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Gli argini dei fiumi appartengono al demanio idrico ai sensi dell'art. 822 c.c..


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titolo:IL CODICE DEL DEMANIO MARITTIMO, FLUVIALE E LACUALE
anno:2018
pagine: 4005 in formato A4, equivalenti a 6808 pagine in formato libro
formato: pdf  
prezzo:
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Avvocato

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI

Lo "stradello" che costeggia un fiume è da ritenere bene appartenente al demanio idrico ai sensi dell'art. 822 c.c..

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI --> BOSCO NATURALE

Costituisce fatto notorio che un'area boschiva sviluppatasi sui pendii naturali assestati garantisce la stabilità della situazione idraulica dei relativi terreni sicuramente in maniera migliore (anche per merito del profondo apparato radicale) rispetto ad un terrapieno artificiale, sia pure drenato, utilizzato per la coltivazione dei meli (cultivar che, oltre a presentare un apparato radicale più superficiale, è pure soggetto a periodici rinnovi), anche a causa del potenziale franamento a valle del materiale di riporto in occasione di eventi metereologici eccezionali ma non per questo improbabili.

E' legittimo differenziare la trasformazione di un'area a bosco in una coltura dall'ipotesi in cui si tratta di riempire una vallecola solcata da un corso d'acqua, in parte appartenente al demanio, con riporti di terreno e conseguente modifica, tramite innalzamento, dell'alveo: la situazione, infatti, è ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... in punto di fatto.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI --> CESSAZIONE DELLA FUNZIONE

E' illegittimo il diniego di demolizione di un argine che ha cessato la sua funzione (nella specie perché riferito ad un torrente successivamente deviato) motivato con l'esistenza di un pericolo ma senza fornire alcun dato descrittivo fattuale e tecnico a sostegno dell'assunto, impedendo di comprendere se il giudizio tecnico sia o meno ragionevole, perché in radice privo di istruttoria e motivazione.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI --> LAVORI SUBORDINATI A CONTROLLO

L'opera di un privato che modifica direttamente l'argine, mediante innalzamento dell'argine con opera in struttura cementizia armata, che impedisce in quel punto le esondazioni, traslandole in altra zona e quindi nei terreni di terzi, non rientra tra le mere "opere eseguite dai privati per semplice difesa", che l'art. 58 del R.D. 523/1904 sottrae al regime di controllo della pubblica amministrazione.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI --> LAVORI VIETATI

Il divieto di costruzione di opere dagli argi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...i d'acqua, previsto dall'art. 96, lett. f), t.u. 25.07.1904 n. 523, ha carattere legale, assoluto e inderogabile, ed è diretto al fine di assicurare la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali e il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici.

La deroga di cui alla lett. f) dell'art. 96 t.u. 25.07.1904 n. 52, per cui la distanza minima dagli argini dei corsi d'acqua si applica in mancanza di "discipline vigenti nelle diverse località", ha carattere eccezionale e, per prevalere sulla norma generale, deve essere specificamente diretta a tutelare il deflusso delle acque e la distanza dagli argini delle costruzioni, in ossequio altresì alla normativa statale di tutela del vincolo idrogeologico e delle peculiari condizioni delle acque e degli argini che la norma locale prende in considerazione al fine di stabilirvi l'eventuale deroga.

Solo se lo scopo dell'attività costruttiva lungo il corso d'acqua è quello specifico di salvaguardarne il regime idraulico la disciplina locale assume valenza derogatoria della norma statale di cui all'art. 96, lett. f), t.u. 25.07.1904 n. 523, in quanto meglio ne attua l'interesse pubblico perseguito. In caso contrario, qualora la n... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... si proponesse finalità diverse, quali sono ad es. quelle meramente urbanistiche, essa non derogherebbe alla citata disciplina statale che - in quanto informata a tutelare il buon regime delle acque pubbliche nonché a prevenire i danni che possono derivare da una disordinata attività costruttiva e manutentiva lungo i corsi d'acqua - impone divieti da qualificarsi come tassativi.

A proposito dei limiti applicativi del R.D. n. 523 del 1904, art. 96, va ribadito che solo l'attuale presenza di una massa d'acqua pubblica (o la verosimile ricostituzione della stessa per eventi naturali), rappresenta la condizione per affermarsi la perdurante operatività del divieto di costruire a meno di dieci metri dall'alveo.

Il divieto di costruzione di opere sugli argini dei corsi d'acqua, previsto dalla lettera f) dell'art. 96 del r.d. n. 523 del 1904, è informato alla ragione pubblicistica di assicurare non solo la possibilità di sfruttamento delle acque demaniali, ma anche (e soprattutto) il libero deflusso delle acque scorrenti nei fiumi, torrenti, canali e scolatoi pubblici e ha carattere legale e inderogabile: ne segue che le opere costruite in violazione di tale divieto ricadono nella previsione dell'art. 33 della legge... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...1985 e non sono pertanto suscettibili di sanatoria.

I lavori di cui all'art. 96 del R.D. 25 luglio 1904, n. 523, rimangono vietati anche in seguito all'entrata in vigore del D.Lgs. n. 152 del 2006, che anzi lo richiama espressamente all'art. 115, sostanzialmente riproducente il D.Lgs. n. 152 del 1999, art. 41.

