile il risarcimento del danno tutte le volte che lo stesso danno non si sarebbe prodotto se il "creditore" avesse tenuto il comportamento collaborativo di cui ai criteri di correttezza e buona fede sanciti dall'art. 1227 c.c..

La violazione dei princi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... fede di cui all'art. 1227, co. 2, c.c. va individuato anche nel mancato utilizzo del rimedio appropriato previsto dall'ordinamento per raggiungere gli obiettivi della tutela specifica delle situazioni incise.

Per poter escludere l'applicazione dell'art. 1227 c.c. in sede di liquidazione del danno da emanazione di provvedimento illegittimo non basta ad integrare un comportamento attivo di ordinaria diligenza, l'invito e la messa in guardia della P.A. sull'ingiustizia dei danni che l'atto causa, né basta esperire un rimedio interno, come un ricorso gerarchico, occorrendo piuttosto l'interessato si spinga al rimedio giustiziale disponibile contro l'atto amministrativo illegittimo per ottenerne l'annullamento e dunque la cessazione della produzione degli effetti lesivi.

L'art. 1227 c.c. prevede testualmente due ipotesi in tema di danno risarcibile. Nel primo comma il danno è causato con il concorso del fatto colposo del creditore, mentre nel secondo comma il danno avrebbe potuto essere evitato dal creditore con l'uso dell'ordinaria diligenza. Il primo principio, quindi, limita od esclude il risarcimento del danno che è causato in tutto o in parte dallo stesso danneggiato secondo la comune imputazione causale: il secondo principio, ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...one al danneggiato uno specifico dovere di correttezza inteso ad evitare il danno causato dal comportamento illecito del danneggiante.

L'art. 1227 c.c. esclude che il risarcimento sia dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza, atteso che il dovere del danneggiato di attivarsi per evitare il danno secondo l'ordinaria diligenza va inteso come sforzo di evitare il danno attraverso un'agevole attività personale, o mediante un sacrificio economico relativamente lieve.

La disposizione di cui all'art. 30, comma 3, del c.p.a., secondo il quale il giudice esclude "il risarcimento dei danni che si sarebbero potuti evitare usando l'ordinaria diligenza, anche attraverso l'esperimento degli strumenti di tutela previsti", pur inserita dal codice nell'alveo del risarcimento del danno correlato all'azione di condanna, costituisce un principio di indifferenziata applicazione, mutuabile da quello più generale espresso dall'art. 1227 cod. civ..

Il comma secondo dell'art. 1227 C.C. stabilisce che "il risarcimento del danno non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza". La norma, inserita nell'alveo della responsabilità contrattuale, ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...pressamente estesa in tema di valutazione del danno anche alla responsabilità extracontrattuale dall'art. 2056, primo comma, cod. civ..

La disposizione di cui al comma 2 dell'art. 1227 C.C., lungi dal prevedere un'ipotesi concausativa del danno da parte del danneggiato (prevista dal primo comma), è rivolta a prevedere la diversa situazione in cui il danneggiato sia estraneo alla produzione dell'evento, ma - dopo il suo verificarsi - abbia omesso di far uso della normale diligenza per circoscrivere l'incidenza negativa sul proprio patrimonio dell'evento stesso

La partecipazione al procedimento deve essere vista non soltanto quale momento esclusivo di tutela del cittadino, ma anche, nel quadro di cooperazione e di privatizzazione del rapporto procedimentale, come confine della responsabilità della pubblica amministrazione, da limitare a fronte della colpevole mancanza di una dovuta collaborazione del privato, secondo i criteri generali espressi dal principio di autoresponsabilità.

La disposizione contenuta nel secondo comma dell'art. 1227, formalizza un principio, altrettanto rilevante e contrario rispetto a quello della risarcibilità del danno per l'inadempimento o per il fatto illecito consacrato nel... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ioni di cui agli artt. 1218, 1223, 2043 e 2059 cod. civ.

La scelta di non avvalersi della forma di tutela specifica e non (comparativamente) complessa che, grazie anche alle misure cautelari previste dall'ordinamento processuale, avrebbe plausibilmente (ossia più probabilmente che non) evitato, in tutto o in parte il danno, integra violazione dell'obbligo di cooperazione, che spezza il nesso causale e, per l'effetto, impedisce il risarcimento del danno evitabile.

