Carrello
Carrello vuoto



Quando è necessario comunicare al Comune l'intervento edilizio


 Sono omessi dal presente articolo eventuali note ed altri contenuti reperibili nel prodotto

Articolo tratto dal sottostante PDF, acquistabile e scaricabile in pochi minuti

Verrai indirizzato al dettaglio del prodotto fra 60 secondi.
titolo:SCIA e DIA
anno:2016
pagine: 1379
formato: pdf  
prezzo:
€ 60,00

  leggi qui come funziona      scarica gratis alcune pagine!!

magistrato TAR

Opere dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee e ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni.

Questa categoria rappresenta, per certi versi, una «codificazione» della giurisprudenza formatasi in tema di concessione edilizia e di permesso di costruire, che, in ragione della mancanza del presupposto della trasformazione edilizia e urbanistica richiesta dall'art. 1 della legge n. 10/1977 e dall'art. 3, co. 1, lett. e), T.U., aveva escluso la necessità del titolo edilizio per le c.d. «opere precarie», ossia per quei manufatti destinati ad alterare in modo soltanto temporaneo l'assetto del territorio.

Invero, il problema che si era presentato era l'individuazione dei criteri alla luce dei quali definire la precarietà di un'opera, visto che, astrattamente, è possibile definire come tale o ciò che non è stabilmente infisso al suolo (criterio strutturale) oppure ciò che è destinato a soddisfare un'esigenza temporanea (criterio funzionale) o ancora ciò che la normativa urbanistica definisce come tale (criterio normativo) o infine il manufatto che il provvediment... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rità amministrativa autorizza per un periodo temporalmente delimitato (criterio costitutivo).

A parte un'eccezione poco significativa, dovuta alla peculiarità della normativa regionale siciliana, la giurisprudenza ha aderito al criterio funzionale, affermando che ai fini della precarietà non sono rilevanti le caratteristiche costruttive, i materiali impiegati e l'agevole rimovibilità o la non stabile infissione al suolo, ma le esigenze temporanee alle quali l'opera eventualmente assolva. Tale temporaneità deve quindi essere ricavata dall'intrinseca destinazione materiale del manufatto ad un uso realmente precario e temporaneo, per fini specifici, contingenti e limitati nel tempo, con conseguente e sollecita eliminazione, senza che assuma rilievo la destinazione soggettivamente data dal costruttore.

La precarietà non va peraltro confusa con la stagionalità, ossia con l'utilizzo della struttura in un determinato periodo dell'anno, che non implica automaticamente la precarietà, potendo essere l'opera destinata a soddisfare bisogni non eccezionali e contingenti, ma permanenti nel tempo o comunque regolarmente ripetibili.

L'adozione del criterio «funzionale» ha portato a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e; al rifiuto degli altri criteri, tanto che è stata ritenuta illegittima una norma di regolamento comunale che aveva fatto rientrare tra i manufatti precari le installazioni di tipo semifisso collegate, in via esclusiva, ad un'attività di somministrazione al pubblico di alimenti e bevande, che non avessero alcun tipo di fondazione, ancorché fossero fissate al suolo mediante appositi sistemi di ancoraggio. Così disponendo, il regolamento comunale si basava su una nozione scorretta di manufatto precario e pertanto finiva con l'introdurre nel sistema un titolo abilitativo atipico e contrastante con quello che deve ritenersi un principio generale fissato dalla legislazione statale in materia di governo del territorio, secondo il quale è inammissibile la configurazione di provvedimento abilitativo che consenta di realizzare opere edilizie in contrasto con la normativa urbanistica.

Resta fermo, nondimeno, che se l'opera è oggettivamente inamovibile e saldamente assicurata al suolo, essa non può mai essere considerata precaria e ritenersi sottratta a permesso di costruire, anche se intende soddisfare esigenze temporanee.

Le conclusioni raggiunte dalla giurisprudenza penale e amministrativa sono state avalla... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...urisprudenza costituzionale, come si è visto al paragrafo precedente, e dal d.l. n. 40/2010, che, nel momento in cui fa riferimento alle «obiettive esigenze contingenti e temporanee» adotta un criterio proprio funzionale, per cui sembra ancora possibile fare riferimento all'elaborazione giurisprudenziale sopra sinteticamente delineata.

