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Lo strumento urbanistico locale ad integrazione della normativa codicistica sulla distanza tra gli edifici

Le norme degli strumenti urbanistici che impongono l'osservanza di una certa distanza della costruzione dal confine non esprimono una regola diversa rispetto a quella codicistica, e possono comunque stabilire soltanto una distanza maggiore rispetto a quella prevista dal Codice Civile.

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titolo:IL CODICE DELLE DISTANZE
anno:2017
pagine: 2838 in formato A4, equivalenti a 4825 pagine in formato libro
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VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI

Le norme contenute nei regolamenti edilizi che stabiliscono le distanze tra gli edifici e tra questi ed i terreni confinanti, poiché sono volte non solo ad evitare la formazione di intercapedini dannose tra edifici frontistanti ma anche, con lo stabilire una distanza tra le costruzioni superiori a quella prevista dall'art. 873 c.c., a tutelare l'assetto urbanistico del territorio, vanno osservate a prescindere dal fatto che gli edifici si fronteggino, in quanto conservano carattere integrativo delle norme del codice civile anche qualora siano inserite in un contesto normativo come il piano regolatore, volto a tutelare il paesaggio o regolare l'assetto del territorio, poiché tendono a disciplinare i rapporti di vicinato e ad assicurare in modo equo l'utilizzazione edilizia dei suoli privati.

La norma di cui all'art. 873 c.c. relativa alle distanze tra fabbricati, in quanto intesa a tutelare interessi generali di igiene, decoro e sicurezza degli abitati, tale da consentire una valutazione più rigorosa in sede locale, non si pone in correlazione con la norma di cui all'art. 905 c.c. sulla distanza delle v... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...onfine, volta solo a salvaguardare il fondo vicino dalle indiscrezioni che possono essere attuate mediante l'uso di un' "opera obiettivamente destinata a tale scopo", sicché, ove la maggior distanza delle costruzioni sia dai regolamenti locali imposta in assoluto, indipendentemente dalla dislocazione delle costruzioni nei rispettivi fondi, la distanza delle vedute dal confine deve intendersi regolata esclusivamente dalla norma dell'art. 905 c.c., ossia in misura pari ad un metro e mezzo.

Il D.M. 2 aprile 1968, n. 1444 è diretto proprio a regolare - che significa predeterminare in una certa misura - il contenuto degli strumenti urbanistici, essendo stato emesso sulla delega prevista nel L. 18 agosto 1942, n. 1150, art. 41 quinquies ed essendo stato quest'ultimo inserito dalla L. 6 agosto 1967, n. 765, art. 17 gli è stata riconosciuta efficacia di legge dello Stato, per cui gli strumenti urbanistici non possono discostarsene, prevalendo il decreto anche sui regolamenti locali nella determinazione appunto degli standard urbanistici.

I regolamenti edilizi in materia di distanze tra costruzioni contengono norme di immediata applicazione, salvo il limite, nel caso di norme più restrittive, dei cosiddetti diritti quesi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... la disciplina più restrittiva non si applica alle costruzioni che, alla data dell'entrata in vigore della normativa, possano considerarsi "già sorte"), e, nel caso di norme più favorevoli, dell'eventuale giudicato formatosi sulla legittimità o meno della costruzione.

Il richiamo operato dalle norme tecniche di attuazione di un piano regolatore alle distanze di legge tra le costruzioni comporta l'applicazione dei parametri normativi dettati dal d.m. 2 aprile 1968, n. 1444, emanato in attuazione della previsione dell'art. 41 quinquies comma nono della legge 17 agosto 1942, n. 1150, come aggiunto dall'art. 17 della legge 6 agosto 1967, n. 765, tuttora vigente perché non abrogato dall'art. 136, comma 2, lettera b), del d.P.R. 6 giugno 2001, n. 380.

Le norme degli strumenti urbanistici che impongono l'osservanza di una determinata distanza della costruzione dal confine non esprimono una regola diversa rispetto a quella codicistica basata sulla distanza tra fabbricati, ma una differente tecnica di protezione interna alla medesima regola del distacco, che in tutte le sue applicazioni va declinata unitariamente.

I regolamenti locali possono stabilire soltanto una distanza maggiore (tra edifici o d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... rispetto a quella codicistica.

Le disposizioni in materia di distanze legali contenute nei piani consortili trovano applicazione soltanto se e nella misura in cui siano recepite nei singoli strumentu urbanistici dei Comuni.

