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L'intervento del legislatore e il ritorno al rito avverso il silenzio


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titolo:SCIA e DIA
anno:2016
pagine: 1379
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magistrato TAR

A pochi giorni di distanza dalla decisione n. 15/2011 del Consiglio di Stato, il problema della natura giuridica della d.i.a. e della s.c.i.a. e dell'individuazione dei mezzi di tutela del terzo interessato è stato affrontato anche dal legislatore, che ha tuttavia condiviso soltanto in parte i principi affermati dall'Adunanza Plenaria.

Come si è già anticipato, l'art. 6, co. 1, lett. c), del d.l. n. 138/2001 ha introdotto nell'art. 19 della legge n. 241/1990 il comma 6-ter, il cui primo periodo chiarisce perentoriamente che «la segnalazione certificata di inizio attività, la denuncia e la dichiarazione di inizio attività non costituiscono provvedimenti taciti direttamente impugnabili», consacrando definitivamente la tesi c.d. «privatistica».

A discostarsi dalla ricostruzione dell'Adunanza Plenaria è, invece, il secondo periodo del comma in esame, in cui si legge che «gli interessati possono sollecitare l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione e, in caso di inerzia, esperire esclusivamente l'azione di cui all'art. 31, commi 1, 2 e 3 del decreto legislativo 2 luglio 2010, n. 104», ossia il rito contro il silenzio della P.A., disciplinato anche dall'art. 117 ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] .../>
In seguito, il testo del codice del processo amministrativo è stato coordinato con le novità introdotte dal d.l. n. 138/2011, innanzitutto con la modifica dell'art. 31 c.p.a., che – così come innovato dall'art. 1, co. 1, lett. g) del D. Lgs. n. 195/2001 – prevede che l'azione avverso il silenzio sia esperibile non solo nelle ipotesi di violazione del termine per la conclusione del procedimento ma anche «negli altri casi previsti dalla legge», locuzione con la quale si fa evidentemente riferimento all'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990.

In secondo luogo, l'art. 1, co. 1, lett. ll), n. 1, del D. Lgs. n. 195/2001 ha integralmente sostituito l'art. 133, co. 1, lett. a), n. 3, c.p.a., che nella formulazione vigente demanda alla giurisdizione esclusiva del G.A. non più – come in passato – «le controversie in materia di … dichiarazione di inizio attività» ma, più esaustivamente, «le controversie in materia di … silenzio di cui all'articolo 31, commi 1, 2 e 3, e provvedimenti espressi adottati in sede di verifica di segnalazione certificata, denuncia e dichiarazione di inizio attività, di cui all'articolo 19, comma 6-ter, della legge 7 ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ..., n. 241».

Tanto premesso, e ricordato che la norma non trova applicazione per la P.A.S. (riconducibile ad un'ipotesi di silenzio assenso e sottoposta al regime dell'azione di impugnazione entro il termine di sessanta giorni), è parso sin da subito evidente che l'intento del legislatore è stato quello di «anestetizzare» la portata della pronuncia dell'Adunanza Plenaria, che, se portata fino alle estreme conseguenze, avrebbe consentito alla P.A. di intervenire anche a notevole distanza di tempo dalla presentazione della d.i.a./s.c.i.a., senza tenere in alcuna considerazione l'affidamento del denunciante/segnalante e, quindi, avrebbe rischiato di compromettere il disegno liberalizzante del legislatore.

La norma che si sta esaminando, invece, rappresenta prima facie un arretramento sul piano dell'effettività della tutela giurisdizionale del terzo, poiché si risolve nella riproposizione di quella ricostruzione che riteneva che il controinteressato dovesse diffidare la P.A. ad esercitare i propri poteri di autotutela e/o sanzionatori e poi impugnare il diniego espresso o, in caso di inerzia, agire con il rito avverso il silenzio.

Come si ricorderà, questa impostazione, pur essendo stat... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nte sposata dai sostenitori della tesi c.d. «privatistica», era stata successivamente sottoposta a revisione critica dalla stessa Adunanza Plenaria, che, recependo le conclusioni a cui erano già pervenuti alcuni Autori e talune pronunce della giurisprudenza, aveva osservato che tale ricostruzione, in tutte le sue varianti, oltre a non essere dogmaticamente ineccepibile, non risultava «idonea a garantire al terzo, titolare di una situazione giuridica differenziata e qualificata, una tutela piena, immediata ed efficace».

Tanto premesso, un primo problema da risolvere è quello dell'applicabilità dell'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990 ai giudizi pendenti alla data della sua entrata in vigore (14 agosto 2011) e proposti sulla base degli orientamenti giurisprudenziali anteriori alla pronuncia dell'Adunanza Plenaria.

La giurisprudenza ha condivisibilmente escluso che la norma in esame sia di interpretazione autentica e che quindi possa applicarsi retroattivamente, osservando che essa è «suscettibile di essere intesa come opzione imitatrice degli strumenti di tutela, anche giurisdizionale, messi a disposizione del cittadino che si assume leso dall'altrui attività edificatoria: di mod... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...uò assolutamente concludersi, in assenza di specifica indicazione sul punto, nel senso di una sua efficacia retroattiva».

Sul piano della teoria generale, viene richiamato «il costante insegnamento della Corte costituzionale, secondo cui perché una norma possa dirsi di interpretazione autentica non è sufficiente che si sia in presenza di incertezze sull'applicazione di una disposizione o di contrasti giurisprudenziali e che la scelta imposta dalla legge rientri tra le possibili varianti di senso del testo originario, con ciò vincolando un significato ascrivibile alla norma anteriore … ma occorre anche che siano rispettati una serie di limiti generali all'efficacia retroattiva delle leggi, che attengono alla salvaguardia, oltre che dei principi costituzionali, di altri fondamentali valori di civiltà giuridica posti a tutela dei destinatari della norma e dello stesso ordinamento, tra i quali vanno ricompresi il rispetto del principio generale di ragionevolezza che ridonda nel divieto di introdurre ingiustificate disparità di trattamento, la tutela dell'affidamento legittimamente sorto nei soggetti quale principio connaturato allo Stato di diritto, la coerenza e la certezza dell'ordinamento giuridico, il ri... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...e funzioni costituzionalmente riservate al potere giudiziario».

