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Obbligo di comunicazione per interventi edilizi e regime sanzionatorio


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titolo:SCIA e DIA
anno:2016
pagine: 1379
formato: pdf  
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magistrato TAR

Aree ludiche senza fini di lucro e gli elementi di arredo delle aree pertinenziali degli edifici.

Si tratta di un'ipotesi assai generica, in quanto le «aree ludiche» comprendono tutti gli spazi destinati al divertimento e allo svago, e quindi una molteplicità di fattispecie tra loro eterogenee che vanno dal parco giochi al campo sportivo. L'indeterminatezza della norma porrà non pochi problemi interpretativi, anche se sembra che un criterio ermeneutico utile possa essere sempre quello della trasformazione urbanistica del territorio, che porta a ritenere escluse dalla liberalizzazione tutte quelle opere che comportano la realizzazione di volumi aggiuntivi o l'aumento degli standard urbanistici.

Perplessità desta poi il riferimento all'assenza delle finalità di lucro, perché con questo requisito si crea una disparità di trattamento irragionevole, sottoponendo lo stesso intervento a diversi regimi edilizi a seconda del soggetto che realizza l'intervento, prescindendo invece dal criterio base della modifica stabile e significativa dell'assetto del territorio.

Molto meglio il legislatore avrebbe fatto distinguendo tra le aree ludiche che comportano la creazione di vo... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...tivi e quelle che invece non hanno questo effetto, sulla falsariga di quanto disponeva l'abrogato art. 4, co. 7, lett. d), del d.l. n. 398/1993, che, come si ricorderà, sottoponeva a d.i.a. la realizzazione di aree sportive senza la creazione di volumetria aggiuntiva.

Le «aree pertinenziali degli edifici» sono i cortili, i giardini, le aree di sosta (non invece i parcheggi che devono essere realizzati in caso di nuove costruzioni ai sensi dell'art. 41-sexies della legge n. 1150/1942), le aree gioco-bimbi e tutte le aree che siano a servizio o ad ornamento di uno o più immobili; non altrettanto facile è invece l'individuazione degli «elementi d'arredo», in quanto si va dal tavolino a manufatti ben più rilevanti dal punto di vista dell'impatto sul territorio, come le piscine e i ricoveri attrezzi, le pensiline, i camini in muratura e i gazebo, passando per le casette da gioco per bambini o destinate a deposito attrezzi, le tende da sole estensibili, i cancelletti e gli armadi esterni in legno, le ringhiere e i corrimano in ferro con funzione di protezione del lastrico solare e della relativa scala di accesso, le fioriere, i pergolati, il barbecue, e le c.d. «pergotende».

Non costituiscon... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...elemento di arredo i paletti in ferro uniti al suolo tramite calcestruzzo e bulloni, al fine di evitare il parcheggio di auto e motorini sull'area di proprietà, il maneggio coperto costituito da un'area recintata in legno in cui sono contenuti cavalli e coperta in plastica a protezione dalle intemperie, gli infissi in legno basculanti e/o a vasistas e le porte scorrevoli di metallo e vetro che delimitino un volume edilizio chiuso anche attraverso una copertura a falda costituita da elementi prefabbricati.

Più in generale, si può parlare di «elementi di arredo» con riferimento a quei manufatti che non configurino né un aumento del volume e della superficie coperta, né la creazione o la modificazione di un organismo edilizio, né l'alterazione del prospetto o della sagoma dell'edificio cui sono connessi, né un mutamento della destinazione d'uso degli spazi esterni interessati e che siano di facile e di completa rimuovibilità per assenza di tamponature verticali.

Dovrebbero, inoltre, ritenersi esclusi gli interventi su aree ed edifici pubblici, che rappresentano l'arredo urbano in senso proprio.

Non è chiaro, infine, se la realizzazione di «aree ludiche senza... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...cro» costituisca attività edilizia libera sempre e comunque, oppure soltanto se sia circoscritta alle «aree pertinenziali degli edifici».