A fronte della pretesa risarcitoria per deprezzamento di edificio conseguente alla vicinanza della nuova opera viabilistica, può essere utile ad escludere il riconoscimento della pretesa risarcitoria la prova che il danno derivante dalla vicinanza della nuova strada realizzata sia imputabile al cosciente (da parte della proprietà) avvicinamento, in sede di ampliamento dell'edificio preesistente, al sedime della futura strada, già prevista dal Piano regolatore (anche solo in adozione) alla data del rilascio della concessione edilizia.

L'obbligo di diligenza gravante sul creditore, che rappresenta espressione del più generale dovere di correttezza nei rapporti fra gli obbligati, tendendo a circoscrivere il danno derivante dall'altrui inadempim... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...i limiti che rappresentino una diretta conseguenza dell'altrui colpa, non comprende anche l'obbligo di esplicare una straordinaria o gravosa attività, nella forma di un "facere" non corrispondente all'"id quod plerumque accidit".

Tra la pretermissione dell'azione giudiziale per la restituzione del terreno e l'insorgenza del danno (la mancata disponibilità del bene) non sussiste affatto un nesso di conseguenzialità diretta, in quanto è ben noto che, fino ai tempi recenti, in presenza di una valida dichiarazione di pubblica utilità la giurisprudenza negava comunque la restituzione del bene, addirittura affermando che l'irreversibile trasformazione del bene avesse determinato un effetto traslativo della proprietà (così detta occupazione acquisitiva). Non invocabile pertanto l'irrisarcibilità, ex art. 1227 comma 2 c.c. ed art. 30 c.p.a.,

La colpa, cui fa riferimento l'art. 1227 c.c., va intesa non nel senso di criterio di imputazione del fatto (perché il soggetto che danneggia se stesso non compie un atto illecito di cui all'art. 2043 c.c.), bensì come requisito legale della rilevanza causale del fatto del danneggiato.

Al fine di integrare la fattisp... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... all'art. 1227 c.c., comma 1 il comportamento omissivo del danneggiato rilevante non è solo quello tenuto in violazione di una norma di legge, ma anche più genericamente in violazione delle regole di diligenza e correttezza.

Occorre valorizzare - al fine di escludere la restituzione dei beni (e quindi il risarcimento in forma specifica), privilegiando, invece, la modalità risarcitoria formulata in via subordinata – la sostanziale rinuncia ad una piena tutela della propria proprietà da parte dei titolari della stessa, allorché i medesimi non abbiano tempestivamente agito in via possessoria, per impedire una nuova occupazione e, quindi, la trasformazione dei terreni già in precedenza occupati ma non ancora trasformati.

Il mancato ricorso alla tutela possessoria appare suscettibile di apprezzamento nell'ottica di cui al terzo comma dell'art. 30 del c.p.a.; il danno conseguente alla realizzazione dell'opera pubblica, che gli stessi proprietari attestano avere definitivamente privato gli stessi della disponibilità dei terreni, può essere infatti evitato usando l'ordinaria diligenza nel fare ricorso ai mezzi di tutela garantiti dall'ordinamento per pretendere l'avvio di una legittima procedura ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...va.

La mancata adozione nei termini del decreto di espropriazione da parte del Comune non lo esime dal risarcire il danno, la cui misura, tuttavia, deve essere limitata, tenendo conto del comportamento tenuto dalle parti, cui vanno ascritti profili di responsabilità, conseguenti (nel caso di specie) al rifiuto di addivenire alla stipulazione dell'atto di cessione pur dopo l'accettazione e riscossione dell'indennità.

L'art. 30 c.p.a., pur non evocando in modo esplicito il disposto dell'art. 1227, comma 2, c.c., afferma che l'omessa attivazione degli strumenti di tutela previsti costituisce, nel quadro del comportamento complessivo delle parti, dato valutabile, alla stregua del canone di buona fede e del principio di solidarietà, ai fini dell'esclusione o della mitigazione del danno evitabile con l'ordinaria diligenza.

E' infondata la domanda risarcitoria promossa in virtù di un illegittimo diniego di autorizzazione all'esercizio dell'attività estrattiva se la società ricorrente non ha proposto alcuna domanda cautelare e non si è attivata presso l'amministrazione resistente per sollecitare la prosecuzione del procedimento ed il riesame delle determinazioni sfavorevoli.

