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Interessi e rivalutazione nell'espropriazione: comportamento del creditore


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titolo:INDENNITÀ DI ESPROPRIAZIONE E DI OCCUPAZIONE PER PUBBLICA UTILITÀ - dieci anni di giurisprudenza
anno:2016
pagine: 3597 in formato A4, equivalenti a 6115 pagine in formato libro
formato: pdf  
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Il riconoscimento del maggior danno oltre gli interessi sulla somma dovuta a titolo di conguaglio, presuppone un comportamento colpevole del debitore e non può, quindi, avvenire, quanto al dies a quo, in coincidenza con la decorrenza degli interessi, aventi natura compensativa, ma eventualmente da una successiva costituzione in mora,coincidente, di regola, con l'inizio del giudizio di determinazione della stima o del conguaglio.

L'inosservanza dei termini che scandiscono, in regolare sequenza, gli atti del procedimento espropriativo, integra la colpa specifica per inosservanza di espresse prescrizioni normative dettate per assicurare, nell'interesse dell'espropriato, il regolare svolgimento della procedura. La tardiva riscossione dell'indennità derivante dalla mancata osservanza dei suddetti termini è sufficiente per ravvisare la negligenza dell'espropriante e il conseguente obbligo di risarcire i danni che da essa sono derivati al soggetto creditore.

La rivalutazione dell'indennità presuppone la mora dell'espropriante e, quindi, un suo comportamento colpevole, che si configura solo a partire dalla data dell'inizio del giudizio di opposizione alla stima o di determinazione dell'indennità.

ll mero r... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...la parte creditrice non abbia tempestivamente fornito all'amministrazione tutte le informazione utili a consentire l'adempimento, non vale ad escludere la decorrenza degli interessi legali sulle somme liquidate fino alla liberazione del debitore mediante offerta reale della prestazione ai sensi dell'art. 1209 c.c. o, secondo l'orientamento prevalente della Corte di Cassazione, la mera offerta reale non comporta la cessazione dell'obbligo di corrispondere gli interessi sulla somma dovuta, essendo necessario, a tal fine, il successivo deposito della somma dovuta al quale soltanto seguono l'effetto della liberazione del debitore e gli effetti accessori, tra cui appunto la cessazione dell'obbligo suddetto.

Le somme riscosse a titolo di indennità costituiscono per la parte espropriata il dovuto ristoro, derivatole dall'atto ablativo e la naturale fecondità derivata dal loro eventuale, oculato investimento surroga i frutti che dal bene la parte stessa avrebbe ricavato, se lo stesso non le fosse stato ablato. Ne consegue che non può tenersi sconto, nella liquidazione del quantum dovuto a saldo, di quanto la parte espropriata si sia giovata dei precedenti pagamenti, in termini di disponibilità e conseguente fecondità degli importi risc... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...
Il mero rilievo che la parte creditrice non abbia tempestivamente fornito all'amministrazione tutte le informazione utili a consentire l'adempimento, non vale ad escludere la decorrenza degli interessi legali sulle somme liquidate fino alla liberazione del debitore mediante offerta reale della prestazione ai sensi dell'art. 1209 c.c.

Sulla base della normativa di cui alla LP Trento n. 6/1993, non sono dovuti gli interessi sulla indennità di espropriazione qualora la mancata corresponsione sia dipendente da fatto imputabile al soggetto creditore, per non avere lo stesso prodotto la documentazione prescritta (autocertificazione attestante la piena e libera proprietà del bene); in tali ipotesi la normativa richiamata non prescrive il deposito della indennità presso la Cassa Depositi e Prestiti ma viceversa chiarisce che "comunque nessun interesse viene calcolato sull'indennità da corrispondere" liquidata in sede amministrativa.



 
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