In attesa che la giurisprudenza si occupi della questione, deve osservarsi che la tesi più restrittiva – ritenendo che il riferimento alle «aree pertinenziali degli edifici» sia specificazione non soltanto dell'espressione «elementi d'arredo», ma anche della locuzione «aree ludiche» – adotta un'interpretazione della norma certamente possibile, ma che collide con la ratio liberalizzatrice del d.l. n. 40/2010.

Ad ogni buon conto, si deve ritenere che la liberalizzazione non riguardi quegli interventi che comportino l'esecuzione di opere preordinate alla realizzazione di impianti sportivi usufruibili dal pubblico in genere o dai cittadini di un quartiere, poiché tali infrastrutture – anche se non accompagnate dalla creazione di volumi – hanno un'autonomia funzionale e corrispondono ad opere di urbanizzazione secondaria, sottoposte a permesso di costruire ai sensi del combinato disposto dell'art. 3, co. 1, lett. e.2) e dell'art. 16, co. 8, T.U..


Modifiche interne di carattere edilizio sulla... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio d'impresa, sempre che non riguardino le parti strutturali, ovvero modifiche della destinazione d'uso dei locali adibiti ad esercizio d'impresa.

Si tratta di una fattispecie introdotta dall'art. 13-bis, co. 1, lett. a), del d.l. n. 83/2012, all'evidente scopo di semplificare le procedure edilizie per coloro che svolgono attività di natura imprenditoriale e di incentivare anche interventi di adattamento e adeguamento produttivo.

I fabbricati e i locali «adibiti ad esercizio d'impresa» sono quelli in cui si svolge un'attività economica organizzata al fine della produzione e dello scambio di beni o servizi, come si ricava dalla nozione di «imprenditore» contenuta all'art. 2082 c.c..

Gli interventi di modifica interna sulla superficie coperta che non incidano sulle parti strutturali del fabbricato e di mutamento di destinazione d'uso sottoposti al regime della comunicazione preventiva sono, dunque, certamente quelli intrapresi su immobili destinati allo svolgimento di un'impresa commerciale, così come definita dall'art. 2195 c.c., mentre dovrà essere chiarito se nella fattispecie in commento rientrano anche le opere realizzate in fabbr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ali utilizzati per svolgere quelle attività che l'art. 2135 c.c. classifica come «impresa agricola».

Sui concetti di «superficie» e di «destinazione d'uso» si rinvia a quanto si è già osservato in precedenza, non senza rilevare che nella nuova fattispecie potrebbero farsi rientrare anche opere che, nonostante il loro carattere meramente «interno», determinano incrementi del carico urbanistico e che, dunque, fuoriescono dalla logica propria dell'attività edilizia libera.

Nell'ottica di circoscrivere l'ambito di applicazione della fattispecie in commento, l'art. 17, co. 1, lett. c), n. 1, lett. b), del d.l. n. 133/2014 ha specificato che le modifiche interne della superficie coperta non devono comunque riguardare le parti strutturali dell'immobile, «allineando» così questa ipotesi di attività edilizia libera a quelle di manutenzione straordinaria sottoposte al regime della comunicazione e non a quello della s.c.i.a. (manutenzione straordinaria c.d. «leggera»), per le quali, come si è visto, la liberalizzazione introdotta dal d.l. n. 40/2010 e dal d.l. n. 133/2014 opera soltanto se l'intervento non incide sulle parti strutturali del ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...

Un'interpretazione ragionevole e sistematica della norma, dunque, induce a ritenere che il legislatore abbia sottoposto al regime dell'art. 6 T.U. non già ogni modifica della destinazione dei locali adibiti all'esercizio dell'impresa, ma soltanto quei mutamenti che mantengono un uso pur sempre compatibile con lo svolgimento di un'attività imprenditoriale.

