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Internet e la proprietà intellettuale


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titolo:I DIRITTI FONDAMENTALI SU INTERNET
anno:2017
pagine: 161 in formato A4, equivalenti a 274 pagine in formato libro
formato: pdf  
prezzo:
€ 30,00

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Ricercatore in diritto privato comparato presso l’Università Carlo Cattaneo – LIUC di Castellanza

Introduzione

Già da qualche anno la giurisprudenza tanto italiana quanto internazionale deve confrontarsi con Internet e la sua natura distribuita sulla base di quello che viene definito il principio "end to end (E2E)". Si ricorda che secondo detto principio Internet consiste in più reti che in modo neutrale conducono il flusso delle informazioni dal primo fornitore fino all'utente finale, da un capo all'altro del percorso informativo, attraversando in modo alternativo una sequenza non predeterminata di nodi di comunicazione.

Ciò comporterebbe che ciascun nodo agisce in maniera neutrale ed in modo indifferente rispetto al comportamento degli altri centri informativi, nonché ciò giustificherebbe quello che da più parti viene definita la "neutralità della Rete" e la cui protezione viene spesso invocata a gran voce da parte degli utenti.

Prima di affrontar... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...so squisitamente giuridico, occorre premettere alcune considerazioni di natura sociale onde comprendere pienamente il problema e gli interessi in gioco. Una recente corrente della sociologia [1] ha osservato come il fenomeno di diffusione di massa della Rete abbia creato, nelle ultime generazioni di utenti, la categoria dei "nativi digitali", ovvero di coloro che interagiscono con le tecnologie informatiche e con Internet fin dall'infanzia. Questa categoria si contrappone a quella degli "immigrati digitali", cioè coloro che hanno subito la rivoluzione tecnologica soltanto in età adulta e quindi avrebbero una percezione di tale rivoluzione più legata alla realtà rispetto alla virtualità.

Anche se il dibattito su questa teoria è ancora molto acceso, essa si può considerare quale parametro di verifica della crescente tendenza al mutamento di approccio del godimento dei beni digitali da parte dei più giovani. Secondo alcune ricerche i nativi digitali non percepiscono lo scambio dei beni digitali [2] come illecito, ma come comportamen... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nte condiviso e quindi realizzabile senza consapevolezza della sua illegalità [3].

Di fronte a codesto scenario, il principio E2E viene spesso messo in dubbio in relazione alla tutela dei diritti patrimoniali d'autore, che deve affrontare i profondi cambiamenti provocati dalla diffusione dei beni immateriali.

Per la caratteristica assenza di corporeità, la categoria dei beni immateriali è per sua natura eterogenea ed è quindi possibile ricomprendere in essa le più diverse entità [4].

La dottrina concorda che la prima delimitazione rilevante della categoria dei beni immateriali consista nell'apporto creativo [5] realizzato dall'entità immateriale, la seconda delimitazione indispensabile consista nella riproducibilità illimitata [6] del bene ed infine la terza caratteristica comprenda le due precedenti e comporti l'[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...strong>utilizzazione economica del bene immateriale.

Per la garanzia del riconoscimento dei privilegi di sfruttamento su tali beni, sono stati riconosciuti dei diritti c.d. di proprietà intellettuale [7] già a partire dal XVI Secolo. Si utilizza il termine proprietà anche in caso di beni immateriali poiché analogicamente ai diritti di proprietà, i diritti di proprietà intellettuale consistono nel "diritto di godere e disporre dei beni in modo pieno e esclusivo" e quindi constano di un "jus utendi ed excludendi alios" [8].

L'importanza della tutela giuridica ed economica dei beni immateriali inizia a porsi in luce a metà del XV Secolo con l'invenzione della stampa, quando, per la prima volta e per le produzioni di natura letteraria, vi è la possibilità di riprodurre il contenuto intellettuale delle medesime attraverso un numero illimitato di esemplari.