Il fatto che un manufatto non sia computabile ai fini del carico urbanistico non esclude che lo stesso debba rispettare la normativa in materia di distanze.

Quando lo strumento urbanistico, ad integrazione della normativa codicistica, si limita ad imporre una distanza minima tra costruzioni, poiché detta distanza minima è da ritenere comprensiva di un implicito riferimento al confine, il criterio della prevenzione deve ritenersi inapplicabile, per evitare che l'obbligo della maggiore distanza tra edifici venga a gravare esclusivamente su colui che edifica per ultimo; nondimeno, tale criterio torna ad operare qualora il predetto strumento, oltre alla distanza minima, preveda anche la facoltà di edificare sul confine o in appoggio o in aderenza.

Il giudice non ha alcun margine di accertamento e di valutazione in ordine ai pregiudizi determinati dalla violazione delle norme dei regolamenti locali che prescrivono nelle costruzioni distanze maggiori di quelle previste dal codice civi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rticolare, alla formazione di eventuali intercapedini.

A fronte di una domanda di rispetto di distanze legali fissate da norme integrative dell'art. 873 c.c., non costituisce vizio di ultrapetizione né tantomeno pronuncia su di una domanda nuova in secondo grado la sentenza che abbia accolto la domanda, accertando l'insussistenza di previsioni integrative ed abbia applicato la normativa dettata dall'art. 873 c.c., atteso il dovere del giudice di inquadrare nell'esatta disciplina giuridica il rapporto dedotto con il solo limite del divieto di immutare il petitum o la causa pretendi o di introdurre nuovi elementi nel tema controverso.

Il piano regolatore generale, in quanto atto amministrativo complesso, si perfeziona solo dopo la sua approvazione da parte dei competenti organi di controllo e la relativa pubblicazione, non essendo sufficiente la mera adozione di esso; ne consegue che prima del perfezionamento di questo iter tale strumento urbanistico non può spiegare effetti integrativi del codice civile.

Qualora i regolamenti edilizi stabiliscano espressamente la necessità di rispettare determinate distanze dal confine, la prescrizione mira a tutelare interessi generali, quali l'assetto urbanistico di una certa zon... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ltanto ad evitare la formazione di intercapedini nocive all'igiene, alla salute e alla sicurezza.

Affinché la più favorevole disciplina urbanistica in materia di distanze possa essere applicata è necessario l'esaurimento dell'iter sia di di approvazione da parte dell'organo di controllo sia di pubblicazione.

Per far valere le distanze di cui al piano di lottizzazione è necessario che la domanda sia formulata fin dall'avvio della controversia, non potendosi tale domanda ritenersi ricompresa in quella volta a denunciare soltanto la violazione delle distanze prescritte dal codice civile e le prescrizioni urbanistiche di cui alla concessione edilizia.

Tra i "regolamenti locali", i quali concorrono a disciplinare la materia delle distanze, devono essere incluse tutte le disposizioni conferenti non statali e, dunque, anche quelle di fonte regionale.

In caso di interventi edilizi previsti dal detto piano di recupero, non è ammissibile la deroga alle prescrizioni degli strumenti urbanistici generali in tema di distanze tra costruzioni.

Il criterio di commisurazione delle distanze dal confine e non tra edificio ed edificio adottato dai regolamenti locali è pienamente legit... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...fa venire meno il carattere integrativo dei regolamenti locali.

Le norme sulle distanze previste dallo strumento urbanistico generale si applicano anche nelle zone dove è vietata l'edificabilità.

Ove le n.t.a. del P.R.G. prevedano dei distacchi dai confini per i fabbricati di "nuova costruzione", è da ritenere che dette norme operino soltanto per le costruzioni realizzate fuori terra e non per le opere realizzate interamente nel sottosuolo, in relazione alle quali non si pone un problema di eliminazione di pericolose intercapedini.

Le norme dei regolamenti comunali edilizi e dei piani regolatori sono integrative delle norme civilistiche in materia di distanze tra costruzioni, per cui il giudice deve applicarle a prescindere da ogni attività assertiva o probatoria delle parti.

Le norme in materia di distanze fra le costruzioni dettate dal P.R.G. hanno efficacia normativa immediata indipendentemente dall'approvazione dello strumento urbanistico attuativo e integrano le norme di cui all'art. 873 c.c., facendo sorgere a favore del vicino danneggiato dalla nuova costruzione il diritto di chiederne la riduzione in pristino.

In presenza di una norma locale che consenta la so... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ne sul filo della facciata di edifici preesistenti, non è necessaria la verifica della distanza dal confine.