Di conseguenza, non sembrerebbe rientrare nella fattispecie in esame il mutamento di destinazione d'uso da commerciale a residenziale, in quanto estraneo alla ratio dell'art. 6, co. 2, lett. e-bis), T.U., mentre potrebbero essere ricondotti all'ambito applicativo della norma i cambi di destinazione fra singoli locali interni, come da uffici a magazzini o da depositi a servizi.

È controverso, invece, se il legislatore abbia voluto attrarre all'attività edilizia libera soltanto il mutamento di destinazione d'uso dei singoli locali oppure anche quello dell'intero insediamento produttivo.

Chi aderisce all'impostazione più restrittiva, in particolare, valorizza il fatto che il legislatore ha fatto riferimento ai «locali» e non ai «fabbricati» – come accade invece per la fattispecie delle «modifiche int... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... – e anche il senso comune, che considera i «locali» come una parte rispetto al tutto rappresentato dal «fabbricato».

Occorrerà, altresì, chiarire se le modifiche della destinazione d'uso oggetto di liberalizzazione possano avvenire soltanto senza opere oppure possano essere accompagnate anche da interventi edilizi consistenti: sembrerebbe condivisibile l'impostazione più rigorosa, che ha il pregio di evitare di esporre la disposizione in esame a dubbi di costituzionalità per disparità di trattamento; invero, se fosse possibile anche realizzare mutamenti di destinazione d'uso strutturale si creerebbe una disparità di trattamento tra gli imprenditori, che potrebbero presentare una semplice comunicazione asseverata, e i soggetti privi di tale qualifica, che dovrebbero ricorrere quantomeno alla s.c.i.a., se non al permesso di costruire.

Non vi è, per converso, alcun dubbio sul fatto che il mutamento di destinazione d'uso da altra categoria a produttivo sia escluso dal perimetro applicativo della disposizione in esame, giacché la norma si applica ai locali «adibiti» all'attività di impresa, e non a quelli «da adibire»: nondimeno, tenuto ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...o spirito dell'innovazione introdotta dal d.l. n. 83/2012 è quello di favorire le iniziative produttive, una formulazione più accurata della norma sarebbe stata certamente auspicabile.

Procedura e regime sanzionatorio.

Per intraprendere gli interventi sopra esaminati l'interessato deve comunicare l'inizio dei lavori allo sportello unico dell'edilizia, il quale, nel caso in cui non sia competente, non potrà limitarsi a ricusare la comunicazione, ma dovrà trasmettere gli atti all'ufficio competente.

Il soggetto che intende eseguire i lavori, invece non deve più allegare «le autorizzazioni eventualmente obbligatorie ai sensi delle normative di settore», in quanto il terzo comma dell'art. 6 T.U. è stato abrogato, e tali atti di assenso potranno essere acquisiti secondo le modalità previste dall'art. 23-bis, co. 1 e 2, T.U., che si applicano anche agli interventi edilizi sottoposti a comunicazione in virtù del rinvio contenuto nel terzo comma della medesima disposizione.

Pertanto, ove l'intervento edilizio, pur essendo libero, necessiti di atti di assenso di altre amministrazioni, l'interessato, prima di presentare la comunicazione, potr&agr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...re allo sportello unico di provvedere all'acquisizione di tali atti.

In alternativa, il soggetto che intende intraprendere l'intervento può presentare istanza di acquisizione di questi atti di assenso contestualmente al deposito della comunicazione prevista per gli interventi di attività edilizia libera, ma in questo caso le opere potranno essere intraprese soltanto dopo che lo sportello unico avrà comunicato all'interessato l'avvenuta acquisizione di questi atti di assenso o l'esito positivo della conferenza di servizi a tal fine convocata.

