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IL CODICE DELLE DISTANZE

VINCOLI ED EDIFICABILITÀ --> VINCOLI URBANISTICI E LEGALI --> DISTANZE --> PRESCRIZIONI LOCALI

Ove il piano urbanistico comunale prescriva una distanza fra edifici maggiore di quella minima di metri 10 prevista dal D.M. 1444/1968, trova senz’altro applicazione la disposizione comunale. Se, infatti, la finalità dell'art. 9 del D.M. è da ravvisarsi nell'intento di evitare la formazione tra edifici frontistanti di intercapedini nocive, con la prescrizione di una distanza minima inderogabile, non è impedito ai Comuni di adottare, nella formazione dei piani urbanistici e dei regolamenti edilizi locali, in forza dell'autonomia loro riconosciuta dall'art. 128 Cost., regole che, con la medesima efficacia delle fonti primarie del diritto, siano più rigorose, sulla base di valutazioni discrezionali degli interessi pubblici da tutelare.

Sono da ritenersi legittime le disposizioni attuative del piano urbanistico comunale che, nello stabilire i distacchi tra fabbricati, prevedano distanze maggiori di quanto indicato dall’art. 9 del D.M. n. 1444/1968, o prescindano dal carattere finestrato delle pareti, oppure ancora optino per un metodo di calcolo radiale, che disegni gli intervalli tra pieni e vuoti in modo più rigoroso rispetto a quanto stabilito dal D.M. 1444/1968, perseguendo, oltre alle finalità igienico – sanitarie proprie di quest’ultimo, anche un disegno urbanistico ritenuto maggiormente rispondente all’armonico sviluppo edilizio del territorio governato.

Le prescrizioni del D.M. n. 1444 del 1968 necessitano, per la loro applicazione, della previa emanazione degli strumenti urbanistici locali, con i quali i comuni individuano le zone territoriali omogenee. Una volta che i comuni abbiano proceduto alla pianificazione del territorio, effettuando la ripartizione per zone omogenee, le distanze minime sono quelle previste dal citato D.M. n. 1444 del 1968, art. 9, sia nel caso in cui lo strumento urbanistico preveda distanze inferiori, sia nel caso di assenza di previsioni sul punto.

Solo in caso di adozione, da parte degli enti locali, di strumenti urbanistici contrastanti con l'art. 9 DM 1444/1968, il giudice di merito ha l'obbligo non solo di disapplicare le disposizioni illegittime, ma anche di applicare direttamente la disposizione del ricordato art. 9, divenuta, per inserzione automatica, parte integrante dello strumento urbanistico in sostituzione della norma illegittima disapplicata.

Solo una volta che l'ente locale abbia adottato lo str... _OMISSIS_ ...