La norma fa poi riferimento al fatto che le opere siano destinate «ad essere immediatamente rimosse al cessare della necessità e, comunque, entro un termine non superiore a novanta giorni». Non è chiaro se, così disponendo, il legislatore abbia inteso definire un requisito ulteriore che devono possedere le opere «dirette a soddisfare obiettive esigenze contingenti e temporanee» oppure se abbia voluto enucleare una categoria di manufatti sottoposti ad attività edilizia libera distinta da quella descritta nella prima parte della norma.

La prima soluzione è quella maggiormente condivisibile, poiché, se il legislatore avesse voluto enucleare due categorie autonome di opere avrebbe formulato diversamente la norma, ad es. prescrivendo che sono liberalizzate le opere dirette a soddisfare esigenze contingenti e temporanee «e quelle dest... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...; (corsivo nostro) ad essere rimosse al cessare della necessità e comunque non oltre novanta giorni.

Discussa è inoltre la natura del termine, da alcuni ritenuto inderogabile e improrogabile, da altri considerato ordinatorio e prorogabile e anche la sua decorrenza, se dalla realizzazione delle opere o dalla cessazione delle esigenze contingenti e/o temporanee a cui è preordinato il manufatto.

Se gli si riconosce natura perentoria, l'opera dovrà considerarsi «nuova costruzione» ai sensi dell'art. 3, co. 1, lett. e.5), T.U. e per realizzarla sarà necessario il permesso di costruire.

La giurisprudenza successiva all'entrata in vigore del d.l. n. 40/2010 sembra aver aderito a quest'ultima impostazione, dal momento che si è chiarito che, una volta trascorsi novanta giorni dalla realizzazione dell'opera, la stessa deve essere sempre rimossa e che se le esigenze contingibili e temporanee perdurino oltre detto termine, gli interessati debbono necessariamente acquisire un idoneo titolo abilitativo.

Deve osservarsi, peraltro, che tale conclusione appare in linea con l'orientamento della giurisprudenza penale di legittimità, che ritiene integrato il reato di costruzio... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...di cui all'art. 44, co. 1, lett. b), T.U. nelle ricorrenti ipotesi in cui un soggetto sia autorizzato a mantenere un'opera sul demanio marittimo per un determinato periodo e non la rimuova alla scadenza del termine prefissato, affermando che il mantenimento oltre la scadenza fa perdere al manufatto la natura precaria.

Una specifica ipotesi di opera precaria ex lege è stata prevista dall'art. 5, co. 1, lett. d), del d.l. 43/2013, conv. con modif. in legge n. 71/2013, che annovera in questa categoria i Padiglioni dei Paesi, i manufatti e qualunque altro edificio da realizzare, connessi all'Expo 2015 per i quali sussista l'obbligo di smontaggio o di smantellamento al termine dell'evento.

In questo specifico caso, dunque, non rileverà in alcun modo il termine di novanta giorni previsto in via ordinaria dall'art. 6, co. 2, lett. b), T.U., ma unicamente il fatto che la struttura sia destinata ad essere rimossa al termine dell'Expo 2015.

La norma prosegue mantenendo ferma l'applicazione della normativa in materia di risparmio energetico e di autorizzazione paesaggistica, che, pertanto, dovrà essere acquisita ove necessario nonostante la precarietà della struttura.


Opere di pavimentaz... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...initura di spazi esterni, anche per aree di sosta, che siano contenute entro l'indice di permeabilità, ove stabilito dallo strumento urbanistico comunale, ivi compresa la realizzazione di intercapedini interamente interrate e non accessibili, vasche di raccolta delle acque, locali tombati.

Non è ben chiaro, in primo luogo, rispetto a cosa debbano essere «esterni» gli spazi a cui si fa riferimento in questa fattispecie: secondo la lettura maggiormente condivisibile, il legislatore intende riferirsi alle aree situate all'esterno di fabbricati già esistenti e legittimamente edificati e non suscettibili di autonoma destinazione, mentre dovrebbe escludersi che costituisca attività edilizia libera la destinazione di ampie aree da destinare a parcheggio per autoveicoli.

In quest'ultimo caso, pare che si possano mantenere ferme le conclusioni a cui è giunta la giurisprudenza ante riforma, che ha ritenuto che non necessitasse di permesso di costruire soltanto la realizzazione di modeste opere di pavimentazione, laddove non fossero state realizzate opere murarie o eliminato verde preesistente, ovvero urbanizzato il terreno.

