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Demanio portuale: il caso del porto franco di Trieste


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titolo:IL CODICE DEL DEMANIO MARITTIMO, FLUVIALE E LACUALE
anno:2018
pagine: 4005 in formato A4, equivalenti a 6808 pagine in formato libro
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Avvocato

DEMANIO E PATRIMONIO --> DEMANIO --> DEMANIO PORTUALE --> PORTO FRANCO --> TRIESTE

Ai sensi del Memorandum di Londra del 1954, lo Stato italiano ha l'obbligo di mantenere il regime del porto franco di Trieste nei suoi principi fondanti che emergono dal Trattato di Pace del 1947 (allegato VIII), ma resta libero di rideterminarlo e di definirlo a seconda delle circostanze e delle mutevoli necessità.

Una volta subentrata la sovranità italiana (Memorandum di Londra del 1954; Trattato di Osimo del 1975), la gestione del porto franco di Trieste poteva giuridicamente essere determinata ed è stata in concreto determinata dalla normativa interna italiana, pur nel doveroso rispetto dei principi dell'allegatoVIII del Trattato di Pace del 1947.

Ferma restando la garanzia della franchigia doganale, dei principi di non discriminazione e della gestione delle merci senza oneri se non quelli legati in corrispettivo per un servizio, le modalità di gestione del porto franco di Trieste e la sua autonomia sono state disciplinate legittimamente dal legislatore italiano in modo diverso da quanto letteralmente e in dettaglio previsto dall'allegato VIII del Trattato di Pace del 1947, e ciò perché il Memoran... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ra del 1954 impone soltanto il rispetto dei principi (e non delle regole puntuali) contenute nel citato allegato.

L'abrogazione da parte dell'art. 7 del Trattato di Osimo del 1975 del Memorandum di Londra del 1954, peraltro limitatamente al rapporto tra le due parti contraenti (Italia e Jugoslavia), non può modificare quanto in precedenza stabilito dal Memorandum stesso in relazione al porto franco di Trieste, e quindi l'obbligo dello Stato italiano di attuare l'allegato VIII al Trattato di Pace del 1947, sia pure rispettandone soltanto i principi generali.

Il regime del porto franco di Trieste è compatibile con la normativa comunitaria, che appare spesso confrontabile ed equiparabile con quella del porto di Trieste, escluso forse l'aspetto del credito doganale ovvero differito doganale (ossia la possibilità di pagare eventuali diritti doganali in termini dilazionati), che costituisce un beneficio specifico per il porto di Trieste.

I poteri normativi del Commissario di Governo per il territorio di Trieste nominato con D.P.R. 27 ottobre 1954 sono cessati con l'istituzione della Regione Friuli Venezia Giulia ad opera della l. cost. 1/1963, che ha conservato in capo al commissario soltanto i poteri amministrativi.[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... Il Commissario di Governo per il territorio di Trieste nominato con D.P.R. 27 ottobre 1954 non è subentrato al Governo militare alleato, in quanto è stato lo Stato italiano ad essere succeduto al governo militare alleato: egli non era altro che un organo straordinario del Governo italiano con poteri limitati (anche normativi), ai fini di adattare più agevolmente la legislazione precedente a quella italiana e la legislazione italiana alla speciale situazione di Trieste.

Il decreto del Commissario di Governo per il territorio di Trieste n. 55 del 19 gennaio 1955, che disciplina il porto franco di Trieste, ha dato attuazione all'obbligo dello Stato italiano di mantenere il porto franco di Trieste stabilito dall'articolo 5 del Memorandum di Londra del 1954.

Il decreto del Commissario di Governo per il territorio di Trieste n. 53/1959 istituisce un nuovo punto franco nella zona industriale di Trieste, dando attuazione all'art. 16 del decreto del Commissario di Governo per il territorio di Trieste n.29/1955, a sua volta attuativo dell'allegato VIII del Trattato di Pace del 1947, come modificato dal Memorandum di Londra del 1954, che consentivano espressamente l'ampliamento del porto franco.

