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Definizione di «veduta» ed implicazioni sul rispetto delle distanze legali dalle costruzioni

Non ogni apertura è una «veduta»: è necessario che essa sia destinata a guardare e ad affacciarsi verso il fondo del vicino. Al titolare della veduta non sono riservati, dunque, i soli benefici dell'aria e della luce, implicando il diritto ad una zona di rispetto, che si estende per tre metri in direzione orizzontale.

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titolo:IL CODICE DELLE DISTANZE
anno:2017
pagine: 2838 in formato A4, equivalenti a 4825 pagine in formato libro
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VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> LUCI E VEDUTE

Le attività di affaccio e prospetto vanno accertate con riferimento al fondo dal quale la veduta si esercita e non già al fondo oggetto della veduta stessa, tant'è che per quest'ultimo si deve intendere una qualunque parte, anche minima o marginale, ma che possa esser guardata comodamente e con agevole (o non disagevole) affaccio.

Il presupposto logico-giuridico affinché operi la disciplina della distanza delle costruzioni dalle vedute di cui all'art. 907 c.c. è l'anteriorità dell'acquisto del diritto alla veduta sul fondo vicino rispetto all'esercizio, da parte del proprietario di quest'ultimo, della facoltà di costruire.

Si intendono per pareti finestrate, in generale, tutte le pareti munite di aperture di qualsiasi genere verso l'esterno, quali porte, balconi, finestre di veduta o di luce.

La distanza minima fissata dall'art. 9 del D.M. 2 aprile 1968 n.1444 di dieci metri dalle pareti finestrate è volta alla salvaguardia delle imprescindibili esigenze igienico –sanitarie, al fine di evitare malsane intercapedini tra edifici tali da com... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...i profili di salubrità degli stessi e trattasi di una norma che in ragione delle prevalenti esigenze di interesse pubblico indicate ha carattere cogente e tassativo, prevalendo anche sulle disposizioni regolamentari degli enti locali che dispongano in maniera riduttiva.

Ove la maggior distanza delle costruzioni rispetto alle norme del codice civile sia imposta dai regolamenti locali con riferimento specificamente al confine, la distanza delle vedute dal confine stesso deve intendersi disciplinata dalla norma prevalente del suddetto regolamento locale.

Ai fini della configurabilità di una veduta, non è necessario che il manufatto dal quale questa è esercitata sia sorto per l'esclusivo scopo di consentire l'affaccio sul fondo del vicino, essendo sufficiente che esso, per l'ubicazione, la consistenza e la struttura, abbia oggettivamente tale idoneità.

Nel caso di terrazzamento pensile posto allo stesso livello del terreno a monte di proprietà altrui, ai fini dell'esercizio di un comodo affaccio sul fondo contiguo, non è necessaria la presenza di un parapetto, il quale è richiesto dall'art. 905 c.c. nel caso in cui in cui lo sporto, il balcone o il lastrico solare si trovino in posiz... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...levata, essendo l'affaccio dall'alto disagevole e pericoloso senza alcuna protezione.

Il rispetto della distanza dei dieci metri tra fabbricati (art. 9 del D.M. n.1444 del 2 aprile 1968) si riferisce esclusivamente a pareti munite di finestre qualificabili come vedute e non ricomprende anche quelle su cui si aprono finestre cosiddette lucifere.

Per configurare gli estremi di una veduta ai sensi dell'art. 900 c.c., come tale soggetta alla regole di cui agli artt. 905 e 907 c.c. in tema di distanze, è necessaria non solo l'inspectio ma anche la prospectio in alienum, vale a dire le possibilità di affacciarsi e guardare di fronte, obliquamente o lateralmente, grazie alla presenza di un parapetto che consenta l'esercizio di tali facoltà in condizioni di sufficiente comodità e sicurezza.

In tema di proprietà e rapporti di vicinato, il sacrificio del diritto del vicino di tenere le luci nel muro è subordinato alla effettiva erezione di una costruzione, in appoggio o in aderenza, e non anche, pertanto, in relazione alla semplice intenzione di costruire, che non fa venir meno il diritto del proprietario del muro di mantenere le luci aperte "jure proprietatis".

L'interferenza t... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a e la funzione del fondo servente (cortile) e la sua contitolarità in capo a più proprietari comporta che non possa applicarsi tout court la disciplina delle vedute ma debba scrutinarsi se il mancato rispetto di quest'ultima si accompagni al venir meno (o alla grave incisione) della funzione della cosa comune, con onere dimostrativo a carico di chi lamenti la compressione del proprio diritto sulla stessa.

