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LA DIFFIDA AD ADEMPIERE

Il carattere recettizio dell'intimazione

Si è già accennato del carattere recettizio della diffida, onde si stabilisce che la diffida produce i suoi effetti quando perviene nella sfera di conoscibilità del debitore, sulla base della presunzione di conoscenza degli atti recettizi che pervengono all’indirizzo del destinatario; infatti l’art. 1335 c.c. dispone: «La proposta, l’accettazione, la loro revoca ed ogni altra dichiarazione diretta a una determinata persona si reputano conosciute nel momento in cui giungono all’indirizzo del destinatario, se questi non prova di essere stato, senza sua colpa, nell’impossibilità di averne notizia». Tale momento è peraltro quello in cui la diffida diventa definitiva ed irrevocabile.

La giurisprudenza, come si è visto, aggiunge che, al fine di garantire questa conoscenza, può essere utilizzata ogni forma, purché idonea a raggiungere lo scopo. Il mittente non è tenuto a provare tale conoscenza essendo sufficiente che provi l’avvenuto recapito della dichiarazione all’indirizzo del destinatario, sia esso la dimora o domicilio, sia esso il luogo di esplicazione della sua attività lavorativa o il luogo che risulta da una preventiva pattuizione o indicazione, ma pur sempre rientrante nella sfera di dominio e di controllo del destinatario.

Quindi, se la pro... _OMISSIS_ ...talora risulta documentalmente (es. mediante la sottoscrizione dell’avviso di ricevimento della raccomandata o della notifica postale), talora risulta da presunzioni, come nel caso di comunicazioni inviate a mezzo raccomandata priva di avviso di ricevimento.

È ovvio che, in caso di contestazioni, la prova del ricevimento sia a carico del diffidante ex art. 2697 c.c.: se la diffida non ritirata reca la menzione che è stato immesso nella buca postale del destinatario l’avviso del tentativo di consegna della raccomandata, il diffidato potrà paralizzare gli effetti della diffida provando di essere stato senza colpa nell’impossibilità di averne notizia ex art. 1335 c.c.. Peraltro ove giunga a mani del diffidato, la comunicazione eseguita in luogo diverso dal domicilio eletto produce lo stesso effetto secondo la regola dell’art. 1334 c.c., salvo vi sia una valida ragione ostativa.

L’onere della notifica mediante ufficiale giudiziario era presente nel testo originale del Progetto legislativo ministeriale (art. 253) per il nuovo codice, ma il suo abbandono, nella stesura dell’art. 1454 c.c., attesta che la comunicazione ad opera del diffidante rappresenta l’ipotesi ordinaria, mentre il ricorso all’ufficiale giudiziario è una facoltà a cui il creditore può ricorrere, soprattutto per ragioni di prudenza.

Risulta, qui... _OMISSIS_ ...che l’invio di una lettera raccomandata con avviso di ricevimento spedita alla residenza anagrafica del destinatario.

Se la trasmissione avviene per via telematica, il diffidante potrà avvalersi del servizio di posta elettronica certificata ai sensi dell’art. 4 del D.P.R. 68/2005.

Può essere anche possibile che la diffida non sia stata volontariamente indirizzata al debitore, allora va protetto l’affidamento del diffidato, salvo che egli fosse stato in grado di riconoscere l’involontarietà dell’emissione usando un’ordinaria diligenza.

Il rifiuto del debitore di ricevere la raccomandata con cui lo si diffida ad adempiere non impedisce che la diffida produca i suoi effetti sostanziali, proprio ai sensi dell’art. 1335 c.c..

La Suprema Corte ha infatti statuito che il contraente non può sottrarsi in nessun modo alle conseguenze che la legge riconnette alla diffida ad adempiere: gli è preclusa non solo la possibilità di impedire la propria concreta conoscenza della diffida regolarmente pervenuta all’indirizzo, ma anche di impedire la propria recezione della dichiarazione (per es. trasferendosi ad indirizzo ignoto, o impedendo alla dichiarazione di penetrare nel suo domicilio). In tal modo si qualifica il comportamento del destinatario come ignoranza colpevole, e la si equipara a conoscenza.

... _OMISSIS_ ...dempiere

Risulta interessante vedere quale sia il contenuto dell’intimazione rivolta dal diffidante, e quindi considerare la diffida nel suo aspetto strutturale.
 
 
Come risulta espressamente dal 1° comma dell’art. 1454 c.c. la dichiarazione deve contenere, pena la sua inefficacia ad effetti risolutori, tre elementi: 1°) intimazione di adempimento; 2°) fissazione del termine di adempimento; 3°) monizione della risoluzione per il caso di mancato adempimento nel termine. 
 
 
Per quanto riguarda il primo elemento, perché la diffida produca l’effetto risolutivo occorre espressamente che il creditore (parte non inadempiente, o per avere già eseguito regolarmente la propria prestazione o perché non è ancora scaduto il termine in cui deve eseguirla) richieda l’adempimento della prestazione a lui dovuta al debitore (parte inadempiente che non ha eseguito la sua prestazione nei modi e nei termini previsti).
 
 
Va anzitutto precisato che in ogni caso l’intimazione non potrebbe sostanziarsi in un generico sollecito o in un auspicio o tantomeno in un preavviso di azione legale conseguente all’inadempimento del debitore.
 
 
Pertanto, la diffida non può essere equiparata ad un mero invit... _OMISSIS_ ...

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