Lo sportello unico dell'edilizia dovrà acquisire gli atti di assenso entro sessanta giorni, altrimenti il responsabile dovrà convocare una conferenza di servizi ai sensi degli artt. 14 e ss. della legge n. 241/1990, a cui dovranno partecipare le amministrazioni che devono rendere gli atti di assenso necessari; alla conferenza, invece, possono non intervenire quelle amministrazioni che abbiano già espresso parere positivo all'esecuzione dell'intervento per gli aspetti di loro competenza (cfr. art. 20, co. 3 e 5-bis, T.U., dettati in materia di permesso di costruire, ma applicabili anche alle ipotesi di attività edilizia libera sottoposte a comunicazione in virt&ugr... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...spresso rinvio contenuto nell'art. 23-bis, co. 1 e 3, T.U.); infine, lo sportello unico, acquisiti gli atti di assenso, dovrà inviare un'apposita comunicazione all'interessato.

Va ricordato, sul punto, che – come chiarito dall'art. 6, co. 1, T.U. – il fatto che l'intervento sia libero dal punto di vista edilizio non esime il soggetto che lo realizza dal rispetto della disciplina urbanistica e delle altre normative di settore aventi incidenza sull'attività edilizia, e pertanto sarà necessario acquisire eventuali ulteriori atti autorizzativi che siano da queste previste.

Il legislatore, in particolare, con un elenco da ritenersi meramente esemplificativo, fa riferimento alle norme antisismiche, di sicurezza, antincendio, igienico-sanitarie, di quelle relative all'efficienza energetica e di tutela del rischio idrogeologico, nonché delle disposizioni in materia di beni culturali e paesaggio (D. Lgs. n. 42/2004).

Un regime più rigoroso è previsto per gli interventi di manutenzione straordinaria liberalizzati e per le nuove fattispecie di attività edilizia libera introdotta dall'art. 13-bis del d.l. n. 83/2012, ossia le modifiche interne di carattere edilizio sulla superficie cop... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...bbricati adibiti ad esercizio d'impresa che non incidano sulle parti strutturali dell'immobile e le modifiche della destinazione d'uso dei locali adibiti ad esercizio d'impresa.

Per queste categorie di interventi, infatti, occorre che la comunicazione sia accompagnata anche:
a) dagli elaborati progettuali, che dovranno consentire alla P.A. una valutazione complessiva della fattibilità dell'intervento;
b) da un'asseverazione di un tecnico abilitato che attesti, sotto la propria responsabilità, la conformità dei lavori agli strumenti urbanistici approvati e ai regolamenti edilizi vigenti, la compatibilità dell'intervento con la normativa antisismica e in materia di rendimento energetico dell'edilizia e che le opere non interessano parti strutturali dell'edificio: in relazione all'asseverazione del professionista, è interessante notare che il legislatore – a differenza di quanto ha previsto per la d.i.a. – non ha imposto che il tecnico debba attestare anche il «non contrasto» dell'intervento con gli strumenti urbanistici soltanto adottati;
c) dall'indicazione dei dati identificativi dell'impresa alla quale l'interessato intende affidare la realizzazione dei lavori.

Il d.l. ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... ha integralmente sostituito il comma 4 dell'art. 6 T.U., che regola i contenuti della comunicazione e dell'asseverazione del professionista, innanzitutto eliminando la previsione secondo cui la comunicazione avrebbe dovuto essere accompagnata da una «relazione tecnica provvista di data certa» e modificando l'oggetto dell'attestazione del tecnico, che non deve più avere ad oggetto anche il fatto che per l'intervento la normativa statale e regionale non prevede il rilascio di un titolo abilitativo.

Per converso, diversamente da quanto previsto dalla previgente formulazione del comma 4 dell'art. 6 T.U., l'attestazione del professionista dovrà avere ad oggetto anche la compatibilità dell'intervento con le norme in materia sismica e di rendimento energetico dell'edilizia e il fatto che le opere non interessano le parti strutturali dell'edificio.

Questo perché, come si è già esposto, il d.l. n. 40/2010 e il d.l. n. 133/2014 hanno individuato la linea di confine tra gli interventi di manutenzione straordinaria sottoposti a comunicazione e quelli assoggettati a s.c.i.a. proprio il fatto che l'intervento non incida sulle parti strutturali dell'edificio e perché il medesimo d.l. n. 133/2014 ha spec... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... le modifiche interne di carattere edilizio della superficie coperta dei fabbricati adibiti ad esercizio d'impresa sono sottoposte a comunicazione soltanto se non interessano le parti strutturali del fabbricato.

