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Atti di liberalità del legittimo proprietario del bene: dicatio ad patriam e donazione

Sebbene entrambe rappresentino un atto di liberalità, mentre la dicatio ad patriam (comportamento del proprietario che mette volontariamente e con carattere di continuità un proprio bene a disposizione della collettività) rientra nell’ambito degli impegni assunti in occasione di convenzioni edilizie, la donazione (dichiarazione unilaterale di volontà con cui il titolare del bene manifesta la volontà di cessione dello stesso all'amministrazione) è assoggettata all'art.782 Cod. Civ.

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titolo:TRASFERIMENTO E ACQUISTO DI DIRITTI REALI CON LA P.A.
anno:2017
pagine: 2105 in formato A4, equivalenti a 3578 pagine in formato libro
formato: pdf  
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TRASFERIMENTO E ACQUISTO DEI DIRITTI REALI --> TITOLO --> DICATIO AD PATRIAM

La dicatio ad patriam, intesa quale modo di costituzione di una servitù, postula un comportamento ad uso pubblico del proprietario che, seppur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità, un proprio bene a disposizione della collettività, assoggettandolo al relativo uso.

In ipotesi di area da lustri dedicata all'uso pubblico (nel caso di specie verde pubblico), non va esclusa la possibilità del verificarsi della fattispecie della c.d. dicatio ad patriam, che, quale modo di costituzione di una servitù di uso pubblico, consiste nel comportamento del proprietario che, seppure non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità (non di precarietà e tolleranza), un proprio bene a disposizione della collettività, assoggettandolo al correlativo uso, al fine di soddisfare un'esigenza comune ai membri di tale collettività "uti cives", indipendentemente dai motivi per i quali detto comportamento venga tenuto, dalla sua spontaneità e dallo spirito che lo ani... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...
L'istituto della dicatio ad patriam è costituito dal comportamento del proprietario di un bene che mette spontaneamente e in modo univoco il bene medesimo a disposizione di una collettività indeterminata di cittadini, producendo l'effetto istantaneo della costituzione della servitù di uso pubblico ovvero attraverso l'uso del bene da parte della collettività indifferenziata dei cittadini, protratto per il tempo necessario all'usucapione.

La cosiddetta dicatio ad patriam, quale modo di costituzione di una servitù di uso pubblico, consiste nel comportamento del proprietario che, se pur non diretto intenzionalmente a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, in modo univoco e con carattere di continuità (non di precarietà e tolleranza), un proprio bene a disposizione della collettività, assoggettandolo al correlativo uso, al fine di soddisfare un'esigenza comune ai membri di tale collettività uti cives, indipendentemente dai motivi per i quali detto comportamento venga tenuto, dalla sua spontaneità e dallo spirito che lo anima.

La dicatio ad patriam, quale modo di costituzione di una servitù di uso pubblico, postula un comportamen... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rietario che, seppure non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità, e non di mera tolleranza, un proprio bene a disposizione della collettività assoggettandolo al relativo uso. Un simile comportamento non può certamente essere ravvisato nella sottomissione alle prescrizioni contenute nelle varie concessioni edilizie rilasciate nel corso degli anni dal Comune ai proprietari, in particolare a quella con la quale si dispone che "l'area esterna ... potrà essere destinata ad uso pubblico senza indennizzi ....", posto che l'apposizione di tale vincolo non ha comportato anche la cessione della relativa area al Comune, per la quale sarebbe stato necessario uno specifico e diverso atto pubblico.

Perché si abbia costituzione d'una servitù pubblica per effetto della c.d."dicatio ad patriam" occorre, infatti, individuare proprio un siffatto comportamento del proprietario, che, se pur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta comunque volontariamente, con carattere di continuità e non precariamente, il proprio bene a disposizione della collettività, indipendentemente dai motivi per i quali d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...tamento venga tenuto, dalla sua spontaneità o meno e dallo spirito che lo anima, senza che a tal fine occorra un congruo periodo di tempo o un atto negoziale od ablatorio.

La dicatio ad patriam, quale modo di costituzione di una servitù di uso pubblico, consiste nel comportamento del proprietario che, se pur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità, un proprio bene a disposizione della collettività, assoggettandolo al correlativo uso, che ne perfeziona l'esistenza, senza che occorra un congruo periodo di tempo o un atto negoziale od ablatorio, al fine di soddisfare un'esigenza comune ai membri di tale collettività uti cives, indipendentemente dai motivi per i quali detto comportamento venga tenuto, dalla sua spontaneità o meno e dallo spirito che lo anima.