L'ar... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] .... comma 2 , applicabile anche nei casi di illecito extracontrattuale, esclude la spettanza del risarcimento per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando la ordinaria diligenza, e ciò implica l'onere per il creditore di attivarsi onde avvalersi di tutti gli strumenti approntati dall'ordinamento per realizzare l'interesse azionato.

Non ha diritto al risarcimento il privato che, in sede di giudizio risarcitorio, non dimostri di essersi attenuto alle regole di ordinaria diligenza che gli avrebbero consentito di avvalersi, in sede di presentazione del ricorso giurisdizionale, della sospensione cautelare.

La giurisprudenza più recente, muovendo dal presupposto che la disposizione di cui all'art. 1227 comma 2 c.c. non è formula meramente ricognitiva dei principi che governano la causalità giuridica consacrati dall'art. 1223 c.c., ma costituisce autonoma espressione di una regola precettiva che fonda doveri comportamentali del creditore imperniati sul canone dell' auto-responsabilità, ha adottato un'interpretazione estensiva ed evolutiva della richiamata norma, secondo cui il creditore è gravato non soltanto da un obbligo negativo (astenersi dall'aggravare il danno), ma anche da un obbligo positivo (te... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... condotte, anche positive, esigibili, utili e possibili, rivolte a evitare o ridurre il danno).

In tema di non risarcibilità dei danni evitabili, limite all'obbligazione cooperativa e mitigatrice del creditore e agli sforzi in capo allo stesso esigibili è rappresentato dalla soglia del c.d. apprezzabile sacrificio: il danneggiato è tenuto ad agire diligentemente per evitare l'aggravarsi del danno, ma non fino al punto di sacrificare i propri rilevanti interessi personali e patrimoniali, attraverso il compimento di attività complesse, impegnative e rischiose. L'obbligo di cooperazione gravante sul creditore, espressione del dovere di correttezza nei rapporti fra gli obbligati, non comprende, pertanto, l'esplicazione di attività straordinarie o gravose attività, ossia un "facere" non corrispondente all' id quod plerumque accidit.

Alla luce della più recente evoluzione pretoria, il divieto di abuso concerne, oltre che la fase fisiologica del rapporto (abuso del diritto), anche quella patologica (abuso del processo): il creditore, cioè, deve cooperare col debitore non solo per agevolare l'adempimento, ma anche per non aggravare la sua posizione una volta che si è verificata la viol... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...'impegno obbligatorio. E tanto si ricava proprio dal secondo comma dell'art. 1227 c.c., il quale impone a colui che abbia subito l'inadempimento (o il fatto illecito) di porre in essere in base a buona fede anche comportamenti attivi, entro i limiti del sacrificio non apprezzabile, per evitare l'aggravamento del danno.

Deve essere ridimensionato, ai sensi dell'art. 1227, il risarcimento del danno sofferto dal concessionario allorché questi abbia concorso con l'amministrazione nell'erronea qualificazione del rapporto concessorio, non abbia impugnato gli atti successivi, quali la revoca e il nuovo bando di gara, e non abbia partecipato alla nuova gara indetta dall'amministrazione.

Il difetto di diligenza dei privati, specialmente nel diffidare ad adempiere l'Amministrazione, è da reputarsi preclusivo dell'insorgenza del diritto al risarcimento del danno.

Nel giudizio avanti il g.a. trova applicazione la disposizione di cui all'art. 1227 comma 2, c.c. secondo cui il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l'ordinaria diligenza, quale principio generale in tema di risarcimento danni, ossia il principio di auto responsabilità.

A fronte di una posizione ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...oggettiva pretensiva, la responsabilità dell'amministrazione per danno ingiusto, derivante dall'adozione di provvedimenti illegittimi, assume alcuni tratti caratteristici della responsabilità precontrattuale e di quella per inadempimento delle obbligazioni; pertanto, trovano ingresso l'art. 1218 c.c. che esclude la responsabilità del debitore ove l'inadempimento non sia a lui imputabile e l'art. 1227, comma 2, c.c. per il quale la responsabilità del debitore è ugualmente esclusa ove il creditore sia in condizione di evitare il danno usando la normale diligenza.