Per effetto della non compl... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...one delle norme previste dalla legge n. 84/1994 e della mancata emanazione del D.M. previsto dall'art. 6, co. 12, legge cit., allo stato attuale manca, nel porto franco di Trieste, la figura di un soggetto che eserciti compiutamente tutte le funzioni già attribuite all'Ente Autonomo del Porto di Trieste dalla legge 589/1967 e dal D.P.R. 714/1978, in relazione allo speciale regime di porto franco.

Per quanto concerne gli aspetti doganali e fiscali del porto franco di Trieste, sulla base dell'attuale normativa internazionale, comunitaria e italiana, il porto franco non è extraterritoriale ma semplicemente considerato al di fuori della linea doganale e le merci nazionali e nazionalizzate sono considerate, agli effetti doganali, definitivamente esportate quando siano introdotte nell'area di porto franco.

Si può attribuire all'area del porto franco di Trieste uno speciale regime di punto franco doganale che non esclude tale area dal territorio doganale e fiscale dell'Unione Europea.

Agli effetti doganali, l'introduzione delle merci, a seguito di un'operazione doganale, nell'area del porto franco di Trieste costituisce condizione sufficiente affinché si perfezioni un'operazione di esportazione definitiva.
... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...i effetti fiscali, per il perfezionamento di un'operazione di esportazione non è sufficiente che la merce sia oggetto di cessione e semplicemente introdotta nell'area del porto franco di Trieste a seguito di una operazione doganale (di esportazione) – posto che il porto franco di Trieste è considerato, sempre agli effetti fiscali, territorio nazionale e comunitario – ma assume rilevanza fondamentale la condizione che la destinazione finale della merce sia un Paese terzo rispetto all'U.E..

Sempre che vi sia una cessione di beni e che sia prevista una spedizione fuori del territorio dell'U.E., l'operazione di esportazione si perfeziona, anche agli effetti fiscali, con l'introduzione delle merci nel porto franco di Triste, restando fermo il vincolo della permanenza della merce stessa – divenuta estera – nell'area di porto franco fino alla definitiva spedizione verso un paese terzo.

Ai fini fiscali e doganali, il porto porto franco di Trieste funziona dunque come un regime doganale di punto franco comunitario e il fatto che l'area stessa non sia esclusa dal territorio doganale e fiscale dell'U.E. consente inoltre l'utilizzo del regime fiscale del deposito I.V.A..

Nel porto franco di Trieste si possono... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...in completa libertà da ogni vincolo doganale, tutte le operazioni inerenti allo sbarco, imbarco e trasbordo di materiali e merci, al loro deposito ed alla loro contrattazione, manipolazione e trasformazione anche di carattere industriale.

Si devono ritenere ammessi nel porto franco di Trieste, in qualunque momento, controlli diretti alla prevenzione ed alla repressione dei reati (traffico di stupefacenti, contraffazione, tutela del consumatore e della salute, lotta al traffico di armi, rispetto delle norme di embargo, ecc), nonché quelli relativi alla protezione contro aggressioni esterne, in quanto il porto franco pur essendo caratterizzato da un regime di extradoganalità, non può considerarsi territorio posto al di fuori dello Stato italiano.

Lo speciale regime di porto franco di Trieste, a differenza di quello delle zone franche previsto dalla normativa doganale comunitaria: a) non è oggetto di autorizzazione; b) è previsto per l'intera area del porto; c) non è ricondubile ad aspetti esclusivamente doganali; d) è irrevocabile.

Il porto franco di Trieste è un'area delimitata del territorio nazionale in cui vige un regime speciale di porto franco, controllata dall'Autorit... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ganale ed amministrata dall'Autorità portuale di Trieste, nella quale i vari operatori portuali sono utilizzatori del regime, in assenza della figura del concessionario del regime: non è ipotizzabile porre a carico di questi ultimi gli obblighi derivanti dal regime autorizzativo previsto per le zone franche dalla normativa doganale comunitaria, né prevedere il frazionamento del regime in settori distinti da attribuire ai singoli soggetti concessionari delle aree portuali.

