Le ragionevoli alternative all’acquisizione coattiva sanante

Una condizione di acquisizione che ha molto in comune con la valutazione comparativa degli interessi in conflitto è quella che concerne la percorribilità di eventuali soluzioni alternative[1]. Anche in questo caso, infatti, il legislatore del 2011 ha recepito nell’art. 42-bis una regola di origine pretoria, con l’evidente intento di limitare anche in via legislativa l’ambito applicativo della nuova acquisizione coattiva sanante rispetto a quello dell’art. 43.

Già nel vigore di quest’ultima disposizione, infatti, la giurisprudenza amministrativa era solita predicare che la motivazione del provvedimento di acquisizione «deve porre in luce esattamente i motivi d’interesse alla realizzazione dell’opera, indicando an... _OMISSIS_ ...orribilità di soluzioni alternative»[2].

In teoria, le alternative all’adozione del provvedimento di acquisizione possono essere intese in due sensi: o come alternative al ricorso allo strumento dell’acquisizione coattiva sanante, o come alternative a quella specifica localizzazione.

Orbene, riferire l’assenza di ragionevoli alternative allo strumento dell’acquisizione coattiva sanante può condurre l’interprete in un vicolo cieco[3]. In primo luogo, infatti, è chiaro che un’alternativa allo strumento della sanatoria postuma esiste sempre ed è costituita dalla regolare procedura espropriativa[4].

A ciò si potrebbe replicare che, nell’art. 42-bis l’«assenza di ragionevoli ... _OMISSIS_ ...uo; è direttamente collegata al provvedimento di acquisizione, non ai comportamenti di occupazione e modifica del bene: il legislatore, cioè, richiede che sia necessitata non l’occupazione illegittima - che in effetti non è mai necessitata - bensì la sanatoria ex art. 42-bis.

Così opinando, sarebbe irrilevante che l’occupazione illegittima trovasse in principio una ragionevole alternativa nella procedura legittima, dovendosi piuttosto accertare se un’alternativa di questo tipo sussista nel momento in cui viene posta in essere la procedura sanante.

Sennonché, l’opzione interpretativa che riferisce l’assenza di valide alternative allo strumento ex art. 42-bis, e che dunque pretende che l’amministr... _OMISSIS_ ... non aver potuto acquisire la proprietà in altro modo, trova un ostacolo ancora più grave nel fatto che in tal modo si permetterebbe al privato di “giocare al rialzo” e di lucrare ingiustamente sul prezzo di un bene che la p.a. sarebbe comunque obbligata ad acquistare, fino al limite dell’irragionevole.

Costringere la p.a. a tentare di acquisire il bene iure privatorum, cioè, legittimerebbe un vero e proprio abuso del diritto da parte del privato. È infatti evidente che egli ha sempre il diritto vendere il bene di cui è proprietario, ma è parimenti evidente che costringere la p.a. ad accettare ogni prezzo non irragionevole garantirebbe al privato un lucro ben superiore a quello consentito dai canoni di correttezza e buona fede.

... _OMISSIS_ ...che nel vigore dell’art. 43, la giurisprudenza che richiedeva l’assenza di ragionevoli alternative aveva precisato che tali alternative si devono intendere nel secondo dei due sensi prospettati: in altre parole, già quando il requisito in esame aveva un fondamento puramente giurisprudenziale non si pretendeva che l’autorità dimostrasse di aver tentato di acquisire la proprietà in altro modo, essendo sufficiente provare che l’opera dovesse essere realizzata e non potesse essere realizzata altrove[5].

Anche la coeva elaborazione dottrinale aveva raggiunto risultati di questo tipo[6], che appaiono dunque perfettamente suscettibili di essere traslati nel vigente contesto normativo, nel quale l’assenza di valide alternative è stata el... _OMISSIS_ ...osto legale dell’acquisizione coattiva sanante.

In conclusione, quindi, l’«assenza di ragionevoli alternative» prescritta dal comma 4 dell’art. 42-bis non deve essere intesa nel senso delle alternative all’adozione del provvedimento di acquisizione, bensì nel senso delle alternative localizzazioni dell’opera.

Tra le condizioni alle quali l’art. 42-bis subordina la nuova acquisizione coattiva sanante, quindi, non figura il tentativo di acquisire in altro modo la proprietà dell’area, bensì la prova dell’impossibilità, o per lo meno dell’irragionevolezza, di localizzare altrove l’opera in tutto o in parte già realizzata sull’area illegittimamente occupata. ... _OMISSIS_ ... Ciò trova del resto conferma nell’illustre opinione dell’Adunanza Generale del Consiglio di Stato, che aveva espressamente escluso l’applicazione dell’art. 43 nell’ipotesi in cui lo stesso marciapiede si potesse realizzare sull’altro lato della strada[7], facendo di questa fattispecie un tipico caso in cui le ragionevoli alternative sussistono ed impediscono l’adozione del provvedimento acquisitivo[8].
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