Si è osservato, inoltre, che l'art. 6 del d.l. n. 138/2011 non potrebbe essere applicato ai giudizi in corso sia perché disciplina una condizione dell'azione sia per ragioni di carattere pratico, dovute all'incertezza normativa e giurisprudenziale imperante prima del suo intervento ed alla considerazione che tale incertezza non può andare a discapito della parte che chiede tutela giurisdizionale.

Un secondo interrogativo che ci si deve porre è quello relativo ai poteri di cui il terzo può stimolare l'esercizio, poiché il legislatore utilizza un'espressione estremamente vaga e atecnica, prevedendo che il sollecito debba avere ad oggetto «l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione».

Orbene, si potrebbe ritenere che il terzo, prima di sollecitare la P.A. a compiere le «verifiche» di sua competenza, debba necessariamente attendere lo spirare del termine per l'esercizio del potere inibitorio, poiché, fino a quel momento, non vi è alcuna inerzia da censurare in giudizio.

Aderendo a questa ricostruzione, colui che intende opporsi all'intervento edilizio oggetto de... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...s.c.i.a. potrebbe stimolare l'adozione di misure inibitorie soltanto qualora la s.c.i.a. sia priva dei requisiti essenziali, poiché in questo caso non si forma alcuna fattispecie abilitativa e non potrà nemmeno decorrere il termine per l'emanazione dei provvedimenti che vietano l'inizio o la prosecuzione dell'attività.

Inoltre, anteriormente alle modifiche introdotte dall'art. 6, co. 1, lett. a), della legge n. 124/2015, il terzo avrebbe potuto sollecitare i poteri inibitori della P.A. oltre il termine perentorio per il loro esercizio anche nel caso di s.c.i.a. corredata da dichiarazioni sostitutive di certificazione e dell'atto di notorietà false o mendaci.

La previgente formulazione del terzo periodo dell'art. 19, co. 3 della legge n. 241/1990, infatti, consentiva in quest'ultimo caso alla P.A. di adottare le misure inibitorie in ogni tempo, senza necessità di verificare la sussistenza dei presupposti di cui agli artt. 21-quinques e 21-nonies della legge n. 241/1990: tale peculiare fattispecie di potere inibitorio sine die è stata tuttavia eliminata dalla legge n. 124/2015, per cui ad essa non si può fare più riferimento.

Al di là di questa casistica – in cui la P... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...a un potere inibitorio di carattere vincolato e non subordinato alla sussistenza delle condizioni previste dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990 – il terzo potrà sollecitare soltanto l'esercizio dei poteri di autotutela (alias, dopo la legge n. 124/2015: inibitori al ricorrere dei presupposti previsti dalla normativa in materia di annullamento d'ufficio) e sanzionatori, con i noti profili di criticità legati alla discrezionalità dei primi e al carattere non sempre ripristinatorio dei secondi messi in luce dalla dottrina e dalla giurisprudenza e, da ultimo, anche dalla stessa Adunanza Plenaria.

Detti profili di criticità, con riferimento alla s.c.i.a, erano stati particolarmente accentuati dalle modifiche apportate all'art. 19 della legge n. 241/1990 dall'art. 25 del d.l. n. 133/2014, perché, a fondare l'esercizio dei poteri di autotutela su una s.c.i.a. non era sufficiente – come accade nella «super d.i.a.» – un qualsiasi interesse pubblico concreto, attuale, specifico e prevalente sull'interesse del segnalante, ma occorreva che vi fosse il pericolo di un danno per particolari interessi «sensibili» contemplati dal previgente comma 4 dell'art. 19 (patrimonio artistico e culturale, am... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ute, sicurezza pubblica, difesa nazionale) della legge n. 241/1990 e che fosse impossibile conformare l'attività del segnalante.

Il d.l. n. 133/2014, dunque, aveva ristretto la possibilità per la P.A. di inibire tardivamente l'attività oggetto di una s.c.i.a., ma aveva così finito con l'incidere in senso riduttivo anche sulle garanzie per il terzo controinteressato, che non poteva più, come in passato, sollecitare sempre e comunque l'esercizio del potere di autotutela, ma soltanto nei casi e alle condizioni previsti dal comma 4 dell'art. 19 della legge n. 241/1990.

Addirittura, secondo un orientamento, il terzo controinteressato avrebbe dovuto indicare quali concreti e specifici interessi pubblici tra quelli espressamente individuati dall'art. 19, co. 4, legge n. 241/1990 avrebbero potuto giustificare la rimozione degli effetti della d.i.a./s.c.i.a., altrimenti il ricorso avrebbe dovuto essere dichiarato infondato.

Le innovazioni introdotte dall'art. 6, co. 1, lett. a), della legge n. 124/2015 hanno mutato soltanto parzialmente le cose.

È vero, infatti, che, per effetto di tali modifiche, la P.A. può esercitare tardivamente i propri poteri inibitori alle condizioni previ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...t. 21-nonies della legge n. 241/1990 non più soltanto in caso di pericolo per certi interessi «sensibili», ma a tutela di ogni interesse pubblico e che, sotto questo profilo, i margini di tutela del terzo si sono ampliati rispetto al previgente contesto normativo, frutto delle novità introdotte dal d.l. n. 133/2014.

È anche vero, però, che le possibilità di tutela del terzo si sono notevolmente ridotte sotto un altro profilo, perché la P.A. può di regola esercitare i propri poteri di intervento tardivo soltanto entro diciotto mesi, che decorreranno, a seconda della ricostruzione che si intende accogliere, dalla scadenza del termine per l'esercizio del potere inibitorio o dalla presentazione della d.i.a./s.c.i.a.; si potrebbe pensare, invero, che, una volta decorso il termine di diciotto mesi, il terzo non possa più sollecitare i poteri di inibizione tardiva, in quanto gli stessi vengono definitivamente persi dalla P.A..