In tema di distanza tra le costruzioni, le prescrizioni del piano regolatore - trattandosi di atto complesso, risultante dal concorso della volontà del Comune e della Regione - acquistano efficacia di norme giuridiche integrative del codice civile solo con l'approvazione del piano medesimo da parte dell'Autorità Regionale.

L'annullamento in sede giurisdizionale dell'atto di approvazione di un piano Regolatore rende il piano (carente di approvazione) inidoneo a regolare i rapporti in materia di distanze legali tra le costruzioni finché non intervenga una nuova approvazione (in luogo di quella annullata) e salva applicazione delle misure di salvaguardia.

Fino a quando non divengano efficaci le norme contenute negli strumenti urbanistici locali devono essere applicate le norme del codice civile in materia di distanze, non rilevando le disposizioni in materia delle L. n. 765 del 1967, ex art. 17, le quali sono dirette ai comuni ai fini delle revisione degli strumenti urbanistici e non ai privati.

Non sono integratrici delle norme del c.c. in materia di distanze le norme dei regolamenti edi... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ntengano disposizioni riguardanti le modalità costruttive - in termini di consistenza ed altezza - degli sporti e degli aggetti degli edifici rispetto al suolo pubblico o di uso pubblico, ispirate al fine di garantire la sicurezza dei veicoli e delle persone circolanti sulla strade e gli spazi pubblici e la comoda praticabilità di essi.

Le norme dei regolamenti edilizi locali sono integrative della disciplina legale delle distanze anche se, anziché riferirsi alle costruzioni si riferiscono ai confini.

Le prescrizioni dei piani regolatori generali e degli annessi regolamenti comunali edilizi, che disciplinano le distanze nelle costruzioni anche con riguardo ai confini, sono integrative del codice civile ed hanno, pertanto, valore di norme giuridiche, sicché il giudice, in applicazione del principio "iura novit curia", deve acquisirne diretta conoscenza d'ufficio, quando la violazione di queste sia dedotta dalla parti.

In materia di distanze tra costruzioni, sono da ritenere integrative delle norme del codice civile (art. 873 c.c. e seguenti) solo le disposizioni relative alla determinazione della distanza fra i fabbricati in rapporto all'altezza e che regolino con qualsiasi criterio o modalit&agrav... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a previsione di spazi liberi o il rapporto tra altezza e distanza tra edifici) la misura dello spazio che deve essere osservato tra le costruzioni. Le norme che invece disciplinano solo l'altezza in sé degli edifici, a differenza di quelle che invece impongono l'altezza dei fabbricati in rapporto alla distanza intercorrente tra gli stessi, tutelano, oltre che l'interesse pubblico di ordine igienico ed estetico, esclusivamente il valore economico della proprietà dei vicini.

Nel caso in cui il piano regolatore non contenga disposizioni relative alle distanze legali tra i vicini, devono applicarsi le norme del codice civile.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI --> ACQUISIZIONE IN GIUDIZIO

Le prescrizioni dei piani regolatori generali e degli annessi regolamenti comunali edilizi che disciplinano le distanze nelle costruzioni, anche con riguardo ai confini, sono integrative del codice civile ed hanno, pertanto, valore di norme giuridiche (anche se di natura secondaria), sicché il giudice, in virtù del principio iura novit curia, deve acquisirne diretta conoscenza d'ufficio, quando la violazione di queste sia dedotta ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ....

Le prescrizioni dei piani regolatori e dei regolamenti comunali edilizi che disciplinano le distanze nelle costruzioni anche con riguardo ai confini sono integrative delle norme del codice civile in materia di distanze tra costruzioni, per effetto del richiamo contenuto negli artt. 872 e 873 del codice stesso, ed hanno, pertanto, valore di norme giuridiche; sicché il giudice, in forza del principio iura novit curia, deve applicarle indipendentemente da ogni attività assertiva o probatoria delle parti, acquisendone diretta conoscenza d'ufficio, attraverso la sua scienza personale, la collaborazione delle parti, o la richiesta di informazione ai Comuni.

In base al principio iura novit curia spetta al giudice,che sia stato investito da una domanda restitutoria ex art. 872 c.c., comma 2, per violazione delle distanze nelle costruzioni, il compito di individuare ed applicare, indipendentemente dalle indicazioni e dalle attività probatorie delle parti, le disposizioni eventualmente integrative di quella civilistica, di cui al successivo art. 873, confacenti al caso.

