Il nesso di causalità

4. Il nesso di causalità



La condotta dell’agente, ai fini dell’affermazione della responsabilità erariale del medesimo, deve, come già è stato anticipato, essere legata al danno sofferto dall’Amministrazione da un nesso di causalità.

Ciò significa che la parte attrice, che nel giudizio contabile di responsabilità abbiamo visto essere il Pubblico Ministero, dovrà provare, tra gli altri elementi costitutivi della responsabilità amministrativa del convenuto, anche che il danno erariale è conseguenza dell’azione o dell’omissione del convenuto medesimo[1].

Varie sono le disposizioni normative che lo prevedono.

Innanzitutto, il codice penale, all’art. 40 comma primo, ... _OMISSIS_ ...e che «nessuno può essere punito per un fatto preveduto dalla legge come reato, se l’evento dannoso o pericoloso, da cui dipende l’esistenza del reato non è conseguenza della sua azione od omissione», richiede esplicitamente la necessaria presenza del nesso di causalità[2].

Anche l’art. 2043 c.c. fa riferimento, per ciò che concerne il dovere di risarcire il danno ingiusto, a colui che ha commesso il fatto generatore del danno ingiusto medesimo.

Dal punto di vista della disciplina specificatamente dedicata alla responsabilità erariale l’art. 82, comma primo, del R.D. n. 2440/1923 prevede che «l’impiegato che per azione od omissione […] cagioni danno allo Stato, è tenuto a risarcirlo».|... _OMISSIS_ ...Inoltre, l’art. 1, comma 1, della l. n. 20/1994, sancendo il carattere personale della responsabilità erariale, contempla, come è stato evidenziato dalla dottrina, un elemento qualificante in tal senso.[3]

L’interprete è, però, chiamato a svolgere un importante ruolo al riguardo, in quanto la legge prevede che debba sussistere un nesso causale tra la condotta dell’agente e il danno, tacendo, invece, circa il modo in cui tale nesso debba intendersi.

Problema questo di non poco conto, perché non è evidentemente possibile prendere in considerazione, ai fini della rilevanza causale, qualsiasi evento passato senza il quale il danno non si sarebbe verificato, altrimenti, come è stato osservato, «vi sarebbe, in tal modo, una pro... _OMISSIS_ ...ensa delle circostanze di cui tener conto»[4].




5. Le teorie del nesso di causalità



Non essendo questa la sede per una disamina approfondita della tematica relativa al rapporto di causalità e delle varie teorie che, al riguardo, sono state proposte sia in ambito civilistico che in ambito penalistico, ci si limiterà a evidenziare quello che è, allo stato attuale, l’indirizzo seguito dalla giurisprudenza della Corte di Cassazione in materia di responsabilità civile.

Come di recente ribadito dalla Suprema Corte, le teorie cui fare riferimento sono quella della c.d. conditio sine qua non di cui agli artt. 40 e 41 c.p., nonché quella della c.d. causalità adeguata[5].

S... _OMISSIS_ ... delle due teorie menzionate, quella della conditio sine qua non, un evento è da considerarsi causato da un altro evento qualora non si sarebbe verificato in assenza dell’evento antecedente.

L’art. 41 c.p., dedicato al concorso di cause preesistenti o simultanee o sopravvenute, prevede che la presenza delle suddette cause, «anche se indipendenti dall’azione o dall’omissione del colpevole, non esclude il rapporto di causalità fra l’azione o l’omissione e l’evento».

Tale regola rigorosa, secondo le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, «trova il suo temperamento nel principio di causalità efficiente, desumibile dal secondo comma dell’art. 41 c.p., in base al quale l’evento ... _OMISSIS_ ...sere attribuito esclusivamente all’autore della condotta sopravvenuta, solo se questa condotta risulti tale da rendere irrilevanti le altre cause preesistenti, ponendosi al di fuori dalle normali linee di sviluppo della serie causale già in atto»[6].

La teoria della conditio sine qua non deve, però, essere utilizzata unitamente alla seconda delle due teorie menzionate, quella della causalità adeguata.

Infatti, occorre, sempre secondo le Sezioni Unite, ai fini dell’individuazione di un nesso di causalità giuridicamente rilevante, restringere il ventaglio delle serie causali così determinate e «dare rilievo a quelle soltanto che, nel momento in cui si produce l’evento non appaiano del tutto inverosimili, ma ch... _OMISSIS_ ... come effetto non del tutto imprevedibile […], escludendosi in tal modo la responsabilità per tutte le conseguenze assolutamente atipiche o imprevedibili»[7].

«Circa le modalità con le quali deve compiersi il giudizio di adeguatezza», precisano ulteriormente i giudici della Cassazione, occorre procedere ad una valutazione ex ante, effettuata cioè con riferimento al momento della condotta, e non ex post, al momento del verificarsi del danno.

Occorre ancora tener presente che «ciò che rileva è che l’evento sia prevedibile non da parte dell’agente, ma (per così dire) da parte delle regole statistiche e/o scientifiche, dalla quale prevedibilità discende da parte delle stesse un giudizio di non improb... _OMISSIS_ ...quo;evento»[8].




6. Nesso di causalità e condotte omissive



Il secondo comma dell’art. 40 c.p. prende in considerazione la condotta omissiva stabilendo che «non impedire un evento che si ha l’obbligo giuridico di impedire, equivale a cagionarlo».

A tal fine, si parla anche di «concretizzazione del rischio che la norma di condotta violata tendeva a prevenire» [9].

In presenza di condotte omissive, secondo quanto affermato dalle Sezioni Unite della Corte di Cassazione, «il giudizio relativo alla sussistenza del nesso causale non può limitarsi alla mera valutazione della materialità fattuale, bensì postula la preventiva indiv... _OMISSIS_ ...rsquo;obbligo specifico o generico di tenere la condotta omessa in capo al soggetto»[10].

Infatti, sempre secondo la sentenza citata della Cassazione, l’omissione diventa giuridicamente rilevante solamente nel caso in cui ci si trovi in presenza di una norma giuridica che imponga al soggetto di tenere un certo comportamento, oppure quando ci si trovi in presenza di un generico dovere di intervenire in determinate circostanze al fine di impedire il verificarsi dell’evento dannoso, in ragione della particolare posizione ricoperta dell’agente.

L’ipotesi “classica” di condotta omissiva nell’ambito dell’espropriazione per pubblica utilità è rappresentata dal mancato perfezionamento nei termini di... _OMISSIS_ ...edimento espropriativo, con conseguente inadempimento di un dovere normativamente imposto.

Sul punto è possibile riportare quanto affermato dai giudici contabili calabresi, i quali hanno ribadito quello che la Corte dei conti, in più occasioni, ha avuto modo di affermare: «se le procedure ablative […] si fossero concluse nel termine legislativamente imposto» l’ente pubblico...


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