L’espropriazione dei beni culturali

Ai sensi dell’art. 95 del Codice, «i beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi». Assistiamo quindi nuovamente ad una sorta di presa di posizione dello Stato in favore della preminente esigenza di salvaguardia dei beni culturali.

Il successivo art. 96 del Codice prevede espressamente che «possono essere espropriati per causa di pubblica utilità edifici ed aree quando ciò sia necessario per isolare o restaurare beni culturali immobili, assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da ... _OMISSIS_ ...ico, facilitarne l’accesso», mentre l’art. 97 cod. b. c. afferma che «il Ministero può procedere all’espropriazione di immobili al fine di eseguire interventi di interesse archeologico o ricerche per il ritrovamento delle cose indicate nell’articolo 10».

Secondo la giurisprudenza amministrativa di merito, «la disciplina dell’espropriazione nell’ambito della legislazione di tutela dei beni culturali assolve nello stesso tempo a finalità di tutela (conoscenza, conservazione e protezione della cosa) e di fruizione/valorizzazione (migliore fruibilità pubblica e miglioramento delle condizioni di tutela). Come nella legge del 1939, la disciplina del 1999 e quella del 2004 hanno conservato la tripartizione ... _OMISSIS_ ...ne del bene (già dichiarato) culturale, espropriazione per fini strumentali ed espropriazione per interesse archeologico. Pur nell’unitaria finalità generale di tutela/fruizione del bene culturale, i tre istituti si differenziano per la funzione specifica perseguita, per l’oggetto e, in parte, per la procedura».

Occorre fin da subito precisare come – secondo la giurisprudenza – l’espropriazione prevista nel Codice dei beni culturali venga definita «speciale» rispetto alla procedura ordinaria prevista dal d.P.R. n. 327/2001: invero, «il d.P.R. n. 327/2001 non si applica all’espropriazione di un bene culturale, mentre si applica in via suppletiva alle specifiche fattispecie di esproprio strumentale e pe... _OMISSIS_ ...eologiche». Ancora, «la specialità del procedimento di espropriazione di cui all’art. 95 del Codice dei Beni Culturali e Ambientali rispetto a quello disciplinato in via generale dal d.P.R. n. 327/2001, relativo alla espropriazione di immobili, o diritti relativi, per l’esecuzione di opere pubbliche o di pubblica utilità, risulta confermato sia dall’art. 100 del Codice, che riferisce l’applicazione delle “disposizioni generali in materia di espropriazione per pubblica utilità”, in quanto compatibili, ai “casi di espropriazione disciplinati dagli articoli 96 e 97”, non citando l’art. 95 cit.; sia dall’art. 52 del d.P.R. n. 327/2001, che, in riferimento ai pertinenti articoli del Testo unico delle disposiz... _OMISSIS_ ... di beni culturali vigente all’epoca della sua entrata in vigore, dispone che “Nei casi di espropriazione per fini strumentali e per interesse archeologico, previsti dagli articoli 92, 93 e 94 del testo unico approvato con il decreto legislativo 29 ottobre 1999, n. 490, si applicano in quanto compatibili le disposizioni del presente testo unico”, non venendo anche in tal caso citata la corrispondente disposizione sulla espropriazione dei beni culturali (art. 91)». Peraltro, in questa pronuncia il T.A.R. Campania si sofferma sul Testo Unico in vigore al momento dell’emanazione del Testo Unico Espropri, ovvero il D.lgs. n. 490/1999, che prevedeva la procedura di espropriazione dei beni culturali negli artt. 91 – 97.

Ai nostri ... _OMISSIS_ ...tolineare come siano dunque tre le possibilità di espropriazione come previste nella disciplina speciale del Codice dei beni culturali e del paesaggio: l’espropriazione di un bene già dichiarato culturale, l’espropriazione per finalità strumentali e l’espropriazione per interesse archeologico.

Tenendo ben presente quanto affermato dal T.A.R. Molise nella pronuncia che segue in via di sintesi, ci accingiamo ora ad analizzare queste finalità. Orbene, «il Codice dei Beni Culturali delinea distinte tipologie di procedure espropriative che, pur nell’unitaria finalità generale di tutela/fruizione del bene culturale, si differenziano per la funzione specifica perseguita, per l’oggetto e, in parte, per la procedura seguita.
|... _OMISSIS_ ...ti, mentre l’art. 95 del suddetto Codice prevede che “i beni culturali immobili e mobili possono essere espropriati dal Ministero per causa di pubblica utilità, quando l’espropriazione risponda ad un importante interesse a migliorare le condizioni di tutela ai fini della fruizione pubblica dei beni medesimi”, a mente del successivo art 96 l’“Espropriazione per fini strumentali” viene disposta se l’esproprio di “edifici ed aree” è necessario per “isolare o restaurare beni culturali immobili” per “assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescere il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitarne l’accesso”.

Nel primo caso, quindi, (espropriazione del b... _OMISSIS_ ...il fine è di assicurare la miglior tutela e fruibilità pubblica del bene già conosciuto e dichiarato di interesse culturale (vincolato); in questo caso la dichiarazione di pubblica utilità (ministeriale) coincide con la manifestazione di volontà di assicurare migliori condizioni di tutela e fruibilità del bene vincolato mediante l’acquisto al demanio pubblico; ai fini della dichiarazione di pubblica utilità, non è quindi richiesta la previa approvazione di un progetto di intervento.

Nel secondo caso, invece, (così come nella espropriazione dei beni archeologici), il fine specifico è quello di isolare o restaurare monumenti, assicurarne la luce o la prospettiva, garantirne o accrescerne il decoro o il godimento da parte del pubblico, facilitar... _OMISSIS_ ...ovvero di eseguire ricerche archeologiche; l’oggetto è un immobile che non è (o non è ancora) stato dichiarato di interesse culturale e la dichiarazione di pubblica utilità richiede l’approvazione di un progetto».


1. L’espropriazione di un bene già dichiarato culturale.

La specificità del procedimento di espropriazione ai sensi dell’art. 95 del Codice risiede nei seguenti elementi: l’oggetto dell’esproprio è un bene già qualificato come culturale e che può anche essere un bene mobile; lo scopo primario è – in prima battuta – l’acquisizione del bene, per la sua migliore fruizione, e non la realizzazione di un’opera con effetto di trasformazione del territorio (comma 1); il ... _OMISSIS_ ... facoltà di autorizzare gli enti locali, su loro richiesta, ad effettuare l’espropriazione, ferma la dichiarazione di pubblica utilità da parte del Ministero stesso (comma 2). Peraltro, «la tipologia di espropriazione disciplinata dall’art. 95 del D.lgs. n. 42 del 2004 riguarda segnatamente i beni culturali tra i quali, a norma dell’art. 10, comma 3, lett. a), del D.lgs. n. 42 del 2004, rientrano non sono i beni appartenenti allo Stato, alle regioni, agli altri enti pubblici territoriali ma anche i...


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