Le norme dei regolamenti comunali edilizi e i piani regolatori sono ai sensi degli artt. 872 e 873 c.c. integrative delle norme del codice civile in mater... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nze tra costruzioni, sicché il giudice deve applicare le richiamate norme locali indipendentemente da ogni attività assertiva o probatoria delle parti, acquisendone conoscenza o attraverso la sua scienza personale o attraverso la collaborazione delle parti o attraverso la richiesta di informazioni ai comuni.

L'allegazione del testo della disposizione urbanistica sopravvenuta più favorevole non può considerarsi una produzione nuova vietata dall'art. 372 c.p.c., visto che, in base al principio iura novit curia, si tratta di una norma che deve essere conosciuta ed applicata dal giudice alla fattispecie, indipendentemente dall'attività probatoria delle parti, che l'abbiano invocata.

Il giudice è tenuto a conoscere le norme urbanistiche in tema di distanze contenute nei piani locali, anche con riferimento allo ius superveniens più favorevole applicabile.

Il giudice deve applicare le norme dei regolamenti comunali edilizi e dei piani regolatori indipendentemente da ogni attività assertiva o probatoria delle parti, acquisendone diretta conoscenza, o attraverso la sua scienza personale o attraverso la collaborazione delle parti, o attraverso la richiesta di informazioni ai comuni.
... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...NCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI --> ANNULLAMENTO

In tema di distanze fra le costruzioni, le prescrizioni del piano regolatore, atto complesso risultante dal concorso della volontà del Comune e della Regione, acquistano efficacia di norme giuridiche integrative del codice civile solo con l'approvazione del piano medesimo da parte dell'autorità regionale, onde, qualora anche uno solo dei due atti che costituiscono l'atto complesso sia annullato, in via definitiva, a seguito di ricorso giurisdizionale, il piano regolatore decade con effetto retroattivo e non ha alcuna idoneità a regolare i rapporti in materia di distanze legali, fino a quando non intervenga una sua nuova approvazione e salva l'applicazione delle misure di salvaguardia.

In caso di annullamento (con caducazione completa delle relative prescrizioni), da parte del giudice amministrativo, di un P.R.G., con sentenza passata in giudicato intervenuta prima dell'introduzione del giudizio tra privati (e con effetti ancora persistenti al momento della decisione e conoscibile, anche d'ufficio, dal giudice in ogni stato e grado), le norme previste dallo strumento urbanistico annul... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ardanti i limiti di distanza minima dei fabbricati dai confini perdono ogni efficacia e non possono essere applicate dal giudice ordinano ai fini di una pronuncia di arretramento di un edificio di cui si accerti il mancato rispetto dei limiti di distanza minima già prescritti dal P.R.G. annullato (salva la sopravvenienza di una nuova e valida approvazione di apposito ed ulteriore strumento urbanistico ed impregiudicata la valutazione dell'ambito temporale ed oggettivo della sua operatività), restando, perciò, applicabili, in via sussidiaria (e, quindi, in difetto di altre prevalenti prescrizioni normative al riguardo), le norme integrative previste dal codice civile in tema di distanze nelle costruzioni (art. 873 c.c.).

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI --> INTERPRETAZIONE

Il giudice del merito, nell'interpretare la portata della disciplina comunale sulle distanze, ha l'obbligo di adottarne una lettura orientata, conforme a quella scaturente dalla normativa statale, escludendo quegli esiti ermeneutici suscettibili di evidenziare il contrasto della prima con la seconda.

La norma integrativa delle disposizioni codicist... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...distanze che fa riferimento alla destinazione di un immobile a servizio di un altro deve essere interpretata alla luce della disciplina dettata in tema di rapporto pertinenziale, anche se la rubrica fa impropriamente riferimento alle cose accessorie.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI --> JUS SUPERVENIENS

In tema di distanze tra costruzioni, il D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, art. 9, comma 2, essendo stato emanato su delega della L. 17 agosto 1942, n. 1150, art. 41 quinquies (c.d. Legge Urbanistica), aggiunto dalla L. 6 agosto 1967, n. 765, art. 17 ha efficacia di legge dello Stato, sicché le sue disposizioni in tema di limiti inderogabili di densità, altezza e distanza tra i fabbricati prevalgono sulle contrastanti previsioni dei regolamenti locali successivi, ai quali si sostituiscono per inserzione automatica.