Un'apertura munita di inferriata può essere considerata veduta anziché luce solo se permetta di affacciarsi e di guardare oltreché di fronte anche obliquamente o lateralmente, come nel caso in cui abbia maglie cosi larghe da consentire di esporre il capo in ogni direzione ovvero, non sia aderente alla superficie esterna del muro, ma se ne distacchi tanto da consentire di sporgere il capo oltre tale muro, di guisa che la presenza di inferriata di per sé non esclude che l'apertura possa qualificarsi come veduta.

Il diritto di servitù di costruire fin sul confine del fondo del vicino, ovvero ad una distanza inferiore rispetto a quella stabilita al riguardo dall'art. 873 del cod. civ. e dalle norme regolamentari di carattere integrativo, non implica affatto l'acquisizione del diverso ed ulteriore diritt... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ù di aprire anche vedute prospicienti il fondo servente a distanza inferiore a quella legale stabilita dagli artt. 905 e 907 del cod. civ.

L'affaccio sul fondo alieno non costituisce affatto una facoltà accessoria consentita al titolare del diritto della servitù di costruire fin sul confine: la facoltà di affacciarsi, e guardare di fronte, obliquamente o lateralmente, sul fondo alieno, senza rispettare le distanze stabilite dal codice civile, da un lato è estranea al contenuto tipico della servitù di erigere costruzioni sul confine e, dall'altro, non è affatto indispensabile all'esercizio dell'acquisito diritto di costruire a confine.

Al di fuori dell'ipotesi in cui la distanza sia riferita in modo specifico anche al confine, la distanza delle vedute dal confine stesso deve intendersi regolata, in via esclusiva, dalla norma di cui all'art. 905 c.c., non potendo una norma sulla distanza sui fabbricati incidere, ex se, su quelle relative alle vedute.

La ratio delle norme del codice civile in materia di distanze da luce e vedute (907 c.c.) è quella di assicurare al titolare del diritto di veduta aria e luce sufficienti all'esercizio della "inspectio" e della "prospectio", mentre l'a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ....M. n. 1444/1968 detta una norma che ha la finalità di tutelare esigenze di carattere igienico-sanitario.

La semplice mancanza di assenso amministrativo all'apertura di vedute - che però siano state giudicate (non importa se correttamente o meno), rispettose delle distanze legali - non incide sulla legittimità dell'opera con riferimento al diritto del confinante.

La circostanza che un nuovo fabbricato porterà ad una riduzione dell'esposizione solare ed alla scomparsa della veduta panoramica, per gli edifici che affacciano su un suo lato, non configura una causa di illegittimità del permesso di costruire, che è rilasciato sempre con la salvezza dei diritti dei terzi, ma potrà semmai rilevare nei rapporti privatistici tra proprietari.

L'obbligo di rispettare le distanze sussiste anche in relazione al fatto che la realizzazione di una nuova costruzione impone delle indebite limitazioni al godimento dei propri beni a carico dei proprietari dei fabbricati circostanti, in quanto la nuova costruzione diminuisce la luce e l'aria dei preesistenti edifici su di esso prospettanti.

La normativa circa la distanza delle vedute e dei balconi ex art 905 c.c. ha come scopo quello di tutel... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rvatezza delle proprietà limitrofe e in tal senso la deroga prevista dal comma III è basata sul principio per cui, ove gli edifici siano su una pubblica strada, tale necessità di privacy viene meno in quanto, in ogni caso, la strada è accessibile a tutti.

Ai fini della qualificazione di una apertura quale veduta, suscettibile di integrare una servitile necessario che la stessa, per le sue caratteristiche ubicative, strutturali, dimensionali, sia permanentemente e concretamente idonea a consentire un comodo affaccio, tale da permettere non solo l'inspectio in alienum, vale a dire la visione sul fondo altrui, ma anche la prospectio, ossia, la possibilità per l'osservatore si sporgersi con il capo, al fine di esercitare una visione frontale, laterale o obliqua, senza dover ricorrere a mezzi artificiali, a manovre complesse o acrobatiche.

Per qualificare una apertura munita di un vetro opaco quale veduta, non basta dire che il vetro potrebbe essere sostituito senza difficoltà ed in qualunque momento con vetro trasparente e che l'opacità avrebbe potuto essere resa inutile da un semplice meccanismo di apertura dei serramenti, sì da consentire la prospectio: occorre, infatti, verificare se effettivame... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a già quel meccanismo idoneo a consentirne l'agevole apertura, senza ausili strumentali di sorta piuttosto che attenersi ad un criterio astratto, in relazione ad una solo potenziale trasformabilità della finestrata lucifera a veduta.