Fanno eccezione i casi di d.i.a./s.c.i.a. fondate su rappresentazioni di fatti o su dichiarazioni sostitutive false o mendaci per effetto di condotte costituenti reato accertate con sentenza definitiva, poiché in questo caso non viene in rilievo il termine di ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...si ma torna applicabile la regola generale della «ragionevolezza» del termine.

In questa ipotesi, peraltro, è da credere che il terzo interessato possa sollecitare anche i poteri sanzionatori previsti dall'art. 75 del D.P.R. n. 445/2000, che consente alla P.A. di dichiarare il denunciante/segnalante decaduto dai benefici derivanti dalla s.c.i.a. accompagnata da dichiarazioni sostitutive false o mendaci; potere questo, non sottoposto a termine né all'obbligo di motivare sull'interesse pubblico.

Si comprende, dunque, perché autorevole dottrina abbia osservato che la riforma operata dal d.l. n. 138/2011 avrebbe senso soltanto attribuendo natura ordinatoria al termine per l'esercizio del potere inibitorio e perché altri autori abbiano cercato di «aggirare l'ostacolo» ora immaginando una reviviscenza del potere inibitorio in ragione dell'effetto retroattivo del giudicato che accerta l'illegittimità del silenzio serbato dalla P.A., ora sostenendo che la sollecitazione di cui all'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990 apra un nuovo procedimento che segue regole sue proprie e che ha ad oggetto un potere diverso da quelli di intervento tardivo sulla d.i.a./s.c.i.a..

La tesi che ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... il terzo, prima di attivarsi, debba attendere il decorso del termine per l'esercizio del potere inibitorio, inoltre, produce delle conseguenze inaccettabili in tutte quelle ipotesi in cui l'intervento è assoggettato a s.c.i.a..

In tal caso, infatti, mentre il segnalante può immediatamente avviare i lavori, il controinteressato è costretto ad attendere trenta giorni per sollecitare la P.A. ad intervenire, con il rischio di veder tutelato il proprio interesse soltanto ad intervento ultimato.

Sul piano pratico, inoltre, è certamente preferibile e molto più semplice per la P.A. impedire la prosecuzione di lavori in itinere piuttosto che ordinare la demolizione di un'opera già ultimata, esponendosi peraltro al rischio di azioni risarcitorie da parte del segnalante per il ritardo con cui è intervenuta.

Condivisibilmente, dunque, una delle prime pronunce giurisprudenziali intervenute dopo l'entrata in vigore del d.l. n. 138/2011 ha evidenziato che l'azione contro il silenzio proponibile da colui che intende opporsi allo svolgimento dell'intervento edilizio oggetto della d.i.a./s.c.i.a. presenta dei caratteri peculiari rispetto all'«ordinaria» azione contro il silenzio ex artt. 31 ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] .....

Il D. Lgs. n. 195/2011, infatti, ha modificato l'art. 31 c.p.a. chiarendo che l'azione contro il silenzio è proponibile non solo nelle ipotesi in cui la P.A. non abbia concluso il procedimento nei termini previsti ma anche «negli altri casi previsti dalla legge».

Quest'ultimo inciso è riferito all'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990 e consente a terzo di agire nei confronti del silenzio mantenuto dopo la presentazione della d.i.a./s.c.i.a. «a prescindere dal decorso dei termini per la conclusione del procedimento» e quindi «ben prima della scadenza del termine finale assegnato all'amministrazione per l'esercizio del potere repressivo o modificativo e sin da quando la S.C.I.A. o la D.I.A. vengano presentate e il terzo venga a conoscenza della loro utilizzazione».

Assodato che il terzo può agire immediatamente, si deve chiarire il contenuto che può assumere la pronuncia del G.A., e la sentenza in commento è vaga sul punto, poiché si limita ad osservare che qualora il terzo agisca prima del decorso del termine per l'esercizio dei poteri inibitori «l'azione avrà ad oggetto, più che il silenzio, direttamente l'accertamento dei presu... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...egge per l'esercizio dell'attività oggetto della segnalazione, con i conseguenti effetti conformativi in ordine ai provvedimenti spettanti all'autorità amministrativa».

In generale, si può osservare che il problema non si pone qualora la pronuncia del G.A. intervenga prima dello spirare del termine per l'adozione delle misure repressive, poiché in tal caso la P.A. potrà certamente essere condannata ad esercitare il proprio potere inibitorio senza che sia necessario rispettare le condizioni previste dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990.

Qualora invece la sentenza intervenga dopo i trenta giorni entro i quali possono essere emanati i provvedimenti inibitori, si può dubitare che il G.A. possa imporre alla P.A. di adottare tali misure prescindendo dai presupposti a cui la legge subordina l'annullamento d'ufficio, salva l'ipotesi di d.i.a./s.c.i.a. prive dei requisiti essenziali.

L'unico modo per ammettere che la P.A. possa essere condannata ad esercitare il proprio potere inibitorio senza incorrere nei condizionamenti tipici dell'annullamento d'ufficio è ritenere che il termine di trenta giorni per il suo esercizio sia trasformato da perentorio in ordinatorio per effetto della ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...proposizione dell'azione da parte del terzo.

Questa ricostruzione era stata in un primo tempo patrocinata dalla dottrina, ed è stata successivamente avallata da un indirizzo giurisprudenziale inaugurato da una pronuncia del T.A.R. Milano, che ha statuito che, a fronte di un'istanza di un terzo che intende opporsi allo svolgimento di un'attività oggetto di una d.i.a. (ma il discorso non cambia con riferimento alla s.c.i.a.), «[sussiste], in capo al Comune, un preciso obbligo di … verificare la regolarità della d.i.a. e, in caso di riscontrata sussistenza dei presupposti normativamente previsti, di esercitare i propri poteri inibitori dei lavori o repressivi degli abusi eventualmente già compiuti».