Successivamente all'entrata in vigore del d.l. n. 40/2010 sono st... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rati interventi di attività edilizia libera il rifacimento di un vialetto di accesso ad un edificio, la realizzazione di pavimentazione in mattonelle previa posa in opera di massetto del cortile di un fabbricato già edificato e la posa di pozzetti per la raccolta di acque reflue, lo spandimento di materiale stabilizzante sul tracciato stradale, in quanto intervento di tipo manutentivo-conservativo, un intervento di risistemazione di una strada bianca già esistente attraverso la posa di materiale stabilizzato, di un'intercapedine di tessuto e di materiale ghiaioso, e la diffusione sul terreno di materiale ghiaioso leggero, inframmezzato alla vegetazione spontanea, facilmente asportabile e rispondente ad esigenze di drenaggio, in assenza di coltivazioni in corso.

Naturalmente, ove lo strumento urbanistico generale vieti in via generale l'impermeabilizzazione delle superfici esistenti, la pavimentazione degli spazi esterni non sarà consentita e sarà inapplicabile l'art. 6, co. 2, lett. c), T.U..

Infine, resta fermo che dovranno essere considerate «nuova costruzione» tutte quelle opere di pavimentazione che, in ragione delle dimensioni delle stesse e dei materiali utilizzati determinino una significativa tr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e dello stato dei luoghi, come: la pavimentazione di un'area in battuto di cemento o con tappeto bituminoso o con mattonelle in cotto o con autobloccanti, la costruzione di una piattaforma in cemento o in calcestruzzo, lo spianamento e la deruralizzazione di un piazzale, la pavimentazione di un'area già allo stato naturale e la destinazione della stessa a parcheggio di autoveicoli, il livellamento e l'innalzamento della quota di un terreno e lo spargimento di pietrisco di lava, la realizzazione di un vialetto con la posa di betonelle sulla sabbia, la realizzazione di un viale interpoderale in getto di calcestruzzo con murature di delimitazione e cordoletti, e lo spargimento di ghiaia su un'area che in precedenza ne era priva che, tuttavia, non sia finalizzato alla realizzazione di un generico accesso all'area stessa.

Sotto altro profilo, si è escluso che possano rientrare tra le «finiture di spazi esterni» dei paletti in ferro ancorati al suolo tramite calcestruzzo e bulloni, al fine di evitare il parcheggio di auto e motorini sull'area di proprietà.


Interventi di installazione di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabile e di impianti solari termici.

L'art. 6, c... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... d), T.U. – così come modificato dall'art. 7, co. 3, del D. Lgs. n. 28/2011 – tra le ipotesi di interventi edilizi liberi sottoposti al regime della comunicazione di inizio lavori annovera «i pannelli solari, fotovoltaici, a servizio degli edifici, da realizzare al di fuori della zona A) di cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 aprile 1968, n. 1444».

Presupposti per l'applicazione di tale norma, pertanto, sono la natura pertinenziale dei pannelli rispetto agli edifici e la collocazione degli immobili a cui accedono al di fuori della zona di interesse storico, artistico e ambientale.

Nondimeno, si deve avvertire il lettore che gli interventi contemplati dall'art. 6, co. 2, lett. d), T.U., possono astrattamente rientrare anche nell'ambito della manutenzione straordinaria e che tale disposizione non va letta isolatamente, ma nel quadro della complessa normativa in materia di impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili, con la quale presenta notevoli problemi di coordinamento.

La prima norma che interferisce con quella che si sta esaminando è l'art. 123, co. 1, T.U., che, riprendendo quanto previsto dall'art. 26, co. 1, della legge n. 10/1991 prevede che: a) i nuovi impianti,... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ere, modifiche, installazioni, relativi alle fonti rinnovabili di energia, alla conservazione, al risparmio e all'uso razionale dell'energia, siano soggetti a permesso di costruire gratuito, nel rispetto delle norme urbanistiche, di tutela artistico-storica e ambientale; b) gli interventi di utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in edifici ed impianti industriali sono assimilati alla manutenzione straordinaria; c) l'installazione di impianti solari e di pompe di calore da parte di installatori qualificati, destinati unicamente alla produzione di acqua calda e di aria negli edifici esistenti e negli spazi liberi privati annessi, è considerata estensione dell'impianto idrico-sanitario già in opera.