Una vetrata fissa, inserita nel muro di un fabbricato, non può qualificarsi vera e propria finestra, costituendo soltanto un elemento della facciata esterna dell'edificio.

La violazione delle norme urbanistiche non consente, ai sensi dell'art. 872 c.c., una tutela ripristinatoria con specifico riferimento alle vedute, ma esclusivamente, in materia di luci e vedute e ai sensi dell'art. 905 c.c., una tutela risarcitoria.

In tema di distanza delle costruzioni dalle vedute, se la ratio dell'art. 907 c.c., il quale fa divieto di fabbricare a distanza minore di tre metri dalla veduta del vicino, è quella di assicurare al titolare del diritto di veduta sufficiente aria e luce consentendogli l'esercizio della inspectio e della prospectio, l'accertamento e la valutazione della idoneità della costruzione a non ostacolare la fruizione di tali beni, nonché a non determinare modifica sostanziale di qualsivoglia altra situazione di godimento in cui si esplica il potere riconosc... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...olare di veduta, richiedono al giudice una motivazione congrua e adeguata.

Posto che la recinzione non può essere considerata alla stregua di un fabbricato in senso tecnico e proprio, essendo un diverso manufatto, perché questo potesse essere assimilato, ai fini del divieto di costruire a distanza inferiore a tre metri dalle vedute, alla costruzione di cui all'art. 907 c.c., occorreva precisare in quale modo la recinzione fosse idonea ad impedire od ostacolare l'esercizio della veduta.

Le vedute, implicando il diritto ad una zona di rispetto, che si estende per tre metri in direzione orizzontale della parte più esterna della veduta e per tre metri in verticale rispetto al piano corrispondente alla soglia della veduta medesima, comporta che ogni costruzione che venga a cadere in questa zona è illegale e va rimossa, anche se si tratta di una tettoia.

Per effetto delle limitazioni previste dall'art. 907 c.c., a carico del fondo su cui si esercita una veduta, sia che le vedute siano state aperte jure servitutis, sia che vengano esercitate jure proprietatis, deve osservarsi un distacco di metri tre in linea orizzontale dalla veduta diretta, ed eventualmente anche dai lati della finestra da cui si esercita la ved... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ..., e, in stretta correlazione strumentale con le limitazioni cui tendono i primi due commi, dell'art. 907 cit., deve osservarsi analogo distacco anche in senso verticale per una profondità di tre metri al di sotto della soglia della veduta.

Al titolare della veduta non siano riservati i soli benefici dell'aria e della luce, giacché la veduta consiste nell'inspicere e nel prospicere in alienum e la utilitas da essa apportata all'immobile in cui è aperta, è la completa e piena visione del fondo servente.

In ipotesi di nuova costruzione, l'obbligo della distanza in verticale di tre metri dalla soglia delle vedute esistenti nel fabbricato del vicino va osservato in ogni caso, senza alcuna distinzione tra costruzioni in appoggio e costruzioni in aderenza, ponendo l'art. 907 c.c., un divieto assoluto, la cui violazione si realizza in forza del mero fatto che la costruzione è a distanza inferiore a quella stabilita, enucleando la norma codicistica in favore del titolare della veduta un diritto perfetto al rispetto della distanza legale da parte della costruzione del vicino, senza introdurre ulteriori condizioni.

Non ogni apertura può essere qualificata come «veduta», essendo necessario che... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...estinata per sua normale e prevalente funzione a guardare e ad affacciarsi verso il fondo del vicino, come appunto accade per le finestre, balconi, le terrazze e simili.

La botola che consente l'accesso alla copertura di un terrazzo non è qualificabile come «veduta» tanto più se priva di un collegamento stabile con lo stesso terrazzo.

La qualificazione della veduta (diretta, obliqua o laterale) va fatta con riguardo alla possibilità che la conformazione obbiettiva dell'opera offre di guardare frontalmente o meno sul fondo del vicino, non già in base alla posizione della persona che esercita la veduta rispetto alla parete in cui si apre la finestra o il balcone.

Le vedute che si esercitano dal balcone sono diverse secondo le varie posizioni in cui è possibile guardare sul fondo del vicino, nel senso che è sufficiente per aversi veduta diretta che da uno dei lati del balcone sia possibile affacciarsi e guardare sul fondo altrui.