Né, prosegue la sentenza, «può obiettarsi … che l'esercizio dei poteri inibitori … sia precluso dal consolidarsi della d.i.a. per effetto del decorso del termine decorrente dalla presentazione della denuncia», perché se è vero che «il "consolidarsi" della d.i.a. determina … l'impossibilità per il Comune di intervenire oltre il termine, se non esercitando i propri poteri di autotutela» è anche vero che «tale regola &he... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...mpla almeno due eccezioni, espressamente stabilite dallo stesso legislatore».

La prima eccezione era data dalla possibilità di in caso di pericolo di un danno per determinati interessi sensibili, che era prevista dall'art. 19, comma 4, della legge n. 241/1990: tale disposizione è stata modificata dalla legge n. 124/2015, per cui la pronuncia che si sta analizzando è in parte qua divenuta inattuale.

La seconda eccezione, invece, è ancora attuale e si ha nel caso in cui «la carenza dei presupposti della d.i.a. sia denunciata dal terzo, titolare di una posizione giuridica qualificata e differenziata, ai sensi del … comma 6-ter del medesimo articolo 19. Non può infatti diversamente interpretarsi il chiaro tenore testuale di tale previsione normativa».

D'altronde, osserva la decisione, «laddove dovesse ritenersi che il terzo, venuto a conoscenza della d.i.a. dopo il decorso del termine per il compimento delle verifiche, non possa chiedere l'esercizio dei poteri inibitori, ne deriverebbe un vulnus nei confronti della tutela offerta dall'ordinamento nei confronti di tale soggetto», il quale «da un lato non disporrebbe di alcun provvedimento impugnabile … e, ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... potrebbe solo invocare l'esercizio del potere di autotutela, a fronte del quale pera non è ravvisabile … un obbligo di provvedere, costituendo la sua attivazione una mera facoltà dell'amministrazione, peraltro da esercitarsi in presenza di precisi presupposti, ulteriori rispetto al mero riscontro dell'illegittimità».

La pronuncia che si è riportata e le successive sentenze che hanno fatto propria questa ricostruzione, insomma, sembrerebbe ricollegare alla denuncia del terzo una sorta di riapertura del termine per l'esercizio del potere inibitorio, ma tale assunto non convince pienamente perché si sorregge soltanto sulla (comunque condivisibile) considerazione per cui è necessario garantire al controinteressato un'effettiva tutela, e non è ben chiaro sulla base di quale norma si produca tale effetto di riapertura dei termini.

In particolare, non sembra possibile ritenere che tale norma sia il comma 6-ter dell'art. 19 della legge n. 241/1990, perché esso non reca alcuna esplicita previsione in tal senso ma contiene solo un riferimento generico ai poteri di verifica spettanti alla P.A., nel cui ambito possono essere ricondotti anche il potere sanzionatorio e di inibizione tardiva del... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...grave;, nel rispetto delle condizioni previste dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990.

L'orientamento che si sta criticando, inoltre, sembrerebbe porsi in contraddizione con la ratio della legge n. 124/2015, che vuole garantire la stabilità del titolo conseguito.

Né, a sostegno della possibilità per il G.A. di condannare la P.A. all'esercizio del potere inibitorio senza incorrere nei condizionamenti tipici dell'annullamento d'ufficio, è possibile immaginare di ripescare quanto affermato nella decisione n. 2139/2010 del Consiglio di Stato e sostenere che la condanna della P.A. all'adozione di misure ripristinatorie sia possibile in ragione del fatto che esse dovrebbero essere emanate in virtù dell'effetto conformativo del giudicato, posto che questo non si risolve mai nell'attribuzione di un nuovo potere alla P.A., ma soltanto in un vincolo al futuro riesercizio di una potestà amministrativa di cui la P.A. già dispone.

Un'isolata pronuncia ha, in accoglimento di una domanda di risarcimento del danno in forma specifica ai sensi dell'art. 30, co. 2, c.p.a., condannato la P.A. che non aveva tempestivamente inibito l'attività oggetto di una d.i.a. «alla sollecita adozione d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... volte ad eliminare le conseguenze pregiudizievoli della mancata adozione del provvedimento inibitorio dell'attività edilizia illegittima, ovvero provvedendo a quanto necessario perché vengano rimosse le opere … dichiarate prive di titolo giuridico» dal G.A.: come si è visto, si tratta di una soluzione che in passato era già stata ipotizzata dalla dottrina, ma che non appare scevra da profili di criticità, in quanto finisce con il confondere l'azione di risarcimento del danno in forma specifica con la diversa azione di adempimento, introdotta dapprima dalla giurisprudenza e poi dal D. Lgs. n. 160/2012, preordinata ad ottenere la condanna della P.A. all'adozione di uno specifico provvedimento amministrativo e soggetta agli stringenti presupposti di cui agli artt. 31 e 34, co. 1, lett. c), c.p.a..

Non convince, infine, nemmeno la tesi di chi sostiene che la possibilità di esercitare il potere inibitorio senza rispettare i presupposti di cui all'art. 21-nonies «risorgerebbe» in ragione dell'effetto retroattivo del giudicato che accerta l'illegittimità del silenzio serbato dalla P.A., posto che occorre pur sempre tener conto dell'interesse e dell'affidamento del denunciante/segnalante e che, co... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...effetto retroattivo sembra potersi parlare soltanto con riferimento alla sentenza di annullamento, non già a quella che accerta l'inadempimento dell'obbligo di concludere il procedimento nei termini previsti dalla legge, che, a ben vedere, impone un obbligo di provvedere pro futuro.

È appena il caso di osservare che la nuova formulazione dell'art. 19, co. 3 e 4, della legge n. 241/1990, che consente di esercitare il potere inibitorio anche dopo la scadenza del termine di trenta/sessanta giorni, non ha mutato i termini del problema, né ha avallato le tesi che immaginano una revivescenza del potere inibitorio pieno di cui la P.A. è titolare prima dello spirare dei predetti trenta/sessanta giorni.

A seguito delle recenti riforme, infatti, successivamente alla scadenza del termine di trenta/sessanta giorni la P.A. è sempre titolare di un potere inibitorio, che però non è vincolato, ma discrezionale in quanto sottoposto al rispetto dei presupposti previsti dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990.

