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Legittima difesa putativa ed eccesso colposo nella legittima difesa


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titolo:LA LEGITTIMA DIFESA
anno:2016
pagine: 101
formato: pdf  
prezzo:
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laureato in giurisprudenza

Limiti all'operatività della legittima difesa putativa
La comprensione della legittima difesa putativa presuppone che sia chiaro come nel Nostro sistema penale rilevi l'esistenza della causa di giustificazione, non certo la percezione della stessa da parte dell'agente. Ciò significa che la scriminante possa essere invocata anche da colui che, al momento di agire, ne ignorava l'esistenza.

L'art. 59, comma primo c.p. stabilisce infatti come «le circostanze che attenuano o escludono la pena sono valutate a favore dell'agente anche se da lui non conosciute, o da lui per errore ritenute non esistenti». La legittima difesa rientra così, come tutte le altre cause di giustificazione, tra le circostanze che escludono la pena perché fanno venire meno il reato; perciò essa determina la mancata irrogazione della sanzione penale. La norma in commento prevede due diverse ipotesi: nella prima la persona ignora l'esistenza della scriminante, nella seconda egli ne conosce in astratto la sussistenza ma ritiene, sbagliando, che essa non sia applicabile in concreto, al caso che lo vede protagonista.

Questa disposizione normativa segna un'importante differenza tra l'Italia ed altri paesi, ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... quelli di lingua tedesca, dove viene valorizzato l'elemento soggettivo; colà le fattispecie, che da noi rientrano nell'art. 59 comma primo c.p., sono qualificate come reati tentati. Nel nostro ordinamento il principio di offensività ha comportato l'adozione delle scriminanti in un'accezione oggettiva; questa regola costituzionale prescrive di riservare la sanzione penale soltanto a quei fatti che più gravemente ledono o pongono in pericolo i beni giuridici[]. Sarebbe pertanto illogico per il legislatore, ritenere penalmente rilevanti comportamenti che sono giuridicamente leciti, per la presenza di situazioni che scagionano l'agente da qualsiasi addebito. Un comportamento tenuto al cospetto di una causa di giustificazione non soltanto non è grave, ma è giuridicamente neutro.

Venendo ora alle scriminanti putative, esse consentono di assimilare il caso di chi agisce effettivamente in presenza di una causa di giustificazione, a quello del soggetto che realizza la condotta confidando, erroneamente nella sua esistenza. L'art. 59, comma quarto, primo periodo, c.p. sancisce che «se l'agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui.».
... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...br />
Questo convincimento inesatto costituisce il motivo per il quale l'ordinamento esclude l'antigiuridicità; siffatta scelta legislativa si spiega con la mancata consapevolezza del soggetto di porsi contro l'ordinamento: egli ha agito nella convinzione di rispettare i limiti posti da quest'ultimo, credendo che ci fosse un contesto che rendesse il suo comportamento giuridicamente lecito.


Quindi la persona non viene punita perché non si è resa conto di violare la legge penale.
Analogamente la legittima difesa putativa si differenzia da quella reale per l'assenza di un'effettiva situazione di pericolo e per la sbagliata convinzione di colui che reagisce: egli percepisce una minaccia che in realtà non esiste.
Al contrario la legittima difesa putativa richiede tutti gli elementi costitutivi prescritti da quella reale: pertanto da un lato occorre rappresentarsi, [Omissis - versione integrale presente nel testo].


Qualora la reazione difensiva avvenga in un privato domicilio o in un luogo di privata dimora, non è necessario ritenere esistente il requisito della proporzione; al contrario devono essere soddisfatti quelli della p... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ittima nel luogo in cui ci si difende, l'uso di un'arma legittimamente detenuta o di un altro mezzo idoneo, nonché la finalità difensiva.

L'accertamento sull'esistenza di tutti i suddetti requisiti deve avvenire al momento in cui si verifica la reazione difensiva, non dopo la stessa: pertanto la legittima difesa putativa può essere riconosciuta, soltanto se la persona riteneva esistenti gli stessi quando si è difesa. Eventuali percezioni successive a questo momento non rilevano.

La giurisprudenza ha interpretato in modo differente, nel tempo, i requisiti della legittima difesa putativa: una prima posizione, più restrittiva riteneva che l'art. 59 comma quarto c.p. fosse applicabile esclusivamente agli errori ragionevoli nella percezione del pericolo; ciò significa che la legittima difesa putativa veniva riconosciuta soltanto laddove un uomo di media diligenza sarebbe caduto nello stesso errore, di fronte alla medesima situazione fattuale, in cui è incorso l'agente.