L'aver tollerato che su una parte del proprio fondo, che era stata concessa in comodato ad alcuni soggetti per consentirne il passaggio pedonale e carraio, transitassero anche persone diverse dai comodatari non da luogo di per sé a una dicatio ad patriam, per la quale è richiesto un comportamento del proprietario che, seppure non intenzionalmente diret... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ta al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità e non precariamente, un proprio bene a disposizione della collettività.

La dicatio ad patriam è un modo di costituzione di una servitù di uso pubblico consistente nel comportamento del proprietario che, se pur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità (non di precarietà e tolleranza), un proprio bene a disposizione della collettività al fine di soddisfare un'esigenza comune ai membri di tale collettività "uti cives", indipendentemente dai motivi per i quali detto comportamento venga tenuto, dalla sua spontaneità o meno e dallo spirito che lo anima.

La dicatio ad patriam presuppone due elementi: 1) un comportamento volontario, omissivo o commissivo, che consiste nel mettere un bene a disposizione dei membri della collettività - intesi uti cives ossia quali titolari di un pubblico interesse di carattere generale e non uti singuli ossia quali soggetti che si trovano in una posizione qualificata rispetto al bene che si trova gravato - comportamento tenuto dal proprietario gravato del bene con carattere di... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...agrave; e non in via precaria o per mera tolleranza indipendentemente dai motivi per cui tale comportamento è tenuto e dalla sua spontaneità; 2) un uso continuativo del bene da parte della collettività.

Il pagamento dei canoni per l'occupazione di suolo pubblico non è circostanza idonea ad integrare i requisiti della costituzione della servitù pubblica mediante l'istituto della Dicatio ad Patriam qualora non sia imputabile al proprietario dell'area (bensì, come nella specie, agli affittuari) e, perciò, neppure interpretabile come volontà giuridicamente idonea alla immutazione di fatto della destinazione d'uso del bene a fini di pubblica utilità.

La dicatio ad patriam si limita ad asservire ad un uso pubblico un bene privato, mantenendone invariata l'appartenenza, ed ha come presupposto che all'uso pubblico il bene possa soddisfare nello stato in cui si trova, e non in quello realizzabile a seguito di manipolazioni.

La dicatio ad patriam consiste nel comportamento del proprietario che, se pur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità e non precariamente, un proprio bene a dispo... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...la collettività, ma non può essere desunta dal solo fatto che il proprietario abbia consentito il passaggio pubblico su parte del proprio fondo.

Soltanto in caso di uso pubblico diretto a soddisfare un'esigenza comune ai membri della collettività uti cives, potrebbe astrattamente ammettersi l'esistenza di un uso pubblico rilevante ai fini della dicatio ad patriam; deve escludersi l'uso pubblico quando il passaggio venga esercitato unicamente dai proprietari di determinati fondi per la particolare ubicazione degli stessi o da coloro che abbiano occasione di accedervi per esigenze connesse alla loro privata utilizzazione.

Non può essere desunta la cosiddetta dicatio ad patriam, quale modo di costituzione di una servitù di uso pubblico, dal solo fatto che il proprietario abbia consentito il passaggio pubblico su parte del proprio fondo o su una strada privata di accesso ad alcuni edifici e di collegamento tra strade pubbliche, né essa è configurabile con riguardo a strade destinate al servizio di un determinato edificio o di un determinato complesso di edifici, indipendentemente dal fatto che esse manchino di recinzioni e siano inserite nella rete viaria pubblica della zona.

... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ta costituzione della servitù pubblica di uso in virtù di dicatio ad patriam, presuppone, oltre all'uso pubblico del bene, la volontà del proprietario di porlo a disposizione della collettività.

La dicatio ad patriam è un comportamento del proprietario che mette volontariamente e con continuità il proprio bene a disposizione della collettività indeterminata di cittadini.

L'istituto della c.d. dicatio ad patriam presuppone storicamente una manifestazione di volontà del privato proprietario nel senso dell'asservimento all'uso pubblico, che sussiste (ad esempio), quando vi sia stata una convenzione di lottizzazione o analogo atto d'obbligo, relativo alla realizzazione dei c.d. standards, seguita dalla trasformazione del suolo mediante la realizzazione dell'opera e dall'effettiva utilizzazione di quest'ultima in conformità al progetto, ancorché sia rimasta inadempiuta l'obbligazione di trasferire all'ente pubblico la proprietà.