Un edificio, in contrasto con la regolamentazione in vigore al momento della sua ultimazione, ma conforme alla nuova regolamentazione, non può più essere ritenuto illegittimo e di conseguenza il confinante non può pretenderne l'abbattimento o comunque la riduzione alle dimensioni previste dalle nor... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...al momento della sua costruzione, tuttavia rimane sussistente l'illecito di chi abbia costruito in violazione di norme giuridiche allora vigenti e la sua responsabilità per i danni subiti dal confinante fino all'entrata in vigore della normativa meno restrittiva.

In tema di distanza tra le costruzioni l'adozione da parte del Comune di un nuovo strumento urbanistico in sostituzione del previgente Regolamento edilizio fa si che le norme del primo siano di immediata applicazione per cui le nuove costruzioni debbono adeguarsi ad esse. Affinché possa applicarsi alle nuove costruzioni la disciplina precedente, meno restrittiva, si richiede che esse siano state autorizzate in base alla previgente normativa e che, alla data di entrata in vigore del nuovo strumento urbanistico più restrittivo, esse siano già sorte in conseguenza del già avvenuto esercizio dello "ius aedificandi".

Nell'ipotesi di successione nel tempo di differenti discipline edilizie, la seconda delle quali sia più restrittiva della precedente, la costruzione eseguita in conformità di una licenza edilizia rilasciata prima dell'entrata in vigore del nuovo piano regolatore, rende inapplicabile quest'ultimo nei rapporti fra privati, nel... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...tesi che la costruzione medesima sia stata già eseguita, almeno nei suoi elementi essenziali, prima dell'entrata in vigore della nuova disciplina urbanistica.

In caso di successione di norme edilizie il principio dell'immediata applicazione dello ius superveniens deve essere armonizzato con l'esigenza del rispetto dei diritti quesiti, di talchè nell'ipotesi che le nuove norme siano più restrittive, la nuova disciplina non è applicabile alle costruzioni che al momento della sua entrata in vigore possano considerarsi già sorte.

La questione dell'applicabilità dello ius superveniens prescinde dalla esistenza o meno di una concessione edilizia e dalla eventuale legittimità di essa o sanatoria, ma si ricollega unicamente all'elemento fattuale della esistenza all'atto dell'entrata in vigore della norma sopravvenuta di un'opera qualificabile come costruzione e conforme in quanto tale alle prescrizioni anteriori.

In tema di edilizia quando nel tempo si succedono una pluralità di norme regolatrici, la legittimità o meno di ciascuna attività edificatoria e le relative conseguenze vanno accertate con riferimento alla normativa vigente all'epoca della realizzazione dell'attivit... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...essa.

Ove non sia provato che alla data di entrata in vigore della nuova disciplina urbanistica in materia di distanze la costruzione era stata ultimata, deve ritenersi corretta l'applicazione dello jus superveniens.

In tema di distanze legali nelle costruzioni, qualora sopravvenga una disciplina normativa meno restrittiva, l'edificio in contrasto con la regolamentazione in vigore al momento della sua ultimazione, ma conforme alla nuova, non può più essere ritenuto illegittimo, cosicché il confinante non può pretendere l'abbattimento o, comunque, la riduzione alle dimensioni previste dalle norme vigenti al momento della sua costruzione.

In materia di distanze, non può essere ordinata la demolizione dell'opera costruita in violazione delle distanze legali ove sopravvenga una normativa urbanistica più favorevole.

In caso di successione nel tempo di norme edilizie, la nuova disciplina meno restrittiva è applicabile anche alle costruzioni realizzate prima della sua entrata in vigore con l'unico limite dell'eventuale giudicato formatosi nella controversia sulla legittimità o non della costruzione, onde non può disporsi la demolizione degli edifici originariamente... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...lla stregua delle precedenti norme, nei limiti in cui siano consentiti dalla normativa sopravvenuta.

In tema di distanze legali, la nuova disciplina edilizia più favorevole, intervenuta durante il giudizio, è applicabile persino d'ufficio e in mancanza di domanda sul punto.

Nel caso di successione nel tempo di norme edilizie, se le norme successive siano più restrittive, la nuova disciplina non è applicabile alle costruzioni che al momento della sua entrata in vigore possano considerarsi già sorte.

È consentita la produzione in sede di legittimità delle norme urbanistiche sopravvenute in materia di distanze legali.

In caso di successione nel tempo di norme edilizie, la nuova disciplina, se meno restrittiva, è applicabile anche alle costruzioni realizzate prima della sua entrata in vigore, con l'unico limite dell'eventuale giudicato formatosi nella controversia sulla legittimità della costruzione stessa: tale giudicato, tuttavia, non osta all'applicazione della normativa sopravvenuta qualora riguardi non già la normativa da applicare in concreto, ma solo le modalità di calcolo o di misurazione della distanza.