Pertanto, anche successivamente alle modifiche introdotte dalla legge n. 124/2015, non è possibile pensare che, spirati i trenta/sessanta giorni, il G.A. possa ordinare alla P.A. di eser... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...otere inibitorio a contenuto vincolato.

Ciò comporta che una volta scaduto il termine per l'esercizio del potere inibitorio senza i condizionamenti tipici dell'annullamento d'ufficio, il G.A. dovrà limitarsi ad imporre alla P.A. ad esercitare o il potere inibitorio ma solo con i presupposti richiesti dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990 o il potere sanzionatorio, e questo tanto nelle ipotesi in cui il terzo abbia atteso il decorso dei trenta giorni prima di agire in giudizio, quanto nei casi in cui il controinteressato abbia proposto ricorso ex art. 31 c.p.a. immediatamente.

Il G.A., infatti, non può fare più di quanto non possa la stessa P.A. a cui è affidata la cura dell'interesse pubblico, con condizioni e tempi che tengono conto del contemperamento degli interessi operato in sede normativa, tra i quali vi è – come si è visto – anche l'affidamento del segnalante, che assume uno specifico rilievo, imponendo un onere di tempestività e dell'azione amministrativa e dell'eventuale iniziativa in opposizione del terzo.

Quanto alla possibilità per il G.A. di pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa, tale eventualità deve sicuramente escludersi nelle... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... cui sia stato sollecitato l'esercizio del potere inibitorio nel rispetto dei presupposti previsti dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990, in ragione della natura discrezionale delle determinazioni che la P.A. è chiamata ad adottare in questo caso, mentre la giurisprudenza non è pervenuta a conclusioni univoche con riferimento ai poteri sanzionatori.

Alcune pronunce hanno escluso che il G.A. possa ordinare alla P.A. di ingiungere la demolizione delle opere illegittimamente assentite con d.i.a./s.c.i.a., facendo leva sul potere discrezionale che residuerebbe in capo alla P.A., mentre altre sentenze si sono dimostrate possibiliste, ammettendo una siffatta pronuncia nelle ipotesi in cui la discrezionalità sia esaurita in ragione degli adempimenti istruttori già compiuti o nelle ipotesi di acclarata insanabilità dell'intervento o infine invocando la natura vincolata del potere sanzionatorio.

A questo punto, è da credere che al terzo non resterà che contestare la legittimità dell'eventuale provvedimento con cui la P.A., ottemperando all'ordine di provvedere impartito dal G.A., dichiara l'insussistenza dei presupposti per l'adozione dei provvedimenti sanzionatori o di inibizione oltre il termine... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...giorni, nel rispetto delle condizioni previste dalla normativa in materia di annullamento d'ufficio.

Una volta, infatti, che il G.A. ha ordinato alla P.A. di esercitare i propri poteri di verifica sulla d.i.a./s.c.i.a., infatti, non è assolutamente scontato che il terzo che intende opporsi all'attività oggetto della denuncia o della segnalazione veda soddisfatta la propria pretesa, poiché, una volta scaduto il termine per l'esercizio del potere inibitorio, la P.A. può inibire l'attività soltanto nel rispetto dei presupposti previsti dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990, ovvero l'esistenza di attuali e concrete ragioni di interesse pubblico, la comparazione di queste con gli interessi dei destinatari del provvedimento e dei controinteressati, la tempestività dell'intervento in autotutela.

È dubbio, invece, se, nell'ottemperare alla sentenza del G.A., la P.A. debba anche rispettare il termine di diciotto mesi introdotto dalla legge n. 124/2015, poiché esso non attiene all'esecuzione di provvedimenti giurisdizionali, ma all'esercizio del potere di inibizione tardiva.

Inoltre, si deve puntualizzare che, qualora il G.A. si sia limitato ad accertare l'illegittimità dell'... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...bata dalla P.A. sul sollecito del terzo e ad ordinare alla P.A. di avviare il relativo procedimento di verifica, senza pronunciarsi sulla fondatezza della pretesa dedotta in giudizio, il provvedimento con il quale viene dichiarata l'insussistenza dei presupposti per intervenire sull'attività denunciata o segnalata non potrà considerarsi adottato in violazione o in elusione del giudicato: a fronte di una simile pronuncia del G.A., infatti, la P.A. ha solo l'obbligo di adottare un provvedimento che riscontri l'istanza del terzo, e questo non deve essere necessariamente favorevole a colui che si oppone allo svolgimento dell'attività denunciata o segnalata, appunto perché non vi è una statuizione sulla fondatezza della pretesa.

Non è fuori luogo precisare che resteranno salve, ovviamente, di d.i.a./s.c.i.a. prive dei requisiti essenziali o di d.i.a./s.c.i.a. presentate con riferimento a fattispecie sottratte a tali regimi ai sensi del comma 1 dell'art. 19 della legge n. 241/1990: in questi casi, infatti, il G.A. potrà certamente condannare la P.A. ad esercitare il proprio potere inibitorio senza necessità di rispettare le condizioni previste dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990 e potrà addirittura s... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...sindacare la fondatezza della sollecitazione del terzo, stante il carattere vincolato dei provvedimenti che la P.A. sarà chiamata ad adottare in questi casi.

Infine, una pronuncia sulla fondatezza della pretesa può certamente ipotizzarsi ove si aderisca ad una delle ricostruzioni che si sono viste sopra che tentano di «recuperare» in capo alla P.A. un potere inibitorio svincolato dai presupposti previsti dall'art. 21-nonies della legge n. 241/1990 anche una volta spirato il termine perentorio di sessanta o trenta giorni: questo, ovviamente, a condizione che il G.A. disponga di tutti gli elementi per valutare la fondatezza della pretesa del terzo e non siano necessarie ulteriori attività istruttorie da parte della P.A..