L'adibizione a uso pubblico di un'area può avvenire mediante la c.d. dicatio ad patriam, con il comportamento del proprietario che mette il bene a disposizione della collettività indeterminata di c... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ostanzialmente, quanto alla dicatio ad patriam rileva quindi essenzialmente l'esistenza di una manifestazione di liberalità da parte del proprietario.

Per la configurazione della dicatio ad patriam occorre il requisito dell'idoneità intrinseca del bene a soddisfare un'esigenza comune della collettività dei consociati uti cives.

La dicatio ad patriam consiste nel comportamento del proprietario che mette volontariamente e con carattere di continuità un proprio bene a disposizione della collettività, determinando in tal modo l'insorgere, a favore della collettività medesima, di una servitù di uso pubblico.

Per la configurazione della dicatio ad patriam è essenziale il comportamento del proprietario che, seppure non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità (non di precarietà o di mera tolleranza), un proprio bene a disposizione della collettività.

Ai fini della dicatio ad patriam sono irrilevanti le motivazioni per cui il privato metta a disposizone della collettività il bene di sua proprietà, così come è irrileva... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...spontaneità o lo spirito che lo anima, essendo al contrario sufficiente che il bene sia effettivamente assoggettato dal proprietario ad un uso collettivo, così da soddisfare un'esigenza comune ai membri della collettività, considerati uti cives.

A seguito della dicatio ad patriam, il diritto di uso pubblico sorge non appena l'uso viene esercitato senza che occorra un congruo periodo di tempo (come avviene invece per l'usucapione) o un atto negoziale od ablatorio.

Sussistono i presupposti della c.d. dicatio ad patriam qualora i condomini consentano che un'area sia utilizzata anche dai clienti di esercizi commerciali ubicati nell'immobile.

L'adibizione a uso pubblico di un'area può avvenire, mediante la c.d. dicatio ad patriam, con il comportamento del proprietario che mette il bene a disposizione della collettività indeterminata di cittadini.

Una volta messa a disposizione una zona di terreno per una destinazione pubblica si ritiene che si possa configurare un acquisto istantaneo (c.d. dicatio ad patriam) che non può poi essere rimesso in discussione.

Ai fini della dicatio ad patriam occorre pur sempre il requisito dell'idoneit&ag... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nseca del bene a soddisfare un'esigenza comune della collettività dei consociati uti cives.

La cosiddetta "dicatio ad patriam", quale modo di costituzione di una servitù di uso pubblico su un bene privato, consiste nel comportamento del proprietario che, se pur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità (non di precarietà e tolleranza), un proprio bene a disposizione della collettività, assoggettandolo al correlativo uso, che ne perfeziona l'esistenza, senza che occorra un congruo periodo di tempo o un atto negoziale od ablatorio, al fine di soddisfare un'esigenza comune ai membri di tale collettività "uti cives".

L'atto volontario di destinazione all'uso pubblico, necessario per la costituzione della servitù per dicatio ad patriam, ben può collocarsi nell'ambito degli accordi raggiunti ed impegni assunti in occasione di convenzioni edilizie, con il risultato di dare vita a diritti di uso pubblico tutte quelle volte che agli impegni assunti o le dichiarazioni fatte sia seguita l'effettiva destinazione del bene all'uso della collettività, ancorché poi non si siano compiutam... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ionati gli atti di trasferimento o di costituzione di tali diritti o le formalità di trascrizione necessarie ai fini dell'opponibilità ai terzi.

Le servitù di uso pubblico mediante dicatio ad patriam, legittimano l'Amministrazione ad effettuare i lavori necessari ad assicurarne la pubblica fruibilità o, perlomeno, a migliorane le possibilità di fruizione mediante l'esercizio dei poteri amministrativi di sua spettanza.

In ipotesi di dicatio ad patriam, il diritto si perfeziona non appena l'uso collettivo viene esercitato, senza che occorra un congruo periodo di tempo (come avviene invece per l'usucapione) o un atto negoziale od ablatorio.

Il connotato essenziale della dicatio ad patriam è dato dalla volontaria messa a disposizione del bene alla collettività: è quindi necessario - in considerazione della notevole importanza degli effetti che tale comportamento determina - accertare in maniera rigorosa se nel caso concreto il proprietario abbia effettivamente inteso mettere il proprio bene a disposizione dei consociati.