È viziata la statuizione del giudice di merito che qualifica un'apertura come «luce» piuttosto che «veduta» non già sulla base di un giudizio di fatto avente ad oggetto le concrete caratteristiche dell'aper... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ..., ma recependo acriticamente una valutazione tecnico-legale espressa dal c.t.u..

Non può essere riconosciuto alcun diritto di veduta dal lastrico solare qualora il parapetto dello stesso non sia edificato ad almeno un metro mezzo dalla proprietà del vicino, ma sul confine.

L'esistenza di un parapetto fa propendere per la possibilità di qualificare un'apertura come «veduta».

I requisiti necessari per l'esistenza di una veduta sono non soltanto la inspectio ma anche la prospectio, la quale consiste nella possibilità di vedere e guardare non solo di fronte, ma obliquamente e lateralmente sul fondo del vicino, in modo da consentirne una visione mobile e globale.

Un'apertura che non consente di affacciarsi sul fondo vicino può configurarsi solo come luce, anche se consenta di guardare con una manovra di per sé poco agevole per una persona di normale conformazione.

La tutela spettante al proprietario di opporsi alla veduta abusiva esercitata sul proprio fondo non richiede necessariamente l'abbattimento o l'arretramento del manufatto dal quale essa si esercita, dovendo essere vagliata anche d'ufficio la possibilità di altri accorgimenti idonei allo sco... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...oè ad eliminare la situazione illegittima.

A fronte di una veduta illegittima, il giudice deve esaminare le diverse soluzioni idonee ad eliminare la veduta ed adottare quella ritenuta meno gravosa per il convenuto, ispirandosi all'esigenza di un giusto contemperamento dei diversi interessi.

La ratio dell'art. 905 cod. civ. consiste nell'esigenza di salvaguardare la riservatezza del fondo del vicino, sicché qualsiasi intervento umano di modifica dello stato dei luoghi che comporti condizioni oggettive stabili per esercitare un comodo affaccio sulla proprietà confinante può dar luogo, in concorso con le altre condizioni di legge, alla creazione di una servitù di veduta, a nulla rilevando che le opere eseguite non siano destinate in via esclusiva all'esercizio della veduta, laddove comunque le stesse, per ubicazione, consistenza e struttura, in luogo di una vista precaria e fugace, consentano il comodo affaccio sul fondo confinante.

Le norme sulle distanze delle costruzioni dalle vedute si osservano anche nei rapporti tra condomini di un edificio in quanto l'art. 1102 cod. civ., non deroga al disposto dell'art. 907 cod. civ.

Il potere di chiudere le luci è attribuito dall'art. 904 ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ot;vicino", vale a dire a un soggetto che non partecipa ab origine della proprietà del muro in cui queste sono aperte.

Nel caso in cui il muro sia stato reso comune, la chiusura delle luci è consentita sempre che la costruzione avvenga in appoggio e consista in un edificio.

Le aperture lucifere che si trovano all'interno di un edificio condominiale o comunque all'interno di un complesso immobiliare integrante una proprietà condominiale, a differenza di quelle che si aprono sul fondo aperto altrui, sono prive di quella connotazione di precarietà e di mera tolleranza che caratterizza le luci contemplate negli artt. 901 - 904 c.c., con la conseguenza che esse sono sottratte alla disciplina di tali norme.

La possibilità o meno di affacciarsi, costituisce un apprezzamento di fatto riservato al giudice di merito e non denunciabile in sede di legittimità, se corredato da congrua e corretta motivazione.

La natura di veduta o luce (regolare o irregolare) deve essere accertata dal giudice di merito alla stregua delle caratteristiche oggettive dell'apertura stessa, rimanendo a tal fine irrilevante l'intenzione del suo autore o la finalità dal medesimo perseguita.

... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a munita di inferriata, tale da non consentire la "prospectio" nel fondo vicino, può configurarsi solo come luce, anche se consenta di guardare con una manovra di per sé poco agevole per una persona di normale conformazione: rispetto a tale genere di apertura, il vicino non ha diritto a chiedere la chiusura, bensì solo la regolarizzazione.

La richiesta di dichiarare l'illegittimità (art 949 c.c.) di alcune vedute aperte dal vicino comporta che l'inosservanza delle distanze dettate dall'art. 905 c.c. può essere eliminata soltanto dall'arretramento o chiusura delle vedute stesse. La cd. regolarizzazione concerne invece il diritto di praticare aperture in direzione del fondo del vicino per attingere luce ed aria, cioè non le aperture che consentono di vedere ed affacciarsi verso il fondo del vicino, ma quelle di cui agli artt. 901 e 902 c.c..