Una volta individuati il momento in cui può essere presentato il sollecito da parte del terzo e i poteri di cui può essere stimolato (da parte del controinteressato) e ordinato (da parte del G.A.) l'esercizio, è necessario ricordare che la presentazione di tale sollecitazione costituisce un vero e proprio onere per il terzo, poiché in assenza di tale adempimento non vi è nemmeno un'inerzia da censurare avanti al G.A. e il ricorso dovrebbe considerarsi inammissibile.[Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...> Quanto ai caratteri che deve avere la sollecitazione, la giurisprudenza successiva all'entrata in vigore del d.l. n. 138/2011 ha precisato che essa, pur non dovendo contenere formule sacramentali, deve possedere una serie di minimi requisiti di «serietà», che la rendano idonea a porre in capo alla P.A. l'obbligo di esercitare i propri poteri di verifica.

Segnatamente, il sollecito dovrà avere forma scritta e contenere un'indicazione, anche non precisa e di massima, della lamentata illegittimità dell'intervento edilizio e la richiesta di esercizio del potere/dovere di verifica e di eventuale repressione, non potendosi confondere con la generica denuncia di eventuali abusi edilizi, che può essere anche effettuata oralmente ma che non appare idonea a fondare il silenzio della P.A..

La legge non impone nemmeno un termine entro il quale il sollecito deve essere presentato, anche se, intuitivamente, è interesse del terzo attivarsi celermente, onde evitare la formazione in capo al denunciante/segnalante di un affidamento meritevole di considerazione in sede di esercizio del potere di autotutela.

Né è chiaro il dies a quo del termine annuale per la proposizione del ricorso avver... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...zio, potendosi sostenere, alternativamente, che esso decorra dallo spirare del termine per l'esercizio del potere inibitorio o per provvedere sulla sollecitazione prevista dall'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990, o addirittura dalla piena conoscenza dell'evento lesivo e quindi della mancata emanazione del provvedimento inibitorio da parte della P.A.; resta fermo che il suddetto termine non è soggetto a sospensione durante il periodo feriale dal 1° al 31 agosto.

Si ritiene necessario, infine, precisare che l'avverbio «esclusivamente» fa sì che il rito contro il silenzio sia l'unico strumento possibile per il terzo per tutelare la propria sfera giuridica.

Colui che intende opporsi all'attività edilizia oggetto di d.i.a./s.c.i.a., di conseguenza, non potrà agire in giudizio né con un'azione dichiarativa tesa ad accertare l'insussistenza dei presupposti per lo svolgimento dell'intervento edilizio né qualificando il mancato esercizio del potere inibitorio come un'ipotesi di silenzio significativo (assenso o diniego, come ipotizzato dall'Adunanza Plenaria) e impugnando lo stesso con un'azione di annullamento ai sensi dell'art. 29 c.p.a., né impugnando direttamente la d.i.a./s.c.i.a... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...i ricorsi proposti in tal senso saranno inammissibili, fatta salva la possibilità per il G.A., sussistendone i presupposti (in primis il «sollecito»), di interpretare la domanda giudiziale come azione proposta ai sensi dell'art. 31 c.p.a..

Inoltre, la chiara formulazione dell'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990 impone al terzo interessato che intende contrastare l'attività oggetto della s.c.i.a. di sollecitare la P.A. ad esercitare i propri poteri e di agire con lo strumento del rito avverso il silenzio anche qualora la P.A. abbia in precedenza emanato un provvedimento espresso in cui dichiara di condividere le ragioni poste a sostegno della s.c.i.a. (ad es. affermando la sussistenza dei presupposti per eseguire l'intervento o archiviando un procedimento teso a valutare la sussistenza dei presupposti per un intervento tardivo sull'attività oggetto di una s.c.i.a.).

Peraltro, il soggetto che intende opporsi allo svolgimento dell'attività edilizia non potrebbe nemmeno impugnare la d.i.a./s.c.i.a. al solo fine di ottenere che il G.A. con un provvedimento cautelare sospenda provvisoriamente la stessa per consentire al Comune un riesame della situazione e l'eventuale esercizio dei poteri inibitori e repress... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... perché l'attuale sistema processuale amministrativo non ammette una domanda cautelare non agganciata a una domanda di merito.

L'avverbio «esclusivamente», invece, non preclude al terzo di impugnare il provvedimento espresso con cui la P.A. dichiari la sussistenza dei presupposti per assentire l'intervento tramite d.i.a./s.c.i.a. o, comunque, decida di non esercitare i propri poteri, archiviando il procedimento finalizzato a verificare la sussistenza dei presupposti per un intervento tardivo sull'attività oggetto di una s.c.i.a..

Ciò si ricava dall'art. 133, co. 1, lett. a), n. 3, c.p.a., che – così come modificato dal D. Lgs. n. 195/2011 – attribuisce alla giurisdizione esclusiva del G.A. anche le controversie in materia di «provvedimenti espressi adottati in sede di verifica» della d.i.a./s.c.i.a., riferendosi chiaramente all'ipotesi in cui, una volta sollecitata, la P.A. si pronunci espressamente negando l'esercizio dei poteri inibitori (tempestivi o tardivi) o sanzionatori stimolati dal terzo.

L'impugnazione di questi ultimi atti, anzi, è un vero e proprio onere, dal momento che il terzo che non abbia tempestivamente gravato i provvedimenti con cui la P.A. ha d... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...'insussistenza dei presupposti per l'esercizio dei propri poteri sulla d.i.a./s.c.i.a. non può poi sollecitare nuovamente l'esercizio di tali potestà amministrative e dolersi dell'inerzia della P.A. con il rimedio del ricorso avverso il silenzio.

Viceversa, il terzo non è onerato di impugnare eventuali altri atti espressi adottati dalla P.A. a seguito della presentazione della d.i.a./s.c.i.a., come ad es. il provvedimento con il quale viene annullato in autotutela un precedente provvedimento inibitorio e accertato il superamento delle carenze evidenziate in quest'ultimo: la lesione dell'interesse del terzo deriva, infatti, o dall'inerzia della P.A. o dal provvedimento che riscontra espressamente la sua sollecitazione e l'accoglimento del ricorso avverso quest'ultimo avrebbe l'effetto di travolgere i precedenti atti con i quali la P.A. ha attestato il superamento dei profili di criticità che avevano inizialmente portato all'adozione di un provvedimento inibitorio.