Il porto franco di Trieste esiste e va mantenuto, assicurando che il porto e i mezzi di transito da e per la città siano utilizzati in condizioni di eguaglianza da tutto il commercio internazionale, secondo le consuetudini vigenti negli altri porti franchi del mondo.

I due principi cardine che non possono essere disattesi con riferimento al regime normativo del porto franco di Trieste sono la massima libertà di accesso e transito e l'extraterritorialità doganale, vale a dire che il territorio facente parte del porto franco va considerato come se fosse collocato al di fuori del territorio doganale della comunità europea.

I benefici applicabili agli utenti del porto franco di Trieste, si possono riassumere nel diritto d'... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...lle merci qualunque sia la loro destinazione, provenienza e natura, con possibilità di sostarvi a tempo indeterminato, in esenzione dai dazi o altre imposizioni che non siano quelle considerate come corrispettivo dei servizi prestati, senza obbligo di autorizzazione e senza obbligo di dare una destinazione doganale alle merci medesime.

All'interno del porto franco di Trieste vige il divieto d'ingerenza impropria delle autorità doganali, in quanto il controllo sulle merci in entrata e uscita si svolge solo ai valichi, salvo le specifiche eccezioni dovute a motivi sicurezza e di ordine pubblico; correlativamente, tutte le merci estere introdotte nel porto franco possono essere liberamente rispedite in transito.

Le merci nell'ambito del porto franco possono subire manipolazioni e anche trasformazioni di carattere industriale, senza alcun vincolo.

All'interno del porto franco di Trieste vige il cosiddetto istituto del "credito doganale" talvolta appellato "differito doganale", che comporta il diritto, per le merci importate nel mercato comunitario attraverso i punti franchi, al pagamento dei relativi dazi e imposte doganali con una dilazione fino a sei mesi ed a un interesse annuo agevolato.

All'interno del po... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...di Trieste l'operatore può usufruire degli istituti più favorevoli previsti dalla legislazione comunitaria ovvero nazionale, rispettando naturalmente le condizioni anche formali previste per tali istituti.

La Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia non possiede alcuna competenza diretta riguardo al porto franco di Trieste, anche se deve essere coinvolta nelle scelte strategiche e urbanistiche che lo riguardano.

Le previsioni della legge 84/1994 si applicano anche al porto franco di Trieste, non essendo prevista alcuna deroga.

Il rilievo internazionale del Porto franco di Trieste vale nei limiti del mantenimento della libertà di transito e commercio, oltre che della salvaguardia del principio di non discriminazione, laddove l'istituzione e la gestione del porto franco di Trieste oggi va assorbita dalle competenze dello Stato italiano.

Il porto franco costituisce oggetto di un trattato da rispettare e quindi di un impegno internazionale per lo Stato italiano, nei termini del mantenimento dei privilegi e franchigie doganali e fiscali e della libertà di commercio e transito senza discriminazioni, ma senza sconfinare nel riconoscimento di un ordinamento autonomo ed extraterritoriale.

... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...agrave; portuale di Trieste tra i suoi compiti ha quello di mantenere il Porto franco di Trieste, conformemente agli impegni internazionali assunti dall'Italia, ma tale impegno non significa che il porto franco debba rimanere cristallizzato secondo le connotazioni originarie del Trattato di Pace del 1947 e non possa essere adeguato alle nuove esigenze diffuse rivenienti negli usi degli altri porti franchi del mondo.

Il porto franco di Trieste va qualificato come una zona a regime speciale, equiparata a una zona extradoganale, dove sussistono particolari privilegi fiscali e doganali, nella quale peraltro vige la piena sovranità italiana e dove di conseguenza sono pienamente applicabili tutte le norme vigenti nel territorio nazionale sulla base delle disposizioni costituzionali e legislative, italiane e comunitarie.