La costituzione di una servitù di uso pubblico mediante dicatio ad patriam postula un comportamento del proprietari... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nte rivolto, con carattere di continuità e non di precarietà e tolleranza, a porre a disposizione del pubblico una cosa propria oggettivamente idonea al soddisfacimento di un'esigenza comune alla collettività.

Il posizionamento all'imbocco di una via di cartelli con le indicazioni di "proprietà privata" rappresenta un indice in netta distonia con la volontà dei proprietari di porre la strada a disposizione di una collettività indeterminata di cittadini; ne consegue l'esclusione della costituzione su tale via di una servitù di uso pubblico a mezzo della c.d. "dicatio ad patriam".

L'istituto della "dicatio ad patriam" è un modo di costituzione della servitù di uso pubblico ed ha come indefettibile presupposto l'asservimento del bene a tale uso nello stato in cui si trova da parte del proprietario; essa pertanto non è configurabile nell'ipotesi in cui il terreno sia stato assoggettato ad irreversibile trasformazione e venga in tal modo acquisito in proprietà a titolo originario.

Un modo di acquisto della qualifica demaniale è conosciuto come dicatio ad patriam, i cui punti salienti sono da ravvisarsi nel comportamento inequi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ivato, emergente anche per facta concludentia, consistente nel porre a disposizione del pubblico un bene, idoneo a soddisfare l'esigenza della collettività, con carattere di continuità, senza il riferimento ad un periodo temporale predeterminato (termine di usucapione), ma evidentemente tale da escludere la semplice precarietà.

TRASFERIMENTO E ACQUISTO DEI DIRITTI REALI --> TITOLO --> DICATIO AD PATRIAM --> IRREVERSIBILE TRASFORMAZIONE

L'istituto della dicatio ad patriam invocabile ai fini della costituzione di servitù di uso pubblico ha, come suo indefettibile presupposto, l'asservimento del bene all'uso pubblico nello stato in cui il bene stesso si trovi, e non in quello realizzabile, a seguito di manipolazioni. La dicatio ad patriam, peraltro, quale modo di costituzione di una servitù di uso pubblico, postula un comportamento del proprietario che, seppure non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità, e non di mera tolleranza, un proprio bene a disposizione della collettività assoggettandolo al relativo uso.

La dicatio ad patriam esige un rigoroso riscontro probatorio della volont&a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ata e postula in aggiunta che il Comune abbia espletato delle opere tali da modificare la zona (nella specie, nel senso di un posteggio pubblico), ovvero con atti espliciti che vengono a dare ai terreni una destinazione nuova e diversa rispetto a quella iniziale.

Il presupposto della dicatio ad patriam è nel comportamento volontario del proprietario e/o proprietari, di mettere un'area a disposizione in modo continuativo ed uti cives, determinando una servitù di uso pubblico e rendendo il terreno quasi un bene demaniale. Ciò esige un rigoroso riscontro probatorio e postula che il Comune abbia espletato delle opere concrete che abbiano trasformato la zona in posteggio pubblico, venendo a dare una destinazione nuova e diversa rispetto a quella voluta dai proprietari.

E' del tutto legittimo che l'uso pubblico si costituisca per dicatio ad patriam cioè per mero fatto giuridico, essendo del tutto diverso tale istituto da quello dell'occupazione appropriativa, mancando del carattere imperativo ed espropriativo della proprietà privata di quest'ultima, ma essendo diretto soltanto ad assicurare la sicurezza della già avvenuta pubblica circolazione su aree riscontrate soggette ad uso pubblico.

[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...icatio ad patriam ha, come suo indefettibile presupposto, l'asservimento del bene all'uso pubblico nello stato in cui il bene si trovi, e non in quello realizzabile a seguito di manipolazioni quali quelle conseguenti alle irreversibili trasformazioni compiute dall'Amministrazione, di cui costituisce espressione l'asfaltatura o la costruzione di marciapiedi.

TRASFERIMENTO E ACQUISTO DEI DIRITTI REALI --> TITOLO --> DICATIO AD PATRIAM --> STRADA

L'adibizione ad uso pubblico di una strada (o comunque di un'area) può anche avvenire mediante la c.d. dicatio ad patriam, con il comportamento del proprietario che mette il bene a disposizione della collettività indeterminata di cittadini, sicché il bene stesso viene ad assumere caratteristiche analoghe a quelle di un bene demaniale.

