VARIANTE URBANISTICA

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Casi specifici di varianti urbanistiche

La localizzazione delle opere comprese nei piani per l'edilizia scolastica è regolata dalla L. n. 412 del 1975, art. 10, comma 4, che in riferimento all'ipotesi in cui la scelta delle aree non risulti conforme alle previsioni degli strumenti urbanistici in atto attribuisce efficacia di variante alla relativa deliberazione, ai sensi della L. 17 agosto 1942, n. 1150.

Diverse tipologie di variante urbanistica

L’adozione di una variante che interessi aree determinate del piano regolatore generale richiede una motivazione specifica che non è necessaria, invece, allorché la destinazione di un’area muti per effetto della adozione di un nuovo strumento urbanistico generale, che provveda ad una nuova e complessiva definizione del territorio comunale.

Le misure di salvaguardia evitano la compromissione, causata dall’attività edificatoria, delle scelte pianificatorie operate dall’amministrazione

La delibera comunale avente ad oggetto l'adozione di una variante allo strumento urbanistico, pur costituendo un elemento della fattispecie complessa che si completa con l'atto di approvazione, acquista anche un’efficacia imperativa diretta e propria, che ne fa uno strumento di governo del territorio, che impedisce gli interventi edilizi ed urbanistici con essa contrastanti, imponendo l'applicabilità delle misure di salvaguardia.

Normativa regionale relativa all'attuazione delle varianti urbanistiche

Alla luce del combinato disposto degli artt. 9 e 10 DPR 327/2001, la clausola generale di chiusura («Salvo quanto previsto dal comma 5, nulla è innovato in ordine alla normativa statale o regionale sulla adozione e sulla approvazione degli strumenti urbanistici»), è riferibile ai vincoli derivanti da piani urbanistici generali e relative varianti; nel consegue che la integrazione tra i diversi livelli normativi (statale e regionale) non trova applicazione in ipotesi di variante semplificata

La portata dell'accordo di programma nelle varianti urbanistiche

L'accordo di programma, previsto dal della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 27, comma 5-bis, che coinvolge più amministrazioni, ove l'intervento involga variegati interessi pubblici alla cui tutela è preposta ciascuna di esse, ha ad un tempo effetti d’imposizione del vincolo preordinato all'esproprio e di dichiarazione di pubblica utilità, quindi va collocato nella fase attuativa delle scelte urbanistiche, e non può di conseguenza determinare la condizione del bene agli effetti espropriativi.

Variante urbanistica: piani P.E.E.P., piani particolareggiati, P.I.P. e P.R.U.S.S.T.

Una variante al piano regolatore che muti la destinazione di parti di aree interessate da una lottizzazione equivale ad una revoca unilaterale della convenzione.

Il ruolo della variante urbanistica nei procedimenti anteriori al Testo Unico Espropri

La destinazione a Zona “E2” agricola non configura alcun vincolo espropriativo. Ne consegue la necessità di approvazione del progetto in variante (nel caso di specie ex art. 1, comma 5°, della L. 1/78, applicabile ratione temporis).

La variante urbanistica nei procedimenti successivi al Testo Unico Espropri

Gli artt. 9 e 10 del DPR 327 del 2001 precisano quali sono gli atti attraverso i quali può essere disposto il vincolo pre-espropriativo, individuati nella approvazione di uno strumento urbanistico generale o sua variante (che preveda la realizzazione dell’opera pubblica), ovvero mediante conferenza di servizi, accordo di programma o altra intesa che comporti la variante al piano urbanistico.

Il procedimento di variante urbanistica per insediamenti produttivi ex art. 5 D.P.R. 447/1998

Il ricorso alla procedura semplificata ex art. 5, D.P.R. 20 ottobre 1998 n. 447 – pur ispirata nel disegno legislativo a facilitare ed accelerare la realizzazione di iniziative produttive – non comporta l'abdicazione da parte del consiglio comunale alla sua fisiologica capacità pianificatoria; ciò in quanto le finalità produttive, ancorché intrinsecamente rilevanti, non possono prevalere in assoluto ed automaticamente sulle esigenze di complessivo e ordinato governo del territorio.

La variante urbanistica mediante accordo di programma

L'accordo di programma, previsto dal della L. 8 giugno 1990, n. 142, art. 27, comma 5-bis, che coinvolge più amministrazioni, ove l'intervento involga variegati interessi pubblici alla cui tutela è preposta ciascuna di esse, ha ad un tempo effetti d’imposizione del vincolo preordinato all'esproprio e di dichiarazione di pubblica utilità, quindi va collocato nella fase attuativa (scilicet espropriativa) delle scelte urbanistiche, e non può di conseguenza determinare ...

Conferenza di servizi ex art. 10 dpr 327/2001

In base al T.U. n. 327/2001 ed al DPR n. 383/1994, l’apposizione del vincolo espropriativo può discendere dagli esiti di una conferenza di servizi.

Motivazione dell'approvazione del progetto in variante urbanistica

La variante che deriva ex lege dall'approvazione del progetto in sede di conferenza di servizi richiede specifica motivazione: non si tratta infatti di un atto da motivare, bensì di un effetto giuridico scaturente direttamente dalla legge. PIANIFICAZIONE --> VARIANTE URBANISTICA --> APPROVAZIONE DEL PROGETTO --> OPERE STATALI

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