Per questo, sotto tale profilo è stato autorevolmente affermato che Internet consiste in una rivoluzione epocale paragonabile a quella della stampa, poiché rimette in discussione i modelli giuridici ed economici di fruibilit&... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... beni immateriali [9], aggiungendo la questione della a-territorialità della loro fruizione [10]. Sotto questo profilo sono prevalentemente fruibili su Internet beni relativi ai prodotti della conoscenza e della creatività quali i file digitali [11] contenenti brani musicali, videogiochi, fotografie, testi, film e così via.

Nonostante siano spesso utilizzati quali sinonimi, copyright e diritto d'autore non concernono diritti esattamente sovrapponibili [12].

Il copyright è tipico dei sistemi di common law di matrice angloamericana e afferisce al diritto di copia, e quindi di diffusione, riproduzione e commercializzazione dell'opera. Il diritto d'autore è invece proprio dei sistemi di civil law ed è più ampio, poiché inerisce anche ai diritti morali irrinunciabili, incedibili e perpetui. Collegati ai diritti morali d'autore in quanto inerenti alla personalità, vi sono i diritti all'onore e alla reputazione, ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ibili oltre la durata di settanta anni dei diritti patrimoniali di sfruttamento economico.



L'esperienza degli Stati Uniti

In materia di protezione in Rete della proprietà intellettuale la giurisdizione più importante è senza dubbio quella statunitense. A questo proposito si ricordano i contenziosi relativi a Napster, Grockster, KaZaA

Il primo caso giudiziario riguarda la decisione A&M Records, Inc. v. Napster, Inc., conosciuto semplicemente come "Napster case" [53]. In questa decisione è stato affrontato il problema dello scambio di file attraverso i sistemi di file sharing, ovvero dei sistemi di distribuzione peer to peer [54].

Questo tipo di architettura consentiva agli utenti di scambiare liberamente e distribuire contenuti di qualsiasi genere, compresi quelli coperti dal diritto d'autore, provocando un doppio stravolgimento sia verso i meccanismi tradizionali di pagamento dei diritti patrimoniali d'autore sia verso le modalità di controllo della produzione e distribuzione dei contenuti [55].

I primi tentativi delle case ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...he di arginare il fenomeno, iniziati quando la diffusione della Rete non era ancora un fenomeno di massa, non ebbero esito positivo [56]. Come è noto, la tecnologia peer to peer segue i dettami del principio E2E e quindi consente ai computer connessi in Rete di collegarsi tra loro anche senza passare attraverso un server centrale, consentendo la creazione di un network tra i diversi elaboratori affinché sia possibile la diretta condivisione dei file presenti su ciascun computer [57].

Detta condivisione è concretamente realizzabile attraverso dei software che consentono, attraverso un motore di ricerca operativo sulla base del nome dell'artista o del brano prescelto, di ottenere una lista di contenuti riferibili ai medesimi e disponibili sui computer degli altri utenti. Il più famoso dei software di questo tipo era Napster [58].

Nonostante le difficoltà di dimostrare un coinvolgimento diretto nell'uso del software, la RIAA (Recording Industry Association of America) instaurò un'azione legale contro Napster nel tentativo di provare almeno una [59] delle tre forme di responsabilità per violazione del diritto d'autore previste nell'ordinamento ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e [60]:


  • Direct infringement;

  • Vicarious liability;

  • Contributory infringement.


Le difese di Napster erano orientate in prima battuta a dimostrare l'esclusione della responsabilità di Napster poiché gli utilizzatori del servizio fruivano la musica "scaricata" a scopo personale e non commerciale che quindi le copie condivise erano tutelate ai sensi del §1008 dell'Audio Home Recording Act (AHRA).

Secondariamente, Napster invocò la disciplina del Fair use affermando che i comportamenti degli utenti non violavano direttamente il diritto d'autore, poiché riguardavano la realizzazione dell'attività di sampling [61] e di space - shifting [62].

Infine Napster eccepì l'esenzione della responsabilità ai sensi del [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...">Digital Millennium Copyright Act in riferimento alle safe harbor provision che limitano le responsabilità dei provider rispetto alla violazione del diritto d'autore realizzate dagli utenti.

