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L'urbanistica e la pianificazione del territorio: il riparto di competenze


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titolo:LA CONVENZIONE URBANISTICA
anno:2014
pagine: 201
formato: pdf  
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Avvocato, diplomata presso la Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali ed autrice di vari contributi sui principali siti internet giuridici

L'urbanistica ed il governo del territorio: il riparto di competenze Stato-Regioni

Nel testo originario dell'art. 117 Cost. compariva, tra le materie di legislazione concorrente, l'urbanistica. In base al successivo art. 118 Cost., per il principio di cd. parallelismo delle funzioni [1], alle Regioni spettavano anche le funzioni amministrative in tale materia, ripartite con gli enti locali minori, in base ai vari interessi. [2]

Invece, dopo la riforma del 2001 [3], il termine non compare più.

Alla potestà legislativa esclusiva dello Stato spetta la «tutela dell'ambiente, dell'ecosistema e dei beni culturali» (comma secondo, art. 117, lettera s), mentre spetta alla potestà legislativa concorrente la «valorizzazione dei beni ambientali e culturali ed il governo del territorio (comma terzo)».

In tale ultima locuzione si fanno rientrare l'urbanistica e l'edilizia [4] (quest'ultima a sua volta parte dell'urbanistica), come anche sostenuto dalla Corte Costituzionale, con sentenza n. 303/2003 [5], così spazzando via i dubbi circa la riconduzione dell'urbanistica nella competenza residuale esclusiva delle Regioni. Pertanto, spetta alle Regioni la regolamentazione de... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ina di dettaglio, nel rispetto dei principi fondamentali, stabiliti con legge dello Stato. [6] Conseguentemente, lo Stato non ha alcuna potestà regolamentare in materia, ai sensi del nuovo art. 117, comma sesto, Cost. [7]

Il nuovo art. 118 Cost., primo comma, introduce il principio di sussidiarietà verticale, per cui le funzioni amministrative sono attribuite ai Comuni, salvo che la legge statale o regionale le attribuisca a Province, Città metropolitane, Regioni o Stato, ove vi sia la necessità di esercitarle unitariamente ad un livello territoriale più ampio. [8]

Apposite leggi costituzionali definiscono, poi, le competenze in materia urbanistica delle Regioni a statuto speciale. Il Comune è competente al rilascio dei titoli edilizi ed alla vigilanza sull'attività urbanistico-edilizia; la Regione esercita compiti di vigilanza sull'attività del Comune, con poteri cautelari, repressivi e sostitutivi. Lo Stato, d'intesa con la Regione, accerta la conformità delle opere di interesse nazionale. [9]

Concludendo, con l'espressione governo del territorio si intende l'insieme di istituti che presiedono alla gestione dell'uso del territorio, il cui cuore è rappresentato dal... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...banistica, Legge n. 1150/1942, legge generale perché disciplina il territorio in ogni sua parte, cui si aggiungono le discipline di settore. [10]

La normativa prevede l'utilizzazione di strumenti che assumono valore essenzialmente programmatico, volti a pianificare assetto, uso e gestione del territorio, i cd. Piani urbanistici, ovvero atti amministrativi contenenti, spesso, sia disposizioni normative, sia altre immediatamente precettive. [11]


La Pianificazione urbanistica

La Pianificazione urbanistica, etimologicamente riferibile all'urbs, ovvero alla disciplina dell'assetto ed allo sviluppo dei centri abitati, ha assunto un significato ben più ampio, fino ad estendersi all'intero territorio. [12]

Essa rappresenta lo strumento con cui la Pubblica Amministrazione decide l'assetto e lo sviluppo del territorio, coordinando gli interessi pubblici con quelli privati. Tale scelta è connotata da ampia discrezionalità, come anche sottolineato dalla giurisprudenza [13], in cui confluiscono fattori politici, sociali, culturali ed economici: trattasi di apprezzamenti di merito, insindacabili dal Giudice Amministrativo.

In breve, la disciplina urbanistica poggia su tre... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...14]:


  • i Piani urbanistici (su cui ci soffermeremo ampiamente infra): atti del potere pubblico che disciplinano la sistemazione e l'utilizzazione del territorio;

  • la proprietà edilizia: ovvero il diritto dei privati ad utilizzare il territorio secondo modalità predeterminate dal potere pubblico. La Consulta [15] ha affermato la compatibilità con l'art. 42 Cost., comma secondo [16], del potere di incidenza della P.A. sui diritti di proprietà privata, trattandosi di riserva relativa, con determinazione dei principi essenziali della materia da parte del Legislatore [17];

  • i controlli e le sanzioni (si vedano gli artt. 32 e 41 della Legge Urbanistica n. 1150/1942 [18]): strumenti di controllo che garantiscono la rispondenza tra utilizzo dei beni e determinazioni del potere pubblico.