In tema di distanze l... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ora sopravvenga una disciplina regolamentare edilizia meno restrittiva, la costruzione, realizzata in violazione della normativa in vigore al momento della sua ultimazione, non può ritenersi illegittima in quanto, risultando conforme alla nuova disciplina, ha caratteristiche identiche a quelle previste per le costruzioni realizzate dopo la sua entrata in vigore.

In caso di successione nel tempo di norme sulle distanze, la nuova disciplina, se meno restrittiva, è applicabile anche alle costruzioni realizzate prima della sua entrata in vigore, con l'unico limite dell'eventuale giudicato formatosi nella controversia sulla legittimità della costruzione stessa: di conseguenza, il provvedimento di demolizione degli edifici originariamente illeciti alla stregua delle precedenti norme è illegittimo, nei limiti in cui le opere siano consentite dalla normativa sopravvenuta.

In tema di distanze fra costruzioni ed in ipotesi di successione di norme nel tempo, il principio di immediata applicazione delle disposizioni più restrittive sopravvenute incontra un limite nel già avvenuto esercizio dello "jus aedificandi" con la concreta attuazione dell'opera, poiché in tale ipotesi la nuova disciplina non pu&og... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...are efficacia retroattiva, né vulnerare situazioni pregresse e già consolidate.

Il giudice deve compiere un'attenta e motivata analisi sull'entrata in vigore delle prescrizioni urbanistiche rispetto all'epoca di realizzazione del manufatto della cui legittimità, dal punto di vista delle distanze, si discute.

In tema di distanze fra costruzioni la disciplina successiva più rigorosa non è applicabile qualora l'opera risulti già ultimata prima dell'entrata in vigore delle nuove disposizioni.

Qualsiasi nuovo intervento edilizio realizzato nelle zone urbanistiche soggette all'art. 9, comma 1, nn. 2 e 3 del D.M. n. 1444 del 1968 è tenuto a conformarvisi, osservando il prescritto distacco dai preesistenti ed antistanti edifici eventualmente presenti sul fondo confinante, quale che sia l'epoca di relativa realizzazione ed anche se la distanza dal confine degli stessi sia inferiore a quella prescritta dalle norme locali vigenti all'epoca della successiva edificazione.

In materia di violazione delle norme dettate per il rispetto delle distanze legali, lo "ius superveniens" che contenga prescrizioni più restrittive non incontra la limitazione dei diritti quesiti e n... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...plicazione per le costruzioni che al momento della sua entrata in vigore possono considerarsi già sorte per l'attuale realizzazione delle strutture organiche, che costituiscono il punto di riferimento per la misurazione delle distanze legali.

In tema di distanze fra costruzioni ed in ipotesi di successione di norme nel tempo sono d'immediata applicazione, in linea di principio, le disposizioni più restrittive sopravvenute, con la conseguenza che ad esse si devono adeguare le nuove costruzioni, anche se l'autorizzazione a costruire fosse legittima sulla base della previgente normativa.

Il principio di immediata applicazione delle sopravvenute disposizioni sulle distanze tra costruzioni trova limite, in caso di maggiore restrittività della nuova normativa, nel caso in cui fosse già avvenuto esercizio dello "jus aedificandi", con la concreta attuazione dell'opera, poiché in questa ipotesi la nuova disciplina non può spiegare efficacia retroattiva, né vulnerare situazioni pregresse e già consolidate.

Il sopravvenire di una nuova disposizione meno restrittiva di quella vigente all'epoca dell'edificazione comporta la non assoggettabilità a demolizione dell'opera origin... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ostruita in violazione delle distanze legali: ciò non toglie che questa, medio tempore, rimane illegittima con conseguente obbligazione risarcitoria.

Il d.m. 1444/68 trae dall'art. 41 quinquies della legge urbanistica la forza di integrare con efficacia precettiva il regime delle distanze nelle costruzioni e vincola i comuni in sede di formazione e di revisione degli strumenti urbanistici, con la conseguenza che ogni precedente previsione regolamentare in contrasto con lo stesso d.m. si presenta illegittima.

La ricostruzione di un edificio preesistente non può violare alcuna delle distanze prescritte dalla normativa urbanistica locale non vigente all'epoca dell'originaria realizzazione.