Il decorso processuale del "Napster case" si concluse con un provvedimento del giudice distrettuale [63], il quale ordinò a Napster di bloccare lo scambio e la distribuzione dei file musicali per i quali non erano state pagate le royalties ai legittimi titolari, dall'altro ingiunse agli attori, cioè le case discografiche, di versare una cauzione a favore di Napster e di indicare ciascun file contenente musica protetta da diritto d'autore; infine venne ordinato agli attori di provare di essere i titolari dei file musicali scambiati dagli utenti [64].

A seguito dell'esito della vicenda giudiziaria Napster prima filtrò e bloccò lo scambio di file illegali, provocando il declino dell'uso del sito e poi chiuse definitivamente e la causa pendente venne transatta attraverso un accordo con le imprese fonografiche [65].

Il contenzioso giudiziario sul file sharing è giunto fino alla Corte Suprema in un altro caso assai conosciuto, ov... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...Goldwyn-Mayer Studios, Inc., et al. v. Grokster, Ltd., et al. [66] dove venne effettuato un bilanciamento tra l'esigenza di proteggere lo sviluppo della tecnologia contrapposta all'esigenza di garantire un rimedio efficace di tutela della proprietà intellettuale.

Le parti convenute erano Grokster e StreamCast, distributori di software gratuito distribuito su Internet con il quale gli utenti potevano acquisire per via telematica contenuti digitali da Internet [67]. A differenza di Napster, Grokster realizzava un sistema peer to peer "puro". Ci si poneva di fronte al quesito se la tecnologia poteva continuare a rimanere neutrale rispetto alla fruizione illecita di materiali protetti diritto d'autore con l'uso di Internet.

La Corte Suprema confermò sul punto il precedente del "Betamax case" del 1984 [68] relativo alla vendita di una tecnologia che in via astratta poteva cooperare alla violazione del copyright. Nella decisione unanime della Corte, stesa dal Justice Souter venne argomentato che il Grokster case era sostanzialmente diverso dal Betamax case. Justice Souter affermò che «We hold that one who distributes a device with the object of promoting its use ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... copyright, as shown by clear expression or other affirmative steps taken to foster infringement, is liable for the resulting acts of infringement by third parties».

Invece nel precedente Betamax la Corte Suprema stabilì che la tecnologia prodotta da Sony non poteva considerarsi corresponsabile nella violazione del copyright poiché i videoregistratori non venivano utilizzati per uno scopo commerciale, ma per la riproduzione dei materiali ad uso privato, nell'intimità della casa dell'utilizzatore finale e l'utilizzo improprio dei medesimi da parte di qualche utente non poteva inficiare la buona fede di milioni di altri utenti. Infine l'utilizzo per scopi non commerciali della tecnologia di riproduzione contenuta nei videoregistratori giustificava l'invocazione dei fair use [69].

La violazione del diritto d'autore attraverso i sistemi di file sharing possiede la caratteristica della trasnazionalità, aspetto non pienamente considerato nella decisione Grokster da parte della Corte Suprema [70]. A questo proposito ci si riferisce alla decisione della Supreme Court of Australia concernente KaZaA [71], una piattaforma che funzionava in modo analogo a Grokst... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...cato in Australia.

KaZaA consisteva in una rete peer to peer con un sistema di file sharing che operava in tutto il mondo gratuitamente. All'inizio del 2001 è stato acquisito da una azienda: Sharman Networks Ltd. Il sistema consentiva all'utente di condividere con gli altri utenti qualsiasi materiale che questi volesse caricare indipendentemente dal fatto che fosse o meno protetto dal diritto d'autore.

La ricerca dei materiali disponibili alla condivisione avveniva attraverso un file chiamato My Shared Folder che consentiva la ricerca dei materiali desiderati in tutta la Rete. Una volta localizzato il file desiderato, il nome del medesimo veniva visualizzato con una icona blu sul computer del primo utente e poteva essere scaricato attraverso una tecnologia definita "Fast Track".

