L’incidenza dell’avvento del modello societario sulla disciplina giuridica dei beni pubblici

Da quanto finora sostenuto è stato possibile individuare, innanzitutto, quelle che sono le peculiarità disciplinatorie che riguardano i beni pubblici ed, inoltre, è stato chiaramente messo in evidenza che un tratto…



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Per di più, tradizionalmente, come è stato già sottolineato, un ulteriore elemento, ritenuto fino ad un recente passato imprescindibile, che giustificava la natura pubblica di certi beni nonché l’applicazione della disciplina derogatoria dal diritto comune, era la titolarità pubblica degli stessi.

Il quadro così delineato merita però di essere rivisitato proprio al fine di verificare il tipo di incidenza che l’avvento del fenomeno societario ha avuto sulla natura giuridica dei beni in esame.

Infatti, la circostanza secondo cui attualmente la maggior parte dei servizi pubblici, soprattutto locali, venga gestita da società di capitali, ha determinato l’insorgenza di un interrogativo rilevante consistente appunto nella influenza o meno di tali società, sulla natura giuridica dei beni acquisiti o trasferiti a queste ultime.

Come già anticipato, inoltre, tale problematica non può essere considerata meramente teorica, ma è connotata da importanti ricadute pratiche.


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A tale riguardo, autorevole dottrina [1] ha avuto modo di sottolineare che quando si affronta il problema della c.d. privatizzazione dei beni pubblici, peraltro notevolmente influenzata dalla «privatizzazione» degli enti, è opportuno distinguere tra veri e propri fenomeni sostanziali ed ipotesi, invece, in cui il processo di privatizzazione si è realizzato solo formalmente.

Per di più, è già fin da ora sostenibile che solo nel primo caso si verifica una vera e propria sottrazione di tali beni alle restrizioni ed ai privilegi che identificano lo statuto speciale della proprietà pubblica.

Ne consegue, pertanto, che al cospetto di tale forma di privatizzazione questi beni, anche se restassero in mano pubblica non potrebbero più essere definiti «pubblici».

Due sono principalmente le ipotesi in cui si realizza, secondo la suddetta dottrina, la c.d. privatizzazione in senso sostanziale: la sdemanializzazione e la dismissione dei beni.

Nel primo caso, però, è riscontrabile un’ipotesi minima di privatizzazione in senso sostanziale, che più correttamente dovrebbe essere definita una procedura di vera trasformazione della natura di un bene da pubblica a privata e, di conseguenza, nel suo assoggettamento all’ordinario regime civilistico della proprietà.


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Le dismissioni, invece, consistono nella sottrazione all’uso pubblico di un bene attraverso lo sviluppo di un processo unitario all’esito del quale il bene stesso viene assoggettato alla disciplina di diritto comune della proprietà privata ed, infine, alienato dall’amministrazione ad uno o più soggetti privati.

Le privatizzazioni in senso formale dei beni pubblici, al contrario, pur contemplando il passaggio della proprietà degli stessi ad un soggetto almeno formalmente privato, non suppongono né implicano un mutamento della natura sostanziale dei beni «privatizzati».

Esse, piuttosto, assolvono alla funzione di rendere più economica e meno dispendiosa la gestione degli enti e dei beni pubblici, a renderla più efficace e, in quanto possibile, più redditizia, ferma restando la loro strumentalità o destinazione pubblica originaria.

La successiva trattazione si occuperà di approfondire proprio...



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...vicenda che si interseca perfettamente con quella della «privatizzazione» dei beni: mentre, però, le privatizzazioni sostanziali degli enti pubblici fanno perdere agli stessi non soltanto la loro forma o titolarità pubblica, bensì pure la loro strumentalità o destinazione istituzionale all’interesse pubblico, unitamente al loro speciale regime pubblicistico, funzionale a tale strumentalità o destinazione; quelle in senso formale, invece, importano solo un nuovo modo di gestire e garantire l’interesse pubblico stesso.

In tale ultimo caso, infatti, si tratta piuttosto di individuare e predisporre, attingendo alle forme e agli istituti del diritto privato, nuovi strumenti volti a rendere più efficace, più efficiente e più economica l’azione amministrativa stessa.

I problemi interpretativi insorti sulla natura giuridica dei beni trasferiti o acquisiti dalle società partecipate sono scaturiti, inoltre, dalla sussistenza sul punto di dati normativi equivoci e spesso pertanto non chiarificatori.

L’indagine che verrà condotta di seguito, tenderà a focalizzare l’attenzione su alcune ipotesi rilevanti che consentono, quindi, di mettere in evidenza i contenuti del dibattito svoltosi sulla tematica in esame nonché la sua stessa risoluzione.

I casi che verranno esaminati concernono:


  • le sorti della natura giuridica della rete stradale e sue pertinenze a seguito della privatizzazione dell’Anas;


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  • il medesimo problema verrà affrontato con riferimento al servizio idrico integrato, dando atto dei chiarimenti offerti sul punto dalla nostra Corte Costituzionale oltre che dal recentissimo parere fornito a riguardo dalla Corte dei Conti.