Le costruzioni eseguite senza osservare le disposizioni sui limiti di distanza fra fabbricati stabiliti dalla legge e dagli strumenti urbanistici vigenti all'epoca delle costruzioni stesse sono sanate solo nell'ipotesi che le nuove previsioni contenute in leggi e negli strumenti urbanistici successivamente approvati consentono quelle edificazioni che prima erano vietate.

In caso di sopraelevazione, sussiste il vincolo al rispetto delle disposizioni in tema di distanze fra costruzioni vigenti al momento della sua realizzazio... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...
Qualora sopravvenga una nuova regolamentazione urbanistica locale in tema di distanze, le nuove costruzioni devono ad essa adeguarsi, con il limite, in caso di maggiore restrittività della nuova normativa, del già avvenuto esercizio dello "jus aedificandi", mediante la concreta attuazione dell'opera.

In materia di distanze tra costruzioni, sono fatti salvi gli effetti del giudicato e le eventuali conseguenze risarcitorie per i danni medio tempore subiti dal vicino, in caso di sopravvenienza di disposizioni regolamentari edilizie disciplinanti in termini meno restrittivi, rispetto a quelli vigenti all'epoca dell'edificazione, il regime delle distanze alle quali devono conformarsi le costruzioni.

In tema di distanze tra costruzioni, nel caso in cui il convenuto, nei confronti del quale sia stato domandato l'abbattimento di una costruzione perché realizzata in violazione della vigente normativa urbanistica, opponga di averla eseguita prima dell'entrata in vigore di tale normativa ed in conformità di quella previgente, tale deduzione non configura una eccezione in senso proprio, ma si risolve nella mera negazione di un fatto costituente il fondamento del diritto azionato ex adverso, sicché la sussiste... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...to fatto, cioè l'illegittimità dell'opera in relazione alle norme vigenti al tempo della sua esecuzione, deve essere dimostrata dall'attore.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI --> MANCANZA

Le limitazioni previste dall'art. 41-quinquies della L. n. 1150 del 1942, introdotto dalla L. n. 765 del 1967, art. 17, riguardanti la distanza tra edifici vicini nei comuni sprovvisti di piano regolatore o di programma di fabbricazione, si estendono anche ai comuni dotati di regolamento edilizio, se esso è privo di norme disciplinanti i distacchi tra costruzioni, mentre prevalgono nel caso in cui il regolamento contenga tali disposizioni.

In tema di distanze legali, al fine di escludere l'applicabilità delle limitazioni previste dall'art. 17 della "legge ponte", è necessario che il regolamento edilizio comunale provveda direttamente sulle distanze, in quanto solo in tal caso viene meno l'esigenza dell'indicata norma suppletiva, la cui finalità è quella di impedire che, in mancanza di norme urbanistiche, l'attività costruttiva si svolga senza rispetto del decoro edilizio, dell'igiene e de... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...tà, indispensabili per l'ordinato sviluppo del territorio.

Qualora il regolamento edilizio comunale sia privo di disposizioni sulle distanze, devono applicarsi quelle previste dall'art. 17 L. n. 765 del 1967, non già la disciplina dell'art. 873 c.c.; e, tanto, vale ad escludere, altresì, l'operatività della norma di cui all'art. 9 D.M. n. 1444 del 1968, che peraltro non è immediatamente precettiva nei rapporti tra privati, poiché, nell'imporre determinati limiti edilizi nella formazione o revisione degli strumenti urbanistici, si rivolge solo ai Comuni.

In tema di distanze dal confine, nei comuni sprovvisti di strumento urbanistico approvato, trovano applicazione in via residuale le disposizioni del codice civile; l'art. 873 del cod.civ prevede, in particolare, che la distanza tra gli edifici non deve essere inferiore a tre metri.

VINCOLI URBANISTICI ED EDIFICABILITÀ --> FASCE DI RISPETTO E DISTANZE LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI --> NATURA

In materia di distanze tra fabbricati, sono principi inderogabili della legislazione statale sul governo del territorio quelli secondo i quali la distanza minima è determinata dalla legge statale mentre,... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...cale ed entro limiti di ragionevolezza, si possono solo fissare limiti maggiori e le deroghe locali devono essere previste in strumenti urbanistici funzionali ad un assetto complessivo ed unitario di determinate zone del territorio e non ai rapporti tra vicini isolatamente considerati.

Le previsioni locali che prevedono determinate distanze dal confine (e non dalle costruzioni) sono integrative del c.c. e quindi sono assistite dalla tutela ripristinatoria.

Le norme contenute nei regolamenti edilizi locali devono, per effetto del richiamo di cui agli artt. 871, 872 e 873 cod. civ., ritenersi a tutti gli effetti integrative di quelle dettate dal codice civile in materia di costruzioni.