Successivamente la tecnologia di KaZaA è stata migliorata consentendo di distinguere i file di provenienza illecita da quelli di provenienza lecita o con licenza. Questi venivano individuati con una icona dorata. Il cuore della vicenda riguardava l'incentivazione della violazione del copyright attraverso la ricerca dei file contrassegnati con icone blu. Secondo i giudici australiani ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ne di questo tipo di file, resi disponibili anche se illeciti, provocava un danno economico ai detentori dei diritti, nonostante gli avvisi predisposti dal gestore del sito che alcuni materiali potevano essere di provenienza illegale. Proprio questo tipo di comportamento da parte del gestore integrava una violazione del diritto d'autore poiché questi si limitava ad avvertire dell'illiceità non a cancellare il materiale illecito.

Oltre che in Australia, KaZaA è stato oggetto di controversia anche negli Stati Uniti con il caso Capitol v. Thomas [72], dove per la prima volta la violazione del copyright attraverso sistemi di filesharing è stato deciso da una giuria popolare, la quale ha condannato la convenuta per aver scaricato illegalmente con KaZaA 24 brani musicali.

La giuria ha condannato la donna al pagamento di 9.250 dollari per brano, a titolo di statutory damages per un totale di 222.000 dollari, mentre in un secondo processo la donna è stata condannata al pagamento di 1,92 milioni di dollari sempre a titolo di statutory damages [73]. La vicenda ha destato profondo scalpore per via della e... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ve; degli importi della condanna, importi che non hanno riferimento con il valore intrinseco del prodotto culturale abusivamente fruito ed altresì per la criticata difesa legale della donna, una nativa americana non in grado di sostenere le forti parcelle.

Recentemente la decisione è stata riformata dalla United States District Court, District of Minnesota [74], la quale ha ridotto ad equità la condanna a 2.250 dollari per ogni brano illegalmente scaricato.

La lotta per la difesa dei diritti patrimoniali d'autore è così serrata che negli Stati Uniti è invalsa la prassi di instare cause aventi ad oggetto copyright del tutto pretestuosamente. Dette azioni si definiscono "copyright trolling".

Il "Copyright troll" è una locuzione in lingua inglese spregiativa che comunemente indica una parte la quale agisce in giudizio per proteggere la sua posizione di detentrice di diritti d'autore esclusivamente in modo aggressivo ovvero opportunistico, al fine esclusivo di guadagnare denaro con l'azione g... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... senza lasciar spazio alla concessione di licenze, anche a pagamento, dei propri diritti.

Questo tipo di comportamento è stato censurato da una Corte distrettuale di Las Vegas [75] che ha dismesso una causa di violazione dei diritti patrimoniali d'autore in quanto contraria alla buona fede.

Un altro giudice [76] ha affermato che non sussiste la violazione del copyright qualora un proprietario di un CD, che presenta l'etichetta "promotional use, not for sale", intendesse rivenderlo. Si questionava quindi se il convenuto del caso in esame avesse violato tale licenza vendendo il CD promozionale su eBay. I giudici federali hanno affermato che in realtà la casa discografica UMG aveva perso il controllo del suo prodotto una volta che questo è stato ceduto e non può richiedere a colui che possiede l'opera di aderire alle condizioni da questa imposte e neppure può richiedere la restituzione del CD qualora costui non aderisce.

Il principio riconosciuto dalla Corte federale, quindi afferma che una volta che il lavoro protetto dal diritto d'autore è ceduto liberamente, il detentore ei diritti non può bloccarne la circolazione, sia che questa avvenga attraverso una vendita o un prestito.
<... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e l'uso di marchio confondibile ha dato vita a contenziosi relativamente alla tutela della proprietà intellettuale su Internet, infatti in una causa [77] si è discusso dell'utilizzo, quale segno distintivo, del nome di un ingrediente della cucina di ispirazione messicana, il chipotle, che è una qualità di peperoncino affumicata.

La vertenza è partita quando alcuni clienti del convenuto hanno inviato recensioni a siti specialistici (come urbanspoon.com e associatedcontent.com di Yahoo!) confondendo il ristorante a conduzione familiare presso il quale hanno mangiato con uno appartenente ad una nota catena di fast food tex mex ristoranti. La corte ha accolto l'istanza attorea perché la confusione ingenerata nel pubblico attraverso la pubblicazione delle opinioni dei consumatori è "sostanziale".

