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SCIA e DIA

Nel momento in cui venne introdotta, la d.i.a. edilizia si discostava in modo assai rilevante dal modello generale configurato dall’art. 19 della legge n. 241/1990, così come sostituito dall’art. 2 della legge n. 537/1993, che peraltro escludeva dal suo ambito di applicazione le «concessioni edilizie», e da queste considerazioni la migliore dottrina aveva argomentato nel senso dell’autonomia delle due fattispecie.

Le distanze diminuirono con la riforma del 2005, che, probabilmente ispirandosi proprio alla d.i.a. edilizia, ideò un modello in cui l’attività non poteva essere iniziata immediatamente, ma soltanto dopo un «periodo cuscinetto» di trenta giorni dalla presentazione della d.i.a. e con l’obbligo per il denunciante di comunicare alla P.A. l’avvio dell’attività. Inoltre, a riprova dell’avvicinamento delle due fattispecie, era stata soppressa la previsione dell’inapplicabilità della d.i.a. alle concessioni edilizie, presente sin dalla formulazione originaria dell’art. 19 della legge n. 241/1990, mantenuta con la riforma del 1993, ma divenuta ormai inutile alla luce di quanto disposto dalla legge n. 662/1996.

Tuttavia si trattava solo di un avvicinamento, non certo di una perfetta coincidenza, poiché tra il modello generale e la d.i.a. edilizia continuavano a sussistere notevoli differenze... _OMISSIS_ ...figurazione dei poteri inibitori, che, mentre nella d.i.a. edilizia potevano intervenire soltanto «a monte», configurandosi così come divieto di intraprendere l’intervento edilizio, nel meccanismo delineato dall’art. 19 della legge n. 241/1990 potevano consistere anche in un divieto di proseguire l’attività iniziata, in quanto ne era consentito l’esercizio fino a trenta giorni dal ricevimento da parte della P.A. della comunicazione di inizio attività.

Inoltre l’autonomia della d.i.a. edilizia era stata salvaguardata con il quarto comma dell’art. 19 della legge n. 241/1990, in cui si facevano salve le disposizioni di legge vigenti che prevedessero termini diversi per l’inizio dell’attività e per l’adozione da parte della P.A. di provvedimenti inibitori.

Queste considerazioni portarono a concludere nel senso della presenza di un rapporto di specialità tra le due discipline, per cui l’art. 19 costituiva la base normativa anche della d.i.a. edilizia, e si sarebbe dovuto applicare qualora mancasse una diversa disposizione del T.U., che continuava quindi, in caso di contrasto, a prevalere.

L’approccio «autonomista» della riforma del 2005 è tuttavia radicalmente mutato con la novella che ha introdotto la s.c.i.a.. Il legislatore, conscio della pluralità dei modelli di d.i.... _OMISSIS_ ...a, con il comma 4-ter dell’art. 49 del d.l. n. 78/2010 ha previsto: «… Le espressioni “segnalazione certificata di inizio attività” e “Scia” sostituiscono, rispettivamente, quelle di “dichiarazione di inizio attività” e “Dia”, ovunque ricorrano, anche come parte di una espressione più ampia, e la disciplina di cui al comma 4-bis [ovvero il nuovo art. 19 della legge n. 241/1990] sostituisce direttamente, dalla data di entrata in vigore della legge di conversione del presente decreto, quella della dichiarazione di inizio attività recata da ogni normativa statale e regionale.».

Immediatamente dopo l’entrata in vigore della s.c.i.a. si era registrato un contrasto di opinioni sulla possibilità di applicare il nuovo strumento di semplificazione all’edilizia, poiché anche se vi erano plurime ragioni a sostegno della risposta negativa, non erano mancati nemmeno sostenitori della tesi positiva.

All’interno di quest’ultima ricostruzione, inoltre, si registrava una divergenza di opinioni tra gli autori che ritenevano che con la s.c.i.a. si potessero addirittura eseguire interventi edilizi sottoposti al regime del permesso di costruire, in ragione del carattere vincolato di quest’ultimo provvedimento, e coloro che non condividevano una tale conclusione.

Questi ultimi, in... _OMISSIS_ ...el caso del permesso di costruire difettavano i requisiti previsti dal primo comma dell’art. 19 della legge n. 241/1990, visto che per il rilascio di tale titolo non era sufficiente il mero accertamento dei presupposti previsti dalla legge, ma la P.A. era chiamata a compiere delle valutazioni discrezionali che si aggiungono alla mera verifica dei requisiti.

Nel tentativo di fornire un chiarimento, era intervenuto il Ministero della Semplificazione normativa, che, in una nota del 16 settembre 2010 inviata alla Regione Lombardia, aveva opinato nel senso che la s.c.i.a. si applicasse all’edilizia, sulla base della formulazione onnicomprensiva del già citato comma 4-ter dell’art. 49 del d.l. n. 78/2010.

Ulteriori indizi in tal senso erano rappresentati:

a) dalla mancata indicazione della d.i.a. edilizia tra le fattispecie oggetto di espressa esclusione dall’ambito applicativo della disposizione;

b) dalla mancata riproduzione del co. 4 della precedente versione dell’art. 19, che faceva salve le normative di settore che prevedessero termini diversi per l’inizio dell’attività e per l’esercizio dei poteri inibitori;

c) dal fatto che la s.c.i.a. deve essere corredata non solo dalle certificazioni ed attestazioni, ma anche dalle «asseverazioni di tecnici abilitati», locuzione che rappresenta un esplicito rifer... _OMISSIS_ ...

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