Un'altra semplificazione introdotta dal d.l. n. 133/2014 è l'eliminazione dell'obbligo – previsto per i soli interventi di cui all'art. 6, co. 2, lett. e-bis), T.U. – di allegare alla comunicazione «le dichiarazioni di conformità da parte dell'Agenzia per le imprese … relative alla sussistenza dei requisiti e dei presupposti» richiesti dalla previgente formulazione dell'art. 6, co. 4, T.U., ossia la conformità delle opere alla normativa urbanistica ed edilizia e il carattere libero dell'intervento che si intende realizzare.

In precedenza, l'art. 30, co. 1, lett. b), del d.l. n. 69/2013 aveva invece abrogato l'obbligo del professionista abilitato di dichiarare preliminarmente di non avere rapporti di dipendenza con l'impresa né con il committente, scelta confermata dal d.l. n. 133/2014, che non ha riproposto la norma: si tratta di un'eliminazione quanto mai opportuna, in quanto questo adempimento non era richiesto né in sede di permesso di costruire né in sede di «... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a.» e di s.c.i.a., con il risultato che per alcune ipotesi di attività edilizia libera era previsto un regime più oneroso di quello previsto per gli interventi edilizi ben più significativi.

Un'ultima novità introdotta dal d.l. n. 133/2014 attiene agli effetti della comunicazione, poiché quest'ultima viene considerata valida anche quale denuncia di variazione ai fini catastali (art. 17, primo comma, lett. b), del R.D. n. 652/1939), tanto che il Comune dovrà tempestivamente inoltrarla all'Agenzia delle entrate (nuovo comma 5 dell'art. 6 T.U.): di conseguenza, all'adeguamento delle schede catastali sembrerebbe dover provvedere d'ufficio quest'ultima e non più il soggetto che realizza l'intervento.

Sempre per quanto concerne il contenuto della comunicazione di inizio lavori, si deve infine ricordare che, con l'obiettivo di adottare una modulistica la più possibile uniforme su tutto il territorio nazionale, con accordo stipulato in sede di Conferenza unificata in data 18 dicembre 2014, il Governo, le Regioni e gli enti locali hanno adottato dei moduli «unificati e standardizzati» per la presentazione della comunicazione di inizio lavori sia semplice sia asseverata, che tuttavia ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...possono adeguare in relazione alle specifiche normative di settore.

Merita, inoltre, di essere ricordato che l'art. 7-bis del D. Lgs. n. 28/2011 – introdotto dall'art. 30, co. 1, del d.l. n. 91/2014 – detta un regime leggermente diverso per la comunicazione di inizio lavori per gli impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili previsti dall'art. 6, co. 11, del medesimo D. Lgs. e per le unità di micro cogenerazione (art. 27, co. 20, della legge n. 99/2009).

In questi casi, infatti, dovrà essere utilizzato un modello unico di comunicazione approvato dal Ministero dello sviluppo economico con D.M. 19 maggio 2015 e contenente esclusivamente i dati anagrafici del proprietario o di chi abbia titolo per presentare la comunicazione, l'indirizzo dell'immobile interessato dalle opere, la descrizione sommaria dell'intervento, nonché la dichiarazione del proprietario di essere in possesso della documentazione rilasciata dal progettista circa la conformità dell'intervento alla regola d'arte e alle normative di settore; tutte queste dichiarazioni potranno essere rese avvalendosi di dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà.