Un'area stradale che risulta di fatto e da sempre interessata dal pubblico passaggio, in assenza di qualsivoglia ostacolo o chiusura volta a denotare una eventuale volontà del proprietario contraria all'utilizzo indifferenziato del bene ai fini della circolazione pedonale, porta alla formazione, per dicatio ad patriam, di una servitù di pubblico passaggio, in quanto destinata senza soluzione di continuit... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...la libera circolazione pedonale da parte della comunità indifferenziata dei cittadini (uti cives).

Non può costituirsi per dicatio ad patriam una servitù di uso pubblico su una strada se non sussiste prova della volontà dei privati di mettere le aree di loro proprietà a disposizione di una comunità indeterminata di cittadini, con carattere di continuità e non di precarietà o tolleranza, sussistendo invece la volontà di destinarla all'uso come strada dei proprietari e utenti degli edifici costruiti o da costruire sui diversi lotti fronteggianti.

L'uso da parte di una collettività, prolungato nel tempo, di un sedime privato a margine di una strada pubblica è idoneo a configurare, per ciò solo e senza la necessità di un titolo, una dicatio ad patriam, che autorizza l'autotutela possessoria da parte della P.A., indipendentemente dalla sua titolarità, cioè per mero fatto giuridico.

E' indubitabilmente soggetta ad uso pubblico per dicatio ad patriam, che si costituisce dall'inizio dell'uso collettivo, come fatto giuridico che ne determina la natura, al di là anche di ogni intenzionalità, il tratto di st... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...isce due strade pubbliche e che sia soggetta a pubblico transito.

La mera tolleranza dei proprietari interessati impedisce la costituzione sia di una servitù pubblica di passaggio per uso ultraventennale sia per effetto di dicatio ad patriam.

L'adibizione ad uso pubblico di un'area può avvenire mediante la c.d. dicatio ad patriam, con il comportamento del proprietario che mette il bene a disposizione della collettività indeterminata di cittadini, oppure con l'uso del bene da parte della collettività indifferenziata protratto per lunghissimo tempo, di talchè il bene stesso viene ad assumere caratteristiche analoghe a quelle di un bene demaniale.

La "dicatio ad patriam", quale modo di costituzione di una servitù (nella specie, transito sulla strada), postula un comportamento del proprietario che, seppur non intenzionalmente diretto a dar vita al diritto di uso pubblico, metta volontariamente, con carattere di continuità, un proprio bene a disposizione della collettività, assoggettandolo al relativo uso.

Un'area privata può ritenersi assoggettata ad uso pubblico di passaggio quando vi sia stato, con la cosiddetta dicatio ad pat... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...'asservimento del bene da parte del proprietario all'uso pubblico, analogamente, di una comunità indeterminata di soggetti considerati sempre uti cives, di talché il bene stesso viene ad assumere caratteristiche analoghe a quelle di un bene demaniale.

Il diritto di uso pubblico può costituirsi tramite dicatio ad patriam.

Con riferimento alla problematica inerente la possibilità di poter considerare perfezionata la dicatio ad patriam in relazione ad una strada, in giurisprudenza si è affermato che l'interclusione dell'area esclude che possa sorgere un suo uso in favore di una collettività indeterminata, e fa invece concludere per un'utilità limitata ai soli proprietari frontisti.

TRASFERIMENTO E ACQUISTO DEI DIRITTI REALI --> TITOLO --> DONAZIONE

Va ritenuta esente da vizi la scelta dell'amministrazione di non acconsentire a rendersi cessionaria – ancorché a titolo gratuito – di un bene immobile di pregio: vengono in rilievo infatti, in tali casi, decisioni altamente discrezionali – e come tali sindacabili sotto limitatissimi aspetti – attinenti alla determinazione della dotazione patrimoniale dell'ente, alle quali non son... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...– neanche nell'ipotesi di cessione gratuita – considerazioni di convenienza, che sono influenzate anche dalla prospettiva degli oneri di gestione e manutenzione che gravano sulle finanze dell'ente stesso.

La promessa di donare un bene è stata ripetutamente considerata nulla dalla giurisprudenza, la quale ha - condivisibilmente - evidenziato che lo spirito di liberalità è del tutto incompatibile con la coazione derivante dalla promessa di adempimento.

La dichiarazione unilaterale di volontà con cui il titolare del bene manifesta la volontà di cessione dello stesso all'amministrazione, per essere qualificato come atto di liberalità deve essere assoggettato alla disciplina sulle donazioni; troverebbe pertanto applicazione l'art. 782 c.c., che richiede, sotto pena di nullità, la forma dell'atto pubblico anche per l'accettazione.


 
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