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SCIA e DIA

Le sanzioni applicabili agli interventi edilizi eseguiti in assenza o in difformità dalla s.c.i.a. sono quelle contemplate all’art. 37 T.U., in cui erano confluite le due previsioni che regolavano le sanzioni per l’esecuzione di opere in assenza o in difformità dall’autorizzazione edilizia (art. 10 della legge n. 47/1985) e dalla d.i.a. (art. 4, co. 13, del d.l. n. 398/1993) e che erano state unificate a seguito dell’abrogazione dell’autorizzazione edilizia.

I richiami alla «denuncia di inizio attività» contenuti nella norma appena menzionata, infatti, sono stati sostituiti dall’art. 17, co. 2, del d.l. n. 133/2014 con quello alla «segnalazione certificata di inizio attività»; peraltro, anche prima di questo recente intervento normativo non si dubitava dell’applicabilità alla s.c.i.a. dell’art. 37 T.U., giacché il nuovo strumento di semplificazione aveva sì sostituito la d.i.a. «semplice», ma senza abrogare il sistema sanzionatorio contenuto nel T.U. per gli interventi edilizi c.d. «minori», come chiarito dallo stesso art. 19, co. 6-bis, della legge n. 241/1990, che mantiene «ferme … le disposizioni relative … alle sanzioni previste dal decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, e dalle leggi regionali».

Mutatis mutandis, rimango... _OMISSIS_ ... s.c.i.a., a cui si farà riferimento nel prosieguo, i principi elaborati da dottrina e dalla giurisprudenza con riferimento alla d.i.a. «semplice».

Tanto premesso, è possibile prendere le mosse dal primo comma dell’art. 37 T.U., in cui si prevede che «la realizzazione di interventi edilizi di cui all’articolo 22, commi 1 e 2, in assenza della o in difformità dalla segnalazione certificata di inizio attività comporta la sanzione pecuniaria pari al doppio dell’aumento del valore venale dell’immobile conseguente alla realizzazione degli interventi stessi e comunque in misura non inferiore a 516 euro».

La norma reprime dunque tutte le tipologie di abuso, e quindi l’assenza di s.c.i.a. (a cui va equiparato l’intervento eseguito sulla base di s.c.i.a. inefficace o nonostante la tempestiva emanazione del provvedimento inibitorio da parte della P.A.) e la difformità totale e parziale, senza alcuna gradazione della sanzione, che è sempre pecuniaria e, salvo quanto si dirà successivamente a proposito degli immobili vincolati e siti in zona A, mai demolitoria.

Occorre tuttavia precisare l’ambito di applicazione della norma, e il dato da cui muovere è la lettera del primo comma, che testualmente si riferisce ai soli «interventi edilizi di cui all’articolo 22, commi 1 e 2».... _OMISSIS_ ...a realizzazione con s.c.i.a di un intervento che, per la sua consistenza, sia in realtà sottoposto ex art. 10 T.U. a permesso di costruire non deve essere sanzionato con la sanzione pecuniaria, ma piuttosto con le misure repressive di cui agli artt. 31 e ss. T.U., in quanto eseguito «in assenza di permesso di costruire». Questa lettura, peraltro, è confermata dal secondo periodo dell’art. 37, co. 6, T.U., che fa «salva, ove ne ricorrano i presupposti in relazione all’intervento realizzato, l’applicazione delle sanzioni di cui agli articoli 31, 33, 34, 35».

Pertanto, solo la presenza di opere che avrebbero richiesto il permesso di costruire giustifica la sanzione ripristinatoria, dovendosi negli altri casi irrogare la sanzione pecuniaria, in ragione della minore rilevanza urbanistica dell’abuso, tanto in caso di intervento sine titulo, quanto, a fortiori, in caso di intervento che presenta semplici difformità.

Occorre, inoltre, precisare che, nonostante il carattere «minore» dell’intervento e l’assentibilità dello stesso con s.c.i.a., rimarrà ferma la possibilità per la P.A. di ordinare la demolizione qualora specifiche norme poste a tutela di particolari interessi consentano l’esercizio di tale potere, come l’art. 167 del D. Lgs. n. 42/2004, in materia di opere eseguite senza l’autorizza... _OMISSIS_ ...r /> Peraltro, la possibilità di ordinare la demolizione delle opere realizzate in zona vincolata in assenza della s.c.i.a. sembrerebbe essere pacifica anche alla luce di quanto disposto dall’art. 27, co. 2, T.U..

Questa norma, infatti, impone all’Amministrazione di ingiungere il ripristino dello status quo ante nel caso in cui sia accertato «l’inizio di opere eseguite senza titolo su aree assoggettate, da leggi statali, regionali o da altre norme urbanistiche vigenti o adottate, a vincolo di inedificabilità, o destinate ad opere e spazi pubblici ovvero ad interventi di edilizia residenziale pubblica … nonché in tutti i casi di difformità dalle norme urbanistiche e alle prescrizioni degli strumenti urbanistici», senza distinguere in alcun modo tra opere assentibili con s.c.i.a. e con permesso di costruire e, dunque, costituisce una previsione generale applicabile a tutti gli interventi, a prescindere dalla loro consistenza.

Le opere assoggettate a s.c.i.a. e realizzate sine titulo possono essere sottoposte a demolizione anche qualora siano state realizzate in aree protette ai sensi della legge n. 394/1991 e delle leggi e dei provedimenti regionali di attuazione, poiché l’art. 6 della citata legge n. 394/1991 impone il ripristino dello status quo ante, a prescindere dalla tipologia del titolo edilizio a cui è subordinata l’esec... _OMISSIS_ ...

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