Espropriazione quale presupposto della retrocessione

Alla fine degli anni Ottanta del secolo scorso la Corte Costituzionale interpretò i rapporti tra espropriazione e retrocessione nel senso della separazione strutturale e funzionale tra i due istituti, individuando nell’espropriazione un mero antecedente storico della retrocessione [1].

In realtà, come è stato osservato, tale impostazione lascia senza risposte «il quesito circa il perché la retrocessione debba avere luogo, potendosi immaginare, in assenza di qualunque legame sistematico con la precedente espropriazione, che il beneficiario dell’esproprio possa trattenere il bene e magari venderlo a condizioni più favorevoli» [2].

Procedendo in tal modo si tradirebbe quello che si è visto essere il presupposto fondante... _OMISSIS_ ...one, e cioè che il diritto dominicale può essere coattivamente sottratto al suo proprietario solo nella misura in cui serva all’esecuzione di un’opera realizzata nell’interesse generale della collettività.

Ad una espropriazione quale vero e proprio «presupposto indispensabile per dare attuazione all’istituto» della retrocessione fa riferimento una recente sentenza del TAR Veneto, secondo la quale occorre, a tal fine, che «i beni oggetto di richiesta di restituzione da parte degli originari proprietari siano stati dai medesimi ceduti a favore dell’amministrazione nell’ambito di una procedura espropriativa, finalizzata alla realizzazione di un’opera di pubblica utilità» [3].

La pron... _OMISSIS_ ...sce in quel filone giurisprudenziale e dottrinale che ammette la retrocessione anche in caso di cessione volontaria, vale a dire quell’atto di cessione, volontaria appunto, avente ad oggetto il bene o la quota di proprietà sul bene medesimo, che a norma dell’art. 45 del t.u. espropri il proprietario ha il diritto di stipulare con il soggetto beneficiario dell’espropriazione [4].

Tale contratto ad oggetto pubblico, che può essere stipulato dalla dichiarazione di pubblica utilità e fino alla data in cui è eseguito il decreto di esproprio (immissione in possesso), produce, a norma del comma 3 dell’art. 45 del d.P.R. n. 327/2001, lo stesso effetto tipico del decreto di esproprio (il trasferimento della proprietà del bene ablato e l’es... _OMISSIS_ ...ti gli altri diritti reali o personali gravanti su di esso, salvo quelli compatibili con i fini cui l’espropriazione è preordinata) senza, però, che sia necessario portare a termine la procedura, emanando il decreto di esproprio medesimo [5].

Il capo X del t.u. espropri nulla dice circa l’estensione della retrocessione alle ipotesi in cui il bene sia stato ceduto a seguito di cessione volontaria, ma è lo stesso art. 45, al comma 4, che prevede espressamente l’applicazione, in quanto compatibili, delle disposizioni contenute nel suddetto capo X.

È stato al riguardo osservato che «il testo unico, andando in contrario avviso rispetto ad una, seppure isolata, giurisprudenza di legittimità […] abbia voluto esclude... _OMISSIS_ ...lità della risoluzione della cessione volontaria per inadempimento, prevedendo, invece, la possibilità di una caducazione dell’accordo di cessione, mediante il ricorso all’istituto della retrocessione» [6].

A favore di una regolare procedura espropriativa quale presupposto necessario della retrocessione è da considerare anche la circostanza che la retrocessione stessa non trova applicazione nell’ipotesi della restituzione del bene a seguito dell’annullamento o della revoca del decreto di esproprio [7].

Sul punto la giurisprudenza concorda affermando che «l’annullamento giurisdizionale di tutti gli atti della procedura espropriativa ed in particolare di quello traslativo della proprietà – rappresent... _OMISSIS_ ... di esproprio – esclude che il Comune […] possa qualificarsi come proprietario dei beni illegittimamente occupati. Proprio per tale ragione l’amministrazione intimata avrebbe dovuto provvedere direttamente, a seguito della caducazione in sede giurisdizionale del decreto di esproprio, alla restituzione della proprietà illegittimamente acquisita e, quindi, alla reintegrazione dei proprietari nel possesso dei beni espropriati» [8].

A differenza di quanto avviene nel caso della cessione volontaria, la retrocessione non opera nell’ipotesi di compravendita conclusa tra privato e pubblica amministrazione al di fuori del procedimento espropriativo.

È quanto avvenuto nel caso oggetto della pronuncia del TAR Veneto prima me... _OMISSIS_ ... quale era stata stipulata una compravendita prima dell’approvazione del piano per l’urbanizzazione per le attività industriali, e quindi prima della dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità e urgenza, non rilevando a tal fine il fatto che l’amministrazione abbia concluso il contratto determinata dalla volontà di dare attuazione alle suddette previsioni urbanistiche.

La retrocessione (totale e parziale) non è stata considerata applicabile, pur essendo istituto avente carattere generale, anche «nei casi in cui (come nell’ipotesi dell’attuazione della riforma fondiaria di cui alle leggi nn. 230/1950 e 84171950), l’ “utilizzazione” dell’immobile ablato consegua alla semplice espropriazione ... _OMISSIS_ ..., considerata in sé per sé indipendentemente dalla sua specifica destinazione» [9].

Proseguendo con le ipotesi di non operatività della retrocessione, è possibile prendere in considerazione tutti quei casi in cui «l’atto ablativo non consista in una espropriazione, ovvero non disponga un trasferimento definitivo della proprietà dell’immobile: così, le occupazioni temporanee o d’urgenza e le occupazioni illecite, perché senza titolo o con titolo annullato o decaduto […] così di conseguenza, la cosiddetta accessione invertita» [10].

Nel senso dell’impossibilità di applicare l’istituto oggetto del presente studio nell’ipotesi dell’accessione invertita, si è espressa a... _OMISSIS_ ...o;Appello di Roma secondo la quale, essendo presupposto della retrocessione «una regolare espropriazione», essa non opererà nel caso in cui «il trasferimento è invece avvenuto nella forma dell’accessione invertita a cagione dell’irreversibile mutazione del terreno per effetto della realizzazione dell’opera pubblica, completata dopo lo spirare del termine di occupazione legittima» [11].

Può, inoltre, accadere che «gli scopi di pubblica utilità ai quali l’opera pubblica era destinata siano stati ugualmente raggiunti attraverso l’utilizzazione del fondo in base alle diverse modalità imposte da una legge nel frattempo intervenuta» . In tale evenienza (nel caso di specie si trattava di nuove dis... _OMISSIS_ ...ive allo stoccaggio dei rifiuti provenienti dalla lavorazione del marmo) è stato ritenuto non applicabile l’istituto della retrocessione, in quanto «non può certamente negarsi che il provvedimento di espropriazione abbia avuto esecuzione e che la pubblica utilità, la quale ne costituisce la ragione, sia stata conseguita» [12].

Altri casi di non applicabilità della retrocessione sono, poi, quello dell’opera non realizzata ...


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