Ai fini della esatta determinazione del danno deve tenersi conto del comportamento del privato che non abbia utilizzato quegli strumenti partecipativi e sollecitatorii che, secondo le indicazioni ricavabili dall'applicazione anche nei rapporti tra pubblica Amministrazione e privato dei classici cànoni privatistici di correttezza e buona fede reciproca, avrebbero quanto meno potuto limitare il danno subito.

Non è risarcibile, in quanto causalmente ascrivibile unicamente al privato, il danno determinato dalla decisione di ubicare un impianto in zona urbanisticamente incompatibile.

Colui che si pone volontariamente in una situazione... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...i deve far carico anche delle conseguenze che da essa derivano.

In forza del principio per cui colui che si pone volontariamente in una situazione illecita si deve far carico anche delle conseguenze che da essa derivano, i danni derivanti dall'annullamento di un'autorizzazione suscettibile di essere rimessa in discussione dalle competenti autorità sono ascrivibili alla stessa condotta del privato.

PATOLOGIA --> RISARCIMENTO DEL DANNO --> COMPORTAMENTO DEL CREDITORE --> IN IPOTESI DI OMESSA CONCLUSIONE DEL PROCEDIMENTO

Sussiste il comportamento omissivo colposo del danneggiato, ai sensi del comma 1 dell'art. 1227 c.c., ogni qualvolta la sua inerzia, contraria a diligenza, anche a prescindere dalla violazione di un obbligo giuridico di attivarsi, abbia concorso a produrre l'evento lesivo in suo danno, precisandosi che la regola contenuta nell'art. 1227, comma 1., c.c. non è espressione del principio di auto responsabilità, quanto piuttosto un corollario del principio di causalità, per cui al danneggiante non può far carico quella parte di danno che non è a lui causalmente imputabile; con la conseguenza che la colpa ex art. 1227, comma 1, c.c. deve essere intesa non nel senso di criterio... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ione del fatto, ma come requisito legale della rilevanza causale del fatto del danneggiato.

Non può ragionevolmente escludersi che la tempestiva impugnazione da parte dell'interessato del silenzio–rifiuto, formatosi ex art. 31, comma 6, della legge n. 1150 del 1942, sulla richiesta di concessione edilizia, avrebbe potuto impedire il danno, costringendo, eventualmente, anche attraverso un non implausibile provvedimento cautelare sollecitatorio o propulsivo, l'amministrazione a rilasciare il titolo edilizio ovvero costringendola a riesaminare la decisione della Commissione Edilizia Integrata e/o ad indicare le eventuali ragioni ostative a tale rilascio.

Dal calcolo del risarcimento del danno da ritardo nella riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto, deve essere escluso il ritardo che si sarebbe potuto evitare da parte del proprietario usando la normale diligenza, anche attraverso il tempestivo esperimento della tutela giurisdizionale, azionabile fin dalla scadenza quinquennale del vincolo espropriativo; ogni procrastinazione imputet sibi.

La mancata presentazione di un'istanza per la nomina del Commissario ad acta costituisce comportamento negligente, idoneo a fondare una riduzione ex art. 1227 c.c. del quantum d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... ritardato rilascio del permesso di costruire.

In tema di irreversibile trasformazione di un fondo rispetto ad una procedura espropriativa legittima, non sfociata nel mero decreto di esproprio, ove sia sotteso il pagamento per intero e per intervenuto accordo bonario dell'indennità di espropriazione, il valore transattivo del patto medesimo e il principio di buona fede e diligenza impongono all'espropriato di attivarsi, affinché l'Amministrazione concluda il procedimento e ciò al fine di evitare la produzione di un danno strumentalmente derivabile dal mero decorso del tempo. In alternativa, in coerenza, con il proprio interesse, il soggetto inciso deve attivarsi, senza indugio, per ottenere la restituzione dell'immobile.

Intervenuto il pagamento dell'indennità, in assenza di adozione da parte dell'Amministrazione del provvedimento finale, in pendenza di procedimento valido ed efficace, i proprietari possono anche ricorrere alla "mora credendi" ex art. 1216 c.c., con i conseguenti effetti di cui all'art. 1207 c.c. In mancanza delle dette azioni, spezzandosi il nesso di causalità ex art. 1227, comma 2, cod. civ., non è dovuto il risarcimento del danno.


 
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