Al contrario un secondo orientamento giurisprudenziale, più moderno, ritiene che rilevi esclusivamente la percezione, ancorata a dati di fatto, di colui che invochi la legittima... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ativa; invece la ragionevolezza della rappresentazione interna sbagliata non è importante.

Compatibilità della legittima difesa putativa con l'errore sul fatto ma con quello sul precetto
Non ogni tipologia di errore consente d'invocare la legittima difesa putativa: l'art. 59 comma quarto c.p. è applicabile, innanzitutto, quando l'errore attiene ai presupposti di fatto che integrano la causa di giustificazione.

Inoltre la suddetta norma ricorre se l'inesattezza riguarda una norma extra penale che indichi il significato di un elemento normativo: questo termine si riferisce a tutti quegli elementi, costituenti la struttura del reato, che rinviano ad una norma diversa da quella incriminatrice, per determinare con esattezza il loro significato.

Gli elementi normativi si distinguono in giuridici ed extra giuridici, in base alla natura della disposizione richiamata: mentre per i primi si tratta di una regola giuridica, per i secondi essa è una convenzione sociale o di costume. Da questa diversità consegue un'altra differenza: gli elementi normativi giuridici soddisfano l'esigenza di tassatività dell'ordinamento penale, perch&eac... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...cetto penale richiamato è individuabile con sufficiente precisione. Al contrario per quelli extra giuridici [Omissis - versione integrale presente nel testo].

Tornando alla legittima difesa putativa, essa non è applicabile all'errore di diritto: tale situazione ricorre quando l'agente reputi, sbagliando, di agire in una situazione alla quale l'ordinamento attribuisce efficacia scriminante, ovvero quando erri nell'individuare i requisiti ai quali il legislatore subordina la medesima valenza.

L'esclusione di questa tipologia di errore, dall'ambito di operatività della legittima difesa putativa, si giustifica con la necessità di coordinare la stessa, con il principio generale indicato per mezzo del brocardo latino ignorantia legis non excusat.

L'art. 5 c.p. stabilisce come «nessuno può invocare a propria scusa l'ignoranza della legge penale». La giurisprudenza ritiene come siffatta norma trovi applicazione sia nell'ipotesi di mancata, che in quella di erronea conoscenza della legge penale. La possibilità di conoscere quest'ultima costituiva il fondamento originario del suddetto principio generale.
Il predetto assunto e... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... dalla prassi che faceva comprendere [Omissis - versione integrale presente nel testo].

In secondo luogo la tecnica di redazione normativa è sempre più lacunosa e meno chiara: tali inconvenienti comportano spesso una molteplicità di possibili interpretazioni del testo normativo, talvolta tra loro anche molto distanti, oltre ad un'oggettiva difficoltà a comprendere l'obbligo giuridico ad esso sotteso.

Tutti questi fattori confliggono con il valore costituzionale della personalità della responsabilità penale di cui all'art. 27 Cost. e con la prevedibilità ex ante delle conseguenze giuridiche delle proprie azioni.
Queste ragioni spiegano la fondamentale sentenza 24 marzo 1988, n. 364 con la quale la Corte Costituzionale ha relativizzato il principio dell'inescusabilità dell'ignoranza della legge penale, sancendo la parziale illegittimità costituzionale dell'art. 5 c.p. nella parte in cui, la norma ritiene non rilevanti quegli errori di diritto che siano scusabili, perché colui che li ha commessi non aveva la concreta possibilità di conoscere la norma, ovvero di conoscerla in modo corretto.

Propri... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ilità di apprendere il precetto penale ha salvato l'art. 5 c.p. da una declaratoria di totale illegittimità costituzionale: l'inescusabilità dell'ignoranza della legge penale è compatibile con l'art. 27 Cost. se la sua applicazione viene circoscritta a tutti quei casi in cui il reo poteva davvero conoscere il precetto penale e lo abbia ignorato, ovvero lo abbia conosciuto in modo errato. In entrambe tali situazioni, è possibile individuare una negligenza a carico della persona che ha commesso il reato: proprio questa trascuratezza consente di muovere un addebito al reo, anche sotto il profilo dell'elemento soggettivo.

Applicando ciò alla legittima difesa putativa, bisogna comprendere le ipotesi nelle quali l'ignoranza della legge penale che codifica questa scriminante, sia evitabile e perciò inescusabile.

In primo luogo questa eventualità si verifica quando l'agente era in grado di sapere che l'ordinamento non qualifica la situazione in cui egli ha agito in termini di legittima difesa; in secondo luogo tale situazione ricorre quando costui ha errato nell'individuazione dei presupposti ai quali l'ordinamento subordina l'efficacia giustificatoria, mostrando cos&igrav... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ace conoscenza dell'art. 52 c.p.