Ai fini della regolamentazione del porto franco di Trieste, l'allegato VIII del Trattato di Pace del 1947 non deve essere applicato in ogni sua disposizione anche di dettaglio, ma solamente nei principi e negli elementi cardine: spetta allo Stato italiano applicare la normativa di rango internazionale, e ciò in concreto è stato fatto con una serie di norme che vanno dai decreti commissariali, alle deroghe contenute nel... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a nazionale portuale e doganale, fino alla normativa regolamentare di dettaglio.

La normativa speciale del porto franco di Trieste prevale sulla normativa generale anche europea successiva.

Il porto franco di Trieste è internazionale come origine, fondamento e finalità, ma ciò non significa che esso sia una zona extraterritoriale, addirittura sottratta alla sovranità italiana, perché tale non è la previsione né del Trattato di Pace del 1947 né del Memorandum di Londra del 1954.

È infondata la pretesa di considerare obbligatoria l'istituzione di un ente autonomo dal punto di vista patrimoniale e regolamentare cui spetterebbe la gestione del porto franco di Trieste, ente avente natura internazionale (anche se non statuale) e anch'esso sottratto alla sovranità italiana.

L'ambito territoriale del porto franco di Trieste non può considerarsi come fisso e immodificabile, potendo essere ampliato e anche ridotto.

L'ampliamento e la riduzione dell'area di porto franco di Trieste è possibile attraverso atti amministrativi, assunti dal Commissario del Governo, su iniziativa o almeno con il pieno coinvolgimento dell'Autorità po... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ivati in relazione all'interesse pubblico e ai vincoli internazionali assunti dall'Italia, e assoggettati alla legge 241/1990.

Lo spostamento di un punto franco all'interno del porto di Trieste consiste in una riduzione e contestuale ampliamento, in ipotesi per un'area corrispondente come dimensioni.

Nell'ambito della fase istruttoria dei provvedimenti che modificano l'ambito del porto franco di Trieste vanno interpellati tutti gli enti esponenziali dei vari interessi pubblici coinvolti, dall'Autorità portuale, cui spetta di norma l'impulso e l'iniziativa in materia, al Comune, alla Regione, all'Amministrazione doganale e ad altre amministrazioni statali e locali, a seconda della portata e incisività della decisione da adottare.

L'ampliamento e lo spostamento del porto franco di Trieste può avvenire in ogni parte del territorio provinciale, a condizione che sussista un collegamento funzionale con il porto di Trieste, sulla scorta dell'evoluzione dei porti franchi moderni, che spesso fanno riferimento per lo smistamento delle merci, la loro lavorazione e la logistica a zone lontane dal mare.

Qualora si intenda ampliare il porto franco di Trieste anche in altre zone della Regione diverse dal territori... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...le di Trieste non è sufficiente un decreto del Commissario del Governo, ma occorre un decreto ministeriale.

Le riduzioni della zona di porto franco di Trieste, comportando la sottrazione di aree al regime speciale, e quindi il ritorno delle stesse nell'ambito della normale pianificazione urbanistica, dovrebbero necessariamente coinvolgere i Comuni interessati.

Nell'ambito della gestione del porto franco di Trieste occorre rispettare il principio di leale collaborazione tra enti pubblici.

Il concetto di porto franco implica sempre l'arrivo e la partenza e talvolta la manipolazione di merci: pertanto, ove per eventi sopravvenuti non siano più possibili di fatto o siano divenuti economicamente impraticabili, l'arrivo, la partenza e la manipolazione di merci in alcune parti del porto franco, nulla vieta all'autorità preposta di ridurre l'ambito territoriale del porto, purché la funzione di porto franco sia comunque garantita in un ambito significativo del porto di Trieste.


 
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