Nel caso in cui sia necessario acquisire ul... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...i amministrativi d'assenso, si applica una disciplina simile a quella contenuta nel già richiamato art. 23-bis T.U., per cui l'interessato potrà acquisire detti atti e allegarli alla comunicazione oppure richiedere allo sportello unico dell'edilizia di acquisirli d'ufficio entro quarantacinque giorni, producendo la documentazione strettamente necessaria allo scopo; qualora entro il predetto termine non intervengano gli atti di assenso necessari, il responsabile dello sportello unico dovrà indire ai sensi dell'art. 20, co. 5-bis, T.U. – espressamente richiamato dall'art. 7-bis, co. 2, lett. b), del D. Lgs. n. 28/2011 – una conferenza di servizi in cui le amministrazioni dovranno esprimere le proprie determinazioni sull'intervento oggetto della comunicazione.

Naturalmente, finché non verranno acquisiti gli atti di assenso, il termine per l'inizio dei lavori deve ritenersi sospeso.

Tanto doverosamente premesso in ordine ai contenuti della comunicazione, si deve ricordare che la dottrina ha osservato come non sia assolutamente facile distinguere la comunicazione di inizio lavori prevista dall'art. 6 T.U. dall'istituto della s.c.i.a., poiché in entrambi i casi è possibile iniziare immediatamente i lav... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...
Ad ogni buon conto, come condivisibilmente osservato da attenta dottrina, una differenza continua a rimanere sul piano della funzione, poiché, mentre la comunicazione di cui all'art. 6 T.U. è preordinata ad agevolare la vigilanza della P.A. sull'attività edilizia e quindi ha uno scopo meramente notiziale, ben diverso è il meccanismo della s.c.i.a., che invece incide sulla legittimazione allo svolgimento dell'attività. Legittimazione che nel caso dell'attività edilizia libera, invece, non scaturisce dalla presentazione della comunicazione, ma unicamente dalla conformità dell'intervento alla normativa e agli atti generali.

Inoltre, con riferimento agli interventi edilizi sottoposti alla comunicazione prevista dall'art. 6 T.U., dovrebbe ritenersi che, in assenza di una specifica disposizione in tal senso, il Comune non disponga né del potere di assentire o di rigettare le comunicazioni di attività edilizia libera, né di poteri inibitori analoghi a quelli previsti dall'art. 19 della legge n. 241/1990 e dall'art. 23 T.U., né di poteri di autotutela, ed eventuali provvedimenti in tal senso dovrebbero considerarsi illegittimi, se non nulli in quanto adottati in carenza di potere.
... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...n quest'ottica, gli unici poteri di cui dispone la P.A. sono quelli sanzionatori nel caso in cui l'attività libera non coincida con quella ammessa dalle norme urbanistiche o con quella oggetto della comunicazione.

Infine, quanto si è detto sopra sulla natura della comunicazione di inizio lavori implica che, nel caso in cui sopravvenga prima della fine dei lavori una disciplina urbanistica che modifichi le condizioni per l'esecuzione delle opere o le renda del tutto o in parte non più attuabili, il privato debba spontaneamente prendere conoscenza dello jus superveniens e ad osservarlo, senza che sia necessario uno specifico provvedimento inibitorio da parte della P.A. e senza che l'inerzia di quest'ultima possa essere invocata quale fonte di affidamento alla conservazione delle opere.

Deve ricordarsi, tuttavia, che sul punto autorevole dottrina ha opinato diversamente, sostenendo che, con riferimento agli interventi regolati dal secondo comma dell'art. 6 T.U., la P.A. conservi un qualche profilo di discrezionalità ad intervenire sulle opere, con effetti anche inibitori.

Questo sulla base della differente formulazione letterale del primo e del secondo comma dell'art. 6 T.U., visto che il legislatore ha previs... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...interventi sottoposti alla comunicazione preventiva possano essere eseguiti senza alcun titolo abilitativo, mentre per le opere per cui la comunicazione non è necessaria, nel primo comma si dispone che le stesse siano eseguite senza alcun titolo abilitativo.

Tale impostazione non convince pienamente, poiché, come si è già sottolineato, manca una norma specifica che preveda un potere inibitorio in capo alla P.A., che, invero, non sembra possa essere ricavato in via interpretativa.