L'esistenza della colpa quale confine tra legittima difesa ed eccesso colposo nella legittima difesa
L'art. 59, comma quarto, secondo periodo c.p. stabilisce che «tuttavia, se si tratta di un errore determinato da colpa, la punibilità non è esclusa quando il fatto è preveduto dalla legge come delitto colposo». La norma richiede dunque due distinti requisiti: essi sono l'addebitabilità all'agente della fallace rappresentazione sull'esistenza della scriminante e la rilevanza penale del fatto commesso anche a titolo di colpa.

Questa disposizione è analoga a quella contenuta nell'art. 47 comma primo c.p.: come può residuare una responsabilità penale a carico dell'agente, quando l'errore sull'esistenza di uno o più elementi costitutivi del reato sia a questi addebitabile ed il fatto commesso sia penalmente sanzionato, anche a titolo di colpa, così può permanere la medesima responsabilità allorché l'errore sull'esistenza della scriminate sia addebitabile all'autore del fatto e quest'ultimo sia previsto come reato, anche se ascrivibile alla negligenza, imperizia o impru... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ifensore.

L'art. 59 comma quarto, secondo periodo c.p. è compatibile anche con gli illeciti contravvenzionali, malgrado il testo normativo faccia esplicito riferimento soltanto ai delitti. Non esiste infatti alcuna ragione, per negare l'ammissibilità di un'interpretazione estensiva di questa norma che consente, vieppiù di dare completezza al sistema.

Siffatta scelta permette di applicare la suddetta disposizione a tutti quei casi nei quali il difensore ponga in essere una contravvenzione a causa di una falsa rappresentazione della realtà.

L'erronea supposizione della legittima difesa si differenzia dall'eccesso colposo nella legittima difesa: questa seconda figura ricorre quando i presupposti applicativi della suddetta esimente esistano davvero nella realtà, ma l'autore superi i limiti consentiti dall'art. 52 c.p. con il proprio comportamento; al contrario la prima fattispecie è caratterizzata [Omissis - versione integrale presente nel testo].

La diversità tra questi due istituti rende possibile, per dottrina e giurisprudenza, configurare l'eccesso colposo nella legittima difesa putativa: tale ipotesi si... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ebbe quando il soggetto si rappresenti una situazione di pericolo non corrispondente al vero, eccedendo altresì, i limiti previsti per tale causa di giustificazione.

L'ammissibilità di questa figura si scontra tuttavia con la diversa natura degli istituti che la compongono: sembra difficile fare coesistere la realtà della situazione di pericolo richiesta dall'eccesso colposo, con l'immaterialità della stessa, necessaria ai fini della configurabilità della scriminate putativa.

La natura dell'istituto disciplinato dall'art. 55 c.p. è controversa: una prima posizione reputa che si tratti di delitto doloso, parificato a quello colposo soltanto per quanto concerne il trattamento sanzionatorio. Infatti l'evento più grave deve essere previsto e voluto da colui che reagisce. Non si può tuttavia negare come la volontarietà del fatto venga viziata dall'errore, da cui deriva una falsa rappresentazione dei confini entro i quali sia consentito agire.

Proprio il venire meno del momento conoscitivo del dolo ha indotto un secondo orientamento a qualificare il reato commesso, in una situazione di eccesso colposo della legittima difesa, come una ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... colposa non soltanto sotto il profilo della pena, ma anche sotto quello della natura.

Comunque anche l'eccesso colposo può essere applicato soltanto a quei casi nei quali, il fatto compiuto sia punito anche a titolo di colpa, secondo il parametro normativo di cui all'art. 43 comma terzo c.p. L'involontarietà della condotta riguarda non certo l'evento, ma il superamento dei limiti della scriminante, che può essere determinato [Omissis - versione integrale presente nel testo].

La prima situazione è denominata eccesso colposo nel fine, la seconda eccesso colposo nei mezzi.
Occorre distinguere entrambe dall'eccesso doloso: quest'ultimo ricorre quando vengano superati volontariamente i limiti posti dalla scriminante della legittima difesa, in presenza di un'esatta conoscenza della situazione concreta e dei mezzi necessari a realizzare l'obbiettivo consentito dalla legge. In questo caso la volontà dell'agente è diretta a realizzare un fine criminoso non certo consentito dall'ordinamento; per tale ragione egli risponde del fatto commesso a titolo di dolo.


 
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