Si ha veduta "diretta" quando il confine del fondo del vicino ed il muro sul quale sussiste l'opera dalla quale si esercita la veduta sono fronteggianti, anche se non necessariamente paralleli; sussiste, invece, veduta "laterale" (in senso proprio) quando il "confine" ed "il muro" predetto formano un angolo piatto (180 grad... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...endo, in definitiva, fondi allineati. La vedute "in appiombo" costituisce species del genus veduta "laterale". Si ha, infine, veduta "obliqua" allorquando il confine ed il muro summenzionati siano ortogonali, ossia formino un angolo di 90 gradi.

L'art. 907 c.c. postula, per la sua operatività, l'esistenza di una veduta "diretta" o comunque coesistente con una veduta "obliqua", risultando insufficiente una sola veduta obliqua o "laterale" o anche obliqua e laterale insieme.

I minimi scostamenti dalle misure previste dall'art. 905 c.c. rientrano nel margine di tollerabilità proprio dell'attività edilizia.

La mera possibilità dell'inspectio e della prospectio dal detto terreno sul fondo della vicina non è sufficiente far ritenere la sussistenza della veduta, poiché è necessario, altresì, che la possibilità di guardare nel fondo medesimo e di sporgere il capo e vedere nelle diverse direzioni senza l'uso di mezzi artificiali possano aver luogo con comodità e sicurezza, ed in modo da rilevare che tale è la destinazione normale e permanente del terreno, alla stregua di elementi obbiettivi di carattere strut... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nzionale.

La veduta si può configurare soltanto ove l'apertura sia munita di solidi ripari, come ringhiera o parapetto, tali da permettere di sporgere la testa senza pericolo verso detto fondo.

Il fatto che il vicino, a tutela della sua privacy, metta a dimora una fitta alberatura non esclude la sussistenza della veduta.

Le scale, i ballatoi e le porte, pur essendo fondamentalmente destinati all'accesso dell'edificio, e soltanto occasionalmente od eccezionalmente utilizzabili per l'affaccio, possono configurare vedute quando - indipendentemente dalla funzione primaria dei manufatto - risulti obiettivamente possibile, in via normale, per le particolari situazioni o caratteristiche di fatto, anche l'esercizio della prospectio ed inspectio su o verso il fondo del vicino.

L'onere della preventiva acquisizione della proprietà della comunione del muro su cui sono poste le luci non è previsto nel caso di costruzione in aderenza, nel quale il costruttore ha il diritto potestativo di chiudere le luci aperte sul muro del vicino.

Le finestre aperte sul fondo del vicino possono essere considerate veduta o prospetto solo quando consentano un comodo affaccio con la conseguenza che la presenza di un... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... porta ad escludere che l'apertura possa essere considerata una finestra prospettica.

La mera preesistenza, di fatto, di aperture poste distanza inferiore a quella prescritta dall'art. 905 c.c. non ne consente la tutela petitoria ai fini del rispetto della distanza prescritta dall'art. 907 c.c., poiché è necessario che l'attore dimostri l'avvenuto acquisto, a titolo negoziale od originario, della servitù di veduta, vale dire della, facoltà di esercitare l'inspectio e la prospectio in alienum dalle aperture praticate sulla parete a distanza dal confine con il fondo del vicino inferiore a quella prescritta dall'art. 905 c.c..

La disposizione di cui all'art. 905 c.c. va posta in relazione con l'art. 873 c.c. che prescrive una distanza non minore di tre metri (o quella maggiore stabilita dai regolamenti edilizi locali) per la costruzione su fondi finitimi. Ne consegue che, ove nel realizzare la costruzione non sia stata rispettata la distanza dal fondo del vicino fissata dal Codice Civile, o dalle norme integrative, non potrà aprirsi in detta costruzione una veduta jure proprietatis.

Va qualificata come veduta una finestra che consenta ad un osservatore di statura normale accostato al parapetto la facolt... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... inspicere e prospicere.

In ipotesi di nuova costruzione, l'obbligo della distanza in verticale di 3 metri dalla soglia delle vedute esistenti nel fabbricato del vicino va osservato in ogni caso, senza alcuna distinzione tra costruzioni in appoggio e costruzioni in aderenza.

