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SCIA e DIA

La s.c.i.a. applicata all’edilizia: come cambia il procedimento.


Le considerazioni svolte sinora hanno preso in esame il procedimento della d.i.a. così come disciplinato dal T.U., senza prendere in esame, se non marginalmente, i problemi suscitati dall’introduzione della s.c.i.a. ad opera del d.l. n. 78/2010.
Come si è già anticipato all’inizio del presente capitolo, in virtù delle norme di interpretazione autentica di cui all’art. 5 del d.l. n. 70/2011, il procedimento di cui all’art. 23 T.U. rimane applicabile unicamente a quegli interventi che, ai sensi della normativa statale o regionale, possono essere eseguiti con d.i.a. in luogo del permesso di costruire; per gli interventi edilizi minori in passato assentibili con la d.i.a. c.d. «semplice» e oggi sottoposti a s.c.i.a., invece, si dovrà necessariamente far riferimento in primo luogo alla procedura delineata dall’art. 19 della legge n. 241/1990 e soltanto in via suppletiva all’art. 23 T.U..
Tanto premesso, si deve osservare, innanzitutto, che il fatto che il legislatore, confortato sul punto dalla giurisprudenza costituzionale , abbia ricondotto la disciplina della s.c.i.a. alla potestà legislativa esclusiva statale in materia di «determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti ... _OMISSIS_ ...le» sembrerebbe escludere che le Regioni possano disciplinare in modo diverso il procedimento della s.c.i.a., ad esempio prevedendo che l’attività non possa essere iniziata immediatamente ma solo decorso un certo periodo di tempo .
Un’altra problematica interpretativa che si era posta era quella relativa agli immobili vincolati, posto che il nuovo testo dell’art. 19 della legge n. 241/1990 esclude che la s.c.i.a. potesse operare nei «casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici e culturali».
Immediatamente dopo l’entrata in vigore del d.l. n. 78/2010, coloro che ritenevano applicabile la s.c.i.a. alla materia edilizia si erano chiesti cosa sarebbe successo nel caso in cui si intendesse eseguire un intervento edilizio su un immobile vincolato.
In buona sostanza, tre erano le possibili risposte:
a) la prima alternativa era quella di ritenere che l’intervento potesse comunque essere effettuato con s.c.i.a., sia pure acquisendo preventivamente l’atto di assenso dell’autorità preposta alla tutela del vincolo: secondo questa teoria, dunque, la preclusione di cui all’art. 19 della legge n. 241/1990 doveva essere interpretata come impossibilità di sostituire con s.c.i.a. gli atti di assenso rilasciati dalle autorità preposte alla tutela dei vincoli ambientali, paesaggistici e culturali ;
b) la seconda possibile sol... _OMISSIS_ ...e la formulazione letterale dell’art. 19 della legge n. 241/1990, la s.c.i.a. fosse inapplicabile in radice e che gli interventi su beni vincolati potessero essere effettuati soltanto con permesso di costruire ;
c) una terza tesi riteneva anch’essa insuperabile la lettera della disposizione sulla s.c.i.a. e riteneva che gli interventi sugli immobili vincolati fossero ancora sottoposti alla d.i.a. .
Le ultime due ricostruzioni, pur essendo maggiormente rigorose al testo della legge n. 241/1990 non apparivano soddisfacenti in quanto contrastanti con la ratio semplificatrice del d.l. n. 78/2010: da un lato, l’impostazione che riteneva necessario il permesso di costruire portava ad un irragionevole «appesantimento» del regime autorizzatorio, mentre, dall’altro, l’orientamento che reputava ancora vigente la d.i.a. finiva col creare un sistema fondato su una molteplicità di titoli edilizi, ancora una volta però «complicato» più che «semplificato» dall’introduzione della s.c.i.a..
Ecco perché nella nota del 16 settembre 2010 il Ministero della Semplificazione aveva accolto il primo dei tre orientamenti che si sono riportati e, assai opportunamente , l’art. 5, co. 2, lett. c), secondo periodo del d.l. n. 70/2011 ha specificato che «le disposizioni di cui all’articolo 19 della legge 7 agosto 1990, n. 241 si interpretan... _OMISSIS_ ...casi in cui sussistano vincoli ambientali, paesaggistici o culturali, la Scia non sostituisce gli atti di autorizzazione o nulla osta, comunque denominati, delle amministrazioni preposte alla tutela dell’ambiente e del patrimonio culturale» .
Passando al piano più strettamente procedimentale , anche la s.c.i.a., non diversamente dalla d.i.a., deve essere presentata allo sportello unico dell’edilizia accompagnata dalla relazione asseverata del professionista che attesti la sussistenza dei presupposti previsti dalla legge per lo svolgimento dell’intervento, che sono gli stessi che si sono individuati per la d.i.a. (sussistenza di un titolo che permette la realizzazione dell’opera, intervento rientrante nell’ambito di applicazione della s.c.i.a. ex art. 22 T.U., conformità alla disciplina urbanistica e edilizia , alle norme igienico-sanitarie e di sicurezza), nonché dagli elaborati progettuali e dall’indicazione dell’impresa a cui affidare i lavori .
Nell’ottica della semplificazione procedimentale, e con l’obiettivo di adottare una modulistica la più possibile uniforme su tutto il territorio nazionale, con accordo stipulato in sede di Conferenza unificata in data 12 giugno 2014, il Governo, le Regioni e gli enti locali hanno adottato un modulo «semplificato e unificato» per la presentazione della s.c.i.a., che tuttavia le Regioni poss... _OMISSIS_ ...

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...continua.

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