Il dibattito si è altresì soffermato sulla natura giuridica dei giochi di ruolo online, tra i molti si ricorda World of Warcraft (WoW): l'uso inappropriato del software va tutelato secondo la normativa del diritto d'autore o quella contrattuale?

La vertenza [78] era stata portata alla luce dalla società Blizzard, cre... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...gioco assai noto "World of Warcraft" (WoW) e la MDY, creatrice di un programma software chiamato Glider che consente di giocare WoW in modalità "auto-pilot" sino ad un certo livello. La questione concerneva se Blizzard avesse aquisito la titolarità del software ovvero ne godesse soltanto la licenza, soprattutto in considerazione dell'utilizzo da parte dell'utente del gioco al di fuori del contratto di licenza.

In primo grado Blizzard ebbe ragione nel sostenere che detta fattispecie costituisse violazione del copyrighit, mentre in sede di impugnazione la decisione è stata ribaltata dai giudici federali d'appello, i quali considerano la violazione delle specifice condizioni EULA (End User License Agreement) di WoW non violazione del copyright del software ma una violazione del contratto da parte della licenziataria che consente un utilizzo inappropriato del software da parte del giocatore.

Secondo i commentatori, tuttavia, su questo punto vi è un conflitto tra le Corti d'appello di diversi circuiti e non si esclude l'approdo della controversia alla Corte Suprema.

Per quanto concerne le a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...dizioni extraeuropee, si segnala un prevalente orientamento garantista dei giudici federali australiani i quali affermano che in materia di file sharing il service provider non è responsabile per la violazione del copyright da parte dei suoi utenti [79]. Secondo il Copyright Act 1968 australiano un soggetto viola il copyright solo se "autorizza" un terzo a produrre libri, film, musica o altri materiali protetti disponibili anche online. Su questo punto che i giudici si sono divisi:

  • alcuni sostengono che la fornitura della connessione Internet sia solo una precondizione necessaria l'uso del file sharing, senza tuttavia fornire attraverso questo i mezzi per la violazione del copyright;

  • altri affermano invece che da parte di iiNet sussisteva una approvazione tacita della violazione del copyright. Le motivazioni stese dai giudici australiani non soddisfano nessuna delle parti in causa e non è escluso che il contenzioso proseguirà oltre, anche attr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...di specifici previsti dall'ordinamento del Commonwealth.


In sede internazionale, però, si sta formulando un nuovo trattato: l'Anti-Counterfeiting Trade Agreement (ACTA), con la previsione di nuove fattispecie di natura penale a carico di coloro che downloadano illegalmente materiali protetti dal diritto d'autore, con il rischio, però di privilegiare i diritti patrimoniali di pochi titolari rispetto ai diritti fondamentali di tutti [80].



La via alternativa: le licenze Creative Commons e Internet

Le licenze Creative Commons nascono negli Stati Uniti al fine di consentire una maggiore flessibilità dei termini contrattuali per le licenze, al fine di stabilire condizioni di utilizzo già favorevoli per gli utenti di Internet ai contenuti digitali protetti [81].

Sono promosse dall'omonima organizzazione [82], con diverse ramificazio... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ture nazionali [83], per la promozione della cultura libera e la diffusione della conoscenza attraverso la rimozione di ostacoli di natura tecnica e giuridica [84], proponendo un modo alternativo di diffusione dei diritti d'autore [85].

Onde valorizzare detta alternativa vengono disposti quattro possibili attributi della licenza, variamente componibili e riconoscibili attraverso una icona che l'autore può attribuire alla propria opera [86]. Essi sono:

  • Attribuzione (BY): è necessario sempre indicare l'autore dell'opera in quanto si tratta di un attributo obbligatorio in modo che sia possibile attribuirne la paternità ai sensi dell'art. 8 LDA;

  • Non uso commerciale (NC): non sono consentiti usi commerciali dell'opera creativa come definito dal secondo comma dell'art. 12 LDA;

  • Non opere derivate (ND) non sono consentite elaborazioni dell'opera creativa come definito dall'art. 20 LDA;

  • Condividi allo stesso modo (SA): si può modificare l'opera, ma l'opera modificata deve essere rilasciata secondo le stesse condizioni scelte dall'autore originale, come indicato nell'art. 4 LDA [87].