In secondo luogo, occorre ricordare l'art. 11, co. 3, del D. Lgs. n. 115/2008, che considera manutenzione ordinaria e sottopone ad un mero obbligo di comunicazione preventiva al Comune gli interventi di incremento dell'efficienza energetica che prevedano l'installazione: a) o di singoli generatori eolici con altezza complessiva non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro; b) o di microcogeneratori ad alto rendimento; c) o di impianti solari termici o fotovoltaici aderenti o integrati nei tetti degli edifici con la stessa inclinazione e... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...orientamento della falda e i cui componenti non modifichino la sagoma degli edifici stessi qualora la superficie dell'impianto non sia superiore a quella del tetto stesso.

Di non facile interpretazione, tuttavia, è l'inciso del citato art. 11, co. 3, del D. Lgs. n. 115/2008 che fa espressamente salvi «i casi di cui all'articolo 3, comma 3, lettera a), del decreto legislativo 19 agosto 2005, n. 192, e successive modificazioni».

L'art. 3, co. 3, lett. a), del D. Lgs. n. 192/2005 esclude dall'ambito di applicazione di questo testo normativo alcune ipotesi di beni tutelati dal D. Lgs. n. 42/2004, ossia i beni culturali disciplinati dalla parte seconda di quest'ultimo D. Lgs. e gli immobili e le aree considerate di «notevole interesse pubblico» dall'art. 136, co. 1, lett. b) e c), del D. Lgs. n. 42/2004, ossia le ville, i giardini e i parchi che non siano tutelati come beni culturali e si distinguano per la loro non comune bellezza e i complessi di cose immobili che compongono un caratteristico aspetto avente valore estetico e tradizionale, inclusi i centri ed i nuclei storici.

A seguito delle modifiche apportate dall'art. 3 del d.l. n. 63/2013 conv., con modif., in legge n. 90/2013, questa esclusione non ope... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...orme relative all'attestazione della prestazione energetica degli edifici e all'esercizio, alla manutenzione e alle ispezioni degli impianti tecnici (artt. 6 e 7 del D. Lgs. n. 192/2005, fatti salvi dall'art. 3, co. 3-bis del medesimo D. Lgs.).

È stata, invece, soltanto leggermente modificata la previsione ai sensi della quale l'esclusione dall'ambito di applicazione del D. Lgs. n. 192/2005 operava soltanto nei casi in cui il rispetto delle prescrizioni contenute in tale testo normativo avesse implicato un'alterazione inaccettabile del carattere o dell'aspetto del bene tutelato, con particolare riferimento ai caratteri storici o artistici: l'attuale co. 3-ter dell'art. 3 del D. Lgs. 192/2005, contiene una previsione simile, ma specifica che tale apprezzamento deve essere compiuto dall'autorità competente al rilascio dell'autorizzazione ai sensi del D. Lgs. n. 42/2004 e aggiunge ai profili da prendere in considerazione anche quelli «paesaggistici».

Ciò premesso, una prima ricostruzione ritiene che gli interventi di cui all'art. 11, co. 3, del D. Lgs. n. 115/2008 eseguiti sui beni di cui all'art. 3, co. 3, lett. a), del D. Lgs. n. 192/2005 possono considerarsi liberi soltanto qualora non alterino in modo inaccettabile ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e o l'aspetto dell'immobile o dell'area tutelata e che, in caso contrario, sia necessaria la d.i.a. o il permesso di costruire; un secondo orientamento, prospettato dalla giurisprudenza, sembrerebbe invece ritenere che nei beni che si sono visti gli interventi di cui all'art. 3, co. 3, lett. a), del D. Lgs. n. 192/2005 restino pur sempre liberi, ma occorra acquisire il parere dell'Autorità preposta alla tutela del vincolo, che invece non occorrerebbe negli altri casi di beni vincolati (si pensi, ad esempio, ad un vincolo paesaggistico imposto ex lege ai sensi dell'art. 142 del D. Lgs. n. 42/2004).

Occorre, infine, prendere in considerazione è l'art. 27, co. 20, primo periodo, della legge n. 99/2009, che assoggetta «l'installazione e l'esercizio di unità di microcogenerazione» ad una «comunicazione da presentare alla autorità competente».