Quanto ai Piani urbanistici, l'art. 4, Legge n. 1150/1942, rubricato, «Piani regolatori e norme sull'attività costruttiva», dispone che «La disciplina urbanistica si attua a mezzo dei Piani regolatori territoriali, dei Piani regolatori comunali e delle norme sull'attività costruttiva edilizia, sancite dalla presente legge o prescritte a mezz... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...menti».

Gli strumenti urbanistici si presentano articolati secondo un modello gerarchico, così ordinato:


1. Piano Territoriale di Coordinamento, virtualmente soppiantato dal Piano Urbanistico Territoriale di competenza Regionale (artt. 5 e 6 , L. 1150/1942);

2. Piano Provinciale, istituito con la Legge n. 142/1990, abrogata dal D.Lgs. n. 267/2000;

3. Piano Regolatore Generale di competenza Comunale;

4. Piani Attuativi nelle due forme: Piano Particolareggiato di iniziativa pubblica o, in alternativa, il Piano di lottizzazione convenzionata, di iniziativa privata. [19]

I Piani urbanistici sono raggruppabili in due categorie: generali e speciali.

I primi sono quelli che danno una sistemazione generale al territorio, distinguibili in Piani sopraordinati e sottordinati rispetto al Piano regolatore generale. [20]

I secondi sono quelli rivolti all'individuazione delle aree industriali, economiche e popolari, paesistiche. Tra essi non vige un rapporto di sopra o sotto ordinazione, ma prevale il più recente. Inoltre, il rapporto con i Piani generali è risolto dal criterio di ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...del precetto speciale nell'area di sua specifica competenza, mentre prevarrà il Piano generale se trattasi di materia che va al di là dalla competenza del Piano speciale. [21]

L'art. 13 della Legge n. 10/1977, cd. Legge Bucalossi, ha introdotto il P.P.A., ovvero il Programma Pluriennale di Attuazione: una Pianificazione temporale volta a scaglionare nel tempo l'attuazione degli strumenti urbanistici generali, per controllare ed indirizzare nel tempo la gestione e il concretizzarsi della Pianificazione spaziale. Essi, in quanto atti di programmazione temporale, non sono strumenti urbanistici e non possono modificare i Piani, né contenere prescrizioni urbanistiche. [22]

L'art. 13 dispone che: «L'attuazione degli strumenti urbanistici generali avviene sulla base di Programmi Pluriennali di Attuazione che delimitano le aree e le zone - incluse o meno in Piani particolareggiati o in Piani convenzionati di lottizzazione - nelle quali debbono realizzarsi, anche a mezzo di comparti, le previsioni di detti strumenti e le relative urbanizzazioni, con riferimento ad un periodo di tempo non inferiore a tre e non superiore a cinque anni.

Nella formulazione dei Programmi deve essere osservata la proporzione tra aree dest... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...dilizia economica e popolare e aree riservate all'attività edilizia privata, stabilita ai sensi dell'art. 3 della legge 18-4-1962, n. 167, e successive modificazioni, come modificato ai sensi dell'art. 2 della presente legge.

La Regione stabilisce con propria legge, entro centottanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, il contenuto ed il procedimento di formazione dei Programmi Pluriennali di Attuazione, individua i Comuni esonerati, anche in relazione alla dimensione, all'andamento demografico ed alle caratteristiche geografiche, storiche ed ambientali – fatta comunque eccezione per quelli di particolare espansione industriale e turistica - dall'obbligo di dotarsi di tali Programmi e prevede le forme e le modalità di esercizio dei poteri sostitutivi nei confronti dei Comuni inadempienti.

Nei Comuni obbligati ai sensi del terzo comma la concessione di cui all'art. 1 della presente legge è data solo per le aree incluse nei Programmi di Attuazione e, al di fuori di esse, per le opere e gli interventi previsti dal precedente art. 9, sempreché non siano in contrasto con le prescrizioni degli strumenti urbanistici generali. Fino all'approvazione dei Programmi di Attuazione, al di fuori dei casi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...el precedente comma, la concessione è data dai Comuni obbligati soltanto su aree dotate di opere di urbanizzazione o per le quali esista l'impegno dei concessionari a realizzarle.

Qualora nei tempi indicati dai Programmi di Attuazione gli aventi titolo non presentino istanza di concessione singolarmente o riuniti in consorzio, il Comune espropria le aree sulla base delle disposizioni della Legge 22-10-1971, n. 865, come modificata dalla presente Legge. Le disposizioni del comma precedente non si applicano ai beni immobili di proprietà dello Stato. La legge regionale prevede le modalità di utilizzazione delle aree espropriate. Nei Comuni esonerati trova applicazione la norma di cui al primo comma del precedente art. 4».

La Legge n. 94/1982 ha aumentato il numero di Comuni esonerati dall'obbligo di dotarsi dei P.P.A.

 
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