Sotto un profilo meramente ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...la licenza autorizza a tempo indeterminato l'utente a riprodurre, distribuire, mostrare ovvero eseguire le opere secondo la combinazione delle modalità attribuite dalla licenza medesima.

Sotto un profilo tecnico, invece, la licenza è fruibile attraverso l'invio di un form compilabile sul sito www.creativecommons.it. Essa è gratuita e vuole essere un incentivo alle attività creative, alla circolazione della cultura e delle opere di autori normalmente estranei ai consueti circuiti commerciali tradizionali ovvero non interessati allo sfruttamento economico delle opere [88].



Internet e la protezione dei consumatori: casistica giurisprudenziale

Anche se l'art. 38 della Carta dei diritti fondamentali dell'Unione Europea espressamente garantisce un "livello elevato di protezione dei consumatori", si concorda con quella autorevole dottrina di matrice sociologica [89] la quale afferma che gli utenti di Internet devono affrancarsi dalla società dei consumi[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...>.

In Germania la giurisprudenza [90] ha deciso un caso concernente un concessionario che, trovato un forum Internet dove venivano scambiate opinioni e recensioni sulle auto da lui vendute e, temendo ripercussioni negative sui suoi affari, chiedeva al provider di rivelare le identità degli autori al fine di sporgere querela.

I giudici bavaresi hanno rigettato detta istanza poiché ai sensi del Telekommunicationgesetz lo scambio delle opinioni su prodotti di largo consumo non viola né le leggi sulla sicurezza né sulla proprietà intellettuale.

Inoltre l'utilizzo a scopo commerciale del pulsante "I like it" di Facebook sta provocando un grande dibattito nell'opinione pubblica specializzata. A questo proposito, i giudici berlinesi [91] hanno affermato che l'utilizzo del pulsante di Facebook "mi piace" all'interno del sito di un negozio online non configura violazione della normativa in materia di concorrenza. Infine, i tedeschi sono tra i principali utenti della piattaforma di contratti conclusi a distanza [92], comunemente... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e online" come eBay.

A questo proposito il Bundesgerichtshof [93] ha affermato che un contratto di vendita a distanza concluso via eBay non si perfeziona qualora vi sia stato un abuso da parte del consumatore del proprio account; mentre la giurisprudenza di merito [94] ha stabilito che, se effettuati attraverso un eBay shop, i messaggi pubblicitari di posta elettronica inerenti i prodotti in vendita online non richiesti costituiscono spam e pertanto possono giustificare la liquidazione del risarcimento del danno a favore del destinatario.

Anche in Francia i giudici di legittimità si sono confrontati con le nuove fattispecie inerenti lo scambio di beni attraverso eBay.

Una azienda francese che ha citato in causa davanti ai giudici nazionali la società eBay nelle sue diverse compagini sociali: quella di diritto americano, eBay Inc., quella di diritto lussemburghese eBay Europe, e quella di diritto francese eBay France, per contraffazione di marchio.

eBay si è difesa eccependo il difetto di giurisdizione del giudice francese. La Cour de Cassation [95] ha rigettato detta eccezione poiché ha applicato il criterio della destinazione del sito<... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...radicare la giurisdizione in Francia, in quanto eBay destinava i prodotti contraffatti al mercato francese.

In materia di vendita online di prodotti contraffatti, una recente sentenza della Corte di Giustizia delle Comunità Europee [96] ha stabilito la responsabilità per l'intermediario, in questo caso eBay perché questo svolge un ruolo attivo negli scambi di beni violativi dei marchi comunitari. Afferma la Corte che "(l)'art. 14, n. 1, della direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio 8 giugno 2000, 2000/31/CE, relativa a taluni aspetti giuridici dei servizi della società dell'informazione, in particolare il commercio elettronico, nel mercato interno ("direttiva sul commercio elettronico"), deve essere interpretato nel senso che esso si applica al gestore di un mercato online qualora non abbia svolto un ruolo attivo che gli permette di avere conoscenza o co... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ca i dati memorizzati.