Il carattere di norma integrativa rispetto alla disciplina dettatala codice civile ad una norma del piano regolatore non deriva dall'inderogabilità della stessa, ma dallo scopo della norma regolamentare, con la conseguenza che la stessa è integrativa se è dettata nelle materie disciplinare dagli artt. 873 ss. c.c. e tende a completare, rafforzare e armonizzare col pubblico interesse di un ordinato assetto urbanistico la disciplina dei rapporti intersoggettivi di vicinato; mentre non è integrativa se ha, come scopo principale, l... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... interessi generali urbanistici, quali la limitazione del volume, dell'altezza, della densità degli edifici, le esigenze dell'igiene e della viabilità, la conservazione dell'ambiente etc..

Il giudice, in virtù del principio "iura novit curia", ha il dovere di acquisire diretta conoscenza d'ufficio delle norme del regolamento edilizio comunale quando la violazione di queste sia dedotta dalla parte, posto che le prescrizioni dei piani regolatori generali e degli annessi regolamenti comunali edilizi che disciplinano le distanze nelle costruzioni, anche con riguardo ai confini, sono integrative del codice civile ed hanno, pertanto, valore di norme giuridiche sia pure di natura secondaria.

Nell'ambito di una norma locale che ha la funzione di regolare le distanze tra fabbricati e dai confini, il riferimento all'altezza dei fabbricati, se in funzione di tale regolamentazione del rapporto delle costruzioni realizzate sul confine, non pregiudica il fatto che tali disposizioni sono integrative delle norme dettate dal codice civile in materia di distanze fra costruzioni.

In tema di distanze legali, il giudice deve accertare se, all'epoca della realizzazione della costruzione per cui è causa, il Comune avess... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ento urbanistico con disposizioni meno rigorose di quelle previste dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, provvedendo in tal caso a disapplicarle; ovvero se avesse uno strumento urbanistico con disposizioni più rigorose di quelle previste dal D.M. 2 aprile 1968, n. 1444, provvedendo in tal caso ad applicarle; o ancora se non avesse uno strumento urbanistico, provvedendo in tal caso a decidere la controversia sulla base di quanto disposto dall'art. 17 c.d. legge ponte.

I regolamenti locali richiamati dall'art. 873 c.c., i quali stabiliscono una distanza maggiore di tre metri per la costruzione sul confine, sono norme integrative dell'art. 873 c.c., onde la loro violazione comporta la condanna alla riduzione in pristino.

Le costruzioni devono rispettare le norme sulle distanze stabilite dagli articoli 873 e seguenti del codice civile e dagli strumenti urbanistici locali, che sono, per effetto del richiamo contenuto degli articoli 871, 872 e 873 del codice civile, integrative delle norme contenute nello stesso codice in materia di costruzioni.

Le norme urbanistiche locali devono essere considerate integrative rispetto alla disciplina dettata dal codice civile, ove siano stabilite nelle materie disciplinate dagli artt. 873 e ss. c.c., e ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...armonizzare la disciplina dei rapporti intersoggettivi di vicinato con il pubblico interesse ad un ordinato assetto urbanistico. Pertanto, appartengono a tale novero le disposizioni del piano regolatore che stabiliscono una determinata distanza delle costruzioni dal confine del fondo.

L'art. 873, nella seconda parte, in cui stabilisce che "nei regolamenti locali può essere stabilita una distanza maggiore", determina la natura parzialmente dispositiva della previsione contenuta nella prima parte, ma non comporta, atteso il suo tenore letterale, un rinvio formale ai regolamenti locali, i quali non completano dunque la norma di legge e non ne acquistano comunque la forza.

L'art. 873 c.c. non trova applicazione tutte le volte in cui le disposizioni dei regolamenti comunali prescrivano distanze maggiori, e ciò anche quando le discipline locali prevedano la misurazione dal confine.

Le prescrizioni locali dettate in materia di distacco tra fabbricati anticipatamente applicabili a titolo di c.d."misure di salvaguardia" ai titoli edilizi rilasciati prima dell'approvazione del regolamento edilizio e dello strumento urbanistico generale sono inidonee ad assumere valore integrativo dell'art. 873 c.c..

Per ef... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ichiamo contenuto negli artt. 872, 873 c.c., le norme dei regolamenti comunali edilizi e dei piani regolatori sono integrative delle norme del codice civile in materia di distanze tra costruzioni.


 
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