Il R.D. 25 luglio 1904, n. 523, art. 96, lett. f), è una norma intesa a conferire prevalenza, in materia di distanza dagli argini, alla normativa locale, svolgendo, pertanto, una funzione sussidiaria, nel senso che essa è destinata ad operare solo laddove siffatta disciplina manchi.

La normativa locale, per prevalere sul divieto dettato dall'art. 96, lett. f), R.D. 25 luglio 1904, n. 523, deve avere carattere specifico, ossia essere espressamente dedicata alla regolamentazione della tutela delle acque e alla distanza dagli argini delle costruzioni, che tenga esplicitamente conto della regola generale espressa dalla normativa statale e delle peculiari condizioni delle acque, degli alvei e degli argini che la norma locale prende in considerazione al fine di stabilirvi l'eventuale deroga.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI --> MESSA IN SICUREZZA

L'... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ....c. ed il D.Lgs. n. 494 del 1996 attengono alla sicurezza dei cantieri in relazione ai danni alla persona e non alla tutela dei beni privati in prossimità di corsi d'acqua, con la conseguenza che non sono sufficienti per ritenere implicitamente autorizzati i lavori di sicurezza degli argini da parte delle imprese di costruzione che operano in prossimità delle stesse.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI --> NOZIONE

Le opere dei privati a difesa dalle esondazioni di un fiume (art. 58 R.D. 523/1904) sono quelle dirette alla costruzione di un argine di difesa: pertanto il muro di recinzione non rientra in questa tipologia ed è assoggettato alla distanza prevista dall'art. 96 R.D. 523/1904.

Mentre per «sponda» si intende il confine naturale dell'ordinaria portata dell'acqua nelle sue variazioni stagionali, per «argini» si intendono le barriere esterne, per lo più artificiali, erette a ulteriore difesa del territorio per il caso di piene eccezionali.

DEMANIO E PATRIMONIO --> ACQUE --> CATEGORIE DI BENI --> ARGINI --> RESPONSABILITÀ CIVILE

In riferimento alla rovina degli argini, la natura demaniale del... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...mporta l'inapplicabilità della disciplina di cui agli artt. 915, 916 e 917 c.c., essendo invece applicabili le norme degli artt. 2051 e/o 2053 c.c.

Premesso che è lo stesso art. 917 c.c., comma 2, a prevedere la responsabilità per danni nel caso in cui la distruzione degli argini o l'ingombro nel corso delle acque derivi da colpa di alcuno dei proprietari, va osservato che, in tale eventualità, operano gli ordinari principi della responsabilità per fatto illecito, e non trovano perciò applicazione diretta gli artt. 915 e 916 c.c.

Non sussiste la colpa del danneggiato di cui all'art. 1227 c.c. laddove il privato abbia omesso di modificare l'argine in modo tale da tutelarsi da eventuali esondazioni, dal momento che simili interventi non sono esigibili dal privato ed anzi lo esporrebbero al rischio di incorrere in un illecito civile per violazione del diritto di proprietà pubblica ed un illecito penale per la realizzazione di manufatti non previsti dal titolo edilizio, nonché alla responsabilità nei confronti dei terzi confinanti, a cui verrebbe traslato da parte di un privato, ed in assenza di ogni autorizzazione, l'evento dannoso dell'inondazione.

All'impresa edile che oper... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... del corso d'acqua non può addebitarsi alcun profilo di colpa per aver adottato la scelta di una fondazione a platea che risultava conforme ai canoni tecnici ed era stata approvata dalle autorità competenti, in quanto non potrebbe individuarsi una colpa per non aver previsto che in caso di alluvione del cantiere (e quindi in corso d'opera senza carichi stabilizzanti la fondazione a platea) i danni per una fondazione su pali trivellati sarebbero stati inferiori.

I proprietari di fondi latistanti ad un torrente sono obbligati ai sensi dell'art. 12 R.D. 523/1904 solo alla costruzione delle opere a difesa dei loro beni, mentre spetta alla Regione ai sensi dell'art. 2 R.D. 523/1904 provvedere al mantenimento delle condizioni di regolarità dei ripari e degli argini o di qualunque altra opera fatta entro gli alvei e contro le sponde.

Spetta alla Regione, alla quale sono state trasferite le competenze amministrative in materia di opere idrauliche, provvedere alla manutenzione dell'argine di un torrente, sito al di là della proprietà privata ed appartenente al demanio, con conseguente responsabilità della stessa (ex art. 2051 c.c.) per i danni derivati dall'omissione di tale manutenzione salvo che l'estensione e la c... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ne del bene non rendano praticamente impossibile l'esercizio di un controllo che valga ad impedire l'insorgenza di cause di pericolo per i terzi.

Spetta all'Autorità amministrativa provvedere al mantenimento delle condizioni di regolarità dei ripari e degli argini o di qualunque altra opera fatta entro gli alvei e contro le sponde.

Spetta alla Regione il compito di provvedere alla manutenzione dell'argine di un torrente, sito al di là della proprietà privata ed appartenente al demanio, con conseguente responsabilità della stessa (ex art. 2051 c.c.) per i danni derivati dall'omissione di tale manutenzione.



 
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