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SCIA e DIA

Il Consiglio di Stato, nella decisione n. 717/2009, dopo aver aderito alla tesi privatistica, mutava radicalmente prospettiva e arrivava ad affermare che il terzo che si ritenga leso avrebbe dovuto esperire un’azione di accertamento autonomo per sentire pronunciare che non sussistevano i presupposti per svolgere l’attività denunciata con conseguente obbligo a carico dell’Amministrazione di ordinare la rimozione degli effetti della condotta posta in essere dal privato, sulla base dei presupposti che il giudice aveva ritenuto mancanti.

L’orientamento non era del tutto nuovo, visto che, in precedenza, era già stato sostenuto da qualche pronuncia di primo grado, sia pure con percorsi argomentativi in parte diversi.

In particolare, il principio era stato per la prima volta affermato in una nota sentenza del T.A.R. Liguria, in cui si era ritenuto che il mancato esercizio del potere inibitorio da parte della P.A. non avrebbe potuto essere considerato come un’inerzia in senso tecnico, in quanto non era possibile qualificare la d.i.a. come un’istanza su cui la P.A. avrebbe avuto il dovere di provvedere.

La pronuncia, dunque, era arrivata a concludere che, non essendo possibile immaginare la proponibilità di un’azione di annullamento, l’unico modo in cui il terzo avrebbe potuto trovare tutela, anche in via cautelare, sarebbe stata l’inst... _OMISSIS_ ...gnizione, nel rispetto dell’ordinario termine decadenziale proprio del giudizio amministrativo.

Esso avrebbe avuto ad oggetto l’accertamento dell’insussistenza dei requisiti e dei presupposti fissati dalla legge per la libera intrapresa dell’attività, che, una volta accolta la domanda del terzo, si sarebbe dovuta configurare come svolta contra legem e pertanto sanzionabile.

La P.A., in virtù dell’effetto conformativo del giudicato, avrebbe poi dovuto adottare le necessarie misure repressive, e, in difetto, sarebbe stato possibile ricorrere al rimedio del giudizio di ottemperanza.

In modo non dissimile, una sentenza di poco successiva del T.A.R. Pescara aveva ritenuto «esperibile da parte del terzo un’azione diretta a provocare … un sindacato da parte del giudice in ordine alla corrispondenza, o meno, di quanto dichiarato dall’interessato e di quanto previsto dal relativo progetto rispetto ai canoni normativi stabiliti per la realizzazione dell’attività».

Questa impostazione, indubbiamente innovativa, sembrava tuttavia essere stata messa in crisi dopo che il giudice delle leggi con la sentenza n. 204/2004 aveva espunto la parola «comportamenti» dall’art. 34 del D. Lgs. n. 80/1998, perché il percorso argomentativo delle pronunce dei giudici amministrativi liguri e abruzzesi che ... _OMISSIS_ ...rio sulla possibilità di inquadrare il mancato esercizio dei poteri inibitori della P.A. nell’ambito dei «comportamenti» che il legislatore aveva attribuito alla giurisdizione esclusiva del G.A. in materia edilizia e urbanistica.

Tale conclusione però non teneva conto che il dispositivo della sentenza n. 204/2004 doveva essere letto in correlazione con la motivazione, da cui emergeva che la devoluzione dei «comportamenti» alla giurisdizione esclusiva del G.A. non era costituzionalmente illegittima tout court, ma soltanto per quei «comportamenti» che non fossero riconducibili all’esercizio di una funzione amministrativa.

È sulla base di tale premessa che il T.A.R. Piemonte, anticipando le precisazioni compiute dal giudice delle leggi nella sentenza n. 191/2006, chiarì che il mancato esercizio del potere inibitorio sulla d.i.a. è un «comportamento direttamente riconducibile all’esercizio della funzione amministrativa che, in quanto tale, non può considerarsi sottratto alla giurisdizione del giudice amministrativo» e considerò ammissibile l’azione di accertamento proposta dal ricorrente.

La soluzione dell’azione dichiarativa era stata poi sostenuta dal T.R.G.A. di Trento, a cui la decisione n. 717/2009 sembrava richiamarsi nel momento in cui affermava che la sostituzione del prov... _OMISSIS_ ...a. non avrebbe potuto avere l’effetto di diminuire le possibilità di tutela giurisdizionale offerte al terzo e che la preoccupazione di assicurare a quest’ultimo l’effettività della tutela giurisdizionale, non avrebbe potuto condurre allo stravolgimento della natura giuridica della d.i.a., trasformando quella che è una dichiarazione privata in un atto della P.A. o in una fattispecie ibrida che nasce privata e diventa pubblica per effetto del tempo trascorso e del silenzio.

Individuata nell’azione di accertamento lo strumento a tutela del terzo, il Consiglio di Stato passava ad elencare i dubbi avanzati dalla dottrina e dalla giurisprudenza in ordine all’ammissibilità innanzi al G.A. di tale azione.

Schematicamente:

la considerazione secondo cui un giudizio di accertamento sarebbe stato ammissibile soltanto in una controversia tra soggetti in posizione di parità, in quanto nel momento in cui la P.A. è in una posizione di supremazia rispetto al privato, spetta ad essa la soluzione del conflitto di interessi, e non al giudice, a cui è demandato soltanto un potere di controllo successivo; affermando il contrario, si sarebbe giunti, inoltre, ad ammettere un’inammissibile sostituzione dell’organo giurisdizionale alla P.A. nella gestione del rapporto;

la negazione che l’interesse legittimo fosse una... _OMISSIS_ ...

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