Sempre a proposito della possibilità per il terzo di impugnare gli atti con i quali la P.A. dichiara espressamente l'ammissibilità di un intervento oggetto di una d.i.a. o di una s.c.i.a., la giurisprudenza ha specificato che – ove colui che ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...orsi all'esecuzione delle opere non abbia sollecitato la P.A. ad esercitare i propri poteri, così come richiesto dall'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990 – deve considerarsi inammissibile il ricorso proposto avverso la nota con cui la P.A. comunica al denunciante o al segnalante la conclusione favorevole del procedimento amministrativo.

Quanto all'ipotesi in cui la P.A. provveda sulla sollecitazione una volta che il terzo ha promosso il giudizio ai sensi dell'art. 31 c.p.a., è necessario distinguere a seconda del contenuto del provvedimento adottato:

a) se la P.A. inibisce l'attività, il giudice dovrà dichiarare cessata la materia del contendere, perché colui che intende opporsi all'intervento edilizio consegue il bene della vita desiderato, fatta salva la possibilità di chiedere il risarcimento del danno per il ritardato esercizio del potere inibitorio;

b) se la P.A., invece, ritiene sussistenti i presupposti per lo svolgimento dell'attività edilizia, il giudizio dovrà essere dichiarato improcedibile per sopravvenuta carenza di interesse, il terzo avrà l'onere di impugnare il provvedimento sopravvenuto con motivi aggiunti e il processo amministrativo prosegu... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nelle forme ordinarie ai sensi dell'art. 117, co. 5, c.p.a..

Ci si potrebbe chiedere, infine, se il G.A. abbia il potere di condannare il controinteressato alla demolizione delle opere eseguite sulla base di una d.i.a./s.c.i.a. in relazione alle quali la P.A. abbia illegittimamente omesso di esercitare il proprio potere inibitorio.

A questo interrogativo si dava tradizionalmente risposta negativa, giacché tale pronuncia concerne esclusivamente il rapporto interprivatistico tra il terzo che si oppone all'intervento edilizio e il denunciante/segnalante, e dunque è estraneo alla sfera della giurisdizione esclusiva del G.A., in cui, secondo l'insegnamento della Corte costituzionale, quest'ultimo può sì conoscere dei diritti soggettivi, ma soltanto se e nella misura in cui si tratti di posizioni connesse all'esercizio di un potere amministrativo.

Un diverso orientamento, invece, ha sostenuto che il G.A. potrebbe condannare il denunciante/segnalante alla demolizione delle opere e anche al risarcimento del danno per equivalente nei confronti del terzo che ha contestato la legittimità della d.i.a./s.c.i.a..

Si argomenta in tal senso osservando che entrambe le azioni sono esperite a tutela di ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...soggettivo (quello di proprietà) e appartengono alla giurisdizione del G.A..

In particolare:

a) la giurisdizione sull'azione di condanna alla demolizione delle opere si ricava dalle norme che riconoscono al G.A. la giurisdizione esclusiva nelle controversie in materia di d.i.a. e s.c.i.a. [art. 133, co. 1, lett. a), n. 3 c.p.a.] e in materia di edilizia e urbanistica [art. 133, co. 1, lett. f), c.p.a.];

b) la giurisdizione sulla domanda di condanna al risarcimento del danno per lesione di diritti soggettivi in materia edilizia si evince dall'art. 30, co. 6, c.p.a., che prevede che il G.A. conosca esclusivamente di ogni domanda di risarcimento del danno per lesioni di interessi legittimi o, nelle materie di giurisdizione esclusiva (come, appunto, l'edilizia e l'urbanistica), anche di diritti soggettivi.

Esse, infine, sono compatibili con gli schemi del processo amministrativo, innanzitutto perché l'art. 30, co. 1, c.p.a. prevede che l'azione di condanna possa essere proposta contestualmente ad altra azione e, nelle materie di giurisdizione esclusiva, anche autonomamente e, in secondo luogo, perché l'art. 34, co. 1, lett. c), c.p.a., prevede comunque che il G.A. abbia il potere di condannare all'ado... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ... misure idonee a tutelare la situazione giuridica soggettiva dedotta in giudizio e di disporre misure di risarcimento in forma specifica ai sensi dell'art. 2058 c.c. (ipotesi in cui può essere fatta rientrare la demolizione di opere illegittimamente eseguite).

Si osserva, inoltre, che attribuire la giurisdizione al G.A. da un lato, ma negargli i poteri per garantire in modo pieno la tutela dei diritti civili dall'altro, renderebbe le norme sulla giurisdizione esclusiva del codice del processo amministrativo incompatibili con l'art. 24 Cost..

A ciò si aggiunga che l'art. 30, co. 2, c.p.a., al secondo e al terzo periodo, prevede rispettivamente che nei casi di giurisdizione esclusiva può essere chiesto il risarcimento del danno da lesione di diritti soggettivi e che, sussistendo i presupposti di cui all'art. 2058 c.c., può essere chiesto anche il risarcimento del danno in forma specifica.

Anche da questa norma si ricava che «fra i poteri attribuiti al giudice amministrativo, nell'ambito della sua giurisdizione esclusiva, rientrano senz'altro sia la possibilità di ordinare al privato la demolizione delle opere costruite sine titulo – o in virtù un titolo abilitativo venuto meno per e... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...na pronuncia giurisdizionale – e sia l'imposizione del risarcimento, per i danni cagionati in epoca anteriore all'accertamento relativo alla difformità dell'opera alle normative tecniche».

D'altronde, «l'attribuzione del potere di condanna alla reintegrazione in forma specifica ed al risarcimento per equivalente è coerente ed implicito nella giurisdizione esclusiva del giudice amministrativo: non può limitarsi tale potere in virtù della differente configurazione soggettiva nei cui confronti si dirige», e quindi per il fatto che la domanda risarcitoria è rivolta al controinteressato piuttosto che alla P.A..

Questa ricostruzione è stata sostenuta con riferimento a delle fattispecie anteriori all'entrata in vigore del d.l. n. 138/2011 e nelle quali il terzo che si opponeva all'esecuzione delle opere aveva in via principale direttamente impugnato la d.i.a., condividendo, dunque, la tesi c.d. «pubblicistica», poi smentita dall'Adunanza Plenaria e dal legislatore.

Prescindendo per un momento dai profili di criticità che tale orientamento presenta sul piano teorico, ci si deve chiedere se essa possa essere sostenuta anche aderendo alla tesi c.d. «priv... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...quo; e anche dopo l'entrata in vigore del d.l. n. 138/2011.

Molto probabilmente, la risposta a questo interrogativo è positiva, perché le argomentazioni su cui si basa la ricostruzione che si è vista non si ricollegano tanto alla natura pubblicistica o privatistica della d.i.a./s.c.i.a., ma piuttosto al fatto che sulle controversie in materia di edilizia e di urbanistica e di d.i.a./s.c.i.a. vi è la giurisdizione esclusiva del G.A., che dunque può conoscere anche di diritti soggettivi e di domande risarcitorie proposte in via autonoma a prescindere dalla natura della situazione giuridica soggettiva lesa (diritto soggettivo o interesse legittimo).

Qualche dubbio potrebbe porsi, eventualmente, alla luce di quanto disposto dall'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990, che, come si è visto, prevede che il terzo, in caso di inerzia della P.A. sulla sua istanza volta a «sollecitare l'esercizio delle verifiche spettanti all'amministrazione» sulla d.i.a./s.c.i.a. possa agire «esclusivamente» con l'azione contro il silenzio.

L'avverbio «esclusivamente», infatti, potrebbe indurre a pensare che il terzo non disponga di azioni diverse rispetto a quella contro il sil... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...nque non possa nemmeno chiedere la condanna del denunciante al risarcimento del danno per equivalente e/o in forma specifica.

Questa obiezione, nondimeno, potrebbe essere facilmente superata sostenendo che l'art. 19, co. 6-ter, della legge n. 241/1990 non si riferisce a tutte le azioni che il terzo può promuovere, ma soltanto ai rimedi esperibili contro la P.A. e che la domanda risarcitoria proposta contro il denunciante/segnalante è un rimedio logicamente distinto e parallelo rispetto alle domande proponibili avverso la P.A..

Semmai, una qualche difficoltà potrebbe esserci in tutte quelle fattispecie in cui il G.A. può ordinare alla P.A. soltanto l'esercizio del potere di autotutela, senza poter conoscere della fondatezza della pretesa: in questi casi, infatti, la condanna del denunciante/segnalante alla demolizione delle opere potrebbe essere vista come un'indebita «anticipazione» delle valutazioni che è chiamata a compiere la P.A..

Le tesi che si sta esaminando, più in generale, si rivela comunque difficilmente sostenibile sul piano della teoria generale, perché non sembra tenere in debita considerazione che la giurisdizione esclusiva del G.A. ha ad oggetto la tutela dei... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ggettivi «nei confronti della pubblica amministrazione» e non del controinteressato (art. 103 Cost.).

In altri termini, il ricorrente non censura un comportamento del controinteressato, ma l'agire della P.A., perché competente a conoscere delle controversie interprivatistiche è il G.O., non il G.A..

Il controinteressato, nel processo amministrativo, è parte soltanto perché ha un interesse a sostenere la legittimità dell'agire amministrativo da cui ha tratto vantaggio, ma non perché ha tenuto egli stesso una condotta illecita che il G.A. ha il potere di far cessare.

È vero che la domanda di risarcimento del danno può essere proposta anche autonomamente e che, nelle materie di giurisdizione esclusiva, può avere ad oggetto la lesione di un diritto soggettivo (art. 30 c.p.a.), ma il codice del processo amministrativo, letto alla luce di quanto disposto dal primo comma dell'art. 103 Cost., non può che riferirsi alle azioni risarcitorie promosse nei confronti della P.A., proprio perché è l'agire di quest'ultima che può essere censurato avanti gli organi della giustizia amministrativa, che, infatti «hanno giurisdizione per la tutela ... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...ti della pubblica amministrazione degli interessi legittimi e, in particolari materie indicate dalla legge, anche dei diritti soggettivi».

La ricostruzione che si sta criticando, dunque, si presenta come un'indebita estensione della giurisdizione del G.A. a controversie che spetterebbero alla cognizione del G.O., in contrasto con il dettato costituzionale e con l'indirizzo espresso dal giudice delle leggi nelle note sentenze n. 204/2004 e 191/2006, in cui, come si è già ricordato, è stato chiarito che il legislatore può attribuire alla giurisdizione esclusiva del G.A. non tutti i diritti soggettivi, ma soltanto quelli relativi a rapporti in cui la P.A. agisce con poteri autoritativi.

Proprio sulla base dei principi affermati dalla giurisprudenza costituzionale, la dottrina ha correttamente osservato che la giurisdizione esclusiva del G.A. in materia di denuncia, dichiarazione e segnalazione certificata di inizio attività non può estendersi sino a coinvolgere le controversie che, come quelle tra il segnalante e il terzo, rimangono di rilevanza esclusivamente privatistica e non riguardano il cattivo uso del potere da parte della P.A.; queste controversie, invero, attengono alla titolarità del diri... [Omissis - La versione integrale è presente nel prodotto - Omissis] ...lle facoltà dello stesso che rimangono «a regime amministrativo» e dunque non potranno che essere devolute alla giurisdizione del G.O..

Ebbene, l'azione di condanna all'abbattimento delle opere promossa nei confronti del denunciante/segnalante riguarda un rapporto logicamente distinto da quello tra il terzo che intende opporsi allo svolgimento dell'attività edilizia oggetto di d.i.a./s.c.i.a. e la P.A. che non inibisce o non ha inibito l'esecuzione delle opere: è solo in quest'ultima fattispecie, e non nella prima, che viene in discussione l'esercizio o il mancato esercizio di un pubblico potere, con ogni conseguenza in ordine al difetto di giurisdizione del G.A.


 
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