Detto gestore svolge un ruolo attivo siffatto allorché presta un'assistenza che consiste in particolare nell'ottimizzare la presentazione delle offerte in vendita di cui trattasi o nel promuoverle. Quando non ha svolto un ruolo attivo nel senso indicato al comma precedente e dunque la sua prestazione di servizio rientra nell'ambito di applicazione dell'art. 14, n. 1, della direttiva 2000/31, il gestore di un mercato online, in una causa che può comportare una condanna al pagamento di un risarcimento dei danni, non può tuttavia avvalersi dell'esonero dalla responsabilità previsto nella suddetta disposizione qualora sia stato al corrente di fatti o circostanze in base ai quali un operatore diligente avrebbe dovuto constatare l'illiceità delle offerte in vendita di cui trattasi e, nell'ipotesi in cui ne sia stato al corrente, non abbia prontamente agito conformemente al n. 1, lett. b), del suddetto art. 14".

La medesima Corte di giustizia ha affermato che, in materia di utilizzo di marchi comunitari nelle pubblicità online, il titolare di un marchio ha il diritto di v... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n concorrente di fare pubblicità a partire da una parola chiave identica a detto marchio che tale concorrente, senza il consenso del titolare del marchio, ha scelto nell'ambito di un servizio di posizionamento su Internet a prodotti o servizi identici a quelli per i quali tale marchio è stato registrato, quando il predetto uso è idoneo a violare una delle funzioni del marchio [97].

Negli Stati Uniti, una corte federale [98] ha asserito che il Primo Emendamento della Costituzione americana protegge l'anonimato degli acquisti online.

Ne consegue quindi che la richiesta da parte di autorità statali di dettagliate informazioni sugli acquisti degli utenti di Amazon.come violano tanto la Costituzione quanto la legge federale del Video Privacy Protection Act. Le investigazioni delle autorità statali della North Carolina riguardavano la raccolta informazioni strettamente personali come le scelte individuali su letture, ascolti o materiali visivi a fini fiscali.

L... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...concluso che il tracciamento di queste scelte è illegale poiché, tra l'altro, può provocare timori nell'acquisto perfettamente legale di questo tipo di materiali online. A questo proposito si osserva che il Primo Emendamento protegge le scelte di acquisto di materiali culturali anonimamente, la tracciabilità di questi acquisti costituisce una forma di censura.

I giudici statali dell'Illinois [99], invece, si sono occupati della creazione di fake (ovvero di profili falsi) condannando una utente per averne creato una ventina al fine di catturare le attenzioni amorose di un'altra utente fan di un serial tv. La defendant utilizzava diversi mezzi di comunicazione per entrare in contatto con l'attrice, anche un sintetizzatore di voce.

L'identità con cui l'attrice è riuscita a instaurare una certa confidenza fu quella di "Jesse", un uomo che dichiaratosi malato di cancro al fegato e che per questo ha scucito all'ingenua donna addirittura 10 mila dollari. Ad un certo punto le parti hanno deciso di incontrarsi, quindi l'attrice, scop... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nno, ha citato in giudizio la truffatrice "Jesse" per "fraudulent misrepresentation" per aver mentito e creato identità false per carpire la buonafede, ottenendone la condanna.

Anche i modelli di e-commerce sono stati oggetto di controversia, nello specifico relativamente al riconoscimento della brevettabilità da parte dell'ufficio brevetti australiano [100].

Si tratta del metodo e il sistema per inviare un ordine di acquisto attraverso procedure di ecommerce. Il brevetto, presentato da Amazon, è stato parzialmente revocato perché considerato non innovativo in quanto presentava alcuni elementi già propri di un sistema registrato in precedenza.

 
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