La domanda volta al rispetto dell'art. 905 c.c. si inscrive nell'actio negatoria servitutis, pertanto l'attore non ha l'onere di fornire, come nella revindica, la prova rigorosa della proprietà, essendo sufficiente dimostrare con ogni mezzo ed anche in via presuntiva di possedere il fondo in forza di un valido titolo e sul convenuto incombe l'onere di provare il diritto di servitù che ex adverso si nega ma non altro. Tuttavia se quest'ultimo eccepisce che il fondo è di proprietà non dell'attore ma di un terzo, il rigetto di tale eccezione non comporta automaticamente e di per sé solo il riconoscimento in capo all'attore del diritto di proprietà.

Dall'art. 901 c.c. si desume che il criterio distintivo tra luce e veduta deve ricavarsi dalla funzione effettiva dell'apertura.

Il vicino ha il diritto di esigere che la luce irregolare divenga conforme alle previsioni dell'art. 901 c.c.

L'istituto de... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...izzazione, proprio delle luci, non può trovare applicazione alle vedute.

Le violazioni delle distanze per l'apertura delle vedute possono essere eliminate, quando sia possibile, con l'adozione di accorgimenti idonei a salvaguardare il diritto di proprietà del fondo vicino senza ricorrere alla demolizione o all'arretramento dell'immobile.

Gli specifici accorgimenti idonei ad eliminare la veduta, in luogo della sua demolizione, esigono una esplicita domanda in tal senso da parte di colui che ha aperto la veduta, e non possono essere imposti d'ufficio dal giudice.

La finestra munita di inferriata fissa non apribile non permette l'affaccio e deve considerarsi pertanto come "luce", e pertanto essa non deve rispettare le prescrizioni dell'art. 907 c.c..

L'art. 905 c.c. deve essere rispettato da ogni opera che abbia come destinazione permanente, ancorché non esclusiva (né principale) quella di rendere possibile l'affaccio sul fondo altrui: pertanto, non è necessario che le opere vengano realizzate per l'esclusivo scopo dell'esercizio della veduta, essendo sufficiente che per ubicazione, consistenza e struttura abbiano oggettivamente tale idoneità.

L'ultimo comm... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... 905 c.c. non trova applicazione alle vedute laterali né a quelle oblique.

L'art. 907 c.c. non si applica ai casi di mera ristrutturazione dell'edificio, ma solo alle nuove costruzioni.

Il divieto di fabbricare a distanza inferiore a tre metri dalla veduta diretta del vicino (art. 907 c.c.) non opera per le costruzioni che non eccedono in altezza il livello della veduta, che devono arrestarsi almeno tre metri sotto la sua soglia solo se appoggiate al muro in cui la veduta diretta è aperta; in caso contrario esse restano soggette solo alla disciplina dell'art. 873 c.c. in materia di distanze legali.

L'esclusione dall'obbligo di rispettare i tre metri di distanza in presenza di una pubblica via tra il fondo e la veduta non presuppone che i due fondi si fronteggino; detta esclusione si applica anche quando la strada o lo spiazzo pubblico delimitino ad angolo retto da un lato il fondo dal quale si gode la veduta e dall'altro il fondo sul quale si esegue la costruzione.

La distanza di tre metri delle costruzioni dalle vedute, imposta dall'art.907 del codice civile, ha carattere assoluto, essendo stata predeterminata dal legislatore in via generale ed astratta, senza che al giudice sia consentito alcun apprezzam... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...zionale volto a valutare l'effettività dell'impedimento della veduta ovvero il danno ed il pericolo concreti derivanti o meno dalla posizione della nuova costruzione rispetto alla veduta del vicino, essendo tali elementi presunti dalla legge.

La distanza di tre metri delle costruzioni dalle vedute prevista dall'art. 907 c.c. deve essere osservata anche se la nuova costruzione non arrechi alcun nocumento al diritto di veduta del vicino, non essendo neppure consentito considerare la presenza di opere pregiudizievoli alla veduta sul fondo stesso di proprietà del titolare del diritto, data la possibilità, per quest'ultimo, di eliminare tali opere in ogni momento.

Ai fini dell'operatività dell'art. 905, co. 3, c.c. è irrilevante che i fondi si fronteggino o meno o che siano separati dalla via pubblica: essi possono essere anche contigui o trovarsi ad angolo retto.

Dagli artt. 900 e 904 c.c. è desumibile soltanto che nei rapporti di vicinato la facoltà di aprire luci su fondo altrui è recessiva rispetto a quella di edificare in aderenza, mentre non si può assolutamente trarre un principio generale di irrilevanza delle luci applicabile anche in materia urbanistica.
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