Né sembra possibile far riferimento ai poteri inibitori previsti dall'art. 19 della legge n. 241/1990 in materia di s.c.i.a., posto che la comunicazione di inizio attività di cui all'art. 6 T.U., come si è detto prima, ha una funzione meramente notiziale, e quindi differisce strutturalmente dal nuovo strumento di semplificazione introdotto dal d.l. n. 78/2010, il quale, per converso, incide sulla legittimazione del soggetto ad eseguire l'intervento edilizio.

La giurisprudenza, infine, ha chiarito che è facoltà dell'interessato richiedere il rilascio del permesso di costruire anche in presenza di interventi edilizi che sarebbero realizzabili con semplice comunicazione, fermo restando che ciò... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...rta l'applicazione delle norme edilizie che disciplinano gli interventi assoggettati a permesso di costruire: si applicheranno, infatti, soltanto le disposizioni procedurali, non invece quelle sostanziali, perché ciò che conta è la natura delle opere che si intende intraprendere, la quale resta sempre la medesima anche se viene presentata una domanda di permesso di costruire.

Passando all'analisi del regime sanzionatorio, la mancata comunicazione dell'inizio dei lavori (eventualmente asseverata nei casi previsti dall'art. 6, co. 4, T.U.) non comporta l'abusività dell'opera, tanto che la P.A. non potrà ordinare la demolizione delle opere, ma soltanto applicare una sanzione pecuniaria pari a 1.000 euro, che è ridotta di due terzi se la comunicazione è effettuata spontaneamente quando l'intervento è in corso di esecuzione (art. 6, co. 7, T.U.).

Il d.l. n. 133/2014 ha modificato anche questo comma, innalzando la sanzione pecuniaria da 258 a 1.000 euro ed eliminando la fattispecie di illecito consistente nella mancata trasmissione della relazione tecnica, giacché quest'obbligo, in passato previsto dal comma 4 dell'art. 6 T.U., non esiste più.

La sanzione, dunque, incide... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...otta omissiva, sembra applicabile anche nel caso in cui non siano stati indicati i dati identificativi dell'impresa [ovviamente con riferimento alle sole fattispecie per cui è necessario, e quindi per l'art. 6, co. 2, lett. a) ed e-bis) T.U.] e non mira ad impedire l'attività, come invece accade nella s.c.i.a., anche se è necessario precisare che la stessa non preclude l'adozione delle misure repressive (anche eventualmente ripristinatorie) previste dalle normative di settore.

Inoltre, la sanzione pecuniaria si applicherà soltanto qualora l'attività intrapresa sia effettivamente sottoposta al regime di edilizia libera, altrimenti dovranno trovare applicazione le sanzioni previste per lo svolgimento di interventi in assenza del permesso di costruire (artt. 31 o 33 T.U.) o della s.c.i.a. (art. 37 T.U.).

Per quanto concerne le opere che, pur rientrando nell'elenco di cui all'art. 6 T.U., siano realizzate in contrasto con le disposizioni degli strumenti urbanistici, deve ritenersi che l'Amministrazione possa provvedere alla demolizione e al ripristino dello stato dei luoghi ai sensi dell'art. 27, co. 2, T.U., che detta una previsione generale, senza distinguere tra gli interventi da considerare come «attivit&agra... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a libera» e quelli sottoposti ad un regime autorizzatorio.

Peraltro, tale norma è stata ritenuta applicabile anche ad un intervento astrattamente riconducibile ad un'ipotesi di attività edilizia libera ma eseguito in un'area sottoposta a vincolo paesaggistico in assenza dell'autorizzazione paesaggistica.

Una questione che dovrà essere chiarita, infine, è la natura di tale sanzione pecuniaria, se meramente afflittiva o ripristinatoria, e il fatto che essa, a differenza di quelle previste dagli artt. 33, 34, 37 e 38 T.U., sia fissa e non commisurata all'aumento del valore dell'immobile dovrebbe indurre a propendere per la prima soluzione, con conseguente applicabilità dei principi posti dalla legge n. 689/1981, tra cui la prescrizione quinquennale.



 
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