Un tentativo di riordino della normativa che si è passata in rassegna sin qui si è avuto con le «linee guida» emanate con D.M. 10 settembre 2010, in cui si è precisato innanzitutto che:

a) nell'art. 123, co. 1, T.U., la locuzione «utilizzo delle fonti di energia rinnovabile in edifici ed impianti industriali&raq... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nsiderarsi riferita a quegli interventi in edifici ed impianti industriali che siano esistenti e in cui gli impianti abbiano una capacità di generazione compatibile con il regime di scambio sul posto (punto 11.7);

b) l'art. 6, co. 2, lett. d), T.U., è riferito agli interventi in cui gli impianti sono realizzati su edifici esistenti o su loro pertinenze ed hanno una capacità di generazione compatibile con il regime di scambio sul posto (punto 11.8).

Stando alle «linee guida», sono sottoposti alla comunicazione di inizio lavori:

a) gli impianti solari fotovoltaici aventi tutte le seguenti caratteristiche: 1) impianti aderenti o integrati nei tetti degli edifici esistenti con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici stessi; 2) la superficie dell'impianto non è superiore a quella del tetto su cui viene realizzato; 3) gli interventi non ricadono negli immobili all'art. 3, co. 3, lett. a), del D. Lgs. n. 192/2005 [punto 12.1, lett. a)];

b) gli impianti solari fotovoltaici aventi una capacità di generazione compatibile con il regime di scambio sul posto e realizzati su edifici esistenti o sulle loro pert... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... di fuori delle zone A [punto 12.1, lett. b)];

c) gli impianti alimentati da biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas che operino in assetto cogenerativo e capacità di generazione massima inferiore a 50 kWe [punto 12.3, lett. a)];

d) gli impianti alimentati da biomasse, gas di discarica, gas residuati dai processi di depurazione e biogas che abbiano una capacità di generazione compatibile con il regime di scambio sul posto e che siano realizzati in edifici esistenti, sempre che non alterino i volumi e le superfici, non comportino modifiche delle destinazioni di uso, non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici [punto 12.3, lett. b)];

e) gli impianti eolici aventi tutte le seguenti caratteristiche: 1) installati sui tetti degli edifici esistenti di singoli generatori eolici con altezza complessiva non superiore a 1,5 metri e diametro non superiore a 1 metro; 2) gli interventi non ricadono negli immobili all'art. 3, co. 3, lett. a), del D. Lgs. n. 192/2005 [punto 12.5, lett. a)];

f) le torri anemometriche finalizzate alla misurazione temporanea de... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ondizione che: 1) siano realizzate mediante strutture mobili, semifisse o comunque amovibili; 2) siano installate in aree non soggette a vincolo o a tutela, a condizione che vi sia il consenso del proprietario del fondo; 3) sia previsto che la rilevazione non duri più di 36 mesi; 4) entro un mese dalla conclusione della rilevazione il soggetto titolare rimuova le predette apparecchiature ripristinando lo stato dei luoghi [punto 12.5, lett. b)];

g) gli impianti idroelettrici e geotermoelettrici che abbiano una capacità di generazione compatibile con il regime di scambio sul posto e che siano realizzati in edifici esistenti, sempre che non alterino i volumi e le superfici, non comportino modifiche delle destinazioni di uso, non riguardino le parti strutturali dell'edificio, non comportino aumento del numero delle unità immobiliari e non implichino incremento dei parametri urbanistici [punto 12.7, lett. a)].

A queste ipotesi si aggiungono quelle contemplate dall'art. 7 del D. Lgs. n. 28/2011, il quale ha riordinato la disciplina autorizzatoria dell'installazione di impianti di produzione di energia termica da fonti rinnovabili, abrogando in parte qua l'art. 6, co. 2, lett. d), T.U., che prevedeva che i pannelli termici potessero es... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...lati previa comunicazione di inizio lavori soltanto se privi di serbatoio di accumulo esterno, se aventi natura pertinenziale e se collocati all'esterno della zona A.

Si è così previsto che:

a) gli interventi di installazione di impianti solari termici possano essere realizzati previa comunicazione dell'inizio dei lavori all'Amministrazione comunale se: 1) siano installati impianti aderenti o integrati nei tetti degli edifici esistenti con la stessa inclinazione e lo stesso orientamento della falda e i cui componenti non modificano la sagoma degli edifici stessi; 2) la superficie dell'impianto non sia superiore a quella del tetto su cui viene realizzato; 3) gli interventi non ricadano nel campo di applicazione del D. Lgs. n. 42/2004 (comma 1);

b) gli interventi di installazione di impianti solari termici possano essere realizzati previa comunicazione secondo le modalità di cui all'art. 6 T.U., qualora gli impianti siano realizzati al di fuori della zona A e su immobili esistenti o su loro pertinenze, ivi inclusi i rivestimenti delle pareti verticali esterne agli edifici (comma 2);

c) con decreto del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...mare e con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, previa intesa con la Conferenza unificata di cui all'art. 8 del D. Lgs. n. 281/1997 siano stabilite le prescrizioni per la posa in opera degli impianti di produzione di calore da risorsa geotermica, ovvero sonde geotermiche, destinati al riscaldamento e alla climatizzazione di edifici, e siano individuati i casi in cui si applica la procedura abilitativa semplificata di cui all'art. 6 del D. Lgs. n. 28/2011;

d) gli interventi di installazione di impianti di produzione di energia termica da fonti rinnovabili, ivi incluse le pompe di calore destinate alla produzione di acqua calda e aria o di sola acqua calda con esclusione delle pompe di calore geotermiche, diversi da quelli di cui ai punti precedenti e dagli interventi di installazione di pompe di calore geotermiche, realizzati negli edifici esistenti e negli spazi liberi privati annessi e destinati unicamente alla produzione di acqua calda e di aria per l'utilizzo nei medesimi edifici, possano essere assentiti con la comunicazione di inizio lavori secondo le modalità di cui all'art. 6 T.U. (comma 5, così come modificato dall'art. 30, co. 01, del d.l. n. 91/2014 conv., con modif., in legge n. 116/2014);

e) l'installazione di... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...alore da parte di installatori qualificati, destinate unicamente alla produzione di acqua calda e di aria negli edifici esistenti e negli spazi liberi privati annessi debba essere considerata estensione dell'impianto idrico-sanitario già in opera (comma 7).

Occorre, inoltre, ricordare che, nel quadro di una complessiva riorganizzazione delle procedure autorizzatorie per la realizzazione degli impianti alimentati da energia rinnovabile, il legislatore ha previsto all'art. 6, co. 11, del D. Lgs. n. 28/2011 che le Regioni e le Province autonome possano estendere il regime della comunicazione di inizio lavori «ai progetti di impianti alimentati da fonti rinnovabili con potenza nominale fino a 50 kW, nonché agli impianti fotovoltaici di qualsivoglia potenza da realizzare sugli edifici, fatta salva la disciplina in materia di valutazione di impatto ambientale e di tutela delle risorse idriche».

Nuove ipotesi di interventi soggetti a comunicazione sono state recentemente previste dall'art. 30 del d.l. n. 91/2014, che ha modificato l'art. 7 del D. Lgs. n. 28/2011 e l'art. 11, comma 3, del D. Lgs. n. 115/2008.

Per effetto di tali modifiche, sono stati sottoposti a comunicazione di inizio lavori anche:

a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...venti di installazione di pompe di calore destinate alla produzione di acqua calda e aria o di sola acqua calda con esclusione delle pompe di calore geotermiche, realizzati negli edifici esistenti e negli spazi liberi privati annessi e destinati unicamente a servizio dei medesimi edifici (nuovo comma 5 dell'art. 7 del D. Lgs. n. 28/2011);

b) gli interventi di incremento dell'efficienza energetica che prevedano l'installazione di microcogeneratori ad alto rendimento, fatti salvi gli immobili previsti nel già menzionato art. 3, co. 3, lett. a), del D. Lgs. n. 192/2005 (nuovo art. 8-bis, co. 2-octies, del D. Lgs. n. 28/2011, che modifica il già menzionato art. 11, co. 3, del D. Lgs. n. 115/2008).



 
 Il pdf da cui è tratto questo articolo si acquista con pochi click e si scarica subito dopo il pagamento. Per maggiori info clicca qui.


© COPYRIGHT. È ammessa la riproduzione del contenuto solo con la citazione della fonte e del link

ALTRI ARTICOLI CHE POTREBBERO INTERESSARTI