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Termini e conseguenze dell'obbligo di ripianificazione urbanistica di area incisa da vincoli decaduti

Allo scadere del quinquennio di validità del vincolo espropriativo imposto ad un'area, questa resta priva di una specifica destinazione urbanistica, non acquisendo automaticamente le disposizioni urbanistiche delle aree circostanti. Questo, però, non significa che essa cessi di appartenere alla z.t.o. in cui si trova.

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titolo:VINCOLI URBANISTICI
anno:2017
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VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIANIFICAZIONE --> TERMINI

Il regime di salvaguardia divisato dall'art. 9 del d.P.R. n. 380/2001 non risulta collegato ad alcun limite temporale di efficacia, anche in caso di manifestata inerzia nel provvedere alla riclassificazione, da cui conseguirebbe la riespansione illimitata dello jus aedificandi. Beninteso, ciò non implica che l'amministrazione non sia tenuta, anche a prescindere dall'impulso della parte privata, ad avviare tempestivamente il procedimento finalizzato alla riqualificazione dell'area mediante una specifica ed appropriata destinazione urbanistica, con la conseguenza che un prolungato soprassedere in tal senso ben potrebbe dar luogo all'attivazione dei consueti rimedi avverso il silenzio.

Il proprietario di un'area assoggettata a un vincolo urbanistico d'inedificabilità, allo scadere del vincolo, può azionare il rimedio offerto dall'art. 21 bis della legge 6.12.1971 n. 1034, volto a contrastare l'inerzia dell'amministrazione, laddove quest'ultima non abbia provveduto ad attribuire all'area medesima una specifica destinazion... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...Sotto il profilo processuale, trova applicazione il disposto dell'art. 2, comma III, della legge 7.8.1990 n. 241, a mente del quale, qualora non si provveda a norma del comma 2 (cioè laddove difettino i regolamenti attuativi della citata legge, volti a disciplinare i termini di conclusione dei procedimenti), il termine è di novanta giorni .

Premesso che è pacifica la sussistenza dell'obbligo del Comune di provvedere a dettare una nuova disciplina urbanistica per l'immobile inciso da vincoli, non può trovare applicazione il termine generale di trenta giorni, previsto dal comma 2 dell'art. 2 della legge n. 241 del 1990, qualora i termini di conclusione del procedimento siano espressamente previsti dalla legislazione regionale (e, specificatamente, dall'art. 16 della L.R. Puglia 31 maggio 1980 n. 56).

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> RIQUALIFICAZIONE AUTOMATICA

La decadenza per decorso del quinquennio del vincolo di espropriazione non comporta l'estensione automatica delle disposizioni urbanistiche delle aree circostanti, ma trasforma l'area in esame in zona bianca, con l'obbligo... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...une di emanare per essa la disciplina urbanistica che ritiene più confacente all'interesse pubblico.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> ZTO

La circostanza che, decaduto il vincolo, il suolo che ne forma oggetto resti privo di specifica destinazione urbanistica, non significa che esso cessi di appartenere alla zona territoriale omogenea in cui si trova, fermo restando la necessità che il comune si ridetermini in ordine alla attualità o meno dell'interesse pubblico a reiterare il vincolo in modo da realizzare quanto originariamente previsto dal piano.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIANIFICAZIONE --> MODALITÀ DI ASSOLVIMENTO --> COMPETENZA

L'obbligo di provvedere gravante sull'Amministrazione comunale a seguito della scadenza del vincolo preordinato all'esproprio deve essere soddisfatto mediante l'approvazione di una variante urbanistica generale o specifica e, quindi, attraverso un atto che rientra nella competenz... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... del Consiglio comunale.

Il provvedimento con il quale il Responsabile Ufficio Tecnico provvede a riscontrare negativamente l'istanza di riqualificazione urbanistica di area incisa da vincolo decaduto, è viziato da incompetenza, non rientrando tra le attribuzioni del Responsabile del servizio la riqualificazione dell'area da operarsi, al contrario, attraverso l'adozione di una variante generale o specifica da parte del Consiglio comunale.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIANIFICAZIONE --> MODALITÀ DI ASSOLVIMENTO --> DISCREZIONALITÀ

Non può trovare accoglimento la pretesa del privato relativa alle modalità da attivarsi per la riqualificazione urbanistica (variante parziale in luogo di variante strutturale), trattandosi di scelta integralmente rimessa all'ampia discrezionalità dell'amministrazione procedente.

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A fronte di istanza di riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto, alcuna sostanziale soddisfazione dell'interesse di parte istanza alla disciplina urbanistica dell'area, deriva dall'inserimento del terreno di quest'ultima nella programmazione triennale delle opere pubbliche, implicando il detto inserimento soltanto una valutazione sull'utilità e fattibilità dell'opera e non la destinazione effettiva dell'area.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIANIFICAZIONE --> MODALITÀ DI ASSOLVIMENTO --> INTERVENTI SOSTITUTIVI

A seguito della decadenza di un vincolo preordinato all'esproprio ed all'inerzia dell'ente territoriale nell'attribuire al terreno una nuova destinazione, il proprietario può promuovere gli interventi sostitutivi della Regione oppure far accertare l'illegittimità del silenzio dinanzi al giudice amministrativo.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIAN... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...--> MODALITÀ DI ASSOLVIMENTO --> MEDIANTE PEREQUAZIONE

A fronte di istanza di riqualificazione di area incisa da vincolo decaduto mediante ricorso a strumenti di perequazione urbanistica, sussiste l'obbligo del Comune di riscontrare la richiesta di riqualificazione, ma la pratica attuazione di strumenti di perequazione urbanistica va verificata in concreto dall'amministrazione locale, tenuto conto dell'attuale assetto del territorio.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIANIFICAZIONE --> MODALITÀ DI ASSOLVIMENTO --> REITERAZIONE DEL VINCOLO

L'assolvimento dell'obbligo di provvedere alla relativa rideterminazione urbanistica laddove i vincoli siano decaduti, non comporta necessariamente per l'area interessata il conseguimento di una destinazione urbanistica edificatoria, essendo in ogni caso rimessa al potere discrezionale dell'amministrazione comunale la verifica e la scelta della destinazione, in coerenza con la più generale disciplina urbanistica del territorio, più idonea e più adeguata in relazione all'interesse pubblico al corretto e armonico ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...l territorio (potendo perfino ammettersi la reiterazione degli stessi vincoli scaduti, sebbene nei limiti di una congrua e specifica motivazione sulla perdurante attualità della previsione).

E' rimessa al potere discrezionale dell'Amministrazione comunale la verifica e la scelta della destinazione urbanistica di un'area, che, in coerenza con la più generale disciplina urbanistica del territorio, venga ritenuta più idonea e più adeguata in relazione all'interesse pubblico al corretto ed armonico utilizzo del territorio, potendo a tal fine ammettersi la reiterazione degli stessi vincoli scaduti, sebbene nei limiti di una congrua motivazione sulla perdurante attualità della previsione comparata con gli interessi pubblici, nella misura in cui essa sia ricavabile dalle predette linee.

La reiterazione del vincolo preordinato all'esproprio, che individui una nuova destinazione urbanistica dei terreni interessati da vincolo decaduto, seppur non satisfattiva per la parte istante, determina la cessazione della materia del contenere nel giudizio avente ad oggetto il silenzio serbato dall'Amministrazione sull'istanza di nuova destinazione urbanistica.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI UR... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...-> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIANIFICAZIONE --> MODALITÀ DI ASSOLVIMENTO --> VARIANTE NORMATIVA

Decaduto il vincolo per decorso del termine quinquennale ex art. 9 D.P.R. n. 327/2000, qualora il Comune intenda modificare la normativa tecnica del P.R.G. (consentendo, tramite specifica ed espressa previsione, ai privati di realizzare gli interventi ), dovrebbe adottare un'apposita variante urbanistica; ne consegue che è illegittima la deliberazione che abbia introdotto la possibilità dell'iniziativa privata per le zone a servizi "F" al di fuori del (necessario) procedimento di variante urbanistica.

Le varianti normative non producono effetti sulla zonizzazione del PRG e specificatamente sulla parte di esso che, a causa dell'inerzia nell'adottare il provvedimento di ritipizzazione, è priva di conformazione urbanistica siccome degradata ad "area bianca" secondo il disposto dell'art. 4 ultimo comma della L. n. 10/1977.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI --> DECADENZA, REITERAZIONE, INDENNIZZO --> DURATA E DECADENZA --> CONSEGUENZE --> OBBLIGO DI RIPIANIFICAZIONE --> PREVISIONI LIM... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...VARIANTI

Il potere di disapplicazione dei regolamenti, anche se non ritualmente impugnati, è ammesso in caso di contrasto tra norme di rango diverso ma simultaneamente abilitate ad intervenire direttamente sulla stessa fattispecie concreta per garantire il rispetto della gerarchia delle fonti e accordare, quindi, prevalenza a quella di rango superiore, e cioè alla legge o comunque agli atti di rango primario. Ne consegue che le disposizioni regolamentari non possono porsi in contrasto con le sovraordinate norme della L. 1150/1942 e possono, pertanto, essere disapplicate.

La presenza di aree bianche causate da carenze pianificatorie e realizzative imputabili all'amministrazione, fa sorgere in capo a quest'ultima l'obbligo di una puntuale e tempestiva conformazione urbanistica della singola area anche a prescindere da previsioni legislative limitative in tema di varianti, le quali, ove esistenti, hanno lo scopo di impedire "resistenze" alla sostituzione in toto della vecchia strumentazione urbanistica con i nuovi modelli pianificatori contestualmente introdotti dalla legislazione regionale, e non certo quello di